Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Nuovi paradigmi di felicità. La famiglia perfetta? E’ quella omosessuale


vendolaC’era una volta… una casetta in Canadá. Per la precisione, a Montreal, nel ridente quartiere “Petite Italie”. Una deliziosa villetta “piena di grazia italiana” in una città dove ora si costruiscono solo appartamenti; un gioiellino di famiglia decorato in perfetto stile italiano, con “mobili di legno chiaro, profumi buoni, grande pulizia, niente ninnoli, un tavolo trasformato in fasciatoio, due altoparlanti che diffondono musica classica e lirica”. In giardino un piccolo orto botanico rigorosamente privo di erbacce, che garantisce cibo sano alla famiglia. Qui, in questo, contesto idilliaco quasi-utopico (vengono in mente gli impeccabili soggiorni di Ikea!), una famiglia si è rifugiata fuggendo dall’Italia dove per loro sarebbe stato impossibile vivere felici. Son fuggiti, come si dirà, per il bene del figlio e al fine di tutelare i suoi diritti.

Insomma, Nichi Vendola e il compagno Ed Testa hanno finalmente raggiunto un degno livello di felicità rifugiandosi nell’America delle libertà e delle opportunità, dove son riusciti ad avere un figlio e una deliziosa villetta, un “dolce paesaggio rassicurante”.

Sul quotidiano più famoso d’Italia, organo ufficiale della cultura di sinistra e cioè mainstream culturale e politico nostrano (il pulpito da dove sia papa Francesco che Renzi parlano agli italiani, per intenderci), sul quotidiano Repubblica, dicevamo, compare in prima pagina un articolone firmato Francesco Merlo, sulla vicenda di Ed e Nichi che aprono le porte della loro abitazione per raccontare il loro momento magico dopo l’arrivo del figlio Tobia.

larepubblicaNon è nessuna novità che il giornale si schieri in maniera palese a favore dei matrimoni e delle adozioni omosessuali. Sappiamo che La Repubblica sostiene senza mezzi termini ogni evento e manifestazione (come ad esempio il Gay Village), ogni iniziativa e ogni istanza del mondo gay e che sposa in toto l’ideologia LGBT. Anche su questioni quantomeno discutibili che infiammano il dibattito sociale, culturale e politico come l’adozione a famiglie omosessuali e la pratica dell’utero in affitto (detta in modo edulcorato “maternità surrogata”) il giornale si schiera a favore della comunità LGBT attraverso iniziative editoriali, inchieste e articoli che mirano a denigrare le posizioni contrarie segnalandole come fasciste, bigotte e reazionarie, lasciando poco spazio al contraddittorio (in ogni caso considerandola una posizione “esterna” ospitata per gentilezza).

Bisogna dunque dimenticare l’imparzialità dell’informazione pubblica e tenere a mente questi presupposti per comprendere come mai spesso e volentieri La Repubblica sostenga in maniera così evidente le cause della minoranza gay. E’ così che l’articolo di Merlo su Vendola diventa un manifesto estetico della famiglia omosessuale che ci fa sentire a tutti un po’ meno buoni e meno felici. Non che noi ci sentiamo cattivi o infelici o che il matrimonio omosessuale ci tolga qualcosa, ma lo standard di felicità e di immacolata bontà proposto e incarnato nella coppia gay Vendola-Testa, per noi comuni cittadini, esseri umani eterosessuali, è lontana anni luce.

A noi che viviamo ancora in Italia, che abitiamo in normali appartamenti e non in villini dai mattoni rossi, che non possediamo orti domestici, né ambienti inondati da buoni profumi di legno chiaro né filodiffusione che ci delizi con musica lirica e classica; a noi che ancora generiamo figli tramite l’antica tecnica del rapporto sessuale tra uomo e donna e – soprattutto – a noi che non vediamo di buon occhio la pratica dell’utero in affitto, leggendo questa storia ci affligge un senso di pesantezza pensando alle nostre case semplici, alla polvere, ai piatti da lavare, al rumore, al traffico, alla stanchezza e alle incomprensioni che condiscono le nostre – spesso caotiche – giornate familiari.

In questo senso, l’articolo ha raggiunto il suo scopo: quello di dimostrare, non solo la bontà, ma la superiorità estetica e morale di questi due personaggi costretti alla fuga per realizzare i loro sogni. Una questione culturale ma soprattutto politica che offre un assist al governo più che mai deciso a concludere l’iter iniziato con la legge Cirinnà sulle unioni civili con l’approvazione di una legge sulle adozioni omosessuali (incarico dato alla “superministra” Boschi) e sul cosiddetto “reato di omofobia” (ddl Scalfarotto ora tornata in voga con tempismo e sciacallaggio dopo l’attentato di Orlando). Fatto sta che l’articolo su Repubblica è nella sezione Politica.

“Fuggiti in Canada per garantire futuro e diritti a nostro figlio Tobia” è il sottotitolo ad effetto che deve farci riflettere seriamente. Sì, perché mentre l’opposizione alle adozioni gay si basa sulla necessità di tutelare il diritto dei bambini ad avere una mamma ed un papà, qui ci viene annunciato l’esatto contrario: cioè che proprio per tutelare i diritti dei bambini è necessaria una legge che preveda la libera adozioni di figli da parte di coppie omosessuali. Tutto il contrario! Già dal titolo, dunque, l’articolo assume un carattere pedagogico, illuminato ed illuminante, che vuole aiutarci ad uscire dal nostro stato di minorità culturale e ad aprire la mente ottusa e il cuore duro verso gli orizzonti più ampi dell’amore senza barriere. Ideologia allo stato brado.

L’intervistato Vendola afferma senza mezzi termini che non vuole fare del figlio una “bandiera” per la sua battaglia, ma il servizio ha proprio questo scopo: dimostrare la bellezza e la bontà dell’ omofamiglia attraverso la storia del piccolo Tobia, una storia dalla quale abbiamo molto da imparare.

Tutto il testo si basa sull’opposizione tra il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il pacifico e il violento. Ovviamente è l’Italia e la mentalità tradizionale che ancora (per poco) la caratterizza ad essere dipinta come brutta, cattiva e violenta. Mentre al di là dell’Oceano c’è un nuovo mondo bello, buono e pacifico. In California infatti “la legge consente di scrivere quello che vuoi” all’anagrafe. Quello che vuoi! Mentre in Italia devi scrivere invece le cose come stanno, non come le vuoi. L’Italia, terra violenta ed inospitale da cui la nuova famiglia è stata costretta a fuggire per tutelare il figlio e dove forse tornerà sapendo già di trovare ostilità appena arrivati all’aeroporto (dice Vendola: torneremo ma “non permetterò che il mondo gli diventi ostile appena tenterà di entrarvi”). Difatti la mamma di Nichi, prima di morire, lo aveva avvisato: “Non permettere che vi facciano del male”! Durante l’intervista “Nichi ha un crisi di rabbia parlando dell’Italia”. E ricordando il tempo della gestazione di Tobia, Nichi coglie l’occasione denunciare “il rimbombo delle volgarità che” gli si rovesciavano addosso dall’Italia! “C’è qualcosa di storto nel mio Paese che mi ha fatto piangere di dolore”, una “bestialità razzista e omofoba” che vieta la felicità ad alcuni cittadini; un paese viziato da “pulsioni omofobe e stracattolicesimo“! Non si può dire che Nichi faccia una bella pubblicità all’Italia, infatti racconta alla famiglia “donatrice” che nel suo paese si dice che le gestatrici abbiano un demonio nella pancia (sic!) e che credono che lui si compri i bambini! Ma in America – gente sana e comprensiva – ci ridono sopra e si abbracciano forte!

Dipinta così l’Italia – a chi non la conoscesse – potrebbe sembrare la Cambogia di Pol Pot (Ops! era un regime comunista!), l’attuale Korea del Nord (Ops! è una dittatura comunista!) o l’attuale Afganistan o Qatar (Ops! sono paesi musulmani moderati!). Ma descritta in questo modo, è l’Italia – cattolica, stracattolica, e conservatrice, lenta nelle riforme, dal cuore duro e la mente offuscata – il vero lager che priva di libertà il mondo omosessuale.

Fuggiti in America finalmente la “strana famiglia” può dormire sogni tranquilli. “Ed e Nichi chiamano zia la Donatrice; e la nostra Grande Madre è la Portatrice”. Madre nostra e zia, entrambi madri di Tobia? Nessuna delle due madri di Tobia? Zia e Grande Madre che, siccome all’anagrafe californiana puoi “scrivere quello che vuoi”, non risultano poter rivendicare la maternità del piccolo. Così vengono tutelati i suoi diritti.

L’articolo raggiunge toni di altissimo vigore poetico, roba che farebbe vibrare le corde più intime dell’anima anche negli italiani più ostinati e duri di cuore. Vale la pena leggere (con voce calda e dolce) la potenza lirico- sentimentale delle parole del Merlo: “A quattro mani fanno il bagno a Tobia, poi lo cambiano, lo puliscono, gli danno la poppata, lo chiamano con soprannomi da burla, gli cantano la ninna nanna, e ancora: moine, baci, carezze con mani di padre che piacerebbero a Rilke il quale benediceva solo le mani delle madri. Il bimbo ha gli occhi blu, sorride spesso, l’ho sentito piangere poco: ‘Io credo – dice Nichi – che quando piange c’è sempre una ragione, e mi sforzo di capire qual è finché i suoi occhi tondi non si posano, acquietati, su di me’.” Avete capito bene, il bimbo della coppia gay sorride sempre e piange poco!

Nichi ci tiene a ricordare, un po’ infastidito, che il “doppio registro psicologico” (l’amore della mamma e la protezione del papà, per capirci) non dipende mica dal sesso ma è un vecchio stereotipo ormai superato!

Immancabile il riferimento a Papa Francesco, utilizzato (lui sì) come “testimonial” per le battaglie sulla libertà sessuale e civile del mondo LGBT. Un riferimento al Papa è una frecciata secca al cuore dei cattolici – “indietro di duecento anni” diceva qualcuno – ostinati nel osservare tradizioni e magisteri ormai desueti: Ci illustra Nichi: “Dio – ha detto Papa Francesco – è la mamma che canta la ninna nanna al bambino e prende la voce del bambino e si fa piccola come il bambino e parla con il tono del bambino al punto di fare il ridicolo se uno non capisse cosa c’è lì di grande”. Ma non si tratta di ruoli “iscritti nel DNA”, i rapporti familiari si creano con l’esperienza: “per diventare fratello e sorella oggi non basta l’acido desossiribonucleico, bisogna cercarsi e costruirsi”. Non poteva mancare neanche la citazione biblica per giustificare la bontà dell’adozione gay. Nichi si sente infatti un nuovo San Giuseppe: “La fuga che mi somiglia di più è la fuga in Egitto. Anche io come Giuseppe sono padre putativo”.

Non si tratta di egoismo ma di sopravvivenza della specie! “Sia gli eterosessuali, sia per gli omosessuali, sia per i padri sterili e sia per quelli fertili la voglia di avere figli è amore per la vita, il presupposto per la sopravvivenza dell’umanità”. Anzi, l’utero in affitto diventa per Vendola “è la risposta della scienza al bisogno di famiglia, è una difesa della famiglia”. E noi che pensavamo che fosse causa di sfruttamento della donna e dei bambini (leggi qui ad esempio!).

I componenti della “strana famiglia” (un padre biologico canadese, un padre adottivo italiano, una madre-zia-donatrice e una grande-madre – una nonna se tradotto in inglese – portatrice, entrambe americane) hanno stretto legami di mutuo affetto anche se, i due genitori (i maschi) ammettono di essere arrivati tardi in sala operatoria. Eppure avevano calcolato tutto, ma nessuno è perfetto! Poi il bimbo è stato subito tolto alla madre (“non lo ha allattato, ci ha inviato il latte”) per venir consegnato ai ritardatari. I contratti vanno osservati nei dettagli.

Cosa resta alla fine dell’articolo? Una lettura, a dir poco, travisata della realtà. Una famiglia come la famiglia di Nazaret che fugge per salvare il figlio dalla cattiveria umana, per rifugiarsi in un mondo migliore, una realtà piena di grazia (a dir loro, benedetta da papa Francesco). Resta una casetta neanche tanto piccolina in Canadá, ricca di amore e tenerezza che noi neanche ci sogniamo di vivere; un’America dove ognuno è libero fare (e scrivere) quello che vuole. Resta un’Italia ridicola, da buttare, malata di violenza omofoba, che costringe alla fuga i gay, infestata dal cattolicesimo. E poi restiamo noi, cattivi, omofobi, violenti, “stracattolici”, che ci ostiniamo a non piegarci ai nuovi paradigmi di felicità, che ci rifiutiamo di accettare l’aborto, la pedofilia e lo scambio di bambini (per amore o per denaro), che rifiutiamo di dire Je Suis Gay preferendo sembrare insensibili (se non sei dei loro, semplicemente li stai odiando!) piuttosto che sciacalli; noi che ancora ci meravigliamo quando censurano le nostre pagine su Facebook e a reti unificate ci ridicolizzano nella pubblica piazza (reale e mediatica). Ma noi, di certo, non ci piegheremo. E non fuggiremo in America, la vera terra promessa non è esattamente oltreoceano.

Miguel Cuartero Samperi

vendola mirianops. LE REPLICHE. L’articolo ha suscitato non poche polemiche (vedi qui). Vittorio Sgarbi ha denunciato senza mezzi termini “l’amore egoistico, il desiderio di possesso” di “mamma Nichi” verso un bimbo “ridotto a oggetto” e “sostanzialmente rapito” (qui).  Costanza Miriano (foto) ha parlato di “distillato di ideologia” mentre Riccardo Cascioli su La Nuova Bussola Quotidiana ha definito quella di Repubblica “una strategia ben studiata”. Durissima la replica di Mario Giordano, direttore del TG4, che scrive: “Caro Nichi Vendola, scusa se disturbo il tuo quadretto da presepe: ma non ti sembra un po’ esagerato paragonarti a San Giuseppe? Davvero per te la Sacra Famiglia è la rappresentazione di una coppia gay con figlio?“. “Non eri tu il grande difensore degli umili? Dei diseredati? Dei poveri?” eppure – continua Giordano – da quella Italia che disprezzi percepisci una super pensione in giovanissima età (5.618 euro al mese a 58 anni!). “Che ci vuoi fare? A certe tradizioni, evidentemente, sei affezionato anche tu: la famiglia può anche scomparire, il vitalizio no”.

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