Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Elton John, rallegrati: l’Italia è cambiata (souvenirs personali)


elton-john-padreAgosto 2013. Sono passati esattamente due anni da quando inviai uno dei miei primi articoli ad un nuovo giornale online fondato da alcuni amici di Roma. Un esperimento frutto della buona volontà di giovani cattolici, ambiziosi e desiderosi di diffondere notizie “sotto una nuova luce”.

Fin dai primi mesi di quella breve ma intensa esperienza quel sito ospitò i miei esercizi di scrittura da aspirante giornalista, testi pubblicati sotto lo pseudonimo P.L. (che stava per Pedro León).

Non c’era tra noi nessun giornalista, nessun pubblicista, solo tanto entusiasmo e voglia di lavorare, di scrivere, di raccontare notizie e commentarle. Per questo eravamo indulgenti tra di noi e con noi stessi, mentre l’indulgenza dei lettori non tardò a ricompensarci. Ora non c’e’ più nulla di tutto ciò: molti persero presto l’entusiasmo, altri lo incanalarono altrove, altri ancora – si scoprì – non lo avevano mai avuto, forse scrivevano per guadagnare qualcosa e si videro costretti a cercarsi da vivere altrove o a cercare piazze più popolari… Fatto sta che dei miei “capi” e “colleghi” non ne resta neanche uno. E io, nel frattempo, – nel (poco) tempo libero tra famiglia, chiesa e libreria – continuo imperterrito a voler diffondere notizie e a commentarle senza essere (ne voler essere, ché l’uva non è buona!) giornalista.

Rimane l’esperienza che fu entusiasmante, stimolante e di grande aiuto per me che all’epoca vantavo orgoglioso solo qualche “nota” su Facebook (firmata sempre P.L.) che sembrava piacere a qualche amico. Nel frattempo arrivò il blog personale per diventare un po’ più libero (passi l’espressione) di lanciare le mie lance, nel deserto, a mio nome (questa volta, ormai, a viso scoperto e senza pseudonimo). Poi iniziò la sporadica ma gratificante collaborazione con Aleteia dove iniziai proprio parlando dei martiri della follia gender. Ma questa è storia di oggi e, se Dio vuole, di domani.

Fine agosto 2013. Esattamente due anni fa – credo fosse il mio terzo articolo inviato a quel giornale – parlavo del signor Elton John. Quel famosissimo cantautore, Cavaliere del Regno Unito, sempre paonazzo, dal sorriso smagliante e coi capelli rossi che si agitano a un metro e mezzo da terra. Parlavo di Elton, del suo compagno David e di Zachary, loro figlio duenne, commissionato in California ad una donna tramite la pratica dell’utero in affitto.

Presi spunto da una loro intervista rilasciata all’emitente Radio Times dove il cantante esternava le sue paterne (o materne) preoccupazioni per le sofferenze che il piccolo si apprestava ad affrontare in un mondo ostile, ancora troppo omofobo, solo per il fatto di non avere una mamma.

elton-john-e-zacharyScrivevo che il sig. John avrebbe fatto bene a pensare alle sofferenze che, anche nel migliore dei mondi possibili (ad esempio in quello immaginato da un altro John – Lennon – senza guerre senza religioni) avrebbe dovuto affrontare: quello della effettiva mancanza della figura materna; perché – osavo – “nessun padre potrà svolgere il ruolo di madre, né – viceversa – nessuna madre può ricoprire il ruolo maschile nell’educazione dei figli”.

Parlavo dei problemi di natura etica legati alla pratica della adozione alle coppie omosessuali e alla fecondazione artificiale e dell’utero in affitto (moralmente illecita sia per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali). Affermavo che il desiderio di avere un figlio non era un diritto, che i figli non possono essere ordinati come si ordina un piatto da un menù o come si sceglie un prodotto in un supermercato per soddisfare il proprio (legittimo, naturale, istintivo, comprensibile, commovente, si!) desiderio di paternità o maternità. La bozza era pronta.

Mi scrisse il capo redattore, fui amichevolmente bacchettato. Così, quell’articolo, non si poteva pubblicare: era duro da digerire (soprattutto quando si parlava di menù), era un po’ troppo cattivo, eccessivamente rozzo e poco delicato. Insomma l’articolo andava addolcito, levigato, “delicato”. Lo “delicai” diligentemente e fu pubblicato. Suscitò qualche commento che gridava allo scandalo, ma insomma, non scrivevo mica sul Corriere.

Agosto 2013. In qualche altro angolo di Roma, davanti a qualche altro computer, un altra persona provava a fare lo scrittore o il giornalista partendo da Elton John, ne venne fuori un libro; fu pubblicato su internet e fu subito un best-seller nazionale; girò l’Italia, diventò scrittore, fondò dei circoli pro-life, diventò giornalista, fondò un quotidiano nazionale, ne diventò direttore, andò in diretta Tv ovunque, difese la fede nella pubblica piazza. Un grande e rispettabile percorso.

Da una parte io a scrivere quell’articoletto semi-censurato e dall’altra parte della città, Mario Adinolfi a scrivere “Voglio la Mamma”. In confronto ai miei “pensierini” quel libro fu una legnata, tosto, crudo, quasi crudele. Squisitamente scorretto. Vero. Si parla della vergognosa pratica dell’utero in affitto, dei diritti (veri) dei bambini, dei (falsi) diritti alla paternità, delle madri abbandonate dai figli, o meglio, che abbandonano i figli in cambio di denaro; di bambini che piangono perché vogliono la mamma, della commercializzazione della maternità come la vergogna del nostro secolo.

Ora il vecchio Elton è tornato a parlare, questa volta in Italia. E’ venuto a bacchettare quella società che, già due anni fa definiva “troppo omofoba” per il piccolo Zac e per il secondogenito Elijah, insultando il sindaco di Venezia (“extremely silly”, “boorishly bigoted”). Il Lord è venuto a dirci cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli affinché i suoi non si sentano esclusi e non abbiano a soffrire sentendosi diversi dagli altri.

Ironia della sorte, la stoccata del Cavaliere della Regina arriva proprio mentre in Italia si discute sul diritto (naturale!) del neonato al “primo abbraccio materno” anche se la madre dovesse essere un mostro come una certa Martina Levato condannata a 14 anni di reclusione. Si alzano le voci di chi, pur approvando la pratica dei figli su commissione, invocano i diritti dei neonati ad avere una mamma, quella che l’ha messo al mondo.

Peccato che Elton John non si sia accorto che dal 2013 ad oggi, in soli 24 mesi, l’Italia è molto più “avanti” di quanto lui avesse potuto sperare. In soli 24 mesi l’Europa (e l’Italia ubbidiente) ha proposto – e a volte imposto – testi scolastici, linee guida, programmi di rieducazione per i nostri figli, per incentivarli ad accettare l’omosessualità, la fluidità, le teorie gender, l’omogenitorialità, le famiglie “omogenitoriali”, l’affitto degli uteri (parole che anche il mio moderno computer continua a sottolineare in rosso nonostante la neo-lingua che stiamo tutti imparando). Forse non sa che nelle nostre scuole vogliono far sparire la festa del papà perché discrimina e confonde i figli delle famiglie omogenitoriali (sottolineato!).

Forse non sa che una spontanea e innocua manifestazione di piazza contro il progetto di legge per le Unioni Civili (legge grazie alla quale lui, in patria, si è potuto “sposare” – dov’era la sposa? – ed ha avuto accesso alla commissione dei bambini) è stata ostacolata perfino da importanti vescovi e blasonati movimenti cattolici noti per la loro carità verso gli indigenti, attivi culturalmente, politicamente e socialmente. Forse non sa che anche sul TG1, il telegiornale nazionale, si è riconosciuto che Zac ed Elijah sono i figli che lui, Elton, ha avuto dal marito David, solo da lui; come hanno fatto non lo si spiega (forse con l’unione dei loro spematozoi più la forza dell’amore, un pizzico di desiderio, una spolverata di fortuna e una manciata di sorrisi?) Insomma, per il Tg nazionale Zac e Elijah una madre non ce l’hanno, non l’hanno mai avuta e non la avranno mai (e neanche una nonna: leggete qui)!

Caro (si fa per dire) signor Elton John, l’Italia è cambiata e va verso la tua direzione, verso il tuo ideale mondo omofilo (non sottolineato!). Aspetta altri 24 mesi e tornerai in Italia a chiedere altre concessioni che, nel frattempo, avremo già provveduto ad elargire alla vostra moderna “comunità”.

E chi ancora pensa che il movimento lgbt non sia una lobby politicamente potente ed economicamente influente, si domandi come facciano sempre a trovare padrini così irraggiungibili come questa star internazionale per fare la guerra a un sindaco italiano qualunque (chi aveva mai sentito parlare di lui?) e scatenare un caso nazionale (visto che di problemi e polemiche, in casa, ne abbiamo poche).

Agosto 2013. Solo un paio di anni fa a me somministravano zollette zuccherate per addolcire le mie posizioni troppo poco inclusive e Adinolfi scriveva cose che sembravano estremamente esagerate; oggi, agosto 2015, lo ricorda sul suo giornale: “Oh, erano appena due anni fa e sembra un secolo”. Quante cose sono cambiate! quanto ci siamo addolciti! quanto si sono inferociti!

Navigazione ad articolo singolo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: