Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

La principessa col pisello (nascosto) e altre amenità: la transessualità pour tous


Credevate di aver visto di tutto? ma sicuramente la principessa col pisello vi mancava! Eccovi accontentati: un libro per i più piccini che racconta la storia di un maschio che diventa femmina e una femmina che diventa maschio perché – finalmente – hanno scoperto il “segreto della felicità” ossia: “essere ciò che si sentono di essere, senza vergognarsi mai”.

Una storia triste dunque, di bambini tristi e insoddisfatti, ma una storia con un finale gaio (che più gaio non si può!): la felicità ritrovata nel travestimento! (cercate le foto su google)

Mi dispiace rovinarvi il finale, è una cosa che chi si occupa di recensioni dovrebbe evitare di fare, ma vi lascio scoprire da soli se alla fine la chirurgia interverrà per recidere il pisello del bambino e metterlo in mezzo alle gambe della bimba. Forse dovremmo parlare di bimb@ e bimb@ ma non saprei come distinguere i personaggi per farvi capire la trama: insomma i signor@ mi scusino se utilizzo le A e le O senza tener conto dei sentimenti. Potete tranquillamente scoprire se l@ principess@ (ora sono confuso anche io!) nasconde ancora “il pisello” (come lo chiama in stile fiabesco) sotto la gonna e i pizzi, oppure se un fatino-chirurgo interverrà recidendolo per sempre e liberandolo il disgraziato dal carnoso giogo!

Il libro potrete trovarlo senza problemi nelle migliori librerie, la distribuzione è ottima visto che si tratta di uno dei più grandi editori di libri italiani per bambini (quelli che pubblicano Masha e Orso e Peppa Pig, per intenderci (Salvi M. – Cavallaro F, Nei panni di Zaff, Giunti 2015). Su internet poi troverete una valanga di commenti entusiasti di super mamme che esultano per il libro così pieno di buoni sentimenti. Una di loro auspica addirittura che diventi una lettura obbligatoria per tutto il genere umano! Udite:

Se potessi decidere io, metterei questo libro tra le letture obbligatorie di tutti coloro che devono diventare genitori, e dei bambini non appena sono in grado di seguire la storia. Vabbè, di tutti.

Viene da dire: meno male che non dipende da te! Poi il delirio:

E’ un libro bellissimo, uno dei più bei libri per bambini (e non) che abbia letto. Illuminante nella sua semplicità. Tutto sarebbe così facile se seguissimo la ricetta per la felicità qui proposta.

Ecco la ricetta per la felicità auspicata per i nostri figli: non per tutti, sia chiaro! Solo per i più sensibili. Gli altri, quelli in pace con se stessi e col loro pisello, nella storia son dipinti come cattivi che “gridano, strappano i capelli a Zaff e lo guardano come un mostro”. Bimbi omofobi, cattivi senza cuore. “Ma che fastidio vi da?” urla Zaff!

La ricetta della felicità per Zaff sta nel nascondere il pisello, meglio ancora farselo tagliare. Portando appesa l’oscura vergogna che pesa sulla propria carne come segno di un destino crudele scelto dalla dura legge biologica, Zaff è una vittima della spietata selezione naturale che dona ad alcuni ciò che non vogliono avere. La ricetta della felicità sta dunque nell’essere quel che si vuole essere a dispetto di ciò che realmente si è (sperando che nessuno mai voglia essere da grande una sedia, un tavolo o uno zerbino).

Credete che stia facendo di tutto per farmi iscrivere nel registro di omofobi preparato dai neo-nazisti del nuovo millennio? Ma insomma non mi prendo gioco di nessuno! Al massimo di Zaff che fa il ballerino non per gioco ma come una scelta di vita. Ma se prendessi in giro il buon Pinocchio (il quale, è risaputo, aveva il problema opposto perché voleva essere un bambino vero, e i bambini veri non hanno lungo il naso!) non credo che la comunità dei burattini di legno, la lobby dei pinocchi e delle loro mamme, se la prenderebbe troppo con me.

Zaff, in pratica, sarebbe qualcosa come un bimbo-trans; il termine è un po’ troppo pornografico per poterne parlare apertamente, è crudo e privo di quel romanticismo che rende la storia affascinante e commovente. Per giunta si tratta di una scelta ancora non definitiva, non matura, in futuro (si afferma nel libro) potrebbe cambiare idea. L’idea del bimbo-trans è però utile per farci notare che di tratta del “prodotto” che mancava nel mercato pubblicitario del transessualismo: per i grandi c’è Luxuria ovunque (alla faccia delle discriminazioni), per gli/le adolescenti c’è Jazz che va in onda in TV su RealTime (alla faccia delle discriminazioni), e finalmente per i bimbi c’è perlomeno un libretto esplicito (in attesa de cartone animato su Pinocchia). Sempre alla faccia dell’oscurantismo.

Il requiem della virilità occidentale lo aveva magistralmente interpretato Eric Zemmour già diversi anni fa. L’intellettuale francese aveva anticipato tutto quando nel 2006 pubblicava oltralpe Le premier sexe, un pamphlet coraggioso e crudo, che denunciava la femminizzazione del maschio sintomo di malattia esistenziale (e sessuale) come principio del suicidio della società occidentale. Il libro è stato pubblicato in in Italia col titolo programmatico Sii sottomesso: la virilità perduta che ci consegna all’Islam. Leggetelo!

Il vero guaio non è la fine del machismo, ma la scomparsa del macho, del maschio-alfa, dell’uomo-vero (chiamatelo come vi pare) che – come Zaff – nasconde con vergogna i suoi genitali sotto la gonna. “Gli uomini – afferma Zemmour – stanno facendo del loro meglio per diventare una donna come le altre“. “I ragazzi di oggi sono donne affascinanti, più vicini alla principessa di Clèves che a Casanova“.

Oggi assistiamo, ogni giorno, alla lenta ma inesorabile agonia della società occidentale: patriarcale, gerarchica, fondata sui valori tradizionali e sulla famiglia, dove c’era ancora spazio per l’autorità e per gli uomini, prima che l’invasione dei sentimenti e dell’immaginazione non ci soffocasse invitando gli uomini a tagliarsi il pene o – per lo meno a nasconderlo. E’ proprio così: i famosi metrosexual (calciatori-star come David Beckham e Cristiano Ronaldo) sono il nuovo modello ideale di vero-uomo: effeminato, dolce, senza peli (“simbolo del male”), dalla pelle morbida e profumata, timido, amante dello shopping, sensibile e altruista. Al bando dunque i bevitori di birra, pelosi e puzzolenti, amanti della caccia, delle auto e dello sport; non che quello sia il nostro ideale, ma sì la caricatura dell’uomo che abbiamo conosciuto e che abbiamo imparato a disprezzare, biasimare e a dimenticare, macchiato di un peccato mortale: essere un uomo, eterosessuale.

Va da sè che l’essere omosessuali divenga un vanto, un pregio, afferma Zemmour. Gli omosessuali hanno molto da insegnarci su come dovremmo comportarci noi maschi, grazie alla loro perfetta intesa col mondo femminile, frutto maturo del processo castrante del femminismo ideologico: l'”ugualizzazione” e la lotta contro le differenza. Il vero uomo dunque è l’omosessuale. O meglio ancora, quell’uomo che “si converte”, abbandonando la sua condizione di mascolinità per vestire i panni (è il caso di dirlo) della femmina. Ecco, dunque, pronto il nuovo modello antropologico che la storia aspettava: il travestito.

Zemmour cita con ragione Alain Finkielkrau (non chiedetemi chi sia costui), che affermò: “Un tempo, la sovversione era il contrario della tradizione; oggi, la sovversione è la nostra tradizione“.

Il resto è cronaca dei nostri giorni, tra La Repubblica che pubblica l’elogio del “mammo” (Zemmour: “gli uomini sono delle madri come le altre”), la scuola che vieta la festa del papà perché discriminante (si dovrà ripiegare in asili privati dove c’è ancora libertà), i cantanti maschi col vestito femminile che nascondono il pene ma non la barba, la televisione italiana che eleva a rango di presentatrice-commentatrice-concorrente, dominatrice delle nostre menti inferme un certo Vladimiro solo per il fatto che ora si è trans-formata diventando Wladimir (che tra l’altro mi sembra ancora un nome abbastanza maschile), la tivvù che ci propone la storia a puntate del bimbo che si trans-forma in ragazza con un overdose di sentimentalismo dolciastro e mieloso, i film sull’amore familiare rigorosamente lesbico, i gay-pride presieduti con orgoglio dai sindaci d’Italia con le loro giunte al completo (burattini e burattinai uniti per un mondo gayfriendly)… e i libri sulle principesse-col-pisello, scritti da donne, per bambini-donne ed elogiati dalle mamme.

Non vedo poi dov’è il tanto oscurantismo, la persecuzione, la grande oppressione che rendano necessarie apposite leggi e standard di educazione ed indottrinamento per sensibilizzare (leggi: “femminilizzare”) le future generazioni. Ci siamo quasi.

ps. Ciò che non si capisce bene è come mai si riesca a vivere tanto gaiamente mentre avanza, si avvicina e si afferma l’Islam, proprio l’Islam che impone una visione del mondo in cui l’uomo è l’uomo e la donna è la sua schiava da collezione. In quel caso saranno del donne a doversi travestire come Zaff, non proprio da principesse. Content@ loro…

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