Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Il Presepe nei luoghi pubblici contro l’ateismo di stato


il presepe luoghi pubbliciIl presepe è uno dei simboli della nostra identità cristiana ed è il simbolo per eccellenza della festa del Natale: che – fino a prova contraria – ricorda la nascita di Gesù in una stalla di Betlemme. Eppure gli italiani tendono a dimenticarlo e la sacra rappresentazione lascia sempre più spazio a Babbo Natale, alle ghirlande, alle bacche, agli alberelli e ad altri addobbi verdi e rossi che poco hanno a che vedere con la festa cristiana.

Non si tratta semplicemente di un’innocente amnesia, ma della volontà di rinunciare alle nostre tradizioni e alla nostra identità in nome del multiculturalismo e di un concetto di laicità che rasenta l’ateismo di stato. Ecco come l’Europa, e in modo particolare l’Italia, si sta abituando ad auto-censurarsi di continuo per favorire l’integrazione, per non offendere il “diverso”, lo straniero, l’ospite che la pensa diversamente.

Il risultato è la scomparsa dei cosiddetti “valori” e l’appiattimento delle differenze religiose e culturali per creare un unico pensiero (o “pensiero unico”), un unico credo laico e privo di connotazioni religiose (di Leniniana e Lennoniana memoria), ma soprattutto la cancellazione di tradizioni e costumi che stanno all’origine della nostra società occidentale.

presepe laico

Presepe semina il terrore sulla laica République

Vero progresso: un mondo senza religioni.

Dietro a tutto ciò c’è il rifiuto esplicito delle nostre radici cristiane e l’idea che il progresso (economico, sociale, umano) passi necessariamente attraverso la scomparsa di tutte le religioni. E’ ciò che canta John Lennon in quell’inno all’ateismo di massa intitolato “Immagine” diventata ora la colonna sonora dell’Europa sotto l’assedio dell’Islam. Una canzone che promette la pace e l’armonia assieme alla scomparsa definitiva delle frontiere, della proprietà privata e delle religioni, una canzone che piace tanto ai massoni ma anche anche ad alcuni esponenti delle gerarchie ecclesiastiche tanto da promuoverla come inno della partita interreligiosa organizzata proprio da papa Francesco.

E’ per questo che ogni simbolo e riferimento religioso viene progressivamente defilato, nascosto, e infine censurato dalla scena pubblica per lasciare spazio a simboli e feste laiche privi di valore storico o simbolico per i nostri giovani. Basti pensare alla festa di Halloween forzatamente introdotta nella società italiana, alle nuove feste stagionali che sostituiscono i riti cristiani, alla “Prima comunione laica” inventata in Spagna da alcune famiglie per non discriminare i figli atei e ai luoghi comuni di pace e amore che – escluso ogni riferimento cristiano – imbevono lo spirito laico del Natale e della Pasqua: feste svuotate del loro significato fondamentale e riempite di vuoti auspici e goliardiche abbuffate di dolci e regali.

Natale, crocifissi e feste del papà sulla ghigliottina!

E’ nelle scuole che si attua in maniera più violenta ed evidente questa censura senza precedenti che sta pericolosamente prendendo piede in Italia nel nome di una nuova laicità di Rivoluzionaria memoria. Fu di fatti in nome della laicità che i rivoluzionari francesi, preso il potere con la forza della ghigliottina, sostituirono il calendario gregoriano con il “Calendario Rivoluzionario” con tanto di festività pagane dedicate a divinità naturali.

Oggi, in Italia feste e ricorrenze vengono soppresse con facilità: cancellazioni sommarie, imposte dall’alto con circolari firmate dai presidi, senza troppe spiegazioni, senza ragionevoli giustificazioni, a cui bisogna obbedire in silenzio senza opporre resistenza.

A farne le spese sono innanzitutto i simboli, le tradizioni e le feste cristiane, considerati discriminatori e intolleranti, fuori moda e poco attraenti per i bambini e i giovani. Tra i banchi di scuola dunque, così come in molti luoghi pubblici,  il crocifisso, il presepe e i tradizionali canti di natale non sono più benvenuti.

Ma anche feste tradizionali più “innocenti”, prive di connotazioni religiose, rischiano di estinguersi. E’ il caso, ad esempio, di quella scuola di Roma (nel borghese “quartiere Africano”) dove è stata cancellata la Festa del papà. Il tutto con enorme dispiacere dei bambini e con grande sgomento di (alcuni) genitori che hanno provato ad alzare (inutilmente) la voce. Va detto che la scuola in questione propone ora, per i prossimi anni scolastici, i grembiuli verdi per omologare maschi e femmine in un unico colore asessuato (non sia che i bimbi transessuali si trovino in imbarazzo nella scelta del colore).

Il triste caso del preside di Rozzano.

La decisione del preside dell’Istituto Statale di via dei Garofali di Rozzano (MI) di rinviare il concerto di Natale e di vietare i canti più esplicitamente religiosi, ha scatenato violente proteste da parte dei genitori e provocato un coro unanime di indignazione, esploso ferocemente anche in ambito politico.

La decisione del signor Marco Parma è motivata implicitamente anche dalla paura del terrorismo islamico e dal desiderio di correttezza politica che anima gran parte dei dirigenti scolastici italiani. La censura, infatti, è giustificata affinché i “canti religiosi” non sembrino una provocazione dopo gli eventi di Parigi. Inoltre c’è la paura di ferire le sensibilità dei non-cristiani, come ha affermato il protagonista del triste episodio: “A me interessa che a scuola ogni momento sia condivisibile per tutti e che nulla possa creare imbarazzo o disagio a qualcuno”.

Il preside, esponente e già candidato del Movimento 5 Stelle, è stato costretto a lasciare l’istituto presentando le dimissioni e resta in attesa di un nuovo incarico, di una nuova scuola dove poter agire liberamente per censurare il Natale e le festività cristiane (cosa avrà in mente per Pasqua?).

Contrari anche i musulmani e Galantino!

L’assurdità della proposta è provata dal fatto che anche i genitori musulmani (ideali beneficiari del “Natale ateo”) si sono schierati contro il preside difendendo la festa del Natale cristiano!

Persino mons. Galantino – segretario della CEI nemico dei “muri” e sempre pronto al dialogo col mondo laico – ha riservato parole dure nei confronti di chi “per rispettare altre tradizioni o confessioni religiose, pensa di cancellare il Natale o di camuffarlo scadendo nel ridicolo”. Una scelta – afferma il monsignore – “pretestuosa e tristemente ideologica”.

Il Presepe contro l’ateismo di stato, le parole di Alfano.

Mentre il direttore di Rete 4, Mario Giordano, ha esposto un presepe durante il Telegiornale, il ministro Alfano si è pronunciato sulla questione: “Chiederò che il Presepio venga fatto anche nelle Prefetture d’Italia. Di fronte a chi pensa che cancellare le nostre identità serva a favorire il dialogo, oggi rispondiamo facendo fare la benedizione del nuovo commissariato di Jesolo al patriarca di Venezia”.

“L’incontro, il dialogo funziona di più ed è più vero se c’è un’identità forte. Se si cancella l’identità, non si dialoga, non si incontra, ma si fa solo confusione”. Alfano ha infine affermato che “quest’anno si farà il Presepio al Viminale” perché è importante che “lo si realizzi nel ministero che rappresenta anche il luogo dell’unità del Paese”.

Articolo originale pubblicato su Romagiornale.it

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