Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivi per il mese di “ottobre, 2016”

Narrativa fantasy e la formazione della coscienza

fantasy1Riscoprire il genere letterario fantasy come un valido strumento di formazione e di crescita per i giovani, è questa la sfida della scrittrice Silvana de Mari che ora presenta il suo nuovo lavoro destinato ai ragazzi e pubblicato con la casa editrice Giunti: Hania, la strega muta.

Si tratta del secondo capitolo della Trilogia di Hania una saga fantasy pubblicata con la Giunti e inaugurata nel 2015 col prequel Hania, il regno delle Tigri bianche e seguita dal primo episodio: Hania, il cavaliere di Luce (2015).

Il romanzo narra le avventure che una che la giovane Hania dovrà affrontare con l’aiuto di sua madre: la principessa Haxen del Regno delle Sette Cime. E’ grazie alla madre che ragazza (attraverso racconti e narrazioni del Cavaliere della Luce) formerà una coscienza capace di optare per il bene e di fuggire le insidie del malvagio Signore Oscuro che l’ha generata dotandola di straordinari poteri malefici. Hania ha deciso di rinunciare al suo lato oscuro ed è per questo obbligata a fuggire per aver salva la vita. Un’appassionante avventura ricca di sorprese, di ostacoli da superare, di nemici da combattere e di amici con cui accordarsi e allearsi lungo il cammino. Un cammino lungo, faticoso e pericoloso ma che vale la pena di percorrere se esiste una meta a cui aspirare.

silvana-de-mari

Silvana de Mari

Nata nel casertano nel 1953, Silvana de Mari è medico chirurgo, specializzata in chirurgia generale e in psicologia cognitiva. Ha lavorato come medico in Etiopia, un’esperienza fondamentale anche per il suo futuro come scrittrice. Oggi vive a Torino e si occupa di psicoterapia mentre scrive libri fantasy per i ragazzi al fine di sviluppare tutte le potenzialità dei più giovani che si apprestano ad affrontare le sfide della storia. Le piace definirsi “un medico che scrive” piuttosto che una scrittrice; si ispira, tra gli altri, a Dante, Manzoni, Primo Levi, Tolkien e Orwell. “Sulla mia bara – dice – voglio due libri: Il Signore degli Anelli e Se questo è un Uomo.

I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue e pubblicati in tutto il mondo. Il successo è arrivato col romanzo L’ultimo elfo pubblicato nel 2004 da Salani e divenuto un bestseller internazionale vincendo numerosi premi tra cui il Premio Andersen (2004), il Bancarellino (2005), Le Prix Imaginaire (2005) e il premio dell’American Library Association per il miglior libro per ragazzi negli Stati Uniti (2006).

haniaDe Mari è una convinta sostenitrice dell’importanza delle narrazioni, ed in modo particolare della narrativa fantastica, come un valido strumento di formazione e veicolo di quei valori necessari per affrontare le avventure della vita.

Lo scrittore inglese G.K. Chesterton era certo della forza pedagogica delle favole ed affermò: “Le favole non danno al bambino la prima idea di uno spirito cattivo. Ciò che le favole danno al bambino è la prima chiara idea della possibile sconfitta dello spirito cattivo. Il bambino conosce dal profondo il drago, fin da quando riesce ad immaginare. Ciò che la favola gli fornisce è che esiste un San Giorgio che uccide il drago” (da G. K. Chesterton, The red angel, in Tremendous trifles. Qui l’originale inglese). E’ la certezza cristiana che il bene ha sempre la meglio sul male, nonostante la storia sembri a volte dire il contrario.

Così la pensa Silvana de Mari che crede nel rinnovato valore della letteratura fantastica, per troppo tempo considerata secondaria o minore: “C’è qualcosa in questa letteratura che dà consolazione alle nostre angosce. Nel momento in cui il buio esiste e le grandi fiaccole della fede nel progresso e nella provvidenza perdono forza contemporaneamente, da qualche parte bisogna pur cercare di darsi coraggio. Come dice Tolkien, la letteratura fantastica parla di cose permanenti: non di lampadine elettriche, ma di fulmini, e insegnano cose vere: che il buio esiste e che può essere sconfitto […] Nel fantasy c’è la certezza assoluta che lo sguardo di un dio benevolo è su di noi e questo è il motivo per cui il fantasy è il racconto dove si parla della morte e il discorso è tollerabile”

Come medico, Silvana de Mari segnala inoltre l’influsso della narrazione sulle nostre emozioni: un potenziale che, correttamente veicolato può rivelarsi decisivo nel percorso di crescita e maturazione degli adolescenti. “Il nostro straordinario cervello contiene la capacità di provare piacere nell’immaginare, nell’ascoltare e anche nel raccontare una storia che non è mai avvenuta, e nemmeno avrebbe potuto, perché contiene elementi fantastici che la rendono esterna alla realtà. La narrazione permette, senza modificare la realtà oggettiva che ci circonda, di portare cambiamenti all’assetto dei nostri neurotrasmettitori, e quindi di cambiare le nostre emozioni. Una persona seduta a leggere può scoppiare a piangere o scoppiare a ridere, può alzarsi dalla poltrona piena di allegria, con un coraggio da leone” (S. De Mari, L’ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte, in Aa. Vv., Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi, Runa Editrice 2016, p. 9).

Un ulteriore passo avanti nell’utilizzo delle narrazioni fantastiche a scopi pedagogici è stato fatto dallo scrittore spagnolo Diego Blanco autore di Un camino inesperado (Encuentro 2016): un saggio che svela i messaggi nascosti nel capolavoro di Tolkien, Il Signore degli Anelli.

diegoblancoIl libro di Diego Blanco ha avuto un grande successo in Spagna anche grazie alle presentazioni dell’autore (scuole, parrocchie, convegni e programmi radiofonici) e ad un approccio che mira ad unire il fantasy, la formazione della persona e la catechesi. Era l’intento originale di Tolkien che scrisse i suoi romanzi come una “parabola” scritta in linguaggio mitologico ma con intenti pedagogici e catechetici validi per i giovani di ieri e per quelli di oggi… (qui l’intervista a Diego Blanco tradotta in italiano).

Avvicinare i più giovani a questo tipo di letteratura fantasy, ricca di insegnamenti e di valori, diventa così un immancabile strumento di formazione della coscienza, un contributo necessario lì dove la famiglia, la scuola e la società non riescono ad offrire ai ragazzi gli strumenti necessari per crescere con consapevolezza e responsabilità camminando verso l’età adulta ed affrontando le ombre che ne insidiano il percorso, scegliendo il bene e rifiutando il male.

Articolo originale su Aleteia.org

Annunci

Come pecore senza pastori: vescovi italiani in piazza coi radicali!

vescovLa Conferenza Episcopale Italiana ha deciso di aderire alla “Marcia per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà” organizzata dal Partito Radicale italiano ed intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco. La notizia ha sorpreso molti cattolici, delusi per la stretta di mano tra i vescovi italiani e il partito che da sempre si è schierato contro le gerarchie ecclesiastiche e contro i suoi principi, in particolare su temi delicati come la liberalizzazione delle droghe, l’aborto e l’eutanasia. Alcuni hanno alzato coraggiosamente la voce sottolineando l’assurdità dell’iniziativa: difatti, in passato, la CEI non ha mai aderito a manifestazioni organizzate da partiti politici e tanto meno aveva mai dimostrato particolari simpatie per gli slogan e le battaglie dei radicali.

Con papa Francesco però le cose sono cambiate: in questi ultimi anni i radicali e i vertici ecclesiastici si sono pubblicamente scambiati dichiarazioni di stima e di affetto. L’avvento di un “nuovo corso” inaugurato da papa Francesco (secondo un’ermeneutica della rottura e della discontinuità coi precedenti pontificati) ha rallegrato i radicali che hanno accolto il papa argentino con simpatia e rinnovate speranze di cambiamento (della Chiesa). D’altro canto, papa Francesco ha pubblicamente elogiato la radicale Emma Bonino (attivista, tra le altre cose, del diritto d’aborto ed essa stessa artefice di numerose “purghe” tramite “pompe di biciclette”) considerandola “tra i grandi dell’Italia di oggi” perché – ha affermato il Pontefice – “ha offerto il miglior servizio all’Italia per conoscere l’Africa”.

Mons. Galantino segretario della CEI

Mons. Galantino segretario della CEI.

La luna di miele tra la Chiesa Cattolica e il Partito Radicale sfocia oggi in una grande marcia dove vescovi e radicali andranno a braccetto chiedendo l’amnistia in occasione del Giubileo dei carcerati.

Questa comunione di intenti risulta ancora più assurda se si pensa che CEI non ha aderito alle due recenti manifestazioni del “Family Day” per non interferire nel dibattito politico sulle Unioni Civili mentre si discuteva l’approvazione del disegno di legge Cirinnà. In quella occasione, nessun sostegno a Piazza San Giovanni il 20 giugno 2015 e solo adesioni personali di alcuni vescovi il 30 gennaio 2016 al Circo Massimo (ma poi un solo vescovo in piazza!).

Subito dopo la pubblicazione della notizia (celebrata dal sito ufficiale dei radicali e annunciata dal portavoce della CEI proprio a Radio Radicale) alcuni cattolici hanno espresso perplessità e dubbi sulla convenienza di questa operazione. Tuona la giornalista della RAI Costanza Miriano che dal suo blog prova a scuotere le coscienze dei Pastori che sembrano aver abbandonato le pecorelle per sposare idee e teorie “mondane” e per preferire relazioni di buon vicinato. La giornalista aveva già provato a svegliare i pastori dal loro torpore con un articolo, tanto mirabile quanto inutile, pubblicato sulle pagine de Il Foglio in occasione del Family Day(leggi qui).

“Tutti i cristiani, ovviamente, sono a favore della dignità dei carcerati” contro la violenza, contro la fame e contro la guerra. Ma – continua Miriano – “le IDEE radicali sono irrevocabilmente, strutturalmente, irrimediabilmente, profondamente e totalmente contro Dio”. E’ per questo che “Noi dobbiamo amare le persone radicali, ma dobbiamo odiare le loro idee”.

Protesta anche Mario Adinolfi, uno degli organizzatori dei Family Day che chiede al giornalista: “Le sembra normale che nel primo Family Day, quello del giugno 2015 a Piazza San Giovanni alcuni collaboratori stretti di Galantino abbiano sconsigliato, con tanto di inviti scritti, la partecipazione alle varie realtà ecclesiali?”

Tra gli indignati anche il direttore de La Nuova Bussola Quotidiane e Il Timone, Riccardo Cascioli che afferma: “Non ci sono parole per esprimere l’amarezza che suscita la notizia” (LEGGI: Vescovi sulle orme di Pannella, che tristezza…). Cascioli critica il ruolo di preminenza di cui si è investito il segretario della CEI, Nunzio Galantino, che prende spesso la parola a nome dei vescovi italiani al posto del presidente Angelo Bagnasco. Ecco dunque “l’ennesimo schiaffo dato al popolo del Family Day”, una manifestazione scoraggiata da Galantino per evitare scontri di piazza e muri ideologici. Un atto – spiega Cascioli su La Nuova BQ – di “subalternità culturale che sfocia nel ridicolo”.

bonni

Emma Bonino oggi… e ieri.

Sono in particolar modo le posizioni dei radicali sulla morale sessuale e sull’aborto ad essere agli antipodi rispetto alla morale cristiana che vieta di uccidere qualsiasi persona per qualsiasi motivo: una questione che non può facilmente passare in secondo piano e sulla quale non è possibile soprassedere senza rinunciare alla propria identità e alla propria missione.

Lo stesso segretario della CEI, mons. Nunzio Galantino, aveva pubblicamente affermato di non riconoscersi nei “visi inespressivi” di coloro che organizzano fiaccolate, veglie e preghiere di fronte alle cliniche abortiste. Un’affermazione che scatenò l’ira di molti cattolici e, in modo particolare, dei gruppi più attivi nelle battaglie pro-life.

“Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche, che praticano l’interruzione della gravidanza” Mons. Nunzio Galantino, Segretario della CEI

paglia renzi

Mons. Paglia e Renzi, amici.

Ma che la Chiesa italiana di questi ultimi anni nutrisse simpatie smodate per le idee e per gli uomini di sinistra lo aveva già dimostrato la colossale “gaffe” di mons. Vincenzo Paglia che, sotto inganno parlando al telefono con un “finto Renzi”, aveva dimostrato tutto il suo ossequio e la sua personale adesione (o sottomissione) al presidente del Consiglio e alle sue “battaglie” incoraggiandolo al telefono: “Avanti su tutto“!

Non sorprende dunque che ora i vescovi, con rinnovato entusiasmo, decidano di scendere in piazza nel nome di Pannella (e di papa Francesco). Per questo con coraggio la giornalista Miriano implora: “Pastori, siate uomini, e tornate a fare i padri” e ancora: “Se non dovete fare i vescovi pilota, e non lo avete fatto anche quando era il vostro popolo, il popolo della vita, le famiglie, i padri e le madri, i bambini, a chiedervelo supplicante, non fatelo neanche quando a chiedervelo è il popolo della morte”.

Articolo originale su Romagiornale.it

SOS Venezuela: gravissima crisi umanitaria a causa del socialismo

bebes-venezolanosFinalmente i giornali italiani si sono accorti della grave crisi umanitaria che negli ultimi anni sta attraversando il Venezuela schiacciato dal peso dell’ideologia socialista.

L’immagine dei neonati costretti a dormire nelle scatole di cartone per mancanza di culle ha fatto il giro del mondo in poche ore grazie ai social network: impossibile ora chiudere gli occhi. E se l’articolo può portare molti “click” ecco un buon motivo per parlare (finalmente!) di ciò che sta succedendo nel paese andino governato Maduro, leader socialista che ha messo in ginocchio i suoi concittadini.

LE FOTO

Le foto dei neonati sono state scattate nell’Ospedale “Doctor Domingo Guzmán Lander“, della città venezuelana di Barcelona (nella regione di Anzoátegui, nel nord del paese) e pubblicate su Facebook. A diffonderle su Twitter è stato l’avvocato Manuel Ferreira direttore del centro in difesa dei Diritti Umani della MDU (Mesa de Unidad Democratica) della regione. L’avvocato e professore universitario ha recentemente presentato a Miami un rapporto intitolato “Venezuela sotto dittatura: sangue, fame e miseria” raccontando le gravi violazioni dei diritti umani subite dai suoi connazionali.

Le foto incriminate hanno scatenato l’ennesima polemica nazionale. Il governo (che da anni soffre una sindrome di persecuzione ad opera di sedicenti “capitalisti” ed “imperialisti” statunitensi ed europei) ha denunciato un “attacco gravissimo contro il sistema sanitario nazionale” mentre l’ospedale ha dichiarato che gli scatti sono “falsi” e aperto un inchiesta per punire i colpevoli. Colpevole, a quanto pare, sarebbe un infermiera che ha documentato la mancanza di medicine, di culle e di igiene dentro l’ospedale.

MANCA TUTTO: DALLE MEDICINE AL SAPONE

venezuela-medicinasLa notizia della mancanza di culle adatte ai neonati non deve però sorprendere. Da tempo si sa che in Venezuela si rischia di morire per un’influenza, che gli antibiotici sono introvabili così come i farmaci per il controllo della pressione. Le notizie sono su internet, sui blog dei “dissidenti”, sui giornali non allineati che rischiano la chiusura per “complotto” contro il governo bolivariano. Sui nostri giornali non se ne parla, le notizie sono veicolate, tagliate, sminuite, censurate per non “interferire” in affari altrui, per non rimanere invisi al governo di Maduro (sono pur sempre compagni di sinistra, no? Adelante allora!).

Su questo blog abbiamo riportato la traduzione integrale della “Lettera a tutti i democratici” scritta dall’avversario politico n° 1, Leopoldo Lopez, nel carcere di massima sicurezza di Caracas dove è recluso per aver manifestato contro il regime. “Quien se cansa pierde“, Chi si stanca è perduto, è il motto di Leopoldo e dei suoi. In Venezuela però il problema non è stancarsi ma perdere la speranza, la gioia di vivere… il problema è morire. Si muore per poco, si muore poco a poco.

Solo i militari e gli imprenditori fedeli al governo possono accedere alla compravendita di dollari nel mercato nero a prezzi stracciati, godendo di benefici impensabili per il popolo e avendo libero accesso al mercato internazionale.

Mi raccontano che un medicinale per l’artrosi, lo scorso anno si poteva acquistare per pochi bolivares nelle farmacie venezuelane; ora però è introvabile in tutto il paese mentre si può “comodamente” acquistare alla frontiera con la Colombia per un prezzo quadruplicato.

Mi raccontano di alcuni sacerdoti religiosi italiani che dovendo recarsi in visita in Venezuela hanno chiesto ai loro confratelli se avevano bisogno di qualcosa dall’Italia, la risposta ha spiazzato i preti italiani: “portateci deodorante e saponette”.

Così è ridotto uno dei paesi più ricchi del sud America, piegato dalla sete di potere e dall’avidità di una banda di briganti che ora detiene il potere con la forza e la corruzione.

LEGGI ANCHE:

San Francesco: Abbandonate Maometto, scegliete Cristo!

francis-lecture-to-muslimsE’ necessario leggere la vera storia di San Francesco, ritornare alle fonti principali (Le cosiddette “fonti francescane”), per capire quanto l’immaginario comune sia lontano dal vero frate d’Assisi, patrono d’Italia. Considerato comunemente un allegro pacifista, un ometto semplice e simpatico, un ingenuo naturalista, Francesco fu un uomo determinato e fermo nella sua decisione di donare tutto se stesso a Cristo, certo che la verità e la felicità si trovano nel messaggio cristiano e non altrove.

L’episodio dell’incontro col Sultano saraceno Malek al-Kamil, avvenuto in Siria attorno al 1219, mostra con quanto coraggio san Francesco invitò il musulmano a convertirsi a Cristo e ad abbandonare la legge di Maometto. Alla fine Francesco dovette partire abbandonando il suo sogno (quello di vedere i musulmani convertiti al cristianesimo) perché “non faceva progressi nella conversione di quella gente”.

Avendo comunque trovato benevolenza agli occhi del Sultano, Francesco scampò miracolosamente al così tanto desiderato martirio. Diversa la sorte che, nello stesso anno 1219, tocco a cinque giovani frati partiti in missione con la benedizione di frate Francesco. “Essi raggiunsero il Marocco dove in breve tempo furono uccisi dopo essere stati brutalmente martirizzati dagli infedeli. Furono i primi martiri francescani” (G. Pasquale, San Francesco d’Assisi, San Paolo 2014, p. 117).

In questi tempi in cui gran parte del mondo islamico ha dichiarato guerra all’occidente cristiano aspirando ad una conquista territoriale dell’Europa, è necessario prendere atto del fallimento di un dialogo basato sul buonismo e sul relativismo religioso. Francesco – così tanto esaltato e applaudito come esempio di dialogo e di bontà verso il prossimo – non disdegnò di ammonire i seguaci di Maometto ad abbandonare quella religione per abbracciare la Verità che è Cristo.

Oggigiorno, affermare che esiste una vera religione (quella cristiana) e una vera chiesa (quella Cattolica) e molte false religioni (tra cui l’islam) vuol dire guadagnarsi molti insulti da parte della società (ci chiameranno intolleranti!) e rischiare – quantomeno – una sentenza di scomunica dal Vaticano!

Sarà che san Francesco – perfetto imitatore di Cristo – è stato un uomo (per lo meno un po’) “religiosamente scorretto” che non ebbe paura di morire per annunciare il Vangelo?

…per la sete del martiro

nella presenza del Soldan superba

predicò Cristo e l’altri che ‘l seguiro

(Dante Alighieri, Paradiso XI, 100-102).

* * *

Dalla Leggenda Maior di San Bonaventura

francesco-sultano-giottoA tredici anni dalla sua conversione, partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, alfine di potersi presentare al cospetto del Soldano di Babilonia.

Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile: i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, l’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte. Il Soldano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un bisante d’oro. Ma Francesco, l’intrepido soldato di Cristo, animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno, decise di tentare l’impresa, non atterrito dalla paura della morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla.

Confortandosi nel Signore (1Sam 30,6), pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: “Infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me” (Sal 22,4).

Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso. Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo si rallegrò e disse al compagno: «Abbi fiducia nel Signore (Sir 11,22), fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: “Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”».

Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là.

Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio Altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità.

E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: «Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire» (Lc 21,15).

francesco-e-il-sultanoAnche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: «Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa». Ma il Soldano, a lui: «Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede» (egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).

E il Santo a lui: «Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti» (1Cor 1,24; Gv 17,3 e 4,42).

Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.

Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza dell’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.

Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

Articolo originale su Romagiornale.it

Cardinale Sarah: esce in Francia il nuovo libro “La forza del silenzio”

cardinalesarahDopo lo straordinario successo del libro-intervista Dieu ou Rien (“Dio o niente”) il cardinale guieano Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, torna in libreria con un nuovo saggio intitolato La force du silence. Contre la dictature du bruit (“La forza del silenzio. Contro la dittatura del rumore”), pubblicato a Parigi dall’editore Fayard.

Il primo libro del cardinale Sarah Dieu ou rien (“Dio o niente”, Cantagalli 2015), è stato pubblicato nel febbraio del 2015 diventando inaspettatamente un best seller internazionale: 350 mila copie vendute, tradotto in 14 lingue, il libro ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. Ad intervistare il cardinale è stato il giornalista francese Nicolas Diat, autore di una biografia di Benedetto XVI intitolata “L’homme qui ne voulait pas être pape. Histoire secrète d’un regne” (Albin Michel 2014).

Nato in Guinea nel 1945, Robert Sarah è stato ordinato sacerdote nel 1969 e nominato vescovo nel 1979 (a 34 anni, fu all’epoca il più giovane vescovo del mondo). Giovanni Paolo II (che lo soprannominò “il vescovo bambino”) lo convocò in Vaticano nel 2001 dove è stato collaboratore di fiducia di tre papi: oltre che del papa polacco, anche di Benedetto XVI e oggi di Francesco che lo ha posto a capo della Congregazione per la Sacra Liturgia.

La forza del silenzio è destinato a diventare non solo un best seller, un nuovo “caso editoriale”, ma anche un classico della spiritualità contemporanea. Il saggio (375 pagine nell’edizione francese) è il frutto di nuove conversazioni tra il cardinale africano e il giornalista francese ed è suddiviso in cinque grandi capitoli; le risposte del cardinale Sarah sono numerate in modo da offrire al lettore 365 “pensieri” da leggere e meditare anche separatamente dal contesto dell’intervista.

Parlare del silenzio in un mondo dominato dal chiasso e dal frastuono è una vera sfida, una follia, perché “le potenze mondane che cercano di plasmare l’uomo moderno escludono metodologicamente il silenzio”. Indagare sul silenzio vuol dire avvicinarsi inevitabilmente al mistero di Dio e alla sua presenza silenziosa nella storia. Consapevole di questo, nella postfazione, il cardinale afferma con sincerità: “Devo umilmente riconoscere che ho balbettato di fronte a un così grande mistero. Chi potrebbe parlare del silenzio, e soprattutto di Dio, in una forma adeguata?“. Pertanto, continua il cardinale, “possiamo tentare di parlare di Dio, solo a partire dalla nostra propria esperienza di silenzio. Perché Dio è avvolto nel silenzio e si rivela nel silenzio interiore del nostro cuore“.

force du silenceE’ in questa prospettiva che, rispondendo alle domande di Nicholas Diat, Robert Sarah indica nel silenzio e nella solitudine – interiore ed esteriore – una via privilegiata per accedere alle grazie divine e all’amicizia con Dio. In un mondo governato dal rumore e dal caos “è necessario uscire dal tumulto interiore per trovare Dio” perché “la voce di Dio è silenziosa” così come la sua presenza nel mondo. Molte le citazioni bibliche e dei Padri della Chiesa come anche i riferimenti ai classici e ai maestri della spiritualità occidentale ed orientale, dall’Imitazione di Cristo ai mistici come Giovanni della Croce, Teresa di Gesù e Teresa di Lisieux ma anche père  Jérôme, père Marie-Eugène, Teresa di Calcutta e Thomas Merton, per citarne alcuni.

Si tratta di una riflessione profonda e argomentata su un tema tanto lontano dalla sensibilità del mondo contemporaneo quanto urgente. L’uomo ha smarrito il senso del silenzio, non solo nell’ambito religioso ma anche in quello sociale! Il silenzio non ha più diritto di cittadinanza nella società perché “la post-modernità opera un’aggressione permanente contro il silenzio divino”. Anche “nelle stesse scuole è sparito il silenzio. E come poter studiare in mezzo al rumore? Come poter leggere in mezzo al rumore?”. Chi può aiutare l’uomo a tacere mentre “il suo cellulare squilla in continuazione e le sue dita sono sempre occupate ad inviare messaggi?”

Lo scopo del libro – afferma il cardinale – è “mostrare che il silenzio è uno dei mezzi principali che ci permettono di entrare nello spirito della preghiera. Il silenzio ci dispone a stabilire relazioni vitali e continue con Dio”. Un luogo teologico privilegiato dunque, il luogo di incontro tra l’anima e Dio perché: “Il primo linguaggio di Dio è il silenzio”. Preghiera e silenzio sono dunque due realtà inseparabili tant’è che – afferma con ironia il cardinale – “è difficile trovare una persona pia che, allo stesso tempo, parli molto” mentre “chi possiede lo spirito di preghiera ama il silenzio”, è per questo che “tutti i santi hanno amato ardentemente il silenzio” mentre “molti peccati sono dovuti alle chiacchiere” e “molte anime si perderanno nel giudizio finale perché non hanno tenuto a bada la loro lingua”.

Si tratta di un tema affrontato recentemente da papa Francesco nella Costituzione Apostolica Vultum Dei Quaerere sulla vita monastica femminile: Il silenzio è vuoto di sé stessi per fare spazio all’accoglienza; nel rumore interiore non si può ricevere niente e nessuno. La vostra vita integralmente contemplativa richiede «tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare» Dio e il grido dell’umanità“.

Il libro è dedicato a papa Benedetto XVI “grande amico di Dio e maestro di silenzio e di preghiera”, al cardinale Tchidimbo che fu vescovo di Conakry (Guinea) e vittima di una “sanguinosa dittatura” e infine a “tutti i monaci certosini sconosciuti che cercano Dio da più di mille anni”.

forza-del-silenzioE proprio a questi monaci, uomini che hanno scelto di abbracciare una vita solitaria e silenziosa per mettersi all’ascolto di Dio, che è dedicata l’apertura e la chiusura di questo percorso letterario e spirituale sul silenzio. Tutto parte infatti un incontro: l’incontro – avvenuto nel 2014 nell’abazia di Lagrasse – tra il cardinale Sarah e frère Vincent-Marie un giovane monaco certosino costretto all’immobilità da una terribile malattia, la sclerosi a placche. Quella tra il cardinale e il monaco (incapace di parlare) fu “un’amicizia nata nel silenzio, cresciuta nel silenzio, che continua ad esistere nel silenzio”. Il 10 aprile 2016, dopo un lungo calvario di dolore e preghiera, il monaco rese l’anima a Dio. Il libro “La forza del silenzio – afferma Diat – non sarebbe mai esistito senza frère Vincent”.

Senza l’incontro e l’amicizia con frère Vincent non sarebbe stato possibile neanche un’altro incontro, col quale si chiude il libro. Il quinto capitolo, intitolato “Come un grido nel deserto”, è riservato a una preziosa conversazione con Dom Dysmas de Lassus, priore generale dell’ordine dei Certosini. Eletto nel novembre del 2014 come 74º successore di San Bruno, dom Dysmas è entrato a vent’anni nella Grande Chartreuse (casa madre dell’ordine, fondata nel 1084 da san Bruno sulle Alpi francesi) e da quella certosa non è mai più uscito.  E’ proprio in questo luogo benedetto da Dio che nel 2005 Philip Gröning ha girato il film “Il grande silenzio“.

E’ qui, nella quiete della certosa più importante e solenne del mondo, che si chiude questo eloquente elogio del silenzio. Un libro che ci interroga sulla nostra vita spirituale e sulla nostra incapacità di fare silenzio attorno e dentro di noi, per ascoltare la voce di Dio che vuole parlare al nostro cuore nel silenzio della nostra coscienza.

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale su Aleteia.org

 

Per approfondire:

Grande Chartreuse

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: