Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

UNAR: ma quale anti-bullismo? Orge gay e poi a scuola dai nostri figli


unar-fedeli

Il ministro Fedeli con l’ex direttore dell’UNAR

Le perplessità, i dubbi, le obiezioni che molte famiglie italiane avevano espresso – inascoltate e ridicolizzate dal governo Renzi – a proposito delle iniziative dell’UNAR nelle scuole italiane si rivelano oggi fondate; non si trattava, come si è voluto far credere, di pregiudizi o di reticenze “omofobe” ma del sospetto (ora confermato) che dietro al cosiddetto “Ufficio Anti-Discriminazioni” e alle iniziative “contro il bullismo” si celano interessi economici ed ideologici sostenuti economicamente e politicamente dal governo in carica.

Dopo un po’ di reticenza iniziale, anche i grandi giornali nazionali – organi di propaganda di stato al servizio del governo – hanno finalmente rotto il loro imbarazzante silenzio sulla vicenda dell’UNAR e dei circoli omosessuali ad esso affiliati.

Uno scandalo difficile da insabbiare dopo lo scoop del programma Le Iene del 19 febbraio visto che si parla di soldi degli italiani (55 mila, o forse di più) versati allo stato e concessi all’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali per poi venir girati a circoli gay (nel caso specifico l’associazione Andoss e altri locali esclusivi) dove succedeva (succede e succederà, ma coi loro soldi e i loro corpi facciano come credono) un po’ di tutto. Gli abitanti di Sodoma e Gomorra, in confronto, erano degli educandi rispettosi e abbottonati.

Il bando di assegnazione dei finanziamenti statali (che all’Arcigay ha portato 74.430 €) parla di “azioni positive finalizzate al contrasto delle discriminazioni”, ma stando al filmato de Le Iene la realtà è ben diversa. “Orge gay con i soldi di Palazzo Chigi” è la sintesi della vicenda e basterebbe questa frase per far infuriare anche i più democratici dei cittadini. Da tener presente che l’UNAR non è una ONG qualunque ma è istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le pari opportunità, insomma un ufficio del Governo direttamente controllato dalla Presidenza del Consiglio.

unarIn poche ore sono arrivate le dimissioni del presidente dell’UNAR Francesco Spano (iscritto anche lui al club) senza neanche dare il tempo ai cittadini italiani di invadere di firme la petizione lanciata su CitizenGo per chiedere la sua testa (che in poche ore aveva già superato le 17 mila firme). Si è dimesso da solo, o meglio, dopo aver incontrato il ministro Boschi nei palazzi del potere. Proprio la Boschi che già da un pezzo doveva dimettersi (lo aveva promesso lei stessa in maniera pubblica e solenne se il suo Renzi avesse perso la scommessa del Referendum Costituzionale) rimane, contro vento e marea seduta comodamente sulla sua poltrona, anche dopo aver elargito decine di migliaia di euro nelle casse del centro saune, massaggi e trenini gay il tutto mascherato da buone intenzioni e generose finalità culturali (si ottengono più soldi e si pagano meno tasse). Una maestra di equilibrismo. Inutile che un professore universitario abbia ricordato alla gaia ministra che a far peccato si va all’inferno – cose che neanche la Chiesa ricorda più per rispetto umano – lei di peccatucci ne commette alla luce del sole con fierezza perché – testuali parole – “all’inferno si è in buona compagnia”. Prego si accomodi e a non rivederci.

Il caso particolare è solo la punta di un iceberg che (lo speriamo) porterà a scoperchiare la pentola per tirare fuori il marcio e a sfatare molti miti e falsità riguardo alle politiche anti-bullismo, alle iniziative culturali e formative dell’UNAR. Intanto il Movimento 5 Stelle, La Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno alzato la voce contro l’UNAR. Giorgia Meloni presidente di Fratelli d’Italia (che due anni fa fu richiamata proprio dall’UNAR per il linguaggio usato sull’immigrazione) ha chiesto che l’ufficio venga definitivamente chiuso visti gli alti costi e l’inutilità di sostenerli:

«Chiediamo che l’Unar, il sedicente “Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali” della presidenza del Consiglio dei ministri, venga chiuso oggi stesso. L’Italia non ha alcun bisogno di un ufficio che con una mano finanzia un’associazione gay nei cui circoli si consumerebbero rapporti sessuali a pagamento e con l’altra scrive lettere ai parlamentari per censurare il loro pensiero».

Duro e puntuale il commento di Massimo Gandolfini, presidente del Comitato “Difendiamo i Nostri Figli” promotore degli ultimi Family Day:

«Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di sollevare il velo di omertà ed ipocrisia che copre il mondo della prostituzione gay: il servizio de Le Iene ha fotografato una realtà che denunciamo da tempo, ma che il politicamente corretto si ostina a negare. (…) Ministro Boschi, si riprenda dalla sconfitta referendaria, e si interessi all’Italia piuttosto che al PD! Come funziona l’UNAR? Come si accreditano sedicenti associazioni a scopo culturale che organizzano orge e prostituzione, mentre ha rifiutato di incontrare il nostro Comitato? Con quanta colpevole superficialità utilizzate il denaro dei cittadini? E, magari, queste sono le stesse associazioni accreditate per l’educazione scolastica dei nostri figli contro la discriminazione di “genere” ed il bullismo? E i dirigenti che elargiscono fondi pubblici sono veramente in conflitto di interessi? (…) Una persona seria innanzitutto chiederebbe scusa, farebbe pulizia dentro l’UNAR e ascolterebbe chi rappresenta tantissime famiglie italiane preoccupate per quanto sta accadendo, non già per il futuro del PD quanto per il futuro dei propri figli»

Di fronte a questo palese scandalo e alla ragionevolezza del comunicato di Gandolfini non si capisce cosa abbia procurato il fastidio del signor Grippa che su Il Foglio definisce il comunicato “peggiore” della “sgomentevole orgia ministeriale”. Sarà che per riempire la rubrica da prima pagina non è sempre facile trovare gli argomenti, sarà che fare dell’ironia su una vicenda così “sgomentevole” non è semplice, ma ci piacerebbe sapere cosa c’è che non va nelle parole del dott. Gandolfini. Oggi, in Italia, essere preoccupati per i propri figli è diventato un dovere morale e chi non lo è neanche un poco (senza aiuti soprannaturali o senza stupefacenti, si intende) è un po’ ingenuo e un po’ idiota.

Anche perché questa nuova vergognosa pagina politica dell’Italia democratica, guidata da un partito in caduta libera dopo diversi scandali che lo hanno travolto (basta digitare su Google le parole PD unita a “scandalo”, “Coop”, “migranti”, “tessere”, “pornostar” ecc. ecc. per farsi un’idea), non finisce qui. Si da il caso che l’UNAR sia la lunga mano del Ministero della Pubblica Istruzione guidato oggi da quel personaggio tanto controverso quanto inadatto, quasi mitologico, harrypotteriano, che risponde al nome di Valeria Fedeli, premiata e promossa dal (cattolicissimo e moderatissimo) presidente Gentiloni, per i suoi meriti in ambito universitario e pedagogico (il curriculum parla chiaro: licenza media; femminista DOC; sindacalista DOC; rossa).

"Strategia LGBT". L'UNAR tra i banchi di scuola

“Strategia LGBT”. L’UNAR tra i banchi di scuola per ordine dell’Europa.

E’ proprio l’UNAR a organizzare e a portare avanti numerose iniziative nelle scuole italiane volte a prevenire il “bullismo” e il “razzismo”, a diffondere la “tolleranza” e il “rispetto” verso tutti. Parole simboliche e strategiche che sono specchietti per le allodole (o per i giovanissimi studenti) al fine di diffondere una cultura gay fin dalle elementari tramite corsi di “educazione sessuale” (vedi alla voce “educazione affettiva” e poi dimmi che cosa c’entra il cetriolo con gli affetti), spettacolini gender dove si combattono i cosiddetti “stereotipi di genere” (bimbi liberi di mettere la gonna, il perizoma, il tampax e il rossetto), libretti e opuscoli che diffondono nuove idee di famiglia e di matrimonio (donna-uomo, donna-donna, uomo-uomo, foca-orso, leone-pecora, gallo-struzzo pinguino-uomo e via fantasticando). Il tutto ciò coi soldi degli italiani. L’UNAR diventa così la gallina dalle uova d’oro, un grande business per centinaia di associazioni (molte delle quali della galassia LGBT) che si contendono sovvenzioni statali come promotori di nobili cause culturali, sociali e pedagogiche. Coperture per aggirare le regole e godere (è proprio il caso di dirlo) alla faccia dello stato e degli italiani.

Dunque se vi fa male il cuore quando dovete pagare salatissime tasse sacrificando la vostra famiglia, forse privandovi di qualche bene non strettamente necessario per poter arrivare a fine mese, sappiate che lo fate per un bene maggiore e che se vi lamentate siete omofobi e bigotti! Sappiate che coi vostri soldi state sostenendo gente bisognosa, uomini che hanno bisogno di una sauna, di una “dark room”, di un “massaggio completo”, di un trenino di soli uomini e di altre aberranti pratiche sessuali, lì dove “non entrano ne polizia ne donne”. Sappiate che coi vostri risparmi state anche insegnando (tramite gli stessi soggetti) ai bambini e alle bimbe come mettere i preservativi per vivere tranquilli; che state aiutando a diffondere opuscoli che, mentendo contro l’evidenza, spiegano agli adolescenti che non sei quello che sei ma quello che vuoi essere, e che c’è l’imbarazzo della scelta perché esistono centinaia di generi e nessuno lo aveva mai scoperto prima. Quindi rallegratevi, fortuna che non siamo un paese omofobo; fortuna che abbiamo un “Dipartimento delle Pari Opportunità”; fortuna che c’è l’UNAR!

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