Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Leopoldo Lopez dal carcere venezolano: Lettera a tutti i democratici del mondo


leopoldo lopez carcel Leopoldo López, è il leader di Voluntad Popular partito d’opposizione al regime di Nicolás Maduro, un regime che sta portando il paese allo sfascio economico, piegando il popolo con continue restrizioni alle libertà individuali e riducendo la popolazione alla fame. Un regime dittatoriale in perfetto stile sovietico ma che paradossalmente fiorisce in pieno XXI secolo, nell’era delle libertà e dei diritti! Leopoldo è recluso in isolamento dal 2014 nel carcere militare di Ramo Verde a Caracas, condannato a 13 anni e nove mesi di galera per aver preso parte alle manifestazioni popolari contro il Governo socialista. Le accuse sono pesanti: dopo un processo sommario (leggi qui) López è stato ritenuto colpevole di istigazione pubblica, danneggiamenti, incendio doloso e associazione a delinquere. Un caso politico che ha ottenuto ormai una risonanza  internazionale grazie anche all’attivismo della moglie Lilián Tintori che, attraverso i social networks (gestisce su Twitter gli account @liliantintori e @LeopoldoLopez) e i mass media, denuncia l’ingiusta reclusione e le violenze subite dal marito e padre dei suoi due figli. Leopoldo e Liliana, così come molti cittadini venezuelani, non si stancano di denunciare le violenze perpetuate dal regime, come recita il motto di López “el que se cansa, pierde” (chi si stanca è perduto).

In questi giorni in cui è in atto una raccolta di firme per chiedere un Referendum che deponga il presidente Maduro, Leopoldo López ha scritto una lettera ai suoi concittadini incoraggiandoli a firmare e “a tutti i democratici del mondo” al fine di “mostrare alla comunità internazionale la vera natura del regime che governa il Venezuela”, un regime ideato e fondato dal compianto Hugo Chavez.

Più di mille e duecento giuristi di tutto il mondo hanno chiesto la liberazione di López e dei tanti prigionieri politici (ad oggi un centinaio) reclusi nelle carceri militari del Venezuela. Il documento – firmato, tra gli altri, dall’ex ministro di giustizia spagnolo Alberto Ruiz Gallardón e da due ex presidenti del consiglio spagnoli – parla di una detenzione e condanna ingiuste, e denuncia che durante il processo fatto a Leopoldo López all’imputato mancavano le “più elementari garanzie di difesa”. La denuncia dei giuristi punta il dito contro il governo socialista che ha “corrotto lo stato di diritto”. Intanto il paese è in ginocchio per la mancanza di beni di prima necessità – dalla carta igienica al latte – e per il collasso sanitario che sta mietendo vittime ogni giorno (introvabili medicinali di primo soccorso e tasso di mortalità infantile centuplicato).

La giornalista italo-venezuelana Marinellys Tremamunno ha recentemente denunciato, sulle pagine de La Nuova Bussola Quotidiana, ciò che succede nell’oscurità de “La Tumba” (sì, proprio “la tomba”): un ex bunker di una banca adattato a prigione dove i dissidenti e avversari politici vengono castigati con torture psicologiche e sevizie fisiche dal regime di Maduro, proprio nel cuore di Caracas a cinque piani sotto terra. (Leggi anche “I torturati venezuelani che l’Italia non vede” di M. Tremamunno)

Una domanda sorge spontanea di fronte a un tale panorama: dove sono i “democratici” e i paladini delle libertà individuali?

Segue la traduzione in italiano della lettera di Leopoldo López.

***

Lettera a tutti i democratici (di Leopoldo López).

Tempo. Il tempo è il principale nemico da vincere in carcere.

Condivido questa riflessione perché in varie occasioni mi è stato chiesto quali fossero le mie aspettative di libertà e ho sempre risposto seguendo i consigli del cardinale Van Thuan: non ho stabilito scadenze. Questo cardinale vietnamita fu imprigionato per 13 anni il 15 agosto del 1975, quando, con inganno venne convocato al Palazzo Presidenziale e accusato di aver preso parte a “un complotto del Vaticano e degli imperialisti per organizzare una lotta contro il regime comunista”. Più tardi pubblicherà delle riflessioni dove racconterà che la principale frustrazione del carcerato è pensare tutti i giorni che tornerà in libertà il prima possibile; non vedendo realizzata questa aspirazione a breve termine, il carcerato soffre giornalmente una delusione. A fronte di questa realtà, il cardinale racconta come ottenne forza e stabilità da un lato nella sua relazione con Dio e dall’altro nel vivere al massimo il giorno-per-giorno, approfittando il tempo per formarsi e prepararsi ancora di più.

leopoldo-lopez-verde-caracasSo che tornerò in libertà, non ne dubito, e so che quando succederà sarò più forte nell’anima, nella mente e nel corpo. So che ne uscirò rafforzato e senza rancori per continuare a combattere per le stesse cause per cui ho sempre combattuto, per le quali continuerò a lottare finché sarò in vita, e per le quali sono stato rinchiuso: il benessere e la prosperità del nostro popolo, la difesa della democrazia e la libertà dei venezuelani.

Ma se dal punto di vista personale queste lezioni mi sono servite per affrontare la mia ingiusta condanna, non mi servono invece per calmare l’angoscia che vivo di fronte alla situazione che sta affrontando il mio paese. Al Venezuela e ai venezuelani sta scadendo il tempo.

La crisi che sta vivendo il Venezuela è una crisi di sistema. Non c’è ambito della vita pubblica o privata immune da questa terribile situazione. Nel campo sociale il nostro popolo sta soffrendo la mancanza di beni di prima necessità come cibo e medicine, questo ha provocato che siano sempre più le famiglie venezuelane che mangiano meno di due volte al giorno così come la morte di molte persone che non sono riuscite a trovare o a permettersi le medicine necessarie per combattere anche gli stati di salute più basilari come l’ipertensione arteriosa. Dal punto di vista economico il nostro paese soffre un processo di iperinflazione che incide drammaticamente sul potere d’acquisto della nostra moneta, cosa che danneggia principalmente i più poveri. Nel campo politico è avanzata la persecuzione contro l’opposizione attraverso la manipolazione del potere; ciò si traduce in centinaia di prigionieri politici rinchiusi nelle carceri militari, in torture e trattamenti denigranti da parte delle autorità nazionali verso coloro che esercitano il loro diritto costituzionale alla protesta, e perfino allo scioglimento delle manifestazioni pubbliche con l’utilizzo di armamenti bellici com’è successo, appena due giorni fa, a Cariaco, un piccolo paese dell’oriente venezuelano.

Leopoldo con la sua famiglia

Leopoldo con la sua famiglia

Questa crisi generale ha un responsabile ben definito: un regime dittatoriale che, ostinatamente e irresponsabilmente, si afferra al potere e che ha deciso di negare al popolo venezuelano – percorrendo ogni via possibile – il diritto di manifestare ed esprimere col suffragio universale, diretto e segreto, il cambiamento così tanto desiderato da tutti.

L’opposizione democratica in Venezuela si è imposta il dovere di denunciare la natura anti-democratica del governo del nostro paese. Non è stato un compito facile mostrare alla comunità internazionale la vera natura del regime che governa il Venezuela e il pericolo che rappresenta per tutti i popoli liberi e democratici d’America la sola esistenza e la vergognosa tolleranza di una nuova dittatura nel nostro Continente.

Per molto tempo il governo venezuelano ha approfittato senza scrupoli dell’immensa quantità di risorse economiche arrivate nel nostro paese grazie alla vendita del petrolio, per ottenere il favore politico attraverso l’esasperazione del populismo elettorale in politica interna e per guadagnare influenza politica e ripulire la sua immagine autoritaria verso l’esterno. E tutto questo mentre avanzavamo a passo celere verso una crisi politica, economica e sociale del tutto prevedibile che nuoce principalmente al popolo venezuelano.

LeopoldoLopez2Tuttavia, oggi sono più che mai evidenti le prove che indicano il degrado del nostro sistema politico, la perdita delle nostre libertà e l’alterazione dell’ordine democratico avvenuto negli ultimi 17 anni.

Di fronte a questo scenario, è necessaria l’unione di tutte le forze democratiche, dentro e fuori il Venezuela, attorno a un comune obbiettivo: la fondazione, il sostegno e la difesa di governi che promuovano la libertà e il rispetto al di sopra di ogni altra cosa.

Fratelli di tutto il mondo, ma specialmente del continente Americano, domani 23 giugno abbiamo bisogno della vostra solidarietà. Solidarietà con Venezuela, solidarietà con la democrazia. Fin da ora celebriamo che si siano realizzate diverse sezioni per discutere sul caso venezuelano e sull’applicazione della Carta Democratica: il solo fatto che se ne discuta smentisce il vergognoso argomento del governo venezuelano che continua a ripetere nelle diverse istanze internazionali che in Venezuela esiste una “normalità democratica”.

Allo stesso modo il governo venezuelano sostiene ora che non sia necessaria la Carta Democratica perché frenerebbe un processo di dialogo così necessario nel nostro paese. La Tavola per l’Unità Democratica (Mesa de la Unidad Democrática – MUD) sostiene tutto il contrario. La Carta Democratica permetterebbe che quel dialogo, che oggi non esiste in Venezuela, possa in primo luogo avvenire e, in fine, possa essere efficiente disponendo di un’agenda e di precise scadenze.

leopoldolopezLa Tavola di Unità Democratica in Venezuela ha manifestato la sua volontà di ricostruire e riconciliare il paese ed ha espresso il desiderio che il dialogo sviluppi soluzioni reali e concrete per i venezuelani; le nostre richieste per un dialogo fecondo, non sono altro che il frutto del rispetto verso i diritti umani e la Costituzione, attraverso l’apertura di un corridoio umanitario che permetta l’ingresso di ogni tipo di aiuto in cibo e medicine per i venezuelani, la liberazione dei prigionieri politici e l’indizione di un referendum abrogativo. Possiamo dialogare e trovare punti di incontro sulle tematiche fondamentali come la ricostruzione economica e la sicurezza del nostro paese, ma credo che tutti possano  capire che i diritti umani e l’osservanza della costituzione non sono soggetti a negoziati.

Nessun dialogo può venire sovrapposto al diritto costituzionale che ha il nostro popolo a un Referendum Abrogativo a Nicolás Maduro in questo anno 2016. Vi invito a leggere gli articoli 72 e 233 della nostra Costituzione dove potrete costatare la legittimità della nostra richiesta.

Oggi, noi venezuelani, combattiamo in modo pacifico e costituzionale contro una dittatura che si approfitta di chi, per timore o semplicemente per ignoranza, non conosce la Costituzione. Una dittatura nuova, adattata ai tempi nuovi, ma con la medesima essenza assassina e profanatrice dei diritti umani delle dittature precedenti. Una dittatura che, per il bene del nostro futuro e di quello dei nostri figli, merita di venire sconfitta… Una dittatura che ci impone un momento di decisione, perché come disse una volta il premio Nobel per la pace Desmond Tutu, “Se scegli di essere neutrale in situazioni di ingiustizia, hai scelto il lato dell’oppressore“.

I venezuelani non ci stancheremo di combattere. Siamo convinti che Venezuela supererà questa situazione, che potremo tirarla fuori dal disastro a cui oggi è sottoposta. Io sono ottimista e il mio ottimismo si nutre della fede nel popolo venezuelano e nella sua infinita sete di libertà. L’aspirazione alla libertà da parte di questo popolo è una forza superiore ad ogni avversità, va al di là del “qui e ora” e ci permette di sognare e progettare un paese con migliori condizioni di vita per milioni di connazionali.

Leopoldo López

Carcere Militare di Ramo Verde

Versione originale in spagnolo sul sito di Leopoldo López.

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