Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Trump incontra Francesco. E il giornalista-hater di La Repubblica insulta e sfotte


Non poteva essere altrimenti, in Italia la notizia del giorno è l’incontro avvenuto ieri in Vaticano tra il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump e il Sommo Pontefice Francesco. Gli occhi di tutti i media si sono concentrati su questo importante appuntamento così come lo sforzo di ingenti unità militari per assicurare la massima sicurezza all’indomani del terribile attentato islamico avvenuto a Manchester.

Che tra i due non scorra “buon sangue” non è un segreto. L’attrito era evidente già durante la campagna elettorale quando, mentre Trump annunciava un controllo serrato delle frontiere per far fronte all’immigrazione clandestina, Francesco – interpellato sull’improbabile candidato alla Casa Bianca – rispondeva con l’ormai celebre frase «Chi costruisce muri non è cristiano».

In poche ore la frase del Papa fece il giro del mondo e la condanna sembrò definitiva. Era il 18 febbraio 2016 e se il candidato repubblicano era già considerato sfavorito rispetto alla sostenutissima Hillary Clinton, candidata del mainstream culturale e politico di tutto il mondo, l’affondo del Papa fu considerato il KO che stendeva definitivamente le speranze del magnate americano. E’ passato più di un anno e molti, moltissimi, hanno dovuto ingoiare il boccone amaro e vedere Trump entrare solennemente in Vaticano per far visita al capo della Chiesa Cattolica, leader mondiale, definito dalla rivista Fortune l’uomo più influente al mondo. Eppure qualcuno diceva che Mr President avrebbe fatto di tutto per evitare lo scomodo incontro (qui).

Un boccone duro, durissimo, da mandare giù. Tanto che, ad esempio, l’editorialista di La Repubblica Vittorio Zucconi – che ancora non riesce a svegliarsi dal sogno di Miss President Hillary – sembra ora vivere l’attesa della pensione col solo scopo di insultare e ridicolizzare il suo (è naturalizzato americano) nuovo Presidente. Eppure un giornale così importante come La Repubblica non dovrebbe dar voce a visioni partigiane (mai meglio detto), parziali, ideologiche della politica internazionale. Gli italiani meriterebbero di meglio. Ma quella di Zucconi è una battaglia personale che propina a tutti gli italiani sulle pagine del giornalone nazionale nella speranza di raccogliere consensi tra i lettori italiani. A quanto pare raccoglie solo dissensi, ma la battaglia continua. Lo chiama “sfruffone”, “bugiardo”, “narcisista”, “cafone” (“Cafone in Chief” per la precisione)…

In un articolo pubblicato in prima pagina venerdì 19 Maggio, alla vigilia del primo viaggio internazionale di Trump, il giornalista italo-americano da il peggio di sé con una delirante litania di insulti contro il suo Presidente. Roba da denuncia (che potrebbe rischiare il sottoscritto per queste righe che in confronto sono elogi). Per Zucconi Trump è un “fanciullone ormai di 71 anni”, disattento “come un bambino di seconda elementare”, digiuno di geopolitica, arrogante, indifferente, reo non solo di non sapere ma di non voler sapere; “Non ascolta, non legge, Trump non legge altro che ciò che digita sul telefonino”, ha “la puntigliosa alterigia dei bambini”, non capisce nulla e dunque “vorrebbe disegnini e libri da colorare”, ha bisogno di “babysitter” e i suoi collaboratori “tremano al pensiero di quale estemporanea sortita il presidente sarà capace”; Trump (sempre per il giornalista di punta de La Repubblica) soffre un “perenne e piagnucoloso vittimismo” che non accetta chi lo contraddica…

Così ora il “boy Donald” (così lo chiama Zucconi per tre volte nel suo articolo) oggi ha incontrato il Santo Padre in Vaticano. Senza scivoloni, senza “estemporanee sortite”, senza Tweet velenosi, senza piagnistei e senza disegnini. Possiamo soltanto immaginare la rabbia del pluri premiato editorialista modenese di fronte a un viaggio che politicamente può solo – fin’ora – definirsi un grande successo. Così il buon giornalista si butta sullo stile cafonal trasudando un provincialismo che tradisce il suo passaporto americano: Posta su Twitter la foto delle (splendide) donne di Trump in visita nella Biblioteca privata del Palazzo Apostolico, in rigorosissimi vestiti neri e velo sulla testa come vuole il protocollo vaticano – e, dopo aver paragonato Melania a Dart Fener di Guerre Stellari, commenta così: «Ma li mor… ma dove credevano di andare questi, a un funerale? Devoti scongiuri e toccamenti in Vaticano»

Un uomo in pena con un chiodo fisso e un unico obbiettivo: odiare ed insultare il presidente Trump, senza sosta, in continuazione (la sua immagine di intestazione su Twitter è una foto di Trump e su Repubblica.it ha un blog intitolato Trumpland). Ecco cosa succede quando i predicatori di “ponti” contro “muri”, mescolano il loro odio feroce all’ideologia. Il tutto condito da un enorme “rosicamento” perché – lo vogliano o no – il presidente degli Stati Uniti è quel cattivone di Trump, e non sarà un editoriale sprezzante a farlo cadere. Di questi haters (odiatori) ce ne sono tanti in giro, ma quando uno di questi ha a disposizione la prima pagina del giornale più letto d’Italia, espone se stesso e il proprio giornale alla pubblica commiserazione. Privi del senso del ridicolo, incapaci di “starci”, cercano di evadere la realtà ricercando fakenews e diffondendo veleno ed insulti nel nome del “volemose bene”.

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: