Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Cristo crocifisso ieri e oggi: i cristiani spagnoli che popolano il cielo


cristo calatorao“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. (…) Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv. 15,20).

Gesù lo aveva detto, lo aveva affermato chiaramente: egli apriva una strada verso il Cielo e questa strada passava necessariamente per la croce, per la persecuzione, per il dolore, la per la morte violenta.

Ma Gesù aveva anche annunciato chiaramente che la morte non avrebbe stroncato del tutto la sua vita, ma l’avrebbe trasformata, e che questa stessa sorte spettava anche ai suoi discepoli: “Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. (…) Ora siete nella stristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv. 16,20-23).

Così Paolo, che nel frattempo ignorava tutti questi fatti, rassicurava il fratello Timoteo scrivendogli: “Se moriamo con lui, vivremo anche con Lui” (2 Tm. 2,11).

La storia della Chiesa si può leggere seguendo il filo rosso del sangue dei martiri, a dimostrazione che queste parole di Gesù si sono avverate alla lettera: “Il mondo vi odia”. Il mondo ci odia perché il demonio ci odia e cerca, in ogni modo, di sterminare i cristiani illudendosi di strappare dalla memoria della storia la “testimonianza di Gesù”.

martire martinLo scorso anno, il Venerdì Santo, riflettevo sulla strage avvenuta in Kenya dove terroristi di fede islamica irrompevano in un campus universitario uccidendo gli studenti cristiani e liberando gli ostaggi che recitavano qualche versetto del corano.

Parlavo del rischio di rimanere indifferenti di fronte alle sofferenze di Cristo in Croce: La nostra esperienza ci mostra – scrivevo – come siamo lontani dal lasciarci commuovere dalla passio Christi: spesso ascoltiamo distratti il racconto della passione restando a una distanza di sicurezza che ci impedisce di com-patire (patire assieme) Gesù. Forse il poco amore per Lui, forse la poca consapevolezza del nostro peccato, forse l’incapacità di comprendere a pieno l’entità del dono, del sacrificio della croce.

Oggi nella nostra quotidianità fatta di scadenze impellenti e di impegni improrogabili, restiamo indifferenti alla passione di coloro che, accomunati alla sorte del Maestro, vengono perseguitati e crocifissi con Lui: Oggi Cristo muore ancora. E possiamo ancora rimanere indifferenti, lontani, freddi; possiamo ancora evitare di entrare nella passione di Gesù pensando che a noi bastano le nostre piccole o grandi croci quotidiane”.

Se il Venerdì Santo del 2015 riflettevo sui giovani del Kenya oggi mi tornano in mente quei cristiani spagnoli che, non molti anni fa, subirono la grande persecuzione a causa della loro fede. La Seconda Repubblica spagnola fu protagonista di una delle più violente persecuzioni religiose della storia, uno sterminio che riempì le strade del sangue di Cristo, versato in odio alla fede. “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”.

A 80 anni di distanza dall’inizio della persecuzione, leggere i nomi dei cristiani uccisi – dei vescovi, dei sacerdoti, delle suore, dei laici – scorrere l’elenco dei loro nomi e tirare le somme di quella barbarie, fa ancora inorridire, rabbrividire. Sono molte le storie che si possono raccontare, sono dettagli di una furiosa persecuzione anticlericale che ha messo in ginocchio l’intera chiesa spagnola: vescovi arrestati e torturati, uomini e donne uccisi all’uscita della Messa domenicale, donne violentate davanti ai loro mariti e figli, corpi squartati, mutilazioni dei genitali, esecuzioni sommarie di intere comunità religiose, cimiteri profanati…

MartiresBarbastro

Urne con i resti dei martiri. Barbastro, Aragón.

La storia dei Martiri di Barbastro, 51  clarettiani (in maggioranza giovani seminaristi) sequestrati e giustiziati dopo mesi di violenze e sadismo, è diventata un film (Un Dios prohibido) che non mostra che una piccola parte di una persecuzione che fu proporzionalmente superiore a quelle dei primi cristiani sotto gli imperi di Diocleziano e Nerone. Beatificati nel 1992 da Giovanni Paolo II questi ragazzi, mentre venivano portati in cimitero per essere fucilati, cantavano lodi a Dio, pur sapendo che andavano a morire, i miliziani non lo capivano e cercavano in ogni modo di farli smettere ma i religiosi clarettiani baciavano le corde con cui venivano legati, cantavano, dicevano di morire contenti e con sfacciata eroicità urlavano “Viva Cristo Rey!”

Un recente studio di Stanley Payne, The Spanish Civil War (Cambridge University Press 2012) ha definito la persecuzione da parte dei socialisti e anarchici spagnoli come “la più selvaggia violenza subita dalla Chiesa in tutta la sua storia”. Payne sottolinea che, tenendo conto del numero di religiosi uccisi, della entità della persecuzione, la ferocia delle violenze e il breve lasso di tempo in cui tutto ciò si è consumato, questa persecuzione supera di gran lunga quelle efferate durante la Rivoluzione Francese, la guerra civile russa e l’epoca dei Cristeros messicani. Il numero aggiornato il numero di religiosi uccisi durante la persecuzione anticattolica nella zona repubblicana è di 6788 vittime in tre anni (36-39). Senza contare che le sollevazioni e le scorribande della sinistra radicale rivoluzionaria contro i luoghi di chiese e conventi ebbero inizio nel 1931. Quella che si è consumata è stata una vera e propria caccia al clero cattolico con conseguenze devastanti per la Chiesa locale e la società spagnola e con ingenti danni materiali e morali. Non furono presi di mira tutti i cristiani ma i cattolici, e in particolare i religiosi (molti pastori protestanti infatti si identificarono con la sinistra e vennero risparmiati, le loro chiese rimasero aperte, il loro culto permesso).

A fomentare l’odio contro i cattolici, secondo Payne, furono “gli stessi sentimenti che motivarono i rivoluzionari francesi del 1792 e del secolo successivo”: la Chiesa era considerata detentrice di un ordine morale e politico che doveva essere sovvertito per sempre (Payne, p. 141).

guerra civil dati

Nel 1937 a Valencia un ministro della II Repubblica, Manuel de Irujo, riassumeva con sfacciato orgoglio i risultati della persecuzione: Tutti gli altari, le immagini sacre e gli oggetti di culto sono stati distrutti con vilipendio. Tutte le chiese hanno sospeso il culto. Gran parte dei tempi sono stati incendiati. Campane, calici, candelabri… sono stati fusi per fini industriali e bellici. Nelle chiese sono stati collocati magazzini, stalle, mercati, depositi di armi e destinate a diversi scopi. I conventi sono stati sloggiati e la vita religiosa sospesa. I sacerdoti e religiosi (in quanto sacerdoti e religiosi) sono stati arrestati, imprigionati e fucilati. E’ stata proibita tassativamente la detenzione di immagini sacre e oggetti di culto ad uso privato. Un regime di terrore dichiarato dagli stessi aguzzini: “La policía que practica registros domiciliarios, buceando en el interior de las habitaciones, de vida íntima personal o familiar, destruye con escarnio y violencia imágenes, estampas, libros religiosos y cuanto con el culto se relaciona o lo recuerde“.

Nel suo libro “Asì iban a la muerte” (Voz de Papel, 2011) Santiago Montenegro racconta le testimonianze di giovani vittime del terror rojo, giovani dimenticati dalla storia che hanno lasciato – attraverso biglietti, lettere e testimoni oculari – una “testimonianza sublime di amore a Dio, e al prossimo, un’impressionante dimostrazione di fede, speranza e carità cristiane, un altissimo esempio di coraggio e rigore morale” (p. 11). L’autore parla di “barbarie sacrilega”, di un “vero olocausto” frutto dell’odio dei gruppi marxisti e anarchici verso Cristo e i cristiani.

Questa è una storia dimenticata, anche da molti spagnoli; negata oggi da molti socialisti, figli e nipoti dei protagonisti del terrore; edulcorata, giustificata. Ma quei martiri, eroi della fede che non disdegnarono di venire crocifissi con Cristo, oggi popolano il Cielo, dove godono della vita eterna in attesa della Risurrezione finale.  Gesù lo aveva detto: “Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato” (Mt24,13).

 

Suggerimenti bibliografici:

  • Alcalà C., Las checas del terror, Libros Libres 2007.
  • Bastante J., Mártires por su fe, Esfera de los Libros 2010.
  • Cantera Montenegro S., Asì iban a la muerte, Voz De Papel 2011.
  • Hernández Fugueiredo J.R., Destrucción del patrimonio religioso en la II Republica (1931-1936), Bac 2009.
  • Ortí Cárcel V., Buio sull’altare. 1931-1939: la persecuzione della Chiesa in Spagna, Città Nuova 2000.
  • Martín de la Hoz J., Breve Historia de las persecuciones contra la Iglesia, Rialp 2015.
  • Payne G., La Guerra Civil Española, Rialp 2014.
  • Intervista allo storico spagnolo V. Cárcel Ortí pubblicata su rossoporpora.org

 

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