Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Chiesa da rifondare? Kasper, un libro intellettualmente disonesto


kasperluiseNel libro intervista intitolato Testimone della Misericordia edito da Garzanti, il giornalista Raffaele Luise intervista il cardinale tedesco Walter Kasper famoso per le sue aperture e posizioni radicali; Kasper è anche conosciuto per essere quel “bravo teologo” così caro a Bergoglio tanto che il suo libro sulla misericordia fu consigliato dal Pontefice durante il suo primo Angelus ; una fiducia rinnovata in vista del Sinodo Straordinario sulla famiglia dove a Kasper fu affidata la relazione iniziale del Concistoro che piacque tanto al papa (“Ho trovato profonda teologia, anche un pensiero sereno nella teologia. È piacevole leggere teologia serena”) ma che aprì un tempo di grandi discussioni e di aspre dispute teologiche e dottrinali.

Apparentemente il libro di Kasper (così come le sue ultime quattro pubblicazioni tra cui Papa Francesco la rivoluzione dell’amore e della tenerezza) non è altro che l’esaltazione di una Chiesa misericordiosa e povera, che si china sugli uomini con tenerezza e amore, l’auspicio di una Chiesa riconciliata col mondo, non più maestra-cattiva ma madre-buona.

Tutto bene e tutto giusto, se non ché dietro questo messaggio apparentemente innocuo e innocente, emerge un attacco, neanche troppo velato, alla Chiesa così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, fino cioè, all’arrivo di Jorge Mario Bergoglio.

L’idea di fondo è che fin’ora si è sbagliato troppo e che finalmente con il papa argentino (il migliore papa della storia e il migliore dei papi possibili) è arrivata per la Chiesa quella che Renzi chiama per l’Italia “#lavoltabuona”. Espressioni come “rivoluzione”, “svolta”, “finalmente”, “per la prima volta” si ripetono in sequenza mixata assieme ai temi cari a Francesco: “poveri”, “periferie”, “misericordia”.

Complice dell’affondo di Kasper è l’intervistatore Raffaele Luise giornalista RAI un cattolico che lo scorso anno, in occasione della presentazione di un suo libro su R. Panikkar (edizioni San Paolo), fece togliere il crocifisso dalla sala parrocchiale dove si sarebbe svolto l’evento per non ferire i non cristiani presenti. E’ questo l’uomo che discorre assieme al cardinale Kasper sulla riforma della Chiesa, proponendo delle domande spesso formulate in modo ambiguo ed equivoco (se non esplicitamente partigiano). A queste domande, qualsiasi altro cattolico “medio”, con una preparazione base, si sarebbe trovato in coscienza a ribattere per precisare ed aggiustare il tiro nella formulazione delle questioni.

Kasper, invece, non si scompone e, ad ogni domanda, asseconda il suo intervistatore dandogli ragione su tutto e senza mai controbattere per spiegare le ragioni del comportamento assunto dalla Chiesa su questo o quell’argomento. Insomma domande capziose e risposte piacenti: un’intesa perfetta per un libro intellettualmente disonesto. Molti infatti potrebbero restare confusi, sentirsi traditi da quella Chiesa che, fino ad oggi ha proposto, anzi imposto, modi di pensare e di agire lontani dal Vangelo rimasto sepolto tra le ceneri.

kasperSi affrontano infatti diversi temi ma la tesi di fondo è scritta sulla quarta copertina che riprende una risposta del porporato. Si afferma che “Papa Francesco vuole rimuovere la cenere accumulata da secoli per far brillare di nuovo il fuoco Vangelo”. Tutto questo con buona pace dei vari Pio, Giovanni, Paolo, Giovanni Paolo e Benedetto che avrebbero dimenticato il messaggio di Gesù su qualche scaffale e preferito adorare le ceneri. Una metafora tratta da uno degli ultimi libri del cardinale Martini (i famosi Colloqui notturni a Gerusalemme dove, tra le altre cose, il cardinale si pronunciò contro l’Humanae Vitae di Paolo VI).

In sostanza il libro si struttura così: domanda tipo dell’intervistatore, “È vero che la Chiesa fino ad oggi è stata chiusa e arroccata e ha tradito il vero messaggio del Vangelo… ecc ecc?”. Risposta tipo di Kasper: “Si, è vero! Ma ora papa Francesco… finalmente… d’ora in poi… per la prima volta… ecc ecc”. La sostanza è questa, diverse le sfumature e gli argomenti, questo il criterio.

Già all’inizio dell’anno, durante la presentazione di un altro libro di Luise (Nelle periferie del cuore), Kasper sottolineava che papa Francesco aveva finalmente liberato la Chiesa divenuta estremamente borghese e benestante sentendosi l'”ombelico del mondo”. Ora tutto cambia perché, d’ora in poi, al centro c’è il Vangelo.

Ma andiamo al testo, per non restare sulla teoria e sembrare dei complottisti prevenuti.

Si parla di una Chiesa che fin’ora è stata chiusa, eurocentrista e dogmatista, ferma “a una concezione ellenistico-giudaica del cristianesimo” (p.60) senza tener conto delle altre realtà culturali; di una Chiesa che “negli ultimi decenni ha mostrato una faccia abbastanza cupa e arcigna nei confronti del sesso” interessandosi “ossessivamente delle camere da letto” e “sotto le lenzuola” senza lasciare libere le persone. Si parla della necessità di apertura verso il mondo e verso le “dosi di verità e possibile salvezza” contenute nelle altre religioni, con una stoccata al documento firmato Ratzinger e Giovanni Paolo II Dominus Iesu) e sposando le idee del teologo del pluralismo religioso Dupuis (più volte citato assieme a Panikkard e Teilhard de Chardin). “Noi crediamo, afferma Kasper” in un Dio trascendente, universale che non si esaurisce nella forma culturale di una religione” (p. 154).

Ce n’è anche per i francescani, rei di aver fermato la missione del gesuita Matteo Ricci in Cina che avrebbe cambiato le sorti dell’Asia cristiana (p. 60). Uno dei tanti “errori nella storia della Chiesa“.

Luise parla di Chiesa in modo dispregiativo “arroccata in difesa della dottrina tradizionale” (p. 11) intendendo dottrina e tradizione nella peggior accezione dei termini; parla di “cambio di paradigma” dopo “secoli di Chiesa dottrinarista, giuridicista e devozionista” (p. 13); parla di un’immagine di Dio “imperante fino ad oggi” (notare: “fino ad oggi“) come “Dio dell’ideologia sacrificale, monarca assoluto della legge e della dottrina (nuovamente in senso dispregiativo, ndr.) che conculca e limita l’autonomia e la libertà dell’umano…” (per fortuna, solo fino ad oggi). Kasper appoggia anche questa analisi spiegando che papa Francesco tramite il Giubileo della Misericordia vuole proprio “correggere la visione di Dio affermatasi”: una visione “veterotestamentaria” di “Dio geloso, cattivo e pericoloso di Nietzsche”.

Ma viene da domandarsi se veramente è questo il Dio predicato dalla Chiesa negli ultimi decenni? E’ possibile che la dottrina e il magistero della Chiesa venga confuso con la proposta di una visione errata di un Dio cattivo e limitante? E’ questo Dio che hanno annunciato papa Giovanni Paolo II (Dives in Misericordia, 1980) e Benedetto XVI (Deus Caritas est, 2005)?

Forse era il caso che il cardinale mitigasse la domanda posta dall’amico intervistatore spiegando che la Chiesa non ha mai accantonato l’annuncio dell’Amore divino per tutti gli uomini, anche per i peccatori. E che il Vangelo è sempre stato al centro della riflessione teologia (per lo meno dei Pontefici, questo sia concesso!), pur nella fragilità di una Chiesa sempre casta e sempre meretrice.

Ma quando Luise da ragione a Nietszche che rifiutava l’idea di un Dio padrone dell’uomo, il Dio capriccioso dell’ideologia sacrificale, Kasper anziché difendere la Chiesa, la affonda rispondendo: “E ci sono anche le colpe della Chiesa, che per tanto tempo ha offerto un messaggio di un Dio che punisce, che minaccia con l’inferno, che fa paura. Tutto questo va cambiato“.

Allo stesso tempo quando Luise parla della necessità, di fronte alla “resistenza della Curia”, di una “conversione culturale” della Chiesa, il cardinale (non vedeva l’ora) prende la palla al balzo per tornare alla carica contro la (vecchia) Chiesa: “Questo è vero. Negli ultimi decenni la Chiesa ha spesso ceduto alla tentazione di essere troppo dottrinalista e troppo giuridicista. Ma il papa ci ricorda che…” (p. 30).

E come se ci fosse il rischio di non cogliere bene il messaggio, ogni tanto, lungo l’intervista, torna l’affondo del cardinale: “Dobbiamo tenerlo bene a mente – dice Kasper a proposito dei poveri – la Chiesa spesso è diventata troppo ricca e si è affidata al denaro e al potere” (p. 64).

La nuova sfida per la Chiesa – afferma Kasper – è quella di aprirsi al mondo, perché “non siamo più gli unici a possedere la verità” (p. 124); dobbiamo affrontare “una situazione nuova: (la Chiesa) ha cessato di essere eurocentrica e si muove in un contesto globale dove convivono nuove culture e un vasto pluralismo religioso”. Purtroppo però la Chiesa si è troppo imborghesita, afferma Kasper, “tra Sette, Otto e Novecento. Ma dovrebbe essere chiaro che si tratta di una fase tramontata della storia, antiquata ormai anche culturalmente e non ha più nulla da dire al futuro“; oggi “è necessario che la Chiesa si affretti” (p. 65).

Neanche una parola però spesa a favore della missione che la Chiesa ha svolto in duemila anni, delle persone che si sono santificate nella Chiesa, dei peccatori che tramite l’annuncio della Chiesa e dei suoi pastori ha conosciuto il Dio di amore e si è incamminato sulla strada della santità. Per Kasper tutto va cambiato!

Gli esempi sono molti, basta sfogliare il libro per capire come questa dinamica di rottura col passato della Chiesa e di radicale rinnovamento sia la base della riflessione. Ancora qualche esempio.

Parlando delle donne, il malizioso intervistatore tira fuori la storia della misoginia della Chiesa affermando (non è mica una domanda!) che “Nella chiesa si respira ancora paura delle donne”. Kasper abbocca: “E’ un segnale di immaturità“. Aperto il varco il giornalista azzarda (non è neanche questa una domanda): “Una maggiore presenza femminile nei seminari sarebbe auspicabile”. La domanda è subdola se si pensa che nei seminari si formano i sacerdoti e che molti attendono l’apertura all’ordinazione delle donne. Il cardinale accarezza l’idea: “Da noi in Germania ci sono diverse donne che curano la formazione psicologica dei seminaristi”, ed è meglio che i giovani capiscano da subito che “le donne non sono serve ma collaboratrici”.

Difficile però non ricordare Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II al quale però nel libro è rivolta una pesantissima accusa. Parlando del successo dei pentecostali in America Latina, Luise accusa il papa polacco di vivere una malsana “ossessione verso il comunismo”, “lo vedeva anche dove non c’era”! (p. 133). “Durante il suo pontificato la chiesa popolare è stata repressa duramente – continua il giornalista – anche mediante la nomina sistematica di vescovi conservatori”. Una ferita profonda per la Chiesa che ha portato molti fedeli alle chiese pentecostali.

Kasper se la prende poi con gli inquisitori, i rigoristi e i molti oppositori di papa Francesco (p 12) che lui, sinceramente, non riesce a capire (cfr. p. 30) . Molti criticano il papa – continua Kasper – “perché piace troppo” e sperano che, vista la sua età, il suo pontificato “passi” in fretta. Un vero e proprio complotto contro l’attuale pontefice.

C’è inoltre il riferimento all’omosessualità che è la parte che ha fatto più scalpore al momento della pubblicazione del libro. Qui l’intervistatore perde ogni pudore e si lancia senza freni prima affermando l’ovvio come a voler entrare in polemica con una Chiesa omofoba: “gli omosessuali non sono meno persone degli altri”; poi negando che l’omosessualità sia “quel disordine oggettivo di cui parla la Chiesa”. Chiedendo una maggiore attenzione della Chiesa alla causa degli omosessuali, Kasper afferma senza mezzi termini che “gay si nasce” (p. 100).

L’affermazione, però, ha dell’incredibile se si pensa che oltre a contraddire l’antropologia cristiana (filosofia e teologica) azzarda una soluzione che la scienza non è ancora capace ancora confermare. I dati scientifici infatti non hanno ancora dimostrato l’esistenza di un gene-gay che modificherebbe le caratteristiche del feto per farlo “nascere gay”. Tra le varie teorie sulle origini della omosessualità, la scienza non è riuscita ancora a pronunciarsi  in maniera definitiva mentre gli approcci psicologici possono offrire una eziologia che risale a eventi – traumatici o meno – accaduti lungo il processo di crescita e maturazione psico-affettiva. Il cardinale dunque la spara grossa affermando come un dato di fatto l’assunto dei movimenti omosessualisti senza il supporto alcuno di fondamenti scientifici (Si consiglia di leggere l’approfondimento di Roberto Marchesini).

In fine si parla della necessità di superare l’enciclica Humanae Vitae auspicando che il Sinodo (oramai terminato però senza gli stravolgimenti sperati) ascolti le famiglie e trovi soluzioni necessarie a quello che Kasper chiama “uno scisma che non può durare” (p. 167). Per Luise è ormai urgente “aprire alla contraccezione, cancellarne il tabù” anche perché – afferma Kasper – “la vita matrimoniale non si fa soltanto in camera da letto” e “non ci si può fissare sugli atti sessuali” ma “si deve guardare il contesto” lasciando che le coppie trovino “nella loro coscienza una via legittima alla paternità responsabile”.

Sappiamo che la Chiesa subisce molte pressioni dall’esterno affinché si mescoli e si confonda con le altre religioni, affinché diventi più umana e meno divina, affinché rinunci alla sua pretesa di essere magistra, affinché non rivendichi più di avere una Verità da annunciare e si adegui al pensiero del mondo. Dispiace constatare, però, che le pressioni non arrivino solo dall’esterno, ma che dall’interno della Chiesa sedicenti giornalisti e cardinali “cattolici” spingano in questa direzione con tale aggressività che, forse, non piacerà neanche al buon papa Francesco. Un libro sconsigliato!

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2 pensieri su “Chiesa da rifondare? Kasper, un libro intellettualmente disonesto

  1. Adelaide Colombo in ha detto:

    Mi sembra una critica esasperata e banalizzante di un testo importante che tutti i credenti e non dovrebbero leggere, magari per discuterne, ma in modo sereno, all’interno delle realtà parrocchiali. Demonizzare il nuovo per non cambiare nulla a mio avviso non fa bene alla Chiesa. Lunga vita a Papa Francesco! M. Adelaide Colombo

  2. Pingback: santomato. RAFFAELE LUISE INTERVISTA IL CARDINALE KASPER | Linee Future

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