Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivi per il mese di “dicembre, 2015”

Santa Francesca Cabrini: i frutti dell’annuncio di Kiko Argüello

santa francesca cabriniPubblico con piacere su questo blog un articolo uscito su Roma Sette, l’inserto della diocesi di Roma abbinato al quotidiano Avvenire. Si parla della parrocchia di Santa Francesca Cabrini (zona piazza Bologna), una delle quattro parrocchie dove circa 50 anni fa ebbe inizio l’esperienza del Cammino Neocatecumenale grazie alla generosità e al coraggio dei padri Maristi che accolsero Kiko Argüello e Carmen Hernandez, due spagnoli ancora sconosciuti dei quali era facile diffidare. Infatti “erano i tempi di Che Guevara – afferma Kiko nel suo libro Kerigma – portavo un giubotto verde tipo Fidel Castro e avevo la barba lunga…”

La generosità (e la profetica audacia) dell’allora parroco padre Pietro Necci è stata ripagata dalla presenza di 32 comunità, di centinaia di famiglie, di giovani e di bambini. I frutti sono innumerevoli: famiglie aperte alla vita, vocazioni sacerdotali, vocazioni religiose, famiglie itineranti sparse per il mondo, moltissime famiglie in missione e molti operatori pastorali (diaconi, accoliti, catechisti per l’iniziazione cristiana, volontari per i diversi servizi).

Oggi, in tempi di crisi e di fuga dalle parrocchie da parte dei fedeli, Santa Francesca Cabrini è una parrocchia viva dove lo Spirito Santo agisce in maniera palpabile nella vita dei fedeli attraverso l’esperienza della “piccola comunità cristiana” che offre, a giovani ed adulti, una “formazione permanente alla fede” (Statuto art. 1 § 2).

In occasione della visita del cardinale Vallini, l’articolo (firmato da Marta Rovagna) riporta le parole del parroco, don Franco Messori, sull’esperienza del Cammino Neocatecumenale nella pastorale parrocchiale.

L’articolo evidenzia che, quando lo Spirito Santo agisce, i frutti non sono mai troppi. Provvidenziale, perché proprio in questi mesi a Roma c’è un’altra comunità religiosa che sembra soffrire la presenza di troppe comunità, che pensa che averne molte sia un handicap per la parrocchia, un peso eccessivo da cui liberarsi. L’esperienza dei padri Maristi, forse, darà loro un po’ di coraggio… e un po’ di fede nello Spirito Santo. Ce lo auguriamo!

mcs

Santa Francesca Cabrini: i frutti dell’annuncio di Kiko Argüello (Roma Sette, 6 dicembre 2015)

santa francRoma – La parrocchia, costituita da gruppi e movimenti ecclesiali, in fondo appartiene più profondamente alle persone semplici e umili, quegli anziani che arrivano alla Messa vespertina ogni giorno e che la sentono come sorgente di vita anche se non fanno parte di nessun gruppo precostituito.

A riflettere sull’appartenenza alla propria comunità parrocchiale è padre Franco Messori, parroco di Santa Francesca Cabrini, quartiere Nomentano. La parrocchia, che ieri pomeriggio ha ricevuto la visita del Cardinale vicario Agostino Vallini, è affidata dal 1949 ai padri Maristi e attualmente ci lavorano a tempo pieno cinque sacerdoti dell’ordine religioso.

Nel 1969 la parrocchia ha accolto le catechesi di Kiko Argüello, fondatore del movimento neocatecumenale e con 32 comunità è una delle realtà più radicate e floride del Cammino a Roma.  Padre Franco, che ha iniziato la sua vita sacerdotale proprio a Santa Francesca Cabrini nel 1964, racconta il fiorire di questo movimento; “Che ha dato e dà ancora frutti di maturità nella fede e catechisti molto preparati, che collaborano alla pastorale della parrocchia nelle catechesi di iniziazione cristiana, nel post cresima, nella preparazione dei matrimoni e dei battesimi”.

Il gruppo di operatori pastorali che lavora in parrocchia proviene e dal Cammino Neocatecumenale e dall’Azione Cattolica, che negli ultimi quattro anni hanno iniziato a lavorare nella catechesi. “La parrocchia, piena di talenti e potenzialità – spiega il parroco – ha ancora bisogno di maturare in una comunione maggiore con la Chiesa universale. Il rischio di alcuni gruppi è quello di fare una Chiesa nella Chiesa, ma sappiamo che in noi e nella storia agisce lo Spirito Santo, nella docilità alla sua azione la Chiesa diventa grande, non per nostri meriti o perché siamo in gamba e capaci”.

Il carisma dei padri Maristi è quello della missionarietà, il loro fondatore san Pietro Chanel è il patrono dell’Oceania. La storia di padre Franco è dunque quella di una lunga itineranza “dovunque sono andato ho portato con me – racconta – il desiderio di creare una comunità parrocchiale coesa e collaborativa tra le diverse realtà, e con questo spirito ho accolto il Cammino Neocatecumenale in ogni luogo in cui sono stato”.

Gianluca Carfagnini ci racconta la sua esperienza di catechista in parrocchia con sua moglie: “Siamo sette coppie – spiega – e lavoriamo insieme alla pastorale battesimale. Due non possono avere figli e la loro testimonianza è tanto più preziosa in quanto ci parlano di una fecondità non legata solo all’aspetto biologico ma anche a quello spirituale”.

Gianluca, che ha iniziato il cammino nel 1985 e lo ha terminato quest’anno, racconta anche l’evangelizzazione del suo movimento: “Tra le comunità che hanno finito il percorso ci sono alcune inviate in altre parrocchie per aiutare il parroco nella pastorale, da noi diverse persone vanno regolarmente ad Acilia a prestare il loro servizio, li chiamiamo per scherzare “i martiri del raccordo anulare”.

Marta Rovagna

 

Articolo pubblicato su Roma Sette, inserto diocesano di Avvenire, domenica 6 dicembre 2015.

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Il Presepe nei luoghi pubblici contro l’ateismo di stato

il presepe luoghi pubbliciIl presepe è uno dei simboli della nostra identità cristiana ed è il simbolo per eccellenza della festa del Natale: che – fino a prova contraria – ricorda la nascita di Gesù in una stalla di Betlemme. Eppure gli italiani tendono a dimenticarlo e la sacra rappresentazione lascia sempre più spazio a Babbo Natale, alle ghirlande, alle bacche, agli alberelli e ad altri addobbi verdi e rossi che poco hanno a che vedere con la festa cristiana.

Non si tratta semplicemente di un’innocente amnesia, ma della volontà di rinunciare alle nostre tradizioni e alla nostra identità in nome del multiculturalismo e di un concetto di laicità che rasenta l’ateismo di stato. Ecco come l’Europa, e in modo particolare l’Italia, si sta abituando ad auto-censurarsi di continuo per favorire l’integrazione, per non offendere il “diverso”, lo straniero, l’ospite che la pensa diversamente.

Il risultato è la scomparsa dei cosiddetti “valori” e l’appiattimento delle differenze religiose e culturali per creare un unico pensiero (o “pensiero unico”), un unico credo laico e privo di connotazioni religiose (di Leniniana e Lennoniana memoria), ma soprattutto la cancellazione di tradizioni e costumi che stanno all’origine della nostra società occidentale.

presepe laico

Presepe semina il terrore sulla laica République

Vero progresso: un mondo senza religioni.

Dietro a tutto ciò c’è il rifiuto esplicito delle nostre radici cristiane e l’idea che il progresso (economico, sociale, umano) passi necessariamente attraverso la scomparsa di tutte le religioni. E’ ciò che canta John Lennon in quell’inno all’ateismo di massa intitolato “Immagine” diventata ora la colonna sonora dell’Europa sotto l’assedio dell’Islam. Una canzone che promette la pace e l’armonia assieme alla scomparsa definitiva delle frontiere, della proprietà privata e delle religioni, una canzone che piace tanto ai massoni ma anche anche ad alcuni esponenti delle gerarchie ecclesiastiche tanto da promuoverla come inno della partita interreligiosa organizzata proprio da papa Francesco.

E’ per questo che ogni simbolo e riferimento religioso viene progressivamente defilato, nascosto, e infine censurato dalla scena pubblica per lasciare spazio a simboli e feste laiche privi di valore storico o simbolico per i nostri giovani. Basti pensare alla festa di Halloween forzatamente introdotta nella società italiana, alle nuove feste stagionali che sostituiscono i riti cristiani, alla “Prima comunione laica” inventata in Spagna da alcune famiglie per non discriminare i figli atei e ai luoghi comuni di pace e amore che – escluso ogni riferimento cristiano – imbevono lo spirito laico del Natale e della Pasqua: feste svuotate del loro significato fondamentale e riempite di vuoti auspici e goliardiche abbuffate di dolci e regali.

Natale, crocifissi e feste del papà sulla ghigliottina!

E’ nelle scuole che si attua in maniera più violenta ed evidente questa censura senza precedenti che sta pericolosamente prendendo piede in Italia nel nome di una nuova laicità di Rivoluzionaria memoria. Fu di fatti in nome della laicità che i rivoluzionari francesi, preso il potere con la forza della ghigliottina, sostituirono il calendario gregoriano con il “Calendario Rivoluzionario” con tanto di festività pagane dedicate a divinità naturali.

Oggi, in Italia feste e ricorrenze vengono soppresse con facilità: cancellazioni sommarie, imposte dall’alto con circolari firmate dai presidi, senza troppe spiegazioni, senza ragionevoli giustificazioni, a cui bisogna obbedire in silenzio senza opporre resistenza.

A farne le spese sono innanzitutto i simboli, le tradizioni e le feste cristiane, considerati discriminatori e intolleranti, fuori moda e poco attraenti per i bambini e i giovani. Tra i banchi di scuola dunque, così come in molti luoghi pubblici,  il crocifisso, il presepe e i tradizionali canti di natale non sono più benvenuti.

Ma anche feste tradizionali più “innocenti”, prive di connotazioni religiose, rischiano di estinguersi. E’ il caso, ad esempio, di quella scuola di Roma (nel borghese “quartiere Africano”) dove è stata cancellata la Festa del papà. Il tutto con enorme dispiacere dei bambini e con grande sgomento di (alcuni) genitori che hanno provato ad alzare (inutilmente) la voce. Va detto che la scuola in questione propone ora, per i prossimi anni scolastici, i grembiuli verdi per omologare maschi e femmine in un unico colore asessuato (non sia che i bimbi transessuali si trovino in imbarazzo nella scelta del colore).

Il triste caso del preside di Rozzano.

La decisione del preside dell’Istituto Statale di via dei Garofali di Rozzano (MI) di rinviare il concerto di Natale e di vietare i canti più esplicitamente religiosi, ha scatenato violente proteste da parte dei genitori e provocato un coro unanime di indignazione, esploso ferocemente anche in ambito politico.

La decisione del signor Marco Parma è motivata implicitamente anche dalla paura del terrorismo islamico e dal desiderio di correttezza politica che anima gran parte dei dirigenti scolastici italiani. La censura, infatti, è giustificata affinché i “canti religiosi” non sembrino una provocazione dopo gli eventi di Parigi. Inoltre c’è la paura di ferire le sensibilità dei non-cristiani, come ha affermato il protagonista del triste episodio: “A me interessa che a scuola ogni momento sia condivisibile per tutti e che nulla possa creare imbarazzo o disagio a qualcuno”.

Il preside, esponente e già candidato del Movimento 5 Stelle, è stato costretto a lasciare l’istituto presentando le dimissioni e resta in attesa di un nuovo incarico, di una nuova scuola dove poter agire liberamente per censurare il Natale e le festività cristiane (cosa avrà in mente per Pasqua?).

Contrari anche i musulmani e Galantino!

L’assurdità della proposta è provata dal fatto che anche i genitori musulmani (ideali beneficiari del “Natale ateo”) si sono schierati contro il preside difendendo la festa del Natale cristiano!

Persino mons. Galantino – segretario della CEI nemico dei “muri” e sempre pronto al dialogo col mondo laico – ha riservato parole dure nei confronti di chi “per rispettare altre tradizioni o confessioni religiose, pensa di cancellare il Natale o di camuffarlo scadendo nel ridicolo”. Una scelta – afferma il monsignore – “pretestuosa e tristemente ideologica”.

Il Presepe contro l’ateismo di stato, le parole di Alfano.

Mentre il direttore di Rete 4, Mario Giordano, ha esposto un presepe durante il Telegiornale, il ministro Alfano si è pronunciato sulla questione: “Chiederò che il Presepio venga fatto anche nelle Prefetture d’Italia. Di fronte a chi pensa che cancellare le nostre identità serva a favorire il dialogo, oggi rispondiamo facendo fare la benedizione del nuovo commissariato di Jesolo al patriarca di Venezia”.

“L’incontro, il dialogo funziona di più ed è più vero se c’è un’identità forte. Se si cancella l’identità, non si dialoga, non si incontra, ma si fa solo confusione”. Alfano ha infine affermato che “quest’anno si farà il Presepio al Viminale” perché è importante che “lo si realizzi nel ministero che rappresenta anche il luogo dell’unità del Paese”.

Articolo originale pubblicato su Romagiornale.it

Primer nombramiento episcopal para un sacerdote del seminario Redemptoris Mater de Roma

hector vila obispoEs la primera vez que un sacerdote formado en el seminario diocesano Redemptoris Mater de Roma (uno de los cuatro seminarios de la diocesis), es nombrado obispo.

Se trata del padre Héctor Vila (53 años), rector del seminario Redemptoris Mater de Toronto (Canadá), recientemente nombrado por el papa Francisco obispo de la diócesis de Whitehorse, en el noroeste de Canadá en la frontera con Alaska.

Mons. Vila ha expresado a Catholic Register toda su gratitud al papa Francisco por el nombramiento: “Deseo expresar mi gratitud a su Santidad el Papa Francisco por la confianza que deposita en mi. Vengo del seminario Diocesano Misionero Redemptoris Mater de Roma, fundado por san Juan Pablo II, he sido honrado con este nuevo llamado a servir el pueblo de Dios en la diócesis de Whitehorse, sabiendo que Dios tiene un plan y me guiará en su Camino. No veo la hora de emprender esta nueva misión y de encontrar gente maravillosa, conocer sus tradiciones descubriendo las bellezas de esta región en nuestro país y creciendo juntos en la fe”.

El arzobispo de Toronto, el cardenal Thomas Collins ha afirmado que el nuevo obispo Vila es un “santo y fiel sacerdote” e invitó a rezar por esta nueva misión: “Invito a todos los fieles , y especialmente a los miembros del Camino Neocatecumenal , a unirse a mí en ofrecer sus oraciones por el obispo Vila”.

Interno della Cattedrale Sacred Heart di Whitehorse.

Cattedral Sacred Heart en Whitehorse.

La diócesis de Whitehorse (que incluye el territorio de Yukon y el norte de la British Columbia) adquirió el estatus de diócesis en 1967, siendo hasta aquél momento tierra de misión col el título de Vicariato Apostólico (desde 1944). Las primeras misiones en el territorio fueron encomendadas a los Misioneros Oblatos de María Inmaculada y a los Jesuitas, bajo la guía de la Santa Sede. Actualmente, en la diócesis cuenta con 22 parroquias y misiones para alrededor de 8150 fieles (sobre una población de 42.150 habitantes). En el territorio ejercen su ministerio siete sacerdotes diocesanos y tres religiosos (fuente: Canadian Conference of Catholic Bishops). La sede del obispo es la ciudad de Whitehorse donde se encuentra la catedral del Sagrado Corazón.

Es allí donde deberá trasladarse por voluntad del Papa, el padre Héctor que en 1989 entró en el seminario de via della Maglianella, en Roma, para emprender sus estudios de filosofía en la Pontificia Universidad Gregoriana. Al terminar la carrera de teología, el 14 de mayo de 1995, fué ordenado sacerdote por el Papa san Juan Pablo II en la Basílica de san Pedro. Los fieles de las parroquias romanas de san Ireneo y san Patricio le recuerdan como un jóven sacerdote en sus primeros años de ministerio. Hoy, después de muchos años como rector del seminario de Toronto, ha sido llamado a ser Pastor de una jóven diócesis del norte América.

Los Redemptoris Mater son seminarios diocesanos misioneros nacidos por voluntad de san Juan Pablo II bajo inspiración de los iniciadores del Camino Neocatecumenal Francisco Argüello (Kiko) y Carmen Hernández. El primer seminario de este tipo ha sido erigido oficialmente en Roma en 1988 (tras una breve experiencia en Perú). Actualmente estos seminarios están presentes en más de cien naciones de los cinco continentes. La particularidad de estos seminarios internacionales (los seminaristas vienen de distintos países del mundo) es la formación de los alumnos en una comunidad neocatecumenal y el carácter misionero de los sacerdotes, dispuestos a ser enviados en misión en cualquier parte del mundo donde sea necesario (según las indicaciones del Concilio Vaticano II en Presbyterorum Ordinis, n° 10).

El 18 de marzo 2004, el papa Juan Pablo II, encontrando los formadores y los seminaristas del seminario Redemptoris Mater de Roma en audiencia privada, saludaba la que llamó “una experiencia nueva y muy significativa” capaz de ofrecer “abundantes frutos”.

Han pasado ya más de dieciséis años desde la fundación de vuestro seminario, que ha representado una experiencia nueva y muy significativa, con vistas a la formación de presbíteros para la nueva evangelización. Desde entonces han surgido en el mundo otros seminarios Redemptoris Mater, que se inspiran en vuestro modelo y comparten vuestras finalidades.

Son particularmente abundantes los frutos producidos durante estos años por vuestro seminario.
Por ellos doy gracias con vosotros al Señor. Por esos mismos frutos deseo, además, dar las gracias al Camino Neocatecumenal, en el que ha nacido y crecido vuestra vocación. Doy las gracias también al rector y a los demás superiores que, bajo la guía solícita del cardenal vicario, dirigen con amor y sabiduría vuestra preparación con vistas al sacerdocio.

No es la primera vez que un sacerdote formado en un seminario R.M. es nombrado obispo. En el año 2004, en Perú, el padre Javier del Río Alba fue nombrado por el papa Juan Pablo II, obispo auxiliar de la arquidiócesis de El Callao y en 2006 (por papa Benedicto XVI) arzobispo de Arequipa  (Perú).

También el seminario R.M. de Newark (New Jersey) ha visto recientemente un ex alumno convertirse en obispo. Es el caso del presbítero maltés Peter Baldacchino que en 2014 ha sido nombrado obispo auxiliar de Miami en Florida.

Este es el texto de la noticia publicada por la Santa Sede el 27 de noviembre 2015:

El Santo Padre Francisco, el 27 de noviembre 2015, ha nombrado obispo de la Diócesis de Whitehorse , al Rev. Héctor Vila, Rector del Seminario Redemptoris Mater de Toronto.
El nuevo obispo nació en Lima el 17 de septiembre de 1962. En Lima realizó los estudios de primaria y una parte de los de secundaria. A la edad de 17 años, en el 1979, junto con su padre emigró a Canadá, donde terminó los estudios de secundaria en el Emery Collegiate Institute de Toronto. Sucesivamente emprendió los estudios universitarios de ingeniería mecánica en el George Brown College de Toronto, obteniendo el diploma en el 1986. Luego fue contratado como asistente en la Missal Toolimg Ltd. En 1987, inició a frecuentar el Camino Neocatecumenal y un año después comenzó los estudios de Filosofía y Teología en la University of Toronto, que completó en el Seminario Redemptoris Mater de Roma . Fue ordenado sacerdote el 14 de mayo de 1995 por el Papa San Juan Pablo II y incardinado en Roma. Después de la ordenación ha ocupado los siguientes cargos pastorales y administrativos: 1995-1998: Ministerio pastoral en las parroquias romanas de S. Ireneo y de S. Patrizio; 1999: durante algunos meses Administrador de la parroquia St. Norbert de Toronto; desde el 2000: Rector del Seminario Redemptoris Mater de Toronto.La Diócesis de Whitehorse, erigida en el 1967, es sufraganea de la Archidiócesis de Grouard McLennan. Tiene una superficie de 732.515 km2 y una población de 43.000 habitantes, de los cuales 9.600 son católicos. Hay 22 parroquias, 6 sacerdotes , 2 Diáconos, 1 Hermano Religioso, 4 Religiosas y 1 Seminarista.

Prima nomina episcopale per un sacerdote del seminario Redemptoris Mater di Roma

vilaE’ la prima volta uno presbitero formato nel seminario diocesano Redemptoris Mater di Roma, (uno dei quattro seminari della diocesi), viene nominato vescovo. E’ successo a don Héctor Vila (foto), già rettore del seminario Redemptoris Mater di Toronto, recentemente nominato da papa Francesco vescovo della diocesi di Whitehorse, nel nord-ovest del Canada, al confine con l’Alaska.

“Sono grato a papa Francesco per la fiducia che ha riposto su di me” ha affermato mons. Vila a The Catholic Register. “Mi sento onorato con questa nuova chiamata sapendo che Dio ha un piano e mi guiderà nel suo cammino. Non vedo l’ora di iniziare questa nuova missione…”. Il vescovo di Toronto, il cardinale Thomas Collins, ha invitato “tutti i fedeli, specialmente i membri del Cammino Neocatecumenale” a pregare per il nuovo vescovo, che ha definito “un presbitero santo e fedele”.

La diocesi di Whitehorse (che comprende il territorio dello Yukon e il nord della regione British Columbia) ha acquistato lo status di diocesi dal 1967 essendo fino a quel momento un territorio di missione, col titolo di Vicariato Apostolico (dal 1944). Le prime missioni nel territorio furono affidate ai Missionari Oblati di Maria Immacolata e ai Gesuiti, sotto la guida della Santa Sede. Attualmente la diocesi conta con 22 parrocchie per circa 8150 fedeli (su una popolazione di 42.150 persone). Nel territorio esercitano il loro ministero sette sacerdoti diocesani e tre religiosi (dati forniti dalla Canadian Conference of  Catholic Bishops). Sede vescovile è la città di Whitehorse, dove si trova la cattedrale del Sacro Cuore.

E’ qui che dovrà trasferirsi per volere del Papa, don Héctor che nel 1989 entrò nel collegio di via della Maglianella per intraprendere gli studi di filosofia alla Pontificia Università Gregoriana. Dopo aver completato gli studi di teologia, il 14 maggio 1995 fu ordinato sacerdote dal Papa san Giovanni Paolo II nella Basilica di san Pietro. I fedeli delle parrocchie romane di sant’Ireneo e di san Patrizio lo ricordano come un giovane prete alle prime armi col ministero sacerdotale. Oggi, dopo diversi anni da rettore del seminario di Toronto, è chiamato alla guida di una giovane e grande diocesi del nord America.

I Redemptoris Mater sono seminari diocesani missionari nati per volere di Giovanni Paolo II sotto l’ispirazione degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Francisco Argüello e Carmen Hernández. Il primo seminario di questo tipo fu eretto ufficialmente a Roma nel 1988 (dopo una prima esperienza avviata in Perù). Attualmente sono presenti in più di cento nazioni dei cinque continenti. La particolarità di questi seminari internazionali (gli studenti provengono da diversi paesi del mondo) è la formazione dei seminaristi all’interno di una comunità neocatecumenale e la missionarietà dei sacerdoti, disposti ad essere inviati in missione in qualunque parte del mondo dove sia necessario (secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II in Presbyterorum Ordinis, n° 10)

Il 18 marzo 2004 papa Giovanni Paolo II, incontrando i formatori e i seminaristi del Seminario Redemptoris Mater di Roma in udienza privata nella Sala Clementina, salutò quella che definì “una esperienza nuova e significativa” capace di generare “abbondanti frutti di bene”.

Sono trascorsi ormai più di sedici anni dall’avvio del vostro Seminario, che ha rappresentato una esperienza nuova e assai significativa, in vista della formazione di presbiteri per la nuova evangelizzazione. Da allora sono sorti nel mondo vari altri Seminari “Redemptoris Mater”, che si ispirano al vostro modello e condividono le vostre finalità.

Particolarmente abbondanti sono i frutti di bene prodotti nel corso di questi anni dal vostro Seminario. Per essi rendo grazie con voi al Signore. Per i medesimi frutti desidero inoltre ringraziare il Cammino Neocatecumenale, nel quale sono nate e cresciute le vostre vocazioni.

Non è la prima volta che un sacerdote formato in un seminario Redemptoris Mater viene nominato vescovo. Era già successo, ad esempio, in Perù a don Javier del Rio (nato a Lima nel 1957 e formato nel seminario di El Callao): nel 2004 fu nominato da papa Giovanni Paolo II, vescovo ausiliare della diocesi di El Callao e poi, nel 2006 da Benedetto XVI, arcivescovo di Arequipa (Perù).

Anche il seminario Redemptoris Mater di Newark (nel New Jersey) ha visto recentemente un suo ex alunno diventare vescovo. E’ il caso del sacerdote maltese Peter Baldacchino che nel 2014 è stato nominato vescovo ausiliare di Miami.

Questo il testo della notizia comparsa sul bollettino della Santa Sede del 27 novembre 2015 con una breve biografia del nuovo vescovo di Whitehorse:

Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della diocesi di Whitehorse (Canada) il Rev.do Héctor Vila, Rettore del Seminario Redemptoris Mater di Toronto.

Héctor Vila è nato a Lima (Perú) il 17 settembre 1962. A Lima ha compiuto gli studi primari e buona parte di quelli secondari. All’età di 17 anni, nel 1979, insieme al padre è emigrato in Canada, dove ha concluso gli studi secondari presso l’Emery Collegiate Institute di Toronto. Successivamente ha intrapreso gli studi Universitari di ingegneria meccanica presso il George Brown College di Toronto, conseguendo il diploma nel 1986. E’ quindi assunto come assistente presso la Missal Toolimg Ltd.

Nel 1987, ha iniziato a frequentare il Cammino Neocatecumenale e un anno dopo ha intrapreso gli studi di Filosofia e Teologia presso la University of Toronto, completati, poi, presso il Seminario Redemptoris Mater di Roma (1989-1995).

È stato ordinato sacerdote il 14 maggio 1995 da Papa San Giovanni Paolo II ed incardinato a Roma. Dopo l’ordinazione, ha svolto i seguenti incarichi pastorali e amministrativi: 1995-1998: Ministero pastorale presso le parrocchie romane di S. Ireneo e di S. Patrizio; 1999: per alcuni mesi Amministratore della parrocchia St. Norbert di Toronto; dal 2000: Rettore del Seminario Redemptoris Mater di Toronto.

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Sacrilegio a Pamplona, migliaia di fedeli per la Messa di riparazione

prayer spainAleteia – Nella terra di San Francesco Saverio, mercoledì 25 novembre, circa 5mila fedeli provenienti da tutta la regione e centinaia di sacerdoti della Navarra si sono stretti in preghiera nella Cattedrale di Pamplona, guidati dall’arcivescovo mons. Francisco Pérez. La celebrazione è stata indetta dal vescovo in risposta all’opera profanatoria esposta nei locali del Comune che, nei giorni scorsi, ha scosso l’opinione pubblica di tutta la Navarra.

Un artista locale ha infatti inserito nella sua mostra, istallata nel Municipio, un opera sacrilega intitolata “Amén”, che offende in maniera violenta tutti i cristiani colpendo ciò che hanno di più caro: il corpo di Cristo. L’artista – in passato arrestato per atti osceni e prostituzione – non è nuovo a certe provocazioni a sfondo religioso e morale: la sua arte sovversiva è condita essenzialmente di violenza, pornografia, mutilazioni fisiche, odio verso le religioni, ecc. Ma questa volta la sua sfida ha oltrepassato ogni limite provocando uno sdegno generale anche tra i non cattolici.

Il presunto artista ha esposto delle fotografie dove allineava sul pavimento diverse particole (ostie) in modo da formare la parola “pederastia” (pedofilia) precisando che si tratta di 242 ostie consacrate, da lui stesso prelevate durante diverse Messe a cui avrebbe partecipato nelle parrocchie di Madrid e Pamplona. Le stesse Ostie sono state “esposte” in un piatto all’interno della mostra. Il tutto corredato di foto che lo ritrae nell’atto di prendere la comunione durante una celebrazione, fingendo di assumere l’ostia consacrata che poi avrebbe conservato per fini “artistici”. “Non ho fatto nulla di illegale andando in Chiesa e mettendomi le ostie in tasca” ha affermato senza tentennamenti, l’autore della mostra, che ha definito l’Opus Dei “una banda terroristica all’interno della Chiesa” e si è riferito alle Messe di riparazione come eventi “in onore al golpismo franchista”.

Nell’intenzione e nell’opera di questo giovane artista, il cui nome – come disse il Cervantes – non vogliamo ricordare, c’è tutto il peggio che può abitare l’anima umana: presunzione, superbia, arroganza, sacrilegio, vilipendio religioso, cattiveria, furto, ostentazione, odio religioso… Ma ciò che ha ferito più intimamente i fedeli è stata l’offesa alla Santa Eucarestia, che per i cristiani è il corpo di Cristo. L’ostia consacrata, infatti, non rappresenta Cristo, non lo significa, non lo simbolizza, ma lo è a tutti gli effetti: l’ostia consacrata è Cristo stesso, il Verbo incarnato, in altre parole: l’ostia è Dio.

Inutile dire che le polemiche hanno sortito l’effetto desiderato dall’artista: la popolarità. Il nome di questo giovane signore impazza sui media locali e internazionali e sul web: su Twitter i suoi followers sono aumentati esponenzialmente (mille nuovi followers in 24 ore) e non c’è giornale locale o sito religioso che non parli di lui e della sua esposizione. Per tutta risposta, l’autore del misfatto si gongola per la popolarità mentre si mostra come una vittima dell’ultra fondamentalismo e terrorismo religioso che mina la sua libertà di espressione.

protestaDal punto di vista politico le condanne sono arrivate solo dagli esponenti del centro destra (UPN e Partido Popular), mentre il governo regionale e tutte le altre formazioni politiche hanno rifiutato ogni censura difendendo la “libertà di espressione” dell’artista a prescindere dai contenuti offensivi. Le proteste dei fedeli (in realtà spontanee e prive di connotazioni politiche) sono state considerate dai politici e dalla stampa locale come una campagna politica frutto del fondamentalismo degli attivisti cattolici di estrema destra (definiti “ultraderecha católica”).

I cattolici non sono invece rimasti con le mani in mano ed hanno alzato la voce contro l’affronto riuscendo a far ritirare il piatto Ostie consacrate (secondo fonti del Comune) mentre il resto della mostra (comprese le foto con la scritta incriminata) è rimasto aperto al pubblico. Il municipio di Pamplona ha infatti rifiutato la proposta di chiudere la mostra sacrilega lasciando la decisione allo stesso artista.

Una mobilitazione promossa dall’Associazione di Avvocati Cattolici, ha denunciato l’artista per “profanazione” e ha raccolto in pochissime ore più di 100mila firme per chiedere di annullare l’evento; numerose le manifestazioni in piazza per protestate contro l’infame esposizione. Di particolare rilevanza la veglia di preghiera di fronte ai locali che ospitano l’esposizione: centinaia di fedeli si sono inginocchiati, in adorazione, innanzi il Cristo oltraggiato e calpestato all’interno della mostra, per pregare assieme il Rosario.

L’evento più importante è stato, senza dubbio, la celebrazione eucaristica di “riparazione” indetta dall’arcivescovo di Pamplona mons. Francisco Pérez per mercoledì 25 novembre. La cattedrale di Pamplona ha accolto migliaia di fedeli “come non si era mai visto da anni”, ha affermato un testimone.

Nei giorni scorsi la diocesi di Pamplona emetteva, a nome dell’arcivescovo, un comunicato stampa intitolato “Profanare Gesù Eucarestia è un sacrilegio gravissimo”. Il comunicato parla di un “fatto che offende profondamente la fede e i sentimenti cattolici”, un “attentato contro la libertà religiosa” mentre ricorda che “Un cattolico che commette un fatto simile, incorre nella scomunica immediata riservata alla Sede Apostolica, secondo ciò che è indicato nel Codice di diritto Canonico, nel canone 1367, che stabilisce che ‘chi profana le specie consacrate, oppure le asporta o le conserva a scopo sacrilego, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica’”.

arzobispo perez pamplonaNell’omelia della Messa di riparazione, mons. Pérez ha sottolineato la centralità del Santissimo Sacramento dell’Eucarestia (“ciò che è più sacro per i cristiani cattolici”) ribadendo che la libertà di espressione non coincide con la libertà di offesa:

“Come arcivescovo della Sede Episcopale di Pamplona, come successore degli Apostoli in questa Diocesi, raccogliendo il sentimento del popolo cristiano, non solo locale ma di tutto il mondo, mi vedo obbligato ad affermare che la vera libertà d’espressione non prevede il presunto diritto all’offesa o  il disprezzo a ciò che c’è di più sacro”.

Inoltre ha invitato i fedeli a difendere con vigore e senza tentennamenti i principi non negoziabili, attaccati e contrastati nell’odierna società: “Faccio un appello alla coscienza umana e cristiana di tutti noi affinché siamo sensibili ai problemi della nostra società. Per favore, difendiamo il diritto alla vita, al matrimonio, alla famiglia, l’educazione dei nostri bambini e giovani, il servizio al bene comune, ai più deboli e bisognosi, la vera cultura del lavoro, la pace tra le nazioni…”

Infine il l’arcivescovo si è rivolto ai giovani con parole di incoraggiamento: “Siete molti che in questi giorni vi siete sentiti commossi dalla necessità di riparare questa offesa e vi siete interrogati sul senso di questi avvenimenti. Forse vi siete interrogati anche sul senso della vostra vita: Che ha fatto Cristo per me? Cosa devo fare per Cristo e per i miei fratelli? Non è tempo di buttarsi sul divano e guardare la vita da lontano. Dio vi chiama, ha bisogno di voi per cambiare il mondo.

Miguel Cuartero Samperi

Articolo pubblicato su Aleteia.org il 28 nov. 2015

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