Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivi per il mese di “gennaio, 2017”

Prima la vita, poi la salute! La lezione pro-life di Trump e del cardinale Burke

march_for_life Un sostegno storico!
«VP Mike Pence will be speaking at today’s March For Life. You have our full support!» («Il vice presidente Mike Pence parlerà all’odierna Marcia per la Vita. Avete tutto il nostro sostegno»)

e ancora:

«The March For Life is so important. To all of you marching – you have my full support!» («La Marcia per la Vita è così importante. A tutti voi che manifestate: avete tutto il mio sostegno»)

Con queste storiche parole pubblicate su Twitter il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha reso pubblico e ufficializzato il suo personale sostegno alla Marcia per la Vita che il 27 gennaio ha riunito a Washington centinaia di migliaia di persone. Per la prima volta dalla sua fondazione avvenuta 44 anni fa, questa manifestazione pro-life ha accolto sul palco dei relatori un rappresentante della Casa Bianca – il vicepresidente Pence – e il pieno sostegno del Presidente degli States. Nessun presidente aveva mai sostenuto o quantomeno mostrato simpatia verso il popolo della famiglia e della vita che ogni anno a gennaio si da appuntamento nella capitale. Inoltre, parlando alla ABC News, Trump ha lamentato la scorrettezza dei media che, mentre hanno offerto la massima copertura alle marce pro-choice, ignorano completamente la folla pro-life che ogni anno invade Washington. Il presidente della Marcia per la Vita, Jeanne Mancini si è detta “felicissima” dell’appoggio della Casa Bianca ed ha aggiunto «Non avevamo mai visto nulla di simile nella nostra vita!». D’altronde abbiamo già avuto modo di notare quanto l’inaspettata sconfitta della abortista Hillary Clinton avesse letteralmente devastato il mondo pro-choice. Continua a leggere…

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Post-verità e Pio XII. La storica ammissione della BBC: il silenzio del papa è una fake-news

pio12Pio XII: Un pontefice “eroico”.

Il 19 dicembre del 2009 l’allora papa Benedetto XVI firmava uno storico decreto tramite il quale riconosceva le “virtù eroiche” di papa Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli. Allo stesso tempo riconosceva le “virtù eroiche” di Giovanni Paolo II, la cui causa di canonizzazione si è poi definitivamente conclusa il 27 aprile del 2014 – con papa Francesco – a soli nove anni dalla sua morte.

Per papa Pio XI l’iter di canonizzazione ha invece mantenuto i ritmi lenti e prudenti senza compiere, sino ad oggi, nessun passo in avanti. Ad ostacolare la strada verso la canonizzazione di Pacelli esistono ancora alcune difficoltà come l’indagine e lo studio di tutti i documenti conservati nell’Archivio Segreto riguardanti il pontificato nel tempo della Seconda Guerra, le accuse di una parte della comunità ebraica (che in occasione del decreto alzò voci di protesta costringendo il Vaticano a calmare le acque con un comunicato del portavoce padre Lombardi) e infine la grande ostilità nei confronti del papa da parti di chi continua a dipingerlo e a raccontarlo come il “papa di Hitler” complice e alleato del dittatore tedesco. Continua a leggere…

Papa Francesco visita don Giuseppe, sacerdote malato di Sla

dongiuseppe2Durante la visita alla parrocchia di Santa Maria a Setteville di Guidonia, papa Francesco ha abbracciato don Giuseppe Berardino, il vice parroco che da due anni è stato colpito da una terribile malattia.

Don Giuseppe è nato nel 1966 ad Avellino. La sua vocazione sacerdotale è sorta all’interno del Cammino Neocatecumenale, un percorso iniziato in gioventù nella parrocchia di San Ciro Martire della sua città. Dopo diversi anni di formazione nel seminario Redemptoris Mater di Roma, nel maggio del 2003 è stato ordinato presbitero della Diocesi di Roma dal papa Giovanni Paolo II e assegnato alla parrocchia di Santa Maria a Setteville come vicario parrocchiale. Continua a leggere…

Sette santi in prima serata: una nuova serie da non perdere su Tv2000

beati-voi-tutti-santi2Segnalo una felice iniziativa di Tv2000 che da giovedì 12 gennaio manderà in onda per sette serate Beati Voi – Tutti i Santi. Una serie che si inserisce nel già collaudato programma “Beati Voi” ideato da Alessandro Sortino.

A presentare la vita e il messaggio di sette santi, uno per ogni puntata, sarà l’attore Giovanni Scifoni che metterà in scena alcuni episodi celebri del santo in questione, alternando teatro, dialoghi con ospiti d’eccezione, filmati, musica dal vivo, testimonianze, domande e riflessioni. Scifoni sarà affiancato nella conduzione dall’attrice Claudia Benassi (foto).

Sarà un’occasione per confrontarci con la nostra personale chiamata alla santità, cercando di lasciarci interrogare e  scuotere dal torpore spirituale della nostra quotidianità, traendo profitto dalla testimonianza di chi già ha raggiunto la meta, di chi ha combattuto la buona battaglia ed è risultato vincitore.

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beativoi-santiCosa c’entrano le faide del nord dell’Albania con Santa Rita? E l’ibernazione umana con San Giovanni di Dio? Un rapporto c’è. Esattamente come i tatuaggi hanno un nesso con San Pio da Pietrelcina e il progetto Erasmus con Sant’Ignazio di Loyola. Di questi e molti altri legami parlerà, a partire dal 12 gennaio, su Tv2000 la nuova stagione di “Beati Voi” con la serie “Tutti Santi”.

Sette speciali, in onda in prima serata tutti i giovedì, racconteranno la vita di altrettanti Santi togliendoli dagli altari e mostrando come il loro messaggio sia, davvero e concretamente, senza tempo.  I Santi di cui verrà raccontata la storia sono molto noti, ma il taglio sarà innovativo: Santa Rita da Cascia sarà “santa della riconciliazione”, San Giovanni di Dio “santo dell’accoglienza”, San Pio da Pietrelcina “scandalo della tradizione”, Sant’Ignazio di Loyola “innovatore dello spirito”, Santa Teresa di Calcutta “mistica dell’azione”, Sant’Agostino “genio umile” e Santa Giovanna d’Arco “operatrice di pace”.

Il linguaggio della trasmissione – scritta da Antonio Antonelli e Alessio Giaquinto con la regia di Valentina De Renzis – sarà a metà fra il teatro e lo storytelling. Alcuni episodi celebri della vita del Santo sono messi in scena da Giovanni Scifoni, attore e conduttore del format, e Claudia Benassi, co-narratrice.  Canzoni dal vivo di Petra Magoni e della sua “Musica Nuda”. Filmati e testimonianze sollecitano la riflessione su ciò che di attuale può comunicare il Santo oggi.

L’approccio ai temi che emergeranno dalla narrazione sarà sempre interrogativo: ha senso, oggi, perdonare la violenza come ha fatto Santa Rita? Si può scindere il devozionismo dalla devozione a Padre Pio? Innovare e incidere nella società come fece Sant’Ignazio, oggi, per il singolo, è ancora possibile? Domande cui “Tutti Santi” non vuole dare una risposta, ma lasciare porte aperte affinché interroghino chi si lascerà condurre in questo viaggio.

giovanni-scifoni-1«Sono felicissimo di fare questo programma – dice Giovanni Scifoni, anzi, direi proprio beato me che ho scoperto la vita di queste persone straordinarie che sono i Santi che racconteremo. Spesso siamo molto ignoranti su queste grandi storie, che invece sono non solo edificanti ma soprattutto vive, sorprendenti e affascinanti, e in più mettono tantissima speranza».

Le puntate andranno in onda tutti i giovedì alle 21.05 su Tv2000 secondo questo calendario:

  • Santa Rita da Cascia – 12/01
  • San Giovanni di Dio –  19/01
  • San Pio da Pietrelcina – 26/01
  • Sant’Ignazio di Loyola – 02/02
  • Santa Teresa di Calcutta – 09/02
  • Sant’Agostino – 16/02
  • Santa Giovanna d’Arco – 23/02

Fonte: www.tv2000.it

Così muore l’Europa: senza figli e senza fede. I dati del tracollo.

europa-euroDati alla mano, la situazione dell’Europa è realmente allarmante. Ad un crollo demografico senza paragoni nella storia, si affianca la perdita della fede che ha caratterizzato la sua storia negli ultimi duemila anni, ed è così che inesorabilmente il vecchio continente sembra aver sentenziato la propria fine.

Il giornalista Giulio Meotti raccoglie i dati della catastrofe nel suo nuovo libro “La fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate” sottolineando la gravità e le conseguenze delle due malattie mortali dell’occidente: la mancanza di figli e la perdita della fede. Il vecchio continente diventa, anno dopo anno, sempre più vecchio; ormai le morti superano di gran lunga le nascite e i tassi di natalità sono ai minimi storici (leggi qui). Nel 2014 l’Italia ha registrato il tasso di natalità più basso d’Europa con 8 nuovi nati ogni 1000 abitanti (Francia 12; Regno Unito 11,9…).

Di contro l’Europa – spopolata e secolarizzata – viene ripopolata a ritmi forsennati da nuovi abitanti che hanno ciò che l’uomo europeo ha rifiutato: molti figli e grande fede. E’ solo grazie agli stranieri immigrati che in Europa la popolazione globale è leggermente aumentata. Le ondate di migranti che in questi anni sbarcano continuamente sulle coste europee con la complicità e l’aiuto dei nostri governi, presentano un serio problema identitario. Mentre le chiese si svuotano – vendute o affittate, adibite a musei o teatri – nasce l’esigenza di costruire luoghi di culto per i nuovi abitanti d’Europa: i fedeli musulmani che popolano le nostre città.

L’emergenza non sembra preoccupare i governi europei che – più impegnati a legiferare su unioni e adozioni omosessuali – vedono nei migranti una via di salvezza per la ripresa e la stabilità economica, senza curarsi in nessun modo della salute spirituale e culturale di un continente che ha smarrito la propria anima e non sembra sentirne più la mancanza.

libro-meotti-europaA tutto ciò si aggiunga la cecità di una intellighenzia progressista che, incapace di capire la gravità della situazione, sostiene l’immigrazione come un valore da difendere e sogna una società fondata sul pluralismo religioso e culturale. Così Saviano sogna un’Italia guidata da sindaci africani, il ministro Boldrini (o meglio – come suggerisce Sgarbi, Boldrina)  auspica che lo stile di vita dei migranti diventi il nostro e Napolitano parla di “valore aggiunto” alla nostra Europa. La sinistra italiana – slalomeggiando tra gaffe imbarazzanti, incapacità di governo, sconfitte referendarie, governi farsa e ministri senza laurea – continua ad alimentare utopici miti del buon selvaggio (o del buon migrante) mentre l’Europa tracolla e viene meno.

E’ per questo che il libro di Meotti va letto dall’inizio alla fine: per sfatare certi miti, alimentati da slogan degni di meeting democratici e feste dell’unità, e per mostrare la cruda realtà di un Europa che ha perso la sua linfa vitale accantonando definitivamente i valori cristiani che l’hanno generata. La situazione attuale richiede riflessione profonda, risposte a domande sul presente in vista del futuro, richiede una strategia che rianimi questo gigantesco cadavere prima che gli avvoltoi – arrivati da fuori – banchettino lautamente. Per questo l’autore si chiede:

Stiamo osservando la nostra agonia? Stiamo assistendo alla morte della civiltà occidentale, come Vegezio durante il declino dell’Impero romano? E che forma prenderà questo autunno annunciato? La violenta tensione o la pacifica diluizione? La dissolvenza delle élite o le invasioni barbariche?

L’Italia merita una riflessione particolare: il nostro paese (“un paese in preda al languore e al compiacimento”) – esposto geograficamente sul Mediterraneo – sta pagando il prezzo più alto per l’arrivo dei migranti mentre, allo stesso tempo, ha deciso di smettere di riprodursi.

Se la demografia è il destino, l’Italia sta morendo. Letteralmente. A partire dal 1994, ogni anno il numero delle nascite è superato dal numero di morti. Questo paese cattolico che è sempre stato stereotipato come la terra delle grandi famiglie ha raggiunto uno dei livelli più bassi al mondo di fertilità: 1,3 figli per donna. In gergo tecnico si dice “baby crack” o “baby slump”. L’Italia, dati Istat, non registrava così poche nascite dal 1861. Dai tempi dell’Unità d’Italia. La “piramide delle età” si sta rovesciando. L’Italia è un paese che muore e che ha già perso una generazione. Un paese dove presto i soli famigliari di sangue saranno i propri genitori.

crollo-demograficoLa mancanza di figli non può essere attribuita esclusivamente ai problemi economici delle famiglie (problema serio che non si può sottovalutare perché lo stato non incoraggia in nessun modo ad avere famiglie numerose) ma è il risultato più evidente della perdita della fede, o meglio, di una fede “viva” che al di là del dirsi “cattolici” o “cristiani” si traduca in uno stile di vita non incentrato sul proprio interesse e affermazione professionale ma sul dono e sulla fede nella provvidenza. Questo è un discorso che bisognerà affrontare in un altro momento.

Il pregio del libro di Meotti è quello di mettere il lettore davanti alla realtà, offrendo dati e statistiche che al di la di tutto facciano sorgere qualche domanda sul cammino intrapreso dall’Europa e sulla nostra missione in questo secolo.

mcs

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Del libro “La fine dell’Europa” ha parlato qualche giorno fa Camillo Langone, acuto giornalista e scrittore, autore del libro Pensieri del Lambrusco, sulle pagine de Il Giornale:

Ci ho pensato a lungo: sforzarmi per promuovere un libro tanto necessario quando sgradevole oppure lasciar perdere e dedicarmi, come si usa in questo periodo, ad auguri e panettoni? Siccome sia gli auguri che i panettoni mi fanno venire il diabete, troppo dolciastri, ho deciso di tentare la missione forse impossibile di far leggere Fine dell’Europa. Nuove moschee e chiese abbandonate dell’amaro Giulio Meotti (Cantagalli, prefazione di due campioni del pensiero aspro, Roger Scruton e Richard Millet).

«In due secoli, lo spagnolo, l’italiano e il tedesco saranno parlati esclusivamente all’inferno». L’avevo detto che il libro è sgradevole. Oggi Meotti, firma del Foglio, è la prima cassandra del giornalismo italiano, ruolo difficile e poco pagante. Funzionò con la Fallaci che tuttavia quando pubblicò La rabbia e l’orgoglio aveva alle spalle una bibliografia, se non proprio ottimista, progressista. Meotti invece ha cominciato da subito a prevedere guai grossi, come dimostrano i titoli precedenti: Muoia Israele. La brava gente che odia gli ebrei e soprattutto Hanno ucciso «Charlie Hebdo». Il terrorismo e la resa dell’Occidente: la libertà di espressione è finita. Due letture piuttosto disperanti e perciò respingenti. Molto più proficuo, dal punto di vista editoriale, profetare utopistici futuri. Guardo la classifica dei libri più venduti e Fine dell’Europa non lo vedo, vedo invece, lassù in alto, Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo. Pazienza che di questo demografico passo le donne erediteranno sottomissione e velo, ma intanto lo scaltro Cazzullo e le sue credule lettrici passeranno delle buone feste.

Ho evocato la demografia, scienza alla base del libro. «Una nazione è totalmente dipendente dalla sua demografia e può scomparire o trasformarsi radicalmente e molto rapidamente nel caso si verifichi un crollo del tasso di natalità». L’affermazione potrebbe sembrare neutrale, accademica, se il crollo del tasso di natalità non riguardasse l’Europa in generale e l’Italia in particolare. «L’Unione Europea è oggi la regione del mondo che presenta il più basso tasso di fertilità (1,55 figli per donna). Nel 2016, per la prima volta nella storia, l’area dell’Unione Europea ha registrato più morti che nascite». I dati statistici, per quanto tragici, potrebbero lasciare freddi, e allora Meotti ricorda che l’estinzione dei popoli conduce difilato all’estinzione delle culture: in Germania chi leggerà più Goethe? In Francia chi berrà più Château Lafite? (Non è un Bordeaux a caso: agli occhi dei maomettani zelanti che stanno rimpiazzando i cattolici tiepidi ha la duplice colpa di essere vino e di portare stampato l’ebraico cognome Rothschild). Nel nostro continente, numeri alla mano, è in via di estinzione anche la religione che insegnando a porgere l’altra guancia e a non tirare la prima pietra ha reso un po’ meno violenta la vita in questa valle di lacrime. Virgoletto qualche frase relativa al crollo tedesco: «In Germania nel 1963 furono ordinati 400 nuovi sacerdoti, nel 1993 il numero scende a 238 e nel 2013 a 98. Nel 2015 la cifra è nuovamente dimezzata, arrivando a 58 nuove ordinazioni. La gente sta abbandonando la Chiesa in massa: nel 2015 in 181.925 hanno fatto formalmente apostasia. Rispetto alle statistiche ufficiali di vent’anni fa, il numero di battesimi è diminuito di un terzo. La situazione è anche peggiore per i matrimoni. Nel 1995, 86.456 coppie si sono sposate in chiesa. Nel 2015, il numero è sceso della metà».

Le chiese ormai deserte vengono vendute per farci moschee, non solo a Berlino o ad Amburgo ma anche in Olanda. Non si intravede sorte diversa per gli altari abbandonati di Bruxelles, capitale europea con popolazione sempre più africana dove il nome più diffuso è oggi Mohammed. Sono brutte notizie, lo so, ma è inutile mettere la testa sotto la sabbia. Ed è inutile chiedere rassicurazioni a Meotti che, anzi, nell’ultimo capitolo suona le campane a morto: «Il continente europeo, il nucleo della civiltà occidentale, sta crollando. Ovunque i tassi di natalità sono scesi al di sotto dei tassi di sostituzione e grandi popolazioni musulmane straniere stanno riempiendo quel vuoto».

Lo spiraglio di speranza in Fine dell’Europa bisogna trovarselo da soli e io, impegnandomi, l’ho trovato nella descrizione del miracolo demografico israeliano. «Il tasso di natalità degli ebrei in Israele ha avuto un incredibile balzo in avanti, mentre il tasso di natalità fra gli arabi è molto diminuito. Israele, enclave occidentale conficcata nel cuore del mondo islamico, è di gran lunga il paese più demograficamente prolifico tra le economie avanzate del mondo». C’entra ovviamente la religione ma ancor più la consapevolezza che riprodursi è vitale quanto respirare: seguire l’esempio di Israele sarebbe un nuovo inizio per l’Europa alla fine.

Camillo Langone

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