Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Musulmani in chiesa? Riflessioni tragicomiche e religiosamente scorrette


IMG_20160801_002155Ha suscitato quantomeno stupore la bizzarra idea di accogliere dei musulmani domenica a Messa in segno di solidarietà. La proposta è arrivata dagli Imam francesi ed è stata accolta da stupefacente plauso dei vescovi della chiesa francese e di quella italiana che si è subito accodata all’iniziativa. Inutile dirlo, i giornali italiani ne sono stati, a dir poco, entusiasti (La Stampa mostra una clamorosa e commovente eccitazione che manco l’uomo sulla Luna!).

La notizia non ha sollevato solo stupore ma anche sdegno di alcuni e l’ironia di altri. Sulle pagine de Il Foglio, uno sdegnato Camillo Langone – giornalista cattolico esponente di spicco di quella da lui de finita la “destra divina” – ha annunciato che in caso dovesse trovarsi a sedere a Messa accanto a un infedele, metterà in pratica le parole di Gesù: scuoterà la polvere dei suoi mocassini e lascerà la celebrazione multietnica (leggi: musulmani a messa? No grazie!). Dal canto suo, il vaticanista della Rai Aldo Maria Valli ha ringraziato i musulmani che coerentemente hanno deciso di non andare a Messa questa domenica.

Indignato anche lo staff de La Bussola Quotidiana giornale ostinatamente arroccato su posizioni cattoliche e restio all’idea di creare una nuova religione umanitaria e pacifista frutto del compromesso su un minimo-comun-demoninatore tra i grandi monoteismi. Qui il prof. Antonio Livi parla un “atto insensato” e di “empia profanazione” di un luogo santo mentre per il domenicano Giorgio Carbone si tratta di un gesto “vacuo e inefficiente” che rischia di diventare un “teatrino” e che non tiene conto del carattere sacro dell’Eucaristia. Un “gesto ipocrita” secondo l’Imam di Lecce.

Ad altri invece l’idea è piaciuta molto ma a condizione che si installino dei metal detector sul sagrato e si rafforzi la sicurezza: non sia che approfittando della straordinaria apertura entrino in chiesa anche dei depressi o disadattati sociali che, come ci hanno insegnato in televisione, sono capaci delle peggiori stragi. Difatti secondo la stampa e i governi il filo rosso che unisce tutti gli attentati che hanno insanguinato l’Europa è la “follia” provocata dal disagio sociale: è tutta gente turbata psicologicamente, precari, poveri, separati, vittime del bullismo, esclusi e poco integrati.

fatimaA questo punto non si capisce bene perché siano i poveri musulmani a dover mostrare solidarietà, cosa c’entrano loro? Dopo la carneficina di Nizza, il Corriere della Sera fece notare – con tanto di foto in prima pagina – che la prima (occhio “la prima”!) a venir falciata dal camion del matto fu proprio Fatima, una musulmana. Dunque il folle autista delle Promenade la investì simbolicamente per far capire che ce l’aveva col mondo intero, che non era un problema di religione (per questo è probabile che abbia evitato di colpire per primo qualche cattolico, una destrezza straordinaria per evitare fraintendimenti). Così stanno le cose secondo il giornale nazionale.

Ora, che i musulmani con grande spirito di umiltà decidano di addossarsi le colpe degli altri mostrando solidarietà per le stragi compiute dai pazzi è cosa lodevole, ma non sarebbe meglio aprire le chiese ai depressi? In mancanza di “manicomi”, potrebbero organizzare delle fiaccolate in Chiesa i reparti di igiene mentale degli ospedali o i centri sociali. Ma forse a questo punto sarebbe troppo pericoloso per i sacerdoti e i fedeli. Il rischio terrorismo sarebbe a livelli esageratamente alti con dei disadattati depressi in chiesa.

IMG_20160726_081257Si potrebbe obiettare che le nostre parrocchie sono già strapiene di depressi. Basterebbe entrare in una chiesa durante una qualsiasi Eucaristia e fissare i volti e le espressioni dei fedeli in uno dei momenti di maggiore tensione liturgica e di giubilo festoso: il canto del Santo, oppure durante il canto del Gloria. I musi lunghi e le labbra serrate evidenziano sintomi di disagio esistenziale e sociale anche tra i fedeli cattolici. Certo i nostri correligionari depressi non si fanno saltare in aria nel nome degli dei degli altri o a falciare o sgozzare le persone che pregano o camminano… Ma siamo già abbastanza tristi perché vengano a far dimostrazione di solidarietà i depressi a nome degli omicidi!

Ad ogni modo qualcuno replica che con la trovata di accogliere a Messa i seguaci di Maometto abbiamo finalmente trovato il modo di riempire le nostre parrocchie, troppo grandi e troppo vuote. In più ci sarebbero altri aspetti positivi:

  1. Tornano le donne col capo velato a Messa, una tradizione ormai in disuso nella Chiesa cattolica ma d’obbligo sino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Sentiremo l’ebrezza della tradizione!
  2. I musulmani ci diranno finalmente da che parte stanno girate le nostre Chiesa: loro hanno un grande senso dell’orientamento dovendo pregare verso La Mecca. Anche nella chiesa antica si pregava ad orientem, ma oggi i cristiani non sappiamo da che parte sta l’EST durante la messa… finalmente potremo scoprirlo e “orientarci”…
  3. Finalmente avremo anche dei bambini e ragazzi in Chiesa, visto che l’Italia è medaglia d’argento come paese con meno figli al mondo dopo il Giappone (guarda la statistica!) – e dei pochi figli che abbiamo, pochissimi hanno fede – mentre i paesi islamici figliano che è una meraviglia, come direbbe Papa Francesco… “come conigli”!
  4. In fine, un’altro grande pregio: avremo più visibilità! Coi musulmani in Chiesa ogni domenica tutti i giornali parleranno – ob torto collo – delle Messe parrocchiali con servizi, scoop, testimonianze, ecc… Un successo mediatico assicurato!
  5. Un ultima cosa positiva (ma per i musulmani) la trovata risolverebbe il problema della mancanza di moschee sul nostro territorio e tutti i problemi ad essa connessi (finanziamenti delle Petromonarchie, l’opposizione de La Lega, il tifo – a favore delle nuove costruzioni – della rivista Jesus e altre amenità correlate…).

Insomma, degli aspetti positivi potremmo trovarli ma dobbiamo essere disposti a cambiare le nostre antiche tradizioni che vogliono le cose santi ai santi ossia: la comunione (delle cose sante) è per i fedeli (santi) e non per “tutti”. Basta leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica (esiste ancora!) al numero 948:

« Sancta sanctis! » – le cose sante ai santi – viene proclamato dal celebrante nella maggior parte delle liturgie orientali, al momento dell’elevazione dei santi Doni, prima della distribuzione della Comunione. I fedeli (sancti) vengono nutriti del Corpo e del Sangue di Cristo (sancta) per crescere nella comunione dello Spirito Santo e comunicarla al mondo.

Qualcuno ha fatto notare – quale eroico coraggio! – che in Sinagoga siamo costretti a mettere la Kippà e in Moschea a toglierci le scarpe, ma da noi – pur di far entrare qualcuno a Messa – facciamo passare tutto (anche le minigonne inguinali che lasciano poco spazio al “mistero” rivelandolo anzitempo) e ai musulmani non facciamo neanche togliere il cappellino (amerikano) mentre gli diamo il pane-di-comunione.

Per fortuna ancora nessuno ha ancora citato il libro del profeta Daniele quando parla de “l’abominio della desolazione dentro il Santuario di Dio”. Tesi apocalittiche che lo stesso Gesù Cristo ebbe il coraggio di citare (Mc 13,14): “Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti”.

gmg romaI musulmani il concetto di “profanazione” lo capiscono meglio di noi, infatti alcuni animali non possono entrare nella loro moschea perché “impuri”. E’ brutto che si scherzi con questa cosa, lo hanno fatto ma non è rispettoso! E non vorrei lo facessero con le nostre chiese anche se a molti parrocchiani non importerebbe nulla: “problemi del sacrestano che deve pulì”!

Al momento comunque non si parla ancora di permettere ai musulmani di accedere alla comunione (si sta parlando seriamente dell’inter-comunione coi protestanti e già il Papa ha dimostrato aperture inaspettate e ancora se ne parlerà in Svezia per la “festa” dello Scisma) ma sui giornali girano foto di preti (cattolici) italiani che distribuiscono delle focacce ai fedeli musulmani durante Messa. A me (che da fastidio che i bimbi piccoli abbiano il biscotto durante la comunione perché, capricciosi, vogliono mangiare anche loro qualcosa) la cosa non mi entusiasma e penso che la pagnotta era meglio condividerla fuori, e magari anche qualcosa di più succulento. Inoltre nel vedere quelle foto i giornalisti dei giornaloni nazionali (che sono oltremodo ignoranti nelle cose di Dio e della Chiesa) potrebbero pensare che diamo la comunione a tutti (non solo ai divorziati, agli abortisti e ai transessuali in lotta aperta contro la chiesa)!

Screenshot_2016-07-31-23-38-03Una cosa alla volta: per la comunione ai maomettani aspettiamo, per ora gli concediamo la “predica”. Sì perché altre foto mostrano un imam (uguale al sultano dell’IS, che non centra nulla ma, giuro era vestito uguale) che parla al microfono e la didascalia: “Vi spieghiamo il vero islam”. Ecco dunque che in attesa della Comunione, gli diamo l’omelia, durante la quale possono spiegarci i principi dell’Islam (moderato e pacifico, anzi, pacifista).

Comunione no (non ancora), predica sì, ma anche lettura della Parola di (un altro) dio! A Roma infatti si è perfino concesso a un Imam di recitare dei versetti del Corano dall’ambone! È successo nel cuore di Roma, nella Basilica di Santa Maria a Trastevere, storica roccaforte della Comunità di Sant’Egidio di Riccardi e Paglia campioni del dialogo interreligioso e del multiculturalismo. Chissà se l’Imam ha avuto il coraggio di aprire il testo “a caso” (come faceva s. Francesco col Vangelo) o se l’ha ritenuto eccessivamente pericoloso e ha preferito scegliere dei versetti pacifici e innocui.

Un “mondo sottosopra”, accusa il giornalista Magister, dove “cattolici uccidono le suocere e i musulmani vanno a messa”. Ditemi voi chi sono i buoni!

Dicono infatti che ci sono terroristi omicidi in tutte le religioni: è la proverbiale “violenza cattolica” che uccide fidanzate e suocere; si è detto che è lo stesso uccidere con la lingua o col coltello… Ditelo a padre Jacques: se fosse stato ucciso con la lingua, a quest’ora starebbe a dir messa e non sotto terra senza testa.

A me (che mi ostino ad essere mediamente razionale) sembra che sia meglio uccidere con la lingua, non che faccia bene a nessuno ma permette di vivere ancora qualche anno in santa pace. Se proprio devo dirla tutta, preferirei venir ferito da un colpo di lingua, da una chiacchierata violenta. Per il martirio non siamo pronti, al momento il massimo dell’eroicità di cui siamo capaci in occidente è di sfidare dogmi e tradizioni per creare “macedonie” liturgiche. Bel coraggio!

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