Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Prima la vita, poi la salute! La lezione pro-life di Trump e del cardinale Burke


march_for_life Un sostegno storico!
«VP Mike Pence will be speaking at today’s March For Life. You have our full support!» («Il vice presidente Mike Pence parlerà all’odierna Marcia per la Vita. Avete tutto il nostro sostegno»)

e ancora:

«The March For Life is so important. To all of you marching – you have my full support!» («La Marcia per la Vita è così importante. A tutti voi che manifestate: avete tutto il mio sostegno»)

Con queste storiche parole pubblicate su Twitter il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha reso pubblico e ufficializzato il suo personale sostegno alla Marcia per la Vita che il 27 gennaio ha riunito a Washington centinaia di migliaia di persone. Per la prima volta dalla sua fondazione avvenuta 44 anni fa, questa manifestazione pro-life ha accolto sul palco dei relatori un rappresentante della Casa Bianca – il vicepresidente Pence – e il pieno sostegno del Presidente degli States. Nessun presidente aveva mai sostenuto o quantomeno mostrato simpatia verso il popolo della famiglia e della vita che ogni anno a gennaio si da appuntamento nella capitale. Inoltre, parlando alla ABC News, Trump ha lamentato la scorrettezza dei media che, mentre hanno offerto la massima copertura alle marce pro-choice, ignorano completamente la folla pro-life che ogni anno invade Washington. Il presidente della Marcia per la Vita, Jeanne Mancini si è detta “felicissima” dell’appoggio della Casa Bianca ed ha aggiunto «Non avevamo mai visto nulla di simile nella nostra vita!». D’altronde abbiamo già avuto modo di notare quanto l’inaspettata sconfitta della abortista Hillary Clinton avesse letteralmente devastato il mondo pro-choice.

pence-march-for-lifeRipristinare una cultura della vita in America!
«La vita torna a vincere in America» è la sintesi del messaggio del vice presidente degli Stati Uniti Mike Pence in quello che ha definito «un grande giorno per la Marcia della Vita». Citando gli ideali fondamentali della Carta d’Indipendenza degli Stati Uniti – vita, libertà e ricerca della felicità – ha poi aggiunto: «44 anni fa la Corte Suprema si è allontanata dal primo degli ideali» ma «oggi, tre generazioni dopo, grazie a tutti voi e alle varie migliaia di persone che marciano con noi in tutto il paese, la vita torna a vincere in America». «La lotta all’aborto ha raggiunto una svolta storica». Tutto questo – ha affermato Pence – grazie «alla storica elezione di un presidente che si è schierato per un’America più forte e più prospera, un presidente che, lo dico con orgoglio, si è schierato per il diritto alla vita: il presidente Donald Trump». Pence ha poi promesso che «Questa amministrazione lavorerà per porre fine al finanziamento dell’aborto da parte dei contribuenti». Un lavoro già iniziato poche ore dopo l’insediamento del nuovo presidente nella Casa Bianca. «Non avremo pace finché non avremo ripristinato una cultura della vita in America, per noi e per i nostri figli. Grazie e che Dio vi benedica»

march-for-life-17-dolanIn America pastori che guidano il gregge.
Come al solito anche i vescovi statunitensi si sono apertamente schierati col popolo della famiglia, lasciando ad altri lo spirito di moderazione e le strategie diplomatiche dettate da esigenze di dialogo e di cordialità politica. Qualche giorno fa i vescovi americani avevano ringraziato ufficialmente il Presidente per l’ordine esecutivo contro l’aborto. Alla vigilia della Marcia per la Vita l’arcivescovo di New York il cardinale Timothy Dolan (foto) ha presieduto un’Eucaristia concelebrata da 4 cardinali, 40 vescovi, 320 sacerdoti e 90 diaconi; presenti anche 545 seminaristi. Circa diecimila persone hanno partecipato all’Eucaristia nella Basilica del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione. Nella sua omelia il cardinale ha paragonato il ventre materno a un santuario, al “primo santuario” dove la vita umana innocente e fragile viene protetta e nutrita. Ma «se il grembo materno non è più un posto sicuro per la vita umana perché minacciato dall’aborto, nessuno è più al sicuro! Chi di noi potrà dirsi al sicuro quando il primo ed il più significativo di tutti i santuari, il grembo materno che protegge una piccola vita, viene perquisito e devastato?». Dolan ha più volte citato papa Francesco che, tramite il segretario di Stato mons. Parolin, ha inviato un messaggio speciale per l’occasione. Un messaggio chiaro quello del Pontefice, un appello forte a non definire “diritto” l’uccisione del bambino prima della sua nascita: «È così grande il valore di una vita umana – ha affermato il Papa – ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano».

Avvenire e la salute prima di tutto.

Il sostegno della Casa Bianca alla Marcia per la Vita ha rallegrato e rinfrancato il mondo pro-life americano dopo anni di governo Obama caratterizzati dal sostegno alle lobby abortiste e alle associazioni LGBT. L’amministrazione Obama ha portato al riconoscimento del cosiddetto “matrimonio omosessuale” (con tanto di Casa Bianca illuminata dai colori della bandiera arcobaleno) e al clamoroso insabbiamento dello scandalo che ha travolto la potente colosso abortista Planned Parenthood sostenuta a pieno da Hillary Clinton. Trump ha dato inizio a quella svolta che tutti i cattolici (vescovi compresi) speravano. Se però il nuovo corso è stato accolto con entusiasmo da gran parte del mondo cattolico, in Italia il giornale dei Vescovi si tira fuori dal coro, mantenendo i toni di netta avversione al nuovo presidente USA mostrati durante la campagna elettorale e minimizzando le iniziative del nuovo governo contro l’aborto e a favore della vita. Sollecitato da una lettera di protesta di un lettore, il direttore di Avvenire ha risposto affermando che ciò che realmente conta è il sistema sanitario obamiano che Trump ha smontato non appena insidiato danneggiando gran parte della popolazione, quella più povera. Secondo Avvenire, Trump non può definirsi “per la vita” se poi non assicura un livello minimo di assistenza sanitaria. Afferma Marco Tarquinio: «A me, ma non solo a me, risulta davvero difficile e persino impossibile considerare «per la vita» chi dichiara di volere difendere l’esistenza umana sin dal suo primo inizio e poi non ritiene che un livello decente di cure debba essere assicurato a tutti e non solamente a chi può permetterselo». Quello degli aborti, chiosa il direttore, è una “tristissima questione” già affrontata e che riguarda sia democratici che repubblicani. Nessuna svolta dunque della quale rallegrarsi, ma semplice strategia politica (Non importa dunque se – anche fosse per strategia politica – un Sacro Impero dell’aborto come gli USA decide clamorosamente di “convertirsi” e di mettersi dalla parte dei più deboli e indifesi rischiando di salvare più di una vita).

Burke: “Prima la vita poi la salute”!

burke-libroIl 26 gennaio i vertici delle associazioni pro-life degli Stati Uniti hanno premiato il cardinale Raymond Leo Burke per il suo coraggioso impegno in favore della fede, della famiglia e della vita. A Burke è stato assegnato il premio Life Achievement Award perché «Ha sofferto molto per la causa della vita e della famiglia. Ha serenamente sopportato la sofferenza e le umiliazioni pubbliche ricevute da ogni parte». E’ proprio questo cardinale a spiegare perché – in Stati Uniti e in tutto il mondo – prima della salute è necessario prendersi cura della vita. Lo afferma nel suo libro-intervista pubblicato lo scorso anno in Francia e recentemente tradotto in italiano dalla casa editrice Cantagalli (Un cardinale al cuore della Chiesa. Dialogo con Guillaume d’Alancon, Siena 2016).

Alla domanda «Ci sono imperativi superiori che potrebbero portare a mettere da parte la lotta per la vita?», il cardinale risponde:

Mai! Non c’è niente di più fondamentale del diritto alla vita. Bisogna sempre lottare per la causa della vita. Nessuna altra causa può sostituirsi ad essa. Negli Stati Uniti si evocano spesso i problemi legati alla cattiva salute, alla povertà, all’immigrazione. Ci è stato detto di limitare o cessare il nostro impegno per la vita. La mia risposta è sempre questa: la base della giustizia sociale è il rispetto per la vita. Se non proteggiamo adeguatamente la vita umana come possiamo difendere la salute, i poveri?

In sintesi: prima la vita, poi tutto il resto, salute compresa.

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Un pensiero su “Prima la vita, poi la salute! La lezione pro-life di Trump e del cardinale Burke

  1. Giuseppe in ha detto:

    per la combriccola Tarquinio Galantino ogni frutto si giudica dal suo albero

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