Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Abbiamo taciuto abbastanza: tra poche ore Charlie Gard vedrà Dio


“Avete taciuto abbastanza. E’ ora di finirla di stare zitti!
Gridate con centomila lingue.
Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito”.

(Sta. Caterina da Siena)

Qualche giorno fa, su questo blog, parlavo del silenzio assordante che avvolgeva il caso del piccolo Charlie Gard. I media del mainstream, il mondo dello spettacolo, il mondo della politica ma anche – e soprattutto – il Vaticano hanno scelto la via del silenzio, lasciando che la vicenda seguisse il suo corso.

Ancora non si era espressa la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo alla quale si erano appellati in ultima istanza i genitori di Charlie, Chris e Connie. La sentenza di Strasburgo ha dato ragione ai medici inglesi che hanno deciso, contro la volontà dei genitori, di far morire Charlie staccando idratazione e respirazione.

Il grande sdegno del mondo cattolico e degli uomini di “buona volontà” si è fatto sentire attraverso i social networks, catene di preghiere e condivisione di notizie e di commenti su questa incredibile vicenda. Molti hanno chiesto a gran voce un intervento diretto del Santo Padre perché, se esiste ancora qualche speranza per Charlie, varrebbe la pena di tentare il tentabile. Un appello, una richiesta di grazia, una condanna ferma e decisa contro chi decide di uccidere per “motivi etici” un neonato.

Dopo un prolungato silenzio (su una vicenda che da tempo ha tenuto sulle spine il mondo intero), potremmo dire “a giochi fatti”, la Pontificia Accademia per la Vita ha pubblicato sulla sua pagina web un comunicato firmato dal suo Presidente, mons. Vincenzo Paglia. Il testo del comunicato è breve, come è giusto che sia, ma anche molto confuso. La sua pubblicazione ha generato una enorme reazione negativa tra molti cattolici che aspettavano un pronunciamento ufficiale. A prima vista il comunicato colpisce per la sua imparzialità sulla vicenda e i suoi toni pacati che sembrano voler tentare di placare le polemiche per mettere tutti d’accordo.

Ci dispiace dover prendere atto che quando noi chiedevamo un “intervento del Vaticano” non intendevamo certo qualcosa del genere. A noi che chiedevamo, anzi imploravamo, una presa di posizione netta a favore della vita, di Charlie e dei suoi genitori contro il dominio di un pensiero utilitarista che misura la qualità della vita in base a criteri scientifici e impone sentenze di morte “eticamente corrette”, a noi che aspettavamo un appello profetico e una denuncia contro il dilagare della “cultura della morte”, ci tocca leggere (e rileggere per credere che è vero!) un comunicato di circostanza, con linguaggio educato, edulcorato, misurato, contenuto, pacato, bilanciato, equilibrato… ecclesiastico, politicamente corretto.

Non credo di esagerare nel dire che testi del genere andrebbero scritti in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento. Questo comunicato sembra proprio che sia stato scritto in una biblioteca; documenti e un buon dizionario alla mano. Di fatti dal punto di vista teologico e filosofico non fa una piega, fila dritto, dieci e lode. Potrebbe venir stampato su un libro e consegnato ai seminaristi che si apprestano a studiare la morale e la bioetica come testo che esprime a grandi linee il giudizio della Chiesa Cattolica in casi teorici di questo tipo. Teoria.

Purtroppo mentre chiedevamo che la Chiesa prendesse una posizione, abbiamo ottenuto un comunicato in cui la Chiesa prende atto delle posizioni in causa.

Certamente mons. Paglia si dice vicino alla famiglia di Charlie e ricorda anche che non è lecito uccidere. Ci mancherebbe altro! Ribadisce dunque la validità delquinto comandamento: «Non si può mai porre in essere alcun gesto che metta fine intenzionalmente a un’esistenza umana». Dice di pregare affinché «nulla vada perduto» (?).

Poi ci sono i “ma”, dei “però” e degli “al contempo” che pareggiano i conti col nemico. Si parla di «Accanimento terapeutico sproporzionato e troppo gravoso» (non è forse di eutanasia che si parla?), di «limiti a ciò che si può fare» e di aiutare i genitori «a compiere decisioni così gravose» («è necessario aiutare anche loro a riconoscere la peculiarità gravosa della loro condizione, tale per cui non possono essere lasciati soli nel prendere decisioni così dolorose»). Si parla della «estrema ratio della via giuridica» che in certi casi «ci si trova obbligati a percorrere». Si parla dei «rischi di strumentalizzazioni ideologiche e politiche» e dei «clamori mediatici talvolta tristemente superficiali».

Si… “ma”. No… “però”. E’ così… ma “al contempo”. Non ci sono regole precise da seguire.

La lezione (magistrale, perbacco), non finisce qui perché mons. Paglia riprende e condivide ciò che hanno espresso i vescovi inglesi attraverso il loro portavoce sul caso Charlie Gard, ossia che «In questo caso così complesso, tutte le parti hanno hanno cercato di agire integralmente per il bene di Charlie, secondo il loro punto di vista». Ma il bene di Charlie non può dipendere dai punti di vista! Se il bene per lui è la sua morte, non sarà bene tenerlo ancora in vita. Il bene per Charlie non “dipende da che punto guardi il mondo”.

Se qualcuno aspettava parole di condanna per la decisione di uccidere Charlie si può accomodare alla porta. Non vi si trovano le parole “uccidere”, “condanna”, “eutanasia”, “diritto alla vita”… Così come non si trovano parole come “Dio”, “Cristo”, “figlio di Dio”, “fede”, “croce”, “paradiso”, “risurrezione”, “innocenti”, “piano di Dio” o altre cose del genere che rivelino un discorso cristiano e una visione escatologica della storia.

L’impressione è che il comunicato in questione lasci il tempo che trova. Che averlo ottenuto non ci ha portato nulla di nuovo nella conoscenza della dottrina della Chiesa su questioni bioetiche e morali (sapevamo già tutte queste cose) e che non ha portato nulla a Charlie, alla sua famiglia, alla sua causa. Non ha portato nulla neanche a chi ha deciso la sua morte e che forse meritava una chiamata a conversione, un’opportunità, una parola di Verità.

E’ vero, forse con questo comunicato abbiamo gettato dei ponti e abbattuto dei muri; ponti tra il Vaticano e la Corte Europea per i diritti dell’Uomo, tra l’Accademia per la Vita e la Cultura della Morte… Dio sa a cosa potranno servire.

A noi non resta altra consolazione che pensare a ciò Charlie potrebbe dire questa notte ai suoi genitori – e a tutti noi che seguiamo con dolore la sua vicenda – con le parole che nel 1957 Jacques Fesch scrisse sul suo diario la notte prima della sua esecuzione. Lui che – a 27 anni – era stato condannato a morte per omicidio, in carcere conobbe Dio e si convertì radicalmente a Cristo, riconobbe la sua colpa e, pentito, scrisse con trepidante gioia: «Tra poche ore vedrò Dio»! Per tutti gli altri restano le parole pronunciate da Dietrich Bonhoeffer dopo gli orrori della guerra nazista: «Avremmo dovuto urlare».

Abbiamo taciuto abbastanza, sono le ultime ore di vita di Charlie Gard. Tra poche ore lui vedrà Dio e noi ricorderemo questi giorni come il tempo in cui si aprì una grossa crepa nella civiltà cristiana occidentale.

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