Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivi per il mese di “Mag, 2016”

Realismo politico e buon senso. Intervista a Giuseppe Scicchitano (FdI)

  • Cristiani in politica? “Conta l’azione dettata dal realismo politico”
  • Gender nelle scuole: “Un’invasione campo contro il buon senso!”
  • Virginia Raggi? “Assenteista”. E nel campo educativo “Si va verso l’educazione di stato!”
  • Nella sinistra: “relativismo, decadimento dei valori, buonismo”. 
  • Giachetti? Peggio di Marino.

scicchitanofoto2di Miguel Cuartero Samperi

Giuseppe Scicchitano, romano, 30 anni, cattolico praticante, da pochi mesi felicemente sposato con Elisabetta. Da anni è impegnato in politica (“per vocazione”). Ideatore delle Olimpiadi Interreligiose di Roma, Scicchitano è stato eletto 3 anni fa Consigliere nel Secondo Municipio con la lista Cittadini x Roma e ora candidato con Fratelli d’Italia per sostenere la candidatura di Giorgia Meloni a sindaco di Roma.

Lo incontriamo per conoscere meglio il suo profilo e il suo impegno politico in vista delle prossime elezioni del 5 giugno. Ne risulta un’intervista a 360 gradi su alcuni temi caldi della politica italiana: l’impegno dei cattolici, le unioni civili, l’introduzione delle teorie gender nei programmi scolastici e… qualche affondo sugli altri candidati Sindaco per la Capitale. Il programma completo su: www.giuseppescicchitano.it.

– Scicchitano, l’opzione politica come scelta vocazionale?
Decisamente si. In questo campo se non vedi il tuo impegno come una vera e propria missione a cui sei chiamato non vai molto lontano. Le delusioni sono dietro l’angolo, rischi di essere avvicinato a scandali e corruzione, c’è bisogno, come dice Papa Francesco, di IMMISCHIARSI e se non lo fai per soldi o fama lo puoi fare solamente per vocazione.

– Costituzione o Vangelo, dunque?
Bisogna uscire dagli schemi come ha fatto Gesù quando ha spiazzato tutti rispondendo “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Siamo fortunati noi cristiani perché se possibile siamo sempre invitati a seguire le leggi umane (quindi la Costituzione), solamente quando questo va contro la mia coscienza personale, ultimo baluardo decisionale, siamo chiamati a contravvenire. A me personalmente non è ancora mai successo.

– Due persone che la ispirano in questo impegno politico a favore della comunità?
Enrico Mattei e Giorgio La Pira. Il primo perché ha fatto entrare l’Italia fra le nazioni più importanti dal punto di vista commerciale, rompendo gli schemi e andando a trattare direttamente il prezzo del petrolio in paesi in via di sviluppo. Il secondo perché da storico sindaco di Firenze sognava “Lavoro per chi ne manca, casa per chi ne è privo, Assistenza per chi ne necessita, Libertà spirituale e politica per tutti”

– Quali obbiettivi si propone se verrà rieletto come consigliere municipale?
1) SCUOLA: Trasformare i soldi a disposizione per la scuola in voucher secondo il principio di sussidiarietà. Le famiglie si sono stancate di subire cambiamenti, sono in grado di guidare il cambiamento scegliendo (e quindi finanziando) le scuole più efficienti, i corsi migliori.
2) MOBILITÀ: Prendere accordi con ACI ed esperti del settore per individuare i 2-3 interventi capaci di agevolare maggiormente il traffico. Far arrivare almeno al 50% il rapporto fra il numero di parcheggi e le auto in circolazione (ad oggi siamo circa al 33% nel Secondo Municipio)
3) AMBIENTE: Pubblicare contatti dei responsabili di settore di Ama e Servizio Giardini oltre che ai piani settimanali degli interventi in modo che i cittadini sappiano sempre quando e chi contattare quando vede cassonetti fuori zona o alberi pericolanti.

CATTOLICI IN POLITICA, TRA VANGELO E COSTITUZIONE

– Dopo l’approvazione del DDL Cirinnà sulle Unioni Civili da parte di un governo composto da politici che si autodefiniscono “cattolici”, si è quasi completamente persa la fiducia nei cattolici all’interno dei partiti. Anche di fronte all’intenzione del Governo di accelerare su temi sensibili come l’adozione omosessuale, la fecondazione eterologa, la legalizzazione delle droghe “leggere” e il finis vitae o eutanasia.
Non mi interessa più, sinceramente, se un politico sia cristiano. Sono più interessato a valutare la capacità politica di una persona piuttosto che la sua fede (il che rispecchia anche il principio di non giudicare). Infatti spero che come politico mi si valuti per la mia azione politica e non per la mia fede.

– Ma qual’è oggi il ruolo di un cristiano, col suo bagaglio culturale e religioso, all’interno di un partito e cosa può fare di buono?
Oggi i cristiani hanno il peso di dover riportare il BUON SENSO e il realismo in politica. Mi sono trovato spesso a combattere contro chi parlava di: a) “Finanziare con milioni corsi contro il bullismo omofobico” quando il bullismo al 99% è dovuto ad altri fattori ancora da combattere (condizioni fisiche ed economiche, razzismo…) su cui non investiamo; b) “Diminuire i parcheggi” quando ad oggi parcheggiamo sul marciapiede. Potrei portare molti altri esempi, quello che ho visto è che i cristiani al momento sono maggiormente ancorati alla realtà e non si fanno fregare da ideologie varie, possono servire molto in quanto “realisti”.

– Mario Adinolfi, raccogliendo il malcontento di molti cattolici, dopo il Family Day (evento di massa ignorato dal Governo) ha fondato il “Partito della Famiglia” in cui spera che gran parte dell’elettorato cattolico, deluso dai “cattolici” Renzi-Boschi-Alfano, si riconosca. Lei invece sostiene Giorgia Meloni, perché?
Io ho partecipato alle riunioni organizzative del Family Day e ho portato centinaia di persone in piazza ma, come già detto, non bisogna puntare sulla cattolicità dei politici quanto sulla loro competenza e capacità di migliorare il paese, anche perché il sospetto è che se punti sulla cattolicità magari non hai altro su cui puntare. Faccio un esempio: La settimana scorsa ho partecipato ad un incontro in cui venivano presentati programmi sulla disabilità. Mentre noi parlavamo di assistenza, il candidato del Popolo della Famiglia ha effettuato un’arringa sulla difesa del cristianesimo, parlando anche dell’ISIS e del Medio Oriente, cosa che ai disabili chiaramente non interessava. Non so che squadra sia riuscito a mettere su Adinolfi,  ma in Fratelli d’Italia ho trovato una squadra giovane, appassionata e preparatissima con cui mi sono candidato. La maggior parte siamo cristiani e condividiamo gli stessi valori, ma non lo sbandieriamo preferendo puntare sulle nostre competenze.

UNIONI CIVILI, MATRIMONIO OMOSESSUALE E OBBIEZIONE DI COSCIENZA

– Riguardo le Unioni Civili, come definisce l’atteggiamento di Alfano che ha considerato lo “stralcio” della stepchild adoption un ottimo obbiettivo raggiunto che dovrebbe rassicurare chi difende la famiglia naturale e i diritti dei bambini?
Lo definisco un tentativo di salvare la poltrona prendendo per i fondelli milioni di cittadini. Tutti sapevamo dall’inizio che avanzeranno comunque dritti verso l’adozione, anche perché insieme alla reversibilità della pensione sono gli unici due punti non garantiti ad oggi ad una coppia gay.

– Si sta parlando molto dell’obbiezione di coscienza. Papa Francesco ha detto che si tratta di un “diritto umano” che lo Stato deve tutelare: “Lo Stato deve anche rispettare le coscienze. Il diritto all’obiezione di coscienza deve essere riconosciuto all’interno di ogni struttura giuridica, perché è un diritto umano”. Giorgia Meloni si è detta contraria ai “matrimoni gay” ma ha anche affermato rispetterà la legge se verrà eletta Sindaco della Capitale. Niente obbiezione di coscienza dunque come ha chiesto Salvini ai sindaci della Lega? 
Giorgia Meloni non ha mai detto che celebrerebbe un matrimonio gay, quella sul rispetto della legge era una frecciata a Marino che senza nessun diritto ha celebrato delle unioni civili in Campidoglio.

– E se il sindaco fosse Giuseppe Scicchitano?
Sull’obiezione di coscienza la penso come il Papa, va tutelata. Puoi registrare la risposta per quando sarò sindaco!

– Con la vittoria del SI al Referendum si teme per l’Italia una deriva verso un partito unico come ha recentemente confessato con spavalderia Monica Cirrinà in un intervista (forse inebriata per l’approvazione del suo DDL). Una prospettiva realistica o una “sinistra” utopia?
Realistica. Ma è sbagliato anche proporre il voto negativo come un dispetto al PD, dobbiamo informarci sui cambiamenti e votare di conseguenza.

GENDER NELLE SCUOLE: GENITORI, FIGLI E L’EDUCAZIONE DI STATO

– In questi anni lei si è dedicato al tema della scuola in qualità di vicepresidente della commissione Scuola del II municipio. Quali sono i problemi più gravi in relazione all’introduzione delle teorie gender negli asili e nelle scuole primarie?
Il processo educativo personale di ogni bambino è stato stravolto da corsi che non tenevano conto della priorità dei genitori rispetto all’educazione dei figli. Ho ricevuto decine e decine di segnalazioni in questi anni. Solo i genitori sanno quando introdurre certi argomenti come la sessualità e come trattarli con il proprio figlio. Questa è stata una gravissima e prepotente invasione di campo incentivata dal Dipartimento Pari Opportunità. Fortunatamente molti educatori si sono rifiutati di portare avanti certi progetti e hanno limitato i danni rispetto al piano dell’ex assessore Cattoi.

– Papa Francesco si è scagliato apertamente, e più volte, contro le teorie gender definendole un “sbaglio delle mente umana” e denunciando una “colonizzazione ideologica” che ricorda i “campi di rieducazione” nazisti. Eppure il ministro Giannini ha negato l’esistenza di teorie gender definendole un “fantasma” e minacciando vie legali contro chi afferma la presenza di queste tematiche nella riforma della “Buona scuola”.
Lo dicesse ai genitori di un bambino vestito da sposa che non esistono le teorie gender. O lo dicessero alle famiglie che si sono trovate libricini per bimbi di 3 anni che parlavano di “utero in affitto” e fecondazione artificiale. Non hanno argomenti per difendere queste teorie contrarie al buon senso per cui non possono far altro che negare.

– In qualche scuola si è arrivati a vietare la “Festa del papà” e anche le feste del Natale e Pasqua vengono progressivamente svuotate del significato religioso in onore al politicamente corretto. Secondo lei dove si vuole arrivare?
Ho convocato personalmente la funzionaria educativa della scuola Contardo Ferrini in Commissione Scuola per discutere sull’annullamento della festa del papà, avvenuto contro ogni regolamento. A volte ci vedo dietro ignoranza, a volte un disprezzo per la nostra storia e le nostre tradizioni. La maggior parte delle volte però non capisco proprio la logica per cui si annulla la recita di Natale ma si festeggia il Capodanno Cinese! Per non parlare di Halloween, diventata in molte scuole la festa principale dell’anno.

– Molti corsi di educazione sessuale sono sponsorizzati o direttamente organizzati da associazioni legate al mondo LGBT, che godono della piena fiducia del Ministero. Esistono dei progetti alternativi che possono essere introdotti negli istituti pubblici liberi da ideologie gender?
Io nel mio percorso formativo in questi anni ho conosciuto il Progetto Pioneer (progettopioneer.com/) e altre associazioni che sono preparatissime per affrontare insieme alle famiglie temi educativi delicati anche nelle fasce più giovani. Chiedo alle persone solamente di farci vincere alle prossime elezioni cosi da poter dare a queste realtà le stesse possibilità nei bandi e nelle assegnazioni rispetto a queste associazioni Lgbt A quel punto potremo confrontare le relative competenze.

– PD e M5S sembrano restii ad ascoltare le voci dei genitori riguardo all’introduzione di corsi di educazione sessuale nelle scuole materne ed elementari. Ma la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani parla chiaro, vero?
Non solo i genitori hanno diritto di priorità su questi temi, come sancito dall’articolo 26, ma le nazioni del Nord Europa dove i corsi di educazione sessuale in classe sono più diffusi hanno percentuali più alte di aborti e malattie sessuali. È evidente che affrontare in questo modo in classe il tema crea più danni di quanti ne previene. Ogni tanto l’Italia dovrebbe alzare la voce e farsi prendere da esempio rispetto al resto d’Europa.

– Nello specifico qual’è la posizione della candidata Virginia Raggi del M5S che lei ha avuto modo di conoscere da vicino in questi anni e che propone di prendersi a cuore il “problema” della scuola?
In una Commissione Capitolina del Marzo 2014 ho sentito personalmente la Raggi affermare che la scuola ha il dovere di informare e conformare le famiglie riguardo ai temi dellla sessualità. È tutto scritto nero su bianco nel Verbale (QUI IL DOCUMENTO). Una mia proposta rielaborata era stata portata in Comune da Cittadini X Roma. Prevedeva semplicemente il consenso dei genitori riguardo a corsi relativi  temi sessuali/affettivi per fermare le proposte di questi progetti direttamente sui bambini. Ebbene il voto della Raggi, insieme a quelli dei colleghi PD, hanno fatto bocciare questa proposta ed hanno permesso il dilagare di questi corsi.

– Una sorta di “educazione di stato” dunque?
Di fatto si, con PD e M5S andremo verso questa direzione. Questo succede quando non si vuole la collaborazione delle famiglie.

– In questi anni la presenza di Virginia Raggi nelle commissioni capitoline, in particolare nel campo educativo, si può dire che sia stata efficiente?
1) Commissione Politiche Educative su 23 riunioni solamente 14 presenze;
2) Commissione Cultura: 45 sedute, 14 presenze;
3) Commissione Controllo, garanzia e trasparenza: 25 riunioni, 10 presenze;
4) Commissione delle elette: 12 riunioni, 0 presenze.
Nessuna proposta riguardante temi educativi. Che altro aggiungere, non avremmo sentito la sua mancanza.

– Lei ha definito Ignazio Marino “il peggior sindaco che questa città abbia mai avuto”. Non le sembra che il candidato del PD Giachetti rappresenti un elemento di continuità col medico genovese?
Dato il suo passato da radicale sui temi di cui abbiamo appena parlato la situazione potrebbe anche peggiorare con Giachetti.

– PD e M5S non si perdono d’animo nel contrastare apertamente la Chiesa, nel proporre un sistema di valori contrario alla morale cattolica e nel tentativo di eliminare la rilevanza pubblica del cristianesimo nella società italiana. Ma in Italia il voto dei cattolici fa gola, e tutti i candidati come la Virginia Raggi si presentano come “cattolici praticanti”… Forse un cattolico (veramente) praticante votare a sinistra potrebbe rappresentare un serio problema di coscienza…
Un cattolico in coscienza può anche votare a sinistra. L’importante però è che nella valutazione si metta sul piatto della bilancia questo degenerare di valori, questo relativismo e questo buonismo che oggi pervade la sinistra. Senza votare con la pancia, come se si stesse allo stadio. Io ho effettuato questo ragionamento e mi sono identificato nel Centro-Destra. Non senza sorpresa mi sono ritrovato in una squadra che condivide quasi pienamente i miei valori (con Sandra Bertucci – candidata insieme a me nel secondo municipio – e Maurizio Politi candidato al comune).

scicchitano banner

http://www.giuseppescicchitano.it/

Unioni civili: Riscoprire la metafisica per opporsi alla deriva

thomasaquinasDi Roberto Marchesini

Siamo arrivati dunque alle unioni civili per le persone con tendenze omosessuali. Ciò che è stato stralciato per ottenere l’approvazione (es. l’«obbligo di fedeltà») rientrerà dalla finestra con appositi progetti di legge. Sicuramente è un passaggio epocale, destinato a segnare la storia della nostra nazione (se ancora si può chiamare così) come la legalizzazione di aborto e divorzio. Siamo dunque di fronte all’ennesimo gradino verso il baratro della nostra società? Si tratta di un punto di non ritorno, oppure esiste al possibilità di fermare questo processo, e magari addirittura di ricostruire?

Spesso mi viene posta questa domanda, nel corso di incontri e conferenze. Io rispondo con una metafora. Quando viene l’autunno spiace a tutti vedere le foglie ingiallire e poi cadere. Vorremmo sempre vedere gli alberi verdi, e invece vediamo le foglie staccarsi una dopo l’altra, ed ogni giorno vediamo l’albero diventare sempre più spoglio, misero, triste. Cosa possiamo fare? Possiamo prendere la scala, la colla, e riattaccare una per una le foglie. Ma saranno foglie senza vita, e la nostra fatica sarà come quella di Sisifo perché esse continueranno a staccarsi e a cadere, ormai senza vita. Esiste una alternativa? Esiste.

Possiamo coprire le radici in modo che non gelino, come diceva Tolkien. Guareschi diceva: «Bisogna conservare il seme». In modo che, quando (se) tornerà la primavera, l’albero spontaneamente produrrà nuove foglie, sarà di nuovo verde e pieno di vita. E cosa sono le radici, cos’è il seme? Il seme di Guareschi è la fede, dalla quale può nascere una nuova piante. E le radici? Credo che le radici siano i fondamenti filosofici che hanno portato la civiltà occidentale al livello che conosciamo e che vediamo sgretolarsi giorno dopo giorno.

Queste radici, non ho dubbi, sono il pensiero di Aristotele e san Tommaso d’Aquino. Io stesso mi sono stupito di quanto sia facile comprendere e smontare l’ideologia di genere con pochi e semplici strumenti messi a nostra disposizione dal pensiero di questi due giganti.

In fondo, stiamo vivendo l’esito di un processo (iniziato cinquecento anni fa) volto a distruggere la metafisica, ossia l’idea che la realtà non sia solo quella che vediamo e tocchiamo. Questa è un’idea che l’uomo ha dimostrato di avere sin dai primordi: i primi manufatti non hanno uno scopo funzionale, ma metafisico, se non spirituale. Il pensiero metafisico è ben radicato in noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Ma la cultura nella quale siamo immersi fa di tutto per convincerci che le leggi morali e religiose siano «mere costruzioni sociali», che l’uomo non abbia una «natura» (un progetto) e che non esista alcuna finalità nelle cose.

La legge Cirinnà è stata approvata proprio grazie alla diffusione di questo pensiero: il fondamento dell’unione non ha nulla di metafisico, ma si basa sull’«amore», che è semplicemente un istinto, un sentimento o una passione radicata nella nostra biologia, una questione di «chimica». Anche chi si è opposto alla Cirinnà, avendo perso l’orizzonte metafisico, si è aggrappato a ciò che è visibile, misurabile, utilizzando ad esempio ricerche sull’effetto della crescita dei bambini in coppie omogenitoriali. L’efficacia di questi strumenti l’abbiamo valutata sul campo. C’è anche chi ha tentato di appellarsi al concetto di «natura», purtroppo senza spiegarlo né, forse, averlo compreso.

Credo che l’unico modo per opporsi a questa deriva consista nella riscoperta e nello studio della metafisica: le cose hanno un fine, esiste un bene o un male intrinseco ed oggettivo (al di là delle conseguenze), il mondo ha un ordine, una razionalità che va scoperta, rispettata e contemplata.

Mi piacerebbe che le parrocchie, i movimenti ecclesiali e tutti coloro che hanno a cuore la nostra civiltà si impegnino per conservarne le radici, cioè il pensiero aristotelico-tomista. Vorrei opuscoli e libri divulgativi adatti a tutte le età, corsi di tomismo per tutti, che san Tommaso diventasse il fulcro della formazione intellettuale del nostro paese e di tutto l’occidente.

Sono in buona compagnia. Guardando indietro nella storia della Chiesa vediamo che i papi hanno sempre raccomandato il pensiero di san Tommaso per fronteggiare i fenomeni rivoluzionari del proprio tempo. Leone XIII, ad esempio, che si trovò a fronteggiare la questione operaia e la diffusione del socialismo, nel 1879 (centenario della Rivoluzione Francese) pubblicò l’enciclica Aeterni Patris nella quale raccomandava lo studio di san Tommaso. Lo stesso papa Pecci ordinò una riedizione critica delle opere dell’aquinate, che fu poi chiamata Leonina.

San Pio X, impegnato a combattere il socialismo e il liberalismo, la massoneria e il modernismo, fece pubblicare le celebri «24 tesi tomiste», desiderando che fossero una guida per la formazione cattolica. Benedetto XV, pubblicando il Codice di Diritto Canonico del 1917, volle che il tomismo fosse la guida per l’insegnamento della teologia. Pio XI scrisse, nell’enciclica Deus Scientiarum Dominus (1931): «Nella facoltà teologica il posto d’onore sia riservato alla sacra teologia. Inoltre, questa disciplina deve essere insegnata sia con il metodo positivo sia con quello speculativo; perciò, una volta esposte le verità della fede, e una volta dimostrate a partire dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione, se ne ricerchi e se ne spieghi l’intima natura razionale secondo i principi e la dottrina di san Tommaso d’Aquino».

Infine Pio XII, opponendosi con l’enciclica Humani Generis (1950) all’ateismo, all’esistenzialismo, all’evoluzionismo e al materialismo, insegnò che «come ben sappiamo dall’esperienza di parecchi secoli, il metodo dell’Aquinate si distingue per singolare superiorità tanto nell’ammaestrare gli alunni quanto nella ricerca della verità; la sua dottrina poi è in armonia con la rivelazione divina ed è molto efficace per mettere al sicuro i fondamenti della fede come pure per cogliere con utilità e sicurezza i frutti di un sano progresso».

Insomma, nei momenti di pericolo i pontefici hanno sempre indicato la filosofia perenne di san Tommaso come lo strumento per opporsi al male. Che avessero ragione?

Per approfondimenti sul tema, leggi il libro: Uomo, donna, famiglia e “gender”, di Roberto Marchesini

Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta

retiunificate

Questo articolo viene pubblicato in contemporanea da Corrispondenza Romana, CulturaCattolica.it, il Timone on line, La Croce, La Nuova Bussola Quotidiana, Notizie Provita, Osservatorio Van Thuan. L’iniziativa è promossa dalla piattaforma A reti unificate (www.retiunificate.it), piattaforma su cui è possibile leggere tutti gli articoli finora pubblicati e prendere visione del calendario dei prossimi articoli.

Diaconesse: la “super-rivoluzione” di Francesco che infiamma il Vaticano

diaconesseCostituire una Commissione ufficiale potrebbe studiare e chiarire la questione delle “diaconesse” nella Chiesa Cattolica. E’ ciò che ha affermato papa Francesco durante l’udienza privata con Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG). 900 religiose si sono incontrate col Sommo Pontefice sottoponendogli la questione delle ordinazioni diaconali delle donne, una pratica della Chiesa primitiva (riservava alle donne alcune specifiche funzioni liturgiche) dimessa da secoli e ripresa dalle chiese separate nel nome di un “ritorno al Vangelo”, alla purezza delle origini.

La notizia, com’era da aspettarsi, è stata ripresa in prima pagina da tutti i giornali con toni entusiasti, anche da Avvenire – giornale della Conferenza Episcopale Italiana – che pubblica la foto del Papa mentre abbraccia una pellegrina, a significare la riconciliazione (sic!) tra la Chiesa e le donne. Si tratta, in realtà, dell’ennesimo caso in cui una frase detta “a braccio” dal Pontefice viene investita dai giornali di un valore dottrinale e spacciata per pronunciamento ufficiale dai media laici e religiosi ansiosi di riforme e cambiamenti nel miglior stile protestante.

IL PAPA CHE “APRE” CIO’ CHE ERA CHIUSO…

Al di là dei toni festosi dei giornali (che si uniscono in maniera ideale alla festa del Governo italiano per l’imposizione dei matrimoni-gay nel nome della democrazia) l’annuncio di Papa Francesco di costituire una commissione di studio non rappresenta, in realtà, nessuna garanzia per chi vorrebbe stravolgere, su questo punto, la dottrina del sacramento dell’Ordine Sacro. Una decisione così grave (che, oltre a sconvolgere una prassi millenaria della Chiesa, richiederebbe importanti cambiamenti nel Codice del Diritto Canonico e lo stravolgimento della disciplina dei sacramenti) potrebbe dipendere esclusivamente sull’autorità del Sommo Pontefice o di un Concilio (non certo da una qualunque “Commissione”). La cosa dunque è realisticamente improbabile a breve termine mentre Francesco – a tre anni dalla sua elezione – deve ancora affrontare la tanto annunciata “riforma della Curia”. Certi processi sono lenti e più che col prossimo papa (come suggerisce Luigi Accattoli su Il Corriere), se mai dovesse succedere, ci vorrà qualche decennio prima di vedere la stola ondulare sul petto femminile.

Bergoglio ha più volte incoraggiato le donne a farsi avanti, a diventare protagoniste attive della missione della Chiesa: si sa che per Francesco tutti sono importanti nella Chiesa, tutti sono protagonisti, nessuno escluso: uomini e donne, vecchi e giovani, figli minori e figli maggiori, affinché il Vangelo venga annunciato e testimoniato a tutti. Ma le parole del Papa stanno alimentando le speranze di molte religiose e laiche di accedere a ruoli di potere all’interno della gerarchia. In molte realtà le donne sono già protagoniste della vita ecclesiastica ricoprendo ruoli come catechiste, missionarie, sacrestane, animatrici liturgiche, ma anche professoresse (in qualche caso anche “decane”) di facoltà teologiche e altri servizi all’interno delle parrocchie. Ciò che manca è l’accesso all’ordine Sacro e dunque la gestione del potere (inserirsi nei “processi decisionali”, la “leadership“. Insomma, comandare). A questo riguardo le parole del Papa, che ricordano le posizioni del Cardinale Martini secondo cui la Chiesa (“indietro di 200 anni!”) doveva riformarsi anche su questo punto, diventano un’occasione per alzare la voce e chiedere più diritti, più visibilità e più autorità.

LA SUPER-RIVOLUZIONE: PIU’ POTERE ALLE DONNE!

La questione del potere delle donne sta diventando quasi una battaglia personale per Lucetta Scarrafia editorialista dell’Osservatore Romano e direttrice dell’inserto femminile “Donne, Chiesa, Mondo” (evidentemente un ruolo non da poco all’interno della Santa Sede). L’inserto rosa del Vaticano è stato causa di recenti polemiche per via di alcune scelte editoriali poco felici (e poco cattoliche), come ha notato in un pregevole articolo il giornalista Rusconi sul suo blog Rossoporpora.

Nota per la sua insofferenza a causa della presunta “misoginia” del Vaticano, la femminista Scaraffia ha appena dato alle stampe un libro polemico intitolato “Dall’ultimo banco” dove racconta la sua fallimentare esperienza come “Madre sinodale” ossia come invitata al Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, dove – a suo dire – non è stata ascoltata a sufficienza dai Vescovi solo perché donna. La giornalista vaticana ha inspiegabilmente affidato la prefazione del suo libro al giornalista ateo e anticattolico Corrado Augias che che – mentre loda l’autrice per la sua sincerità e il suo coraggio – non perde l’occasione per cimentarsi nel suo sport preferito: attaccare la Chiesa (“Troppo malata per giovarsi di una qualsiasi cura”, “messa fuori gioco”, “pigra”, “ha rifiutato la storia” ecc.), i suoi uomini (papa Pio IX “un cieco” incompetente) e il suo messaggio (“credere in un dio non è la migliore forma di spiritualità umana…”). Così la Scaraffia ripaga l’importanza (e popolarità) offertale dal Vaticano-misogino (giornalista editorialista dell’OR, scrittrice per la Libreria Editrice Vaticana e madre sinodale!).

Una “super-rivoluzione”, afferma la giornalista di punta del giornale della Santa Sede, in un’intervista pubblicata su Il Corriere commentando la presunta apertura del Papa alle donne-diacono. La Scaraffia è un fiume in piena: “Non è una cosa che va contro la dottrina cattolica” afferma, ma “soltanto un problema di regole da aggiornare”, come se con un tratto di penna si potesse riformare la Chiesa. Ma le regole non sono state aggiornate “semplicemente perché le donne non lo hanno mai chiesto”. Bastava chiederlo, “Chiedete ed otterrete”. (oppure “Permesso, grazie, scusa”, la gentilezza vince sempre). Ma ora è evidente che le suore sono cambiate, “Non ne possono più di sopportare un ruolo di subordinazione!”. Il problema sono i cardinali misogini(*), una “Curia che non vuole le donne in ruoli direttivi della Chiesa”, una gerarchia che “non vuole cambiare assolutamente nulla”; tutto ora “dipenderà dalle donne”.

PAPA FRANCESCO “SORPRESO” E IN VICARIATO…

becciu twitter francescoDalla Segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu (che i bookmakers vaticani danno come favorito per diventare il prossimo Vicario dell’Urbe) ha fatto sapere che Papa Francesco è “sorpreso” dal grande chiasso attorno all’argomento delle “diaconesse”… Il cardinale ha inviato dunque (a nome del Papa) a non affrettare le conclusioni.

Intanto nel Vicariato di Roma, presso l’ufficio del diaconato permanente, squillano i telefoni e tremano le certezze. Si sa che nella diocesi di Roma, diventare diacono permanente è diventata un’impresa ardua, perché il cardinale Vicario Agostino Vallini esige una ferrea selezione ed una lunga preparazione intellettuale, personale e spirituale. Molti gli uomini ritenuti inadatti, alcuni quelli scartati  lungo il cammino di preparazione, pochi quelli che giungono, dopo anni di cammino, alla tanto attesa ordinazione. Se le donne dovessero ottenere il via libera per presentare domanda il Cardinale avrà sicuramente un bel da fare (specialmente se dovesse chiamare una certa Lucetta).

***

(*)  Misoginia: sentimento di odio, avversione alle donne; dal greco μισέω misèō, “odiare” e γυνή gynḕ, “donna”.

Boxe interreligioso per la Pace: ecco chi ha vinto tra il cattolico e il musulmano

boxe3 Aleteia Si è trattato del primo incontro interreligioso di boxe annunciato e promosso da un Sommo Pontefice. La notizia è stata riferita da Radio Vaticana lo scorso 4 febbraio:

“…Papa Francesco ha annunciato due particolarissimi appuntamenti: il 7 maggio un incontro di boxe tra un cattolico e un musulmano a Las Vegas; il 29 maggio la ‘Partita della Pace’ all’Olimpico di Roma (Radio Vaticana)”.

Questi particolari appuntamenti rientrano nei programmi della Fondazione Pontificia “Scholas Occurrentes (o “scuole di dialogo”), un’opera voluta ed incoraggiata proprio in Argentina dall’allora arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Mario Bergoglio.

Nata come una rete di “scuole di quartiere” dedicate al volontariato (iniziata con 70 ragazzi di 4 scuole), nel corso degli anni la fondazione si è impegnata fortemente nel campo dell’educazione diventando, col passare degli anni, una rete internazionale presente in 82 paesi che coinvolge più di 400 mila istituti pubblici e privati e associazioni di diverse religioni e di diversa estrazione sociale. A sostenere l’iniziativa è l’idea che – con parole di Francesco – “Non si può cambiare il mondo se non si cambia l’educazione”. E’ stata questa consapevolezza, assieme all’idea che l’educazione non si limiti semplicemente alla trasmissione di informazioni, a spingere l’allora Arcivescovo di Buenos Aires a intraprendere una vera e propria “crociata educativa” (E. Piqué, Francesco. Vita e rivoluzione, p. 149) per favorire uno sviluppo integrale dei giovani e la costruzione di un nuovo modello di società a misura d’uomo.

Nel 1998, per volontà di mons. Bergoglio, nacque la “Vicaría de Educación” dell’Archidiocesi di Buenos Aires, un organo diocesano finalizzato al sostegno dell’educazione come mezzo di evangelizzazione. L’obbiettivo fu quello di “animare l’azione pastorale della diocesi nell’ambito dell’educazione” attraverso progetti innovativi come la formazione dei docenti, l’utilizzo delle nuove tecnologie, il rapporto coi diversi credi religiosi e la relazione tra le scuole pubbliche e private della regione.

Nel 2002 nacque il “Foro de Educación” come punto di aggregazione e di incontro tra tutte le scuole della città. Celebrando il secondo anniversario del Foro, il 29 ottobre 2003, l’arcivescovo Bergoglio ha sottolineato l’importanza “di rimanere connessi a traverso di un foro virtuale” trasformando gli istituti educativi in “scuole sorelle con altre scuole del paese”.

scholasOggi Scholas è un’Organizzazione Internazionale di Diritto Pontificio approvata da papa Francesco nella Città del Vaticano il 13 agosto 2013. In quella occasione si giocò una partita amichevole tra la nazionale italiana di calcio e quella argentina, si piantò il primo Olivo per la pace e si iscrissero le prime scuole del mondo nella rete dell’organizzazione.

Il 19 marzo 2014 (nel giorno di San Giuseppe, modello di educatore) la fondazione è stata riconosciuta ufficialmente dalla Santa Sede sotto il patrocinio della Pontificia Accademia delle Scienze, alla presenza di Messi, Buffon, Prandelli e altre personalità del mondo dello sport e della cultura.

Il 15 agosto 2015, in occasione del IV Incontro Mondiale di Scholas Ocurrentes, papa Francesco ha firmato i nuovi Statuti e – tramite Chirografo Pontificio – riconosciuto l’associazione come “Opera pia autonoma, di diritto pontificio, eretta come persona giuridica privata all’interno dell’ordinamento del Diritto Canonico”.

Dopo un lungo ed encomiabile cammino, avendo avuto prova di fedeltà ai suoi scopi di fomentare e migliorare la promozione e l’incremento dell’educazione integrale della persona”, si afferma nel breve documento, l’associazione “ha raggiunto i suoi obbiettivi attraverso l’integrazione delle sue unità educative offrendo una particolare attenzione a quelle più bisognose” pertanto “merita l’incoraggiamento e l’appoggio della Santa Sede.

A febbraio del 2016, papa Francesco ha ricevuto in Vaticano il presidente dell’Argentina Mauricio Macri. Durante l’udienza privata Francesco ha consegnato al presidente una medaglia raffigurante un olivo e ha chiesto di sostenere l’operato di Scholas in Argetina. Secondo quanto rivelato da Macri, il Pontefice ha chiesto al presidente di potenziare il settore educativo e di promuovere la collaborazione coi programmi di Scholas nel paese sudamericano.

L’associazione si prefigge lo scopo di rinnovare l’educazione dei giovani per contribuire a costruzione di un mondo migliore, promuovere una cultura dell’incontro e della pace associando la tecnologia con l’arte e lo sport: “Cambiamo l’educazione per avere un mondo integrato e in pace e così costruire insieme un mondo pacifico traducendo la cultura dell’incontro in un’esperienza educativa“.

Definita dall’ONU la “maggior rete scolastica del pianeta”, l’esperienza “è iniziata come una cosa piccola – ha affermato recentemente il Pontefice – come un’illusione, qualcosa che non sapevamo se si sarebbe potuto realizzare”. Ma col passare degli anni il sogno di Bergoglio si è avverato e oggi Scholas collega circa 400 mila istituti in tutto il mondo! “Siamo convinti – ha aggiunto Francesco – che la gioventù ha bisogno di comunicare, mostrare i suoi valori e comunicarli. La gioventù oggi, ha bisogno di tre pilastri chiave: educazione, sport e cultura”. Dunque, studio ma anche arte, sport, musica: sono tutti veicoli – ha spiegato il Papa – attraverso i quali può passare “un’educazione e una formazione per l’uomo contro ogni esclusione, economica, politica, culturale”.

Ed è proprio a partire dallo sport e dalla cultura che Scholas Occurrentes promuove iniziative volte a un rinnovamento della coscienza sociale dei giovani e favorire il dialogo tra diverse nazioni e religioni all’insegna della Pace, abbattendo i muri dell’esclusione e della solitudine. Combattere l’indifferenza in un mondo globalizzato, donare speranza ai giovani “chiusi in un eterno presente” e offrire possibilità concrete di crescita sociale e umana, questi sono gli obbiettivi fondamentali di queste “scuole” che ora contano col pieno appoggio della Santa Sede.

Il particolare interesse nei confronti dello sport come strumento di educazione, scuola di fratellanza e condivisione ha permesso alla Scholas di usufruire di testimonial di prestigio internazionale come, ad esempio, i calciatori Maradona, Messi, Buffon e Ronaldinho; diverse federazioni sportive (in primis il FCB di Barcellona), così come molti imprenditori e politici hanno aderito e aderiscono alle iniziative solidali portate avanti da Scholas in tutto il mondo.

Tra le iniziative spiccano le opere di volontariato come campagne internazionali di solidarietà volte a raccogliere fondi per sostenere scuole, laboratori e ospedali delle zone rurali e dei paesi in via di sviluppo; ma anche progetti ecologici per insegnare a salvaguardare il pianeta, quella “casa comune” a cui è dedicata l’enciclica di papa Francesco Laudato Si.

Quest’anno Scholas Occurrentes ha celebrato il quarto Congresso Mondiale Educativo, un evento che ha riunito in Vaticano più di 300 professionisti impegnati nei vari settori disciplinari e che ha visto intervenire papa Francesco con un discorso di incoraggiamento e di sostegno. Il Santo Padre ha chiesto di lavorare a favore dell’armonia in un mondo “totalmente disarmonizzato”.

José María del Corral, teologo ed educatore, direttore della scuola San Martino di Tours di Buenos Aires, è assieme a Enrique Palmeyro, l’ideatore e l’attuale direttore esecutivo di Scholas nel mondo. Del Corral ha rilasciato recentemente un’intervista al quotidiano La Nación dove, intervistato dalla giornalista Elisabetta Piqué (autrice della biografia Papa Francesco, Vita e Rivoluzione) ha affermato: “Francesco è convinto che il mondo è in crisi e che la soluzione passa per l’educazione”. Secondo del Corral il grande e rapido sviluppo delle Scholas nel mondo si deve certamente alla popolarità del Papa ma risponde soprattutto alla necessità di qualcosa di nuovo, perché “il sistema educativo era stanco e si stava aspettando qualcosa di diverso”. Per quanto riguarda i finanziamenti, del Corral ha assicurato: “Non riceviamo soldi dal Vaticano. Ogni progetto nasce dai collaboratori, gente che fa delle donazioni, che aiuta tutti i mesi con una quota, e organizziamo eventi per raccogliere fondi, così come la Partita Interreligiosa per la Pace giocata lo scorso settembre nello Stadio Olimpico di Roma”.

el caneloIn questo contesto si colloca l’annunciato incontro interreligioso di boxe che si è svolto il 7 maggio a Las Vegas. L’evento ha sancito l’inizio ufficiale della collaborazione tra il Consiglio Mondiale di Boxe (CMB) e Scholas Ocurrentes. Oltre a lanciare un messaggio di pace e di fratellanza attraverso lo sport e a promuovere le iniziative congiunte del CMB e Scholas, l’incontro è stato necessario per raccogliere fondi utili per l’avvio dei programmi di Scholas in Messico.

Il 7 maggio, Al T-mobile Arena di Las Vegas, si sono scontrati due campioni del pugilato: il messicano Saúl Alvarez, detto “El Canelo” (25 anni), e il pugile inglese di origini pakistane Amir Kahn (29 anni).

Saúl Alvarez è il più piccolo di 8 fratelli di cui sette maschi diventati tutti pugili professionisti. Soprannominato “Canela” per i suoi capelli color cannella, Saúl – particolarmente devoto alla Vergine di Guadalupe – è diventato pugile a 15 anni, la sua carriera è stata caratterizzata fin dai primi anni da vittorie schiaccianti anche contro avversari più grandi ed esperti.

Nato in Inghilterra da una famiglia pachistana musulmana, Amir Kahn a 17 anni ha vinto la medaglia d’argento nelle olimpiadi di Atene 2004 ed è attualmente considerato il miglior pugile del Regno Unito (categoria Welter).

khan amir boxeNei giorni che hanno preceduto l’evento, in un tour promozionale da Londra a Los Angeles, Alvarez e Kahn hanno visitato diverse scuole e orfanotrofi, organizzato laboratori e incontri coi giovani testimoniando il loro impegno per la pace e offrendo aiuto e sostegno a ragazzi con diverse problematiche personali e sociali. Prima dell’incontro i due pugili hanno piantato simbolicamente un olivo sul ring, un gesto diventato ormai un segno distintivo dell’associazione Scholas.

Per la cronaca, il messicano Saul Alvarez – considerato favorito dai pronostici – ha vinto l’incontro stendendo l’avversario con un incredibile KO al sesto round e conservando così il titolo di campione dei pesi medi della WBC (Foto). Per il pugile britannico si è trattato della quarta sconfitta della carriera. La sua sconfitta sul ring era annunciata a causa della diversa categoria tra i due pugili, ma Kahn ha corso il rischio affrontando un avversario più pesante, puntando sulla propria velocità e l’agilità; in molti avevano criticato l’opportunità di uno scontro col “Canelo“, contro il quale un KO era da mettere in conto. A causa del violento impatto del colpo, che lo ha stordito per qualche minuto sentenziando la sconfitta, alla fine dell’incontro Kahn è stato ricoverato per alcuni accertamenti precauzionali e subito dimesso senza complicazioni.

Il 28 maggio i due pugili Saúl Alvarez e Amir Kahn, accompagnati dall’ex campione statunitense Óscar de la Hoya (fondatore della società Golden Boy Promotions), saranno ricevuti in udienza privata da Papa Francesco e nominati Ambasciatori della Pace.

Miguel Cuartero Samperi

Articolo pubblicato in versione ridotta su Aleteia

 

Viva Lutero il santo della misericordia! Il revisionismo ecumenico di Kasper

kasperluteroEsce in questi giorni, per i tipi dell’editrice Queriniana, il nuovo libro del cardinale tedesco Walter Kasper dedicato a Martin Lutero. Il breve libro raccoglie le riflessioni del cardinale su Martin Lutero; il testo è frutto di una conferenza offerta da Kasper nel gennaio del 2016 presso l’università di Humboldt (Berlino) in vista del quinto centenario della Riforma Protestante.

Il 31 ottobre 2016 a Lund (Svezia) si darà inizio a un anno di grandi festeggiamenti con una cerimonia ecumenica che conterà con la partecipazione straordinaria di papa Francesco. Alcuni esponenti della gerarchia cattolica parlano della ricorrenza con toni entusiastici tanto che il prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Müller, ha recentemente gettato acqua sul fuoco smorzando i toni e chiarendo che per un cattolico non ci sono motivi per festeggiare uno scisma, una ferita che ancora fa male alla Chiesa. Nel suo libro intervista Informe sobre la esperanza” (BAC 2016)  Müller ha categoricamente affermato che “In senso stretto, noi cattolici non abbiamo nessun motivo di festeggiare il 31 ottobre 1517, data che si considera l’inizio della Riforma che ha portato alla spaccatura della cristianità occidentale. (…) Non possiamo accettare che esistano motivi sufficienti per separarsi dalla Chiesa” (p. 134).

In questo senso Müller ha ricordato il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede Dominus Iesus (2000) “incompreso da molti e ingiustamente rifiutato da altri”, che rimante ancora oggi come “la Magna Carta contro il relativismo cristologico ed ecclesiologico di questi momenti di grande confusione“. Un relativismo teologico che sta diventando un ostacolo all’ecumenismo: “La relativizzazione della verità e la adozione acritica delle ideologie moderne sono il principale ostacolo verso l’unità nella verità“.

Se da una parte è normale che i protestanti guardino alla Riforma ed al suo protagonista, Martin Lutero, da una prospettiva diversa da quella cattolica (come il momento di rinascita della vera chiesa e di ritorno alle origini del Vangelo), ciò che d’altra parte sorprende oggi  è la benevolenza che una parte della Chiesa Cattolica, in nome di un concetto equivoco di ecumenismo, riserva a Lutero e alla sua Riforma. E’ il caso del cardinale Walter Kasper, rappresentante di punta dell’ala più radicalmente progressista della gerarchia cattolica, che mostrandosi un grande estimatore della Riforma protestante, pubblica una vera e propria apologia di Lutero che finisce per giustificarne e minimizzarne gli errori (umani e dottrinali) per esaltarne le virtù umane, teologiche e mistiche.

Il sottotitolo del libro è “Una prospettiva ecumenica[1], ma già leggendo le prime pagine viene la sensazione che si possa senza problemi cambiarlo in “Una prospettiva protestante. Di fatti Kasper sembra adottare, dall’inizio alla fine, il punto di vista luterano opposto alla lettura cattolica espressa dal cardinale Müller.

Che una prospettiva ecumenica si sforzi di trovare punti di contatto tra le due confessioni in nome di una comunione che preannunci un’unità è cosa pacifica, ma l’intento del cardinale Kasper è quello di riabilitare completamente la figura di Martin Lutero e di considerarlo, non più l’artefice del più grande scisma che abbia mai sconvolto l’Occidente, ma la vittima del suo buon senso e della sua santità, del suo zelo apostolico e della sua fedeltà al Vangelo; vittima soprattutto della chiusura della Chiesa Cattolica incapace di ascoltare Lutero e di sottomettersi, penitente, alla sua predicazione: “(…) L’invito alla penitenza di Lutero non fu ascoltato dalla Roma del suo tempo e neanche dai vescovi; anziché reagire con pentimento e con le riforme necessarie, rispose con la polemica e la condanna. Roma ha parte della colpa  – una gran parte – del fatto che la riforma della Chiesa si convertisse in una Riforma che divise la Chiesa” (pp. 33-34). Solo da quel momento (dall’insubordinazione del Sommo Pontefice alle sue parole di ammonimento) Lutero inizierà a considerare il Papa come l’incarnazione “l’Anticristo” e Roma come una Babilonia schiavizzante e figlia del demonio[2]. Sembra dunque di capire che la causa dello scisma d’occidente sarebbe da ricercare nell’insubordinazione di Roma e del Papa a un monaco tedesco e non viceversa!

Lutero, afferma Kasper con certo orgoglio, è ormai riconosciuto come un “Padre della Chiesa”: “Secondo alcuni, Lutero si è ormai convertito in un Padre della Chiesa comune alle due confessioni, quella cattolica e quella evangelica“. Dal punto di vista teologico – continua Kasper – solo grazie alla predicazione del monaco agostiniano, la riflessione cattolica – per reazione – conobbe nuovi sviluppi (“non esisteva una cristologia cattolica ma una ‘gerarcologia’…”) provocando anche il rafforzamento del primato del vescovo di Roma come identificativo della cattolicità.

E’ questo il ritratto che Kasper fa di Lutero (concentrandosi più sulle sue “intenzioni originarie”[3] che sulla sua opera) un profeta che parlò in nome di Dio, la cui voce “fu un campanello d’allarme e un ‘assist’ dello Spirito Santo alla Chiesa” (p. 30). Sfogliando il libro di Kasper scopriamo che Lutero fu un campione della libertà di coscienza, un mistico fedele al Vangelo e pieno di zelo apostolico alla stregua dei grandi maestri della spiritualità moderna come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce e san Francesco di Sales. Un uomo dal “olfatto acuto” (p. 26), che valutava tutto “dalla sua profonda religiosità” che, con la sua caratteristica eloquenza poneva dei quesiti esistenziali che toccavano la dimensione religiosa più intima. Lutero fu un cristiano dalle aspirazioni “profondamente cattoliche” che pose al centro la domanda più importante, quella su Dio: Come riscoprire un Dio clemente e misericordioso aldilà delle false aspettative di salvezza offerte dalla Chiesa con la vendita delle indulgenze?[4] Lutero scoprì, attraverso le Sacre Scritture che la giustizia divina non è castigatrice e vendicativa, non dipende dalle opere ma dalla misericordia di Dio “che libera, perdona e consola”, non dalle pratiche di devozione e dalle indulgenze ma solo ed esclusivamente dalla Grazia. Comprese che era necessario rifondare la chiesa (oscurata dalle minacce di un temibile ed odioso Dio giusto e vendicativo) a partire dal concetto evangelico di misericordia. “Così Lutero, contro la pietà puramente esteriore che regnava all’epoca, optò per una interiorizzazione dell’essere cristiano, un’aspirazione profondamente mistica” (p. 27).

Luther2017In questo modo il Lutero di Kasper si erge come modello di santità di vita, di zelo apostolico e di interezza morale, capovolgendo quella che per secoli fu la fama che lo accompagnò all’interno della comprensione cattolica della storia. “Per i cattolici, Lutero è stato per molto tempo l’eretico per antonomasia, il colpevole della divisione della Chiesa occidentale con tutte le sue terribili conseguenze sino al giorno d’oggi. Quei tempi oramai sono passati. La ricerca teologica su Lutero, nel XX secolo, ha segnato un capovolgimento (sic!) nella comprensione del riformatore portando al riconoscimento delle aspirazioni genuinamente religiose di Lutero e a un giudizio più equo sulla spartizione delle colpe per la divisione della Chiesa...” (pp. 12-13).

L’affissione (o l’invio) delle 95 tesi non vollero rappresentare (sempre nelle “intenzioni originarie” di Lutero) un documento rivoluzionario bensì un tentativo di rinnovamento, un cordiale invito a un dialogo che le gerarchie purtroppo non accolsero (p.28) provocando uno scontro frontale che portò alla scomunica. Il resto della storia superò le aspettative e le speranze di Lutero che si trovò coinvolto in circostanze storiche che mai avrebbe voluto provocare. “Ciò che premeva a Lutero era la conoscenza di Cristo, (cognitio Christi) e il solus Christi (p. 30). Egli voleva che la luce del Vangelo tornasse a risplendere nelle tenebre in cui era stata nascosta“. L’intenzione di Lutero, dunque, non fu quella di fondare una nuova chiesa ma di “rinnovare l’intero cristianesimo” (p. 28) nel solco della tradizione dei “rinnovatori cattolici” come lo stesso San Francesco d’Assisi[5].

La “confessionalizzazione” – continua Kasper – fu un processo posteriore (non era nelle originarie intenzioni, puramente spirituali e profondamente cattoliche, di Lutero) e trasformò un sano e salutare processo “riformista” in seno al cattolicesimo in una vera e propria riforma che diede vita le chiese confessionali, separate e nazionali, che rifiutarono l’autorità del papa per sottomettersi a quella dei principi.

Il perché la Chiesa di Roma non si trasformò anch’essa in una chiesa nazionale (nonostante la brutta piega presa a Trento), Kasper non lo giustifica con motivazioni teologiche che facciano riferimento ad una speciale assistenza dello Spirito Santo nella Chiesa di Cristo o al fatto che il resto della cristianità rimase fedele a Pietro (garanzia di unità ed universalità) ma a motivazioni puramente storico-geografiche: fu l’espansione del cattolicesimo nel Nuovo Mondo, l’evangelizzazione in Africa e in Asia che diede a Roma il potere della “cattolicità”, ossia l’universalità, che pretendeva basata su fondamenti teologici. In altre parole, senza espansione geografica della Chiesa nell’epoca moderna, anche Roma sarebbe finita per chiudersi orgogliosamente nelle mura di una delle tante chiese locali.

Secondo Kasper oggi è più che necessario “mettersi serenamente all’ascolto” di Lutero[6], tornare alla sua scuola, in un mondo che ha dimenticato Dio, dove le questioni delle indulgenze e della giustificazione dei peccatori sono diventate estranee ed anacronistiche e dove la voce della Chiesa è divenuta per molti – con parole di Lutero – “una parola incomprensibile ed equivoca” più di quanto non lo fossero all’epoca della Riforma. Insomma, le dispute teologiche lasciano ora il tempo che trovano di fronte all’urgenza di accordarsi e convergere su ciò che accomuna le diverse confessioni cristiane, che “è molto di più di quanto di divide”. Difatti il dialogo ecumenico degli ultimi decenni ha messo in rilievo, secondo Kasper, che non ci sono differenze sostanziali tra le varie confessioni[7]. Le differenze, afferma, sono dovute esclusivamente a incomprensioni reciproche oppure non hanno più alcuna portata decisiva per la fede dei cristiani[8].

Ciò che oggi è urgente è perciò superare le nostre autoreferenzialità confessionale per costruire un “nuovo umanesimo universale” che si metta al servizio “dell’unità e della pace nel mondo”.

I tempi che corrono sono cattivi, oscuri, e la necessità di una nuova Riforma della chiesa è impellente; una riforma che faccia uscire la cattolicità dai tempi bui in cui è immersa e che ricostituisca la vera chiesa di Cristo, di ispirazione evangelica, dopo anni di centralismo e autoritarismo romano (da Trento a Benedetto XVI). È questo il pensiero del cardinale Kasper, un pensiero che in questi ultimi tre anni non ha certamente nascosto (come abbiamo avuto modo di notare parlando del suo libro “Testimone della Misericordia”).

Che nella mente di Kasper il nuovo Lutero sia proprio Jorge Mario Bergoglio, oggi papa Francesco, il papa della Misericordia, il papa della svolta, il nuovo “Grande Riformatore“? Da ciò che ha scritto e detto in questi ultimi tre anni, sembra che il cardinale tedesco nutra qualcosa di più che una tenue speranza. Ma qui Kasper lo afferma con chiarezza quando scrive che con Papa Francesco e con la sua enciclica programmatica Evangelii Gaudium, “L’originaria aspirazione di Lutero, il Vangelo della Grazia e della Misericordia e la chiamata a conversione e rinnovamento, sono passati in primo luogo” (p. 68). Speriamo solo che le conseguenze, per la Chiesa e per la società, non siano le stesse di cinquecento anni fa.

Post scriptum: A chi interessa approfondire l’argomento segnalo quest’altro libro, forse meno “ecumenico” ma più storicamente e teologicamente documentato: http://angelapellicciari.com/libri#martin-lutero

NOTE:

[1] Qui si citano le pagine dell’edizione spagnola con traduzione libera dell’autore dell’articolo (Kasper W., Martín Lutero. Una perspectiva ecuménica, Salterrae 2016)

[2] Stessa sorte toccò agli ebrei che, avendo rifiutato la predicazione di Lutero meritarono di venir chiamati “cani sanguinari, assassini di tutti i cristiani”; le sinagoghe nient’altro che un “covo di demoni”, il popolo giudeo un “odioso e maledetto popolo”. Lutero – nel suo libro “Degli ebrei e delle loro menzogne” chiedeva di “Bruciare tutte le loro sinagoghe” e coprire il resto con sabbia e fango. Era solo uno dei sette soluzioni pratiche contro “l’odioso popolo” (cfr. Pellicciari A., Martin Lutero, Cantagalli 2012, pp. 113-119).

[3] Alle “originarie intenzioni” di Lutero “profondamente religiose e cattoliche” andrebbero aggiunte le questioni economiche, geografiche, nazionaliste che furono alla base della Riforma come un motore che alimentò progressivamente l’odio verso il Papa e verso Roma. Tutte questioni omesse dal piccolo elogio a Lutero del cardinale Kasper così come la vicenda personale di un monaco in crisi vocazionale, tormentato dagli scrupoli e in conflitto con l’autorità.

[4] Il problema di Lutero era pastorale (nel sedersi al confessionale e nel confessarsi viveva il terrore della giustizia di Dio), ma sue soluzioni al problema pastorale furono dogmatiche e arrivarono a sconvolgere la millenaria dottrina della Chiesa con un impeto rivoluzionario.

[5] Il confronto col fraticello d’Assisi è quanto mai fuorviante e pericoloso; se Francesco sollecitò un ritorno all’essenziale del messaggio evangelico non lo fece con la pretesa di imporre una lezione al Papa ma sottomettendosi alla sua autorità e vivendo lui stesso per primo, con i primi compagni, ciò che predicava. I numerosi frutti di santità fanno onore al messaggio e all’opera di San Francesco al di là di paragoni inconsistenti e letture superficiali. (Sul paragone tra la l’opera di san Francesco e quella di Lutero ho parlato in un breve articolo pubblicato nel 2013).

[6] Tornare ad ascoltare Lutero diventa dunque l’occasione di un incontro ecumenico decisivo tra le diverse confessioni. Parlando di unità, la questione assume contorni paradossali perché Lutero diventerebbe, per Kasper, uno strumento di unità tra le chiese. Inutile dire che sarebbe certamente più appropriato (e più cristiano) un invito a guardare assieme a Cristo e al suo Vicario in terra, anziché al padre della Riforma, un ritorno a Cristo anziché un ritorno a Lutero (cfr. Unitati Redintegratio, 2, 20 e 23).

[7] Per Kasper l’ecumenismo consiste nell’unità della “diversità riconciliata”, un’unità che non si compone più attorno a Pietro Vicario di Cristo, ma sotto forma di un “poliedro” che raccoglie tante facce uguali ed ugualmente importanti. Una sorta di democrazia ecclesiale (o confederazione di chiese) sotto la guida dello Spirito Santo. Il primo passo sta nella fine di ogni dogmatismo teologico (“antiche mura di castelli in rovina”) e nella riscoperta del “Vangelo della Misericordia” che raccolga gli uomini “di buona volontà”, per diffondere “il messaggio cristiano universale dell’amore e dell’impegno non-violento a favore della giustizia, della pace e della libertà”. Sarà dunque fondamentale la “scoperta di una cattolicità originaria, non limitata da nessuna parzialità confessionale”. Insomma, la fine delle confessioni cristiane in favore di un “nuovo umanesimo universale” che si metta al servizio “dell’unità e della pace nel mondo”. L’ecumenismo – afferma Kasper – ha aiutato entrambe le chiese a “superare la loro autoreferenzialità confessionale”. La Chiesa Cattolica è per sua natura una realtà missionaria che si riconosce come “sacramento per il mondo”, ma anche le chiese evangeliche, dal consiglio di Uppsala del1968 hanno intrapreso la stessa via aprendosi a una prospettiva universale. “L’enciclica Laudato Sii ha dilatato ancora di più questo orizzonte universale dal punto di vista ecologico e cosmologico” (in nome dell’impegno comune a favore della sostenibilità e del rispetto della natura…).

[8] Secondo una linea di pensiero oggi in voga all’interno della Chiesa, una seria analisi teologica delle problematiche sacramentali e delle incompatibilità dottrinali tra le due confessioni, verrebbe screditata e considerata un’infertile esamina teologica, un residuo medievale, un atteggiamento scolastico tipico di “dottori delle legge” pronti ad accusare il prossimo in nome di norme dure come pietre, una contribuzione alla costruzione di muri, uno spirito – insomma – lontano anni luce dal nuovo corso incentrato sulla misericordia. Per questo Kasper risolve che le differenze teologiche sono sostanzialmente nulle perché ininfluenti (così come le opere?) ai fini della salvezza delle anime.

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: