Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

In cammino coi discepoli di Emmaus per tornare umani e guarire con Cristo


epicoco solo i malatiE’ possibile rialzare lo sguardo dalle nostre crisi, dal dolore provocato dalla storia, dalle ferite che lacerano la nostra anima arrivando a colpire il nostro corpo costringendoci a camminare a testa bassa, delusi, con l’aria sconfitta e il vuoto dentro il cuore?

E’ possibile incontrare Gesù Cristo risorto mentre si sperimenta nella propria carne l’esperienza dolorosa della croce? Ri-conoscerlo lungo la strada, stringere la sua mano e iniziare a camminare con lui verso la pienezza di una vita da risorti, per essere – finalmente – “simili a Lui”?

Tutto questo è possibile, ma il primo passo necessario sarà quello di riconoscersi malati, perché Gesù non è venuto per i sani ma per i peccatori e, sebbene l’uomo non sia stato creato per morire ma il suo destino sia la Vita eterna, infinita e felice, “è proprio degli umani ammalarsi”. Lasciare spazio all’imprevisto, accogliere l’irruzione di Gesù nella propria vita e rendersi disponibile alla sua azione che porta salute e salvezza non deluderà i viandanti che camminano per la vita mossi da un’inquietudine di senso, forse stanchi, forse scettici, forse delusi dalla storia.

Ecco dunque un percorso di guarigione che vuole essere sostegno e incoraggiamento per credenti e non credenti disposti a compiere un atto di coraggio nel riconoscersi malati, bisognosi cioè dell’aiuto di un medico, per poter tornare a disporre al massimo della propria anima e del proprio corpo. Senza questo coraggio, pensando di non aver bisogno di cure, nessuno sarà in grado di guarire.

E’ questo il senso del libro Solo i malati guariscono: l’umano del (non) credente (San Paolo 2016, € 10,00). 110 pagine scritte da don Luigi Maria Epicoco, con un linguaggio allo stesso tempo diretto e semplice, immediato e profondo, concreto, a tratti poetico. Pubblicato il 15 febbraio dalle Edizioni San Paolo, il libro del giovane sacerdote aquilano è diventato subito un best-seller, un caso editoriale che ha visto esaurire la prima edizione in meno di 15 giorni.

L’autore, nato nel 1980, è parroco della Parrocchia universitaria San Giuseppe Artigiano de L’Aquila e professore di Filosofia e Teologia. Nonostante la sua giovane età, ha al suo attivo diverse pubblicazioni, libri e articoli di carattere scientifico (recentemente per le edizioni Tau ha pubblicato: La Misericordia ha un volto. Il giubileo della Misericordia secondo papa Francesco). Quello di Epicoco è un caso particolare nel panorama editoriale religioso, un campo dominato da autori affermati che assicurano vendite (mai facili, in tempi di crisi) ma dove i giovani autori, filosofi o teologi che siano, fanno fatica a trovare spazio e visibilità. Eppure la formula si è rivelata subito vincente e don Luigi ha saputo dimostrare una straordinaria capacità comunicativa soprattutto verso il pubblico giovane, che spesso mantiene una distanza di sicurezza dalle librerie religiose, ma che questa volta è rimasto attratto da un linguaggio fresco, attuale, esistenziale, privo di “paroloni”, che evita artifici linguistici e teologici per mettersi al servizio del lettore e guidarlo passo dopo passo.

emmausIl filo della narrazione è il racconto dei discepoli di Emmaus, un racconto pasquale dove Gesù Risorto intercetta il cammino di due discepoli che si allontanavano per la via da Gerusalemme mentre discutono, delusi e confusi, sui recenti avvenimenti avvenuti in città. L’incontro dei due discepoli col Risorto, sarà l’occasione per riscoprire le tappe del cammino che porta dalla tristezza alla gioia, dal dubbio alla certezza, dall’incredulità alla fede: “Davvero il Signore è risorto!” annunceranno i due viandanti facendo ritorno a Gerusalemme, senza indugio, pieni di stupore.

Nella seconda parte del libro, l’autore fa una rassegna di quei luoghi teologici che emergono dalla narrazione evangelica dei discepoli di Emmaus. Così la locanda è immagine della Chiesa, luogo di rifugio e di ristoro, non abitazione definitiva ma tappa essenziale dove ri-conoscere Gesù nel nostro cammino verso la vera patria definitiva, il cielo. La tavola è il luogo del banchetto, della condivisione, dove Gesù siede con gli uomini per saziare la loro fame perché “la distanza che separa la pancia dal cuore è breve e le ‘fami’ si mescolano”. Il gesto dello spezzare il pane è il luogo della fede, dove riconosciamo che le nostre certezze vengono “spezzate” per  lasciare spazio ad una sapienza che umanamente non riusciamo a comprendere tramite le nostre categorie intellettuali. Dopo l’incontro col Risorto, infine, i discepoli tornano indietro, per annunciare agli apostoli che “Davvero il Signore è risorto”. Un ritorno al passato che è legato indissolubilmente all’annuncio del Vangelo perché “Se la mia esperienza di fede non investe innanzitutto il passato, allora il futuro è solo una fuga, un nascondimento da ciò che eravamo e da ciò che ci è capitato”.

Riscoprire il dono di una vita autentica, dell’amicizia, dell'”inquietudine che salva”, riscoprire il significato della propria esistenza attraverso una sapienza che svela il “senso più profondo di se stessi”, riscoprire la nostalgia dell’eterno ed accoglierla come una mancanza necessaria che sfocia in una preghiera: “Resta con noi Signore!”. Riscoprire, in una parola, la propria umanità attraverso l’incontro con Gesù.

Molte le citazioni bibliche, ma molti anche i maestri della spiritualità cristiana – classica e moderna – citati lungo il percorso: Giovanni della Croce, Tolkien, Lewis, Chesterton, Turoldo, senza disdegnare autori classici come Omero e contemporanei come Emmanuel Carrère.

Un libro pensato sia per i credenti che per i non credenti, con la consapevolezza che “chi ha la fede non è più bravo” ma “più responsabile, perché dovrà rendere conto più degli altri della propria vita” (p. 94). Un invito a toccare con mano Gesù risorto, come hanno fatto quei discepoli, ancora increduli e scioccati per la morte del Maestro; un invito a “restare svegli”, a vegliare, “perché forte è il rischio di assopirci nella vita”.

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