Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Né santi né folli! Tutto ciò che ci preoccupa mentre domina la “trumpfobia”


Ci sono molti motivi, in questo preciso periodo storico, che possono preoccupare un normale cittadino europeo. Molte le questioni che destano perplessità sul futuro, sulla stabilità politica dell’Occidente, sulle possibilità reali di una vita dignitosa per i nostri figli per ciò che riguarda un’educazione completa e libera da ideologie, sulla libertà di pensiero, di espressione, di culto e sulla possibilità di avere un giorno un’occupazione che permetta di vivere degnamente guadagnando il proprio pane e di mantenere la propria famiglia.

Sono preoccupazioni per lo più condivise da chi possiede un grado minimo di raziocinio e la capacità di leggere tra le righe della storia che qualcosa non stia andano per il verso giusto. Non bisogna essere dei profeti per capire che corrono tempi cattivi sotto diversi punti di vista. Non è necessario venire invasi da spiriti preveggenti, avere accesso a sapienze occulte, decifrare antiche profezie o ascoltare oracoli misterici. Il senso comune – come un nervo che fa male annuncia che qualcosa non va nell’organismo – è sufficiente per evidenziare un allarme.

La situazione non dovrebbe preoccupare invece chi sia in possesso di qualche particolare dote soprannaturale o infranaturale. La fede e la follia, sostengono e distraggono al punto di rendere immuni gli uomini da ogni preoccupazione. E’ per questo che la storia narra le vicende di uomini straordinari che sono sopravvissuti psicologicamente ai più gravi segnali di sventura: i santi e i pazzi. Ma l’uomo comune, che non è ancora approdato alle vette della santità né sprofondato nella dolce ebrezza della follia, ha tutto il diritto di essere ragionevolmente preoccupato.

L’instabilità del sistema economico, l’allarmante flusso migratorio dai vicini paesi islamici, il proliferare della violenza terrorista (islamica) e di quella ideologica (laicista), sono segnali di fumo che interrogano e angosciano l’Europa. Basti questo rapido e sintetico elenco per delineare tre grandi fronti sui quali si sta giocando il futuro dell’Occidente, ognuno con le sue conseguenze e ognuno coi suoi fatti di cronaca sui quali per motivi di spazio e di tempo non possiamo soffermarci. E poi c’è la guerra ai cristiani che imperversa nei paesi vicini (da dove provengono molti amici migranti), dove per un bicchiere d’acqua si rischia la vita (vedi alla voce Asia Bibi, solo per un esempio); ci sono i regimi totalitari come quello in Corea del Nord; ci sono i paesi dove vige la Sharia e le bimbe vanno in spose in tenera eta… Poi c’è il dilagare della pornografia e del sesso ad uso e consumo che sta distruggendo intere generazioni (si prega di leggere Per una gioventù sessualmente liberata (o quasi) di Thérèse Hargot); c’è la violenza quotidiana, scene di ordinaria follia che segnalano un disagio psichico da tenere in conto; c’è l’epidemia dell’ignoranza, della dipendenza e della solitudine che genera depressione; ci sono i suicidi che distruggono le vite di chi va e di chi resta; c’è il tracollo demografico (avete letto La fine dell’Europa di Giulio Meotti?); c’è l’aborto che fa più vittime di un conflitto mondiale.

Eppure, nonostante a noi sembri così ovvio dove siano i pericoli e cosa sia ciò che spesso ci toglie il sonno, nonostante ci sembri che chiedere ai nostri governi di intervenire su questi tre fronti (sistema economico/lavoro; difesa delle frontiere e delle proprie radici; violenza terrorista ed ideologica) sia dettato dal senso comune, dobbiamo constatare che per i nostri politici le priorità sono altre, i problemi sono altri, le preoccupazioni sono altre.

Ai nostri governi non sembra interessare tutto ciò, che tutti abbiano un lavoro per mantenere i propri figli, che venga gestito il traffico di migranti, che siamo realmente protetti dall’estremismo islamico e che i nostri figli vengano difesi dalla deriva antropologica che l’ideologia dominante vuole invece rifilarci in tutte le salse fin dalla tenera età.

Ciò che invece preme ai governi europei è totalmente altro: i nostri politici non riescono a creare posti di lavoro, ma al contrario, continuano a creare disagio e difficoltà (qui un esempio del nostro ministro); ai nostri governanti preme creare una nuova Europa multietnica e multi-religiosa, propinare una narrazione romantica dell’islam (vi siete mai chesti perche non si parla mai di islamici ma di “squilibrati”, “malati” e “depressi”?) e – dulcis in fundo – scardinare l’antropologia squisitamente europea – quella giudaico-cristiana basata sulla famiglia patriarcale – per sostituirla con un sistemo antropologico asettico e lontano dalla realtà, basato sul principio di auto-determinazione dei singoli individui. Questo sistema  importato da oltreoceano e fondato sulla filosofia femminista-marxista, viene generalmente sintetizzato con la parola “gender” (un termine che fa infuriare i benpensanti del mainstream perché – dicono – non esiste) e ad esso viene sottomessa la scienza (vedi il caso Silvana de Mari medico zittito perché non allineato), i media (una trans-mania o trans-isteria domina ormai da anni le nostre tv mentre si insulta chi la pensa diversamente), l’istruzione (nelle scuole tutto fa brodo per indottrinare i fanciulli al gendericamente-corretto) e la politica (che quando non ce la fa – perché la democrazia lo impedisce – si fa aiutare dalla magistratura).

Quanto impegno da parte dei nostri governi europei per riconoscere i diritti degli omosessuali, quante energie per provvedere a creare nuovi modelli familiari (famiglie “arcobaleno”, famiglie “monoparentali”, per la poligamia ci stiamo attrezzando), quanta fatica per normalizzare la pratica dell’affitto degli uteri per scopi personali (la domanda è perché combattere l’affitto del corpo delle donne per la strada e poi permettere di affittare uteri per cifre da capogiro?). Quanto impegno per i temi ecologici, con strategie europee e giornate all’insegna della salute dove intere città vengono bloccate per rispettare l’ambiente e per la difesa degli animali (“No al mattatoio, mangia vegano!” mi minacciava fino all’altro ieri un cartellone all’uscita dalla metro)!

Summa summarum, mentre noi – meschini – ci preoccupiamo di difendere la nostra gola (dalle sciabole) e il  nostro cervello (dalle matitine di Charlie Hebdo) e sogniamo pace, stabilità e prosperità, i nostri governi pensano agli slogan come “Love is love“, “L’utero è mio” e “Mangia vegano” anche a costo di contraddire la natura delle cose. Una miopia suicida che porterà a sbattere la testa contro il muro (che il colpo vi sia lieve!).

Ma che dico, muro? Il dramma dei nostri giorni si chiama muro! E non importa che i muri esistevano anche prima di lui, il “muratore” per eccellenza ha ora un nome e un cognome. Donald Trump è l’uomo che ha umiliato il mainstream mondiale; è l’uomo che, in una sola notte, è riuscito a far rimanere con un palmo di naso Obama, Clinton, Merkel, Soros, i paesi islamici, le lobby gay, gli abortisti (leggere per credere!), Bruxelles, l’ONU, i giornali e tutto il mondo progressista; è il bersaglio della rabbia universale. Trump è accusato di tutto (un certo Morgan in un salotto TV italiano dall’inarrivabile spessore politico, è arrivato ad accusarlo di non curarsi dei capelli nonostante tutti i soldi che ha…). Trump è accusato di tutto e non senza ragione, perché a quest’uomo non interessano affatto i temi che capeggiano in cima alle liste nelle agende dei governi occidentali. Trump disdegna tutto ciò che l’Occidente ha elevato a idolo indiscusso, a priorità inderogabile, a verità assoluta.

Trump nega che l’Islam sia una religione di pace, nega che l’ecologismo sia una priorità, che l’emigrazione di massa sia stupenda opportunità per tutti e nega che i maschi possano diventare femmine con la forza del pensiero per entrare nei loro bagni (così volle Obama).

Quindi: Anatema sit! Trump è il nemico (ecologico) n° 1 del mondo progressista, come titola oggi il giornale Liberation e la sua elezione ha scosso le fondamenta del sistema democratico (perché se la democrazia porta al voto delle folle non allineate al mainstream… questo crea seri problemi!). Nemico della moderazione e del bon-ton si fa un baffo del politically correct; nemico dell’islam, dell’immigrazione clandestina, della natura, dei trans… e pure spettinato! Addirittura pro-life: uno sfacciato!

Paragonato a Hitler persino dal papa (senza volerlo, hanno detto) e dal giornale dei vescovi italiani Avvenire (che avrebbe senza dubbio preferito l’elezione della signora Clinton), Trump  è il cattivo per eccellenza, attaccato a “reti unificate” da tutti.

E’ di lui dovremmo preoccuparci e non del terrorismo; è grazie a lui che tutto ciò che fino a ieri stavamo costruendo, potrebbe crollare! Già in qualche messa si è sentito elevare preghiere e suppliche “per la situazione in Stati Uniti” (cosa avrà combinato ora quel mascalzone di Trump, si chiedeva la gente a messa), mentre mai si è era pregato pubblicamente – chessó – per “la situazione nel Brunei“, del Sud Sudan o della Corea del Nord, veri e propri lager della libertà). Addirittura – udite, anzi, leggete qui – in Stati Uniti “migliaia” di maghi e streghe si sono riuniti per lanciare incantesimi e maledizioni contro questo uomo al fine di farlo cadere prima del tempo. Senz’altro – uniti e compatti -ce la possono fare…

Per contro, ciò che a loro preoccupa, a volte sembra ispirare sollievo. Dice il profeta Isaia che Dio scelse il perfido imperatore persiano Ciro («suo eletto») per salvare il suo popolo dall’esilio e concedere libertà e autonomia ai popoli sottomessi. Israele deve tanto a quel sovrano straniero, grazie a Ciro Israele costruì il suo tempio a Gerusalemme. Agli storici non risulta però che Ciro avesse a cuore la causa ecologica…

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