Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Popolo della Famiglia: Gandolfini chiede prudenza


popolo-della-Famiglia LogoLa nascita del movimento politico “Il popolo della famiglia”, sotto la guida del giornalista Mario Adinolfi e dell’avvocato Gianfranco Amato (intervistati su Aleteia da Silvia Lucchetti) ha generato reazioni contrastanti all’interno del mondo cattolico. Mentre molti applaudono l’iniziativa, si alzano alcune obbiezioni che riflettono sui pericoli di un’avventura politica di questo genere (definita una sorta di “grillismo” cattolico) e mettono in dubbio l’opportunità di passare – ora e in questo modo – dal movimento di piazza alle camere della politica.

A questo riguardo, il Presidente del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, Massimo Gandolfini, ha parlato – in una nota diffusa su Facebook dal Comitato – di un'”iniziativa personale” di due membri fondatori che non rispecchia la volontà del Comitato. Il neurochirurgo ha ricordato che il Comitato “si riconosce una funzione di rappresentanza civile e culturale prepolitica”, invitando dunque a mantenere un atteggiamento di “ponderata prudenza” che eviti “ogni tipo di  eccesso” finché gli organizzatori degli ultimi due Family Day (quello del 20 giugno 2015 a San Giovanni e quello del 30 gennaio 2016 al Circo Massimo) non affrontino un “approfondito dibattito” interno sul futuro del Comitato e sulle sue prossime iniziative su scala nazionale di fronte alle battaglie sociali e culturali che si prospettano per i prossimi mesi.

Intervenendo inoltre al convegno del movimento “Idea”, Gandolfini ha escluso la possibilità di una sua personale candidatura e ribadito che il Comitato non ha “nessuna intenzione di fondare un partito politico. Chi lo ha fatto in queste ore ha assunto una iniziativa sua che non è espressione del comitato ‘Difendiamo i nostri figli'”.

Uno scenario politico desolante per i cattolici italiani.

Lo scenario attuale della politica italiana presenta un quadro desolante per i cittadini cattolici. Il governo di italiano infatti, pur essendo guidato da uomini e donne che si autodefiniscono dei veri cattolici (Renzi, Boschi, Boldrini, Alfano…), ha messo il piede sull’acceleratore delle riforme e si prepara per una nuova spinta progressista sui temi etici più delicati: adozione omosessuale, divorzio lampo, liberalizzazione di droghe leggere ed eutanasia.

Diventa attuale per l’Italia ciò che affermava lo scorso anno in Spagna il vescovo di San Sebastián, mons. José Ignacio Munilla, a proposito del voto dei cattolici in un panorama politico ostico come quello spagnolo: “I credenti si trovano di fronte a un grosso problema” perché “nell’arco parlamentare non esiste nessun partito capace di rappresentare il voto cattolico. Un cattolico che desideri rimanere fedele ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa, non può votare coerentemente per i partiti politici nazionali presenti nell’attuale Congresso” (Cfr. Lettera aperta Voz de los sin voz).

Nei giorni scorsi il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D’Ercole ha accusato il premier Renzi di scarsa coerenza coi principi cristiani da lui professati: “Abbiamo un Presidente del Consiglio che si reputa cristiano, ma sinceramente non so cosa gli sia rimasto di cristiano quando gli sento fare certi ragionamenti. Ho paura che oggi molti si dicono cristiani senza più esserlo e questo è il vero pericolo della nostra società”. A sua volta, il vescovo di Trieste, mons. Giampaolo Crepaldi ha definito l’azione dei parlamentari cattolici durante le discussioni sulla (“pessima”) Legge Cirrinà “un atteggiamento indecoroso” che “ha fornito gravi elementi di forte delusione e di viva preoccupazione per il futuro”. Le recenti discussioni parlamentari hanno rappresentato un “banco di prova per la presenza dei cattolici in politica”. “A che serve – ha aggiunto il presule veneto – formare dei cattolici in modo talmente generico e debole da dover sopportare poi il loro ‘sì’ a leggi pessime?”.

I componenti del Comitato e l’idea di un partito politico.

L’idea di un partito capace di rappresentare i cattolici nello scenario politico è dunque, per certi versi, necessaria ed urgente. Ma quanto pare l’iniziativa Adinolfi-Amato ha preso in contropiede il resto dei componenti del Comitato le cui opinioni e sensibilità sono diverse e necessitano di un dibattito sereno e approfondito per valutare le modalità d’azione e il ruolo da assumere nel futuro immediato.

Mentre Massimo Gandolfini, in quanto presidente, mantiene una posizione di distacco rifiutando comunque una sua comparsa in campo politico, Tony Brandi (presidente di Pro Vita onlus) ha espresso tutta la sua contrarietà all’idea di fondare un movimento politico sui temi etici e sulla difesa della famiglia. Intervistato dal sito Matchman-News ha affermato che “un partito si deve occupare anche di immigrazione, di tasse, di  economia, di politica estera e di tante altre cose su cui i punti di vista sono necessariamente diversi e alla fine ti dividi”. Quindi – afferma Brandi – “un partito fondato solo sui temi etici è destinato al fallimento, lo dice la storia”. Ovviamente ha augurato “buona fortuna” ad Adinolfi ed Amato che, però, “avrebbero dovuto consultare il Comitato”. L’avvocato Simone Pillon si è detto disposto a collaborare, partecipando attivamente alla nuova avventura politica, sempre però che si lavori insieme senza disperdere forze (e voti) con inutili divisioni. Dal canto loro i rappresentanti di Generazione Famiglia (già Manif Pour Tous Italia) – Jacopo Coghe, Filippo Savarese e Maria Rachele Ruiu (che fu rappresentante di Identità Cristiana candidata per la lista Cittadini X Roma nel 2013) – si defilano dalla scelta politica perché, ha affermato Savarese, “il Comitato deve restare un ente civico trasversale alle diverse aree culturali, politiche e religiose”. Allo stesso modo i due presidenti nazionali di “Non si tocca la famiglia”, Giusy D’Amico e Nicola di Matteo, pur senza pronunciarsi ufficialmente, sembrano intenzionati a continuare ad offrire un servizio alle famiglie nel campo educativo con particolare riferimento all’ambito scolastico. La nota giornalista Costanza Miriano, scrivendo su Il Foglio già prima dell’annuncio del nuovo partito, manifestava il suo plauso verso una iniziativa ormai necessaria dalla quale però si tirava fuori: “Io – affermava Miriano – voglio fare la mamma, e una che deve preparare pane e salame e correggere il dettato non può fare politica, ma mi auguro che qualcuno dei miei compagni di avventura raccolga questo grido accorato”. Pochi giorni dopo, questo accorato grido di molti cattolici italiani che “implorano la nascita di un partito che parli la loro lingua” è stato accolto da Adinolfi e Amato.

Giornalisti cattolici (amici del Family Day) e le perplessità sull’idea di un partito.

adinolfi pdfQuella di fondare un partito politico è dunque una decisione che nonostante l’entusiasmo suscitato in molti cittadini cattolici ormai stufi di sentirsi traditi da una classe politica che da troppo tempo non li rappresenta, ha acceso qualche discussione all’interno del mondo cattolico.

Tra i primi a pronunciarsi in maniera critica nei confronti del nuovo movimento politico è stato il giornalista Giuseppe Rusconi che ha seguito da vicino i due Family Day. Sul suo blog RossoPorpora, Rusconi ha lungamente argomentato sul futuro del movimento che ha dato vita alle due mobilitazioni di questi ultimi mesi invitando, innanzi tutto, ad una “unità d’azione, non dispersione delle forze in campo”. Pur riconoscendo la buona volontà dei fondatori del PdF, sono molte le perplessità confessate dal giornalista del Canton Ticino, tra le quali il rischio di una disgregazione del Comitato e del bene fatto fino ad oggi a causa di una solitaria “fuga in avanti” di due dei suoi membri. Non meno problematico sarebbe – a dire di Rusconi – il rapporto con la Chiesa gerarchica e col mondo dell’associazionismo cattolico, già poco compatto durante le giornate delle manifestazioni in piazza.

Ma a fare la voce grossa contro la scelta politica di Adinolfi-Amato è La Nuova Bussola Quotidiana, giornale online diretto da Riccardo Cascioli, diventata oramai una voce autorevole, espressione del cattolicesimo colto e conservatore che, in questi mesi, ha animato e incoraggiato il popolo del Family Day. Diversi interventi pubblicati in questi giorni dai giornalisti de La Bussola che da subito ha definito inopportuna la nascita del PdF e opportunisti i suoi fondatori, più interessati a ricoprire ruoli di governo  che a continuare a dare forza al movimento del Family Day.

E proprio sulle pagine de La Nuova BQ (una sorta di opposizione cattolica al nuovo partito) è apparsa la risposta di Gianfranco Amato che si difende dalle accuse esponendo le ragioni che lo hanno spinto alla scelta politica. Accuse che però non hanno convinto il direttore Cascioli che controbatte lasciando aperto il dibattito.

Un capitolo a parte merita il futuro rapporto tra il Popolo della Famiglia e i vertici dell’episcopato italiano. Benché infatti il PdF non si presenti come un partito confessionale, è chiaro a tutti che rappresenterà le istanze del cattolicesimo italiano ispirandosi all’antropologia giudaico-cristiana e alla dottrina sociale della Chiesa. Detto questo, è facile immaginare che alla Cei non tutti saranno entusiasti che Adinolfi assuma il ruolo di guida politica dei cattolici italiani. Non è difficile immaginare scenari nei quali Adinolfi&Co si potrebbero troverare in disaccordo coi vescovi della Cei su temi sensibili riguardanti l’etica privata e sociale. L’atteggiamento di estrema cautela mantenuto dalla Cei nei giorni del Family Day del 20 giugno 2015 e il silenzio del suo quotidiano Avvenire (che in quell’occasione bucò la notizia) sono solo alcuni indizi che lasciano immaginare la tensione creatasi in quell’occasione tra buona parte del mondo cattolico e i vescovi italiani una tensione che potrebbe rivelarsi fatale in un panorama già di per sé abbastanza frammentato.

A dissentire dalla fondazione del Popolo della Famiglia c’è anche il giornalista Antonio Socci che su Twitter chiede all’amico Adinolfi di ripensarci: “Stimo moltissimo quello che hai fatto fino a ieri – ha twittato Socci ad Adinolfi – Sei forte. Mi sembra che così rovini tutto” e ancora “Ripensaci. Non deluderci”. Dure le accuse del giornalista senese pubblicate il 06 marzo in un editoriale scritto per il quotidiano Libero. Socci parla della fondazione di un “partitino” come “uno dei tanti segnali d’inquietudine dei cattolici italiani” che vivono un “dramma spirituale ed ecclesiale dai risvolti sociali e politici”. La storia insegna che un partito “cattolico” è stato anche capace di approvare leggi sul divorzio e sull’aborto (la DC), mentre altri benintenzionati sono entrati e usciti dalla politica senza lasciare il segno, ne il ricordo (la lista “No aborto” di G. Ferrara). “Un partito non può essere monotematico – conclude Socci -, deve avere un idea del paese, dev’essere una sintesi di tanti interessi sociali, deve avere un programma a tutto campo, una classe dirigente che ha competenza e capacità di governo”.

Mario Adinolfi sindaco e altri candidati PdF.

Intanto venerdì si terrà il primo incontro ufficiale del nuovo partito dove verranno presentate le liste e i candidati per le elezioni amministrative di giugno. Mario Adinolfi è fiducioso: “Sono sicuro che porteremo a casa anche qualche sindaco”, afferma mentre conferma la sua candidatura a sindaco di Roma. Ora la scelta sta al popolo della famiglia, quello reale, che sarà presto chiamato a pronunciarsi di fronte alle schede elettorali, decidendo se affidarsi o meno al PdF.

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2 pensieri su “Popolo della Famiglia: Gandolfini chiede prudenza

  1. francesco durantini in ha detto:

    A Roma Voltaggio si presenta per Identità Cristiana, Verduchi per Italia Cristiana, Adinolfi per il Popolo della Famiglia. Certo nessuno dei tre può dare del sedicente cattolico all’altro. Non ci si poteva mettere d’accordo prima? Anche perchè i tre movimenti sono non simili ma identici nei contenuti morali. Il motivo vero è perchè sono diverse le personalità? le persone che li guidano ? Non è bello da cattolici presentarsi così divisi. Non è affatto cosa buona.

  2. vito in ha detto:

    Tutti i movimenti fuori dalle istituzioni,hanno fallito mentre il gender e la destbilizzazione dei valori della famiglia,disgregandola,avanzano.Bisogna agire concretamente,prima che sia troppo tardi:non e’ un caso che Roma e l’italia tutta e’ la capitale del CRISTIANESIMO,voluto da CRISTO, percio’ a noi la riscossa,viva il Popolo della FAMIGLIA

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