Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivi per il mese di “agosto, 2015”

Elton John, rallegrati: l’Italia è cambiata (souvenirs personali)

elton-john-padreAgosto 2013. Sono passati esattamente due anni da quando inviai uno dei miei primi articoli ad un nuovo giornale online fondato da alcuni amici di Roma. Un esperimento frutto della buona volontà di giovani cattolici, ambiziosi e desiderosi di diffondere notizie “sotto una nuova luce”.

Fin dai primi mesi di quella breve ma intensa esperienza quel sito ospitò i miei esercizi di scrittura da aspirante giornalista, testi pubblicati sotto lo pseudonimo P.L. (che stava per Pedro León).

Non c’era tra noi nessun giornalista, nessun pubblicista, solo tanto entusiasmo e voglia di lavorare, di scrivere, di raccontare notizie e commentarle. Per questo eravamo indulgenti tra di noi e con noi stessi, mentre l’indulgenza dei lettori non tardò a ricompensarci. Ora non c’e’ più nulla di tutto ciò: molti persero presto l’entusiasmo, altri lo incanalarono altrove, altri ancora – si scoprì – non lo avevano mai avuto, forse scrivevano per guadagnare qualcosa e si videro costretti a cercarsi da vivere altrove o a cercare piazze più popolari… Fatto sta che dei miei “capi” e “colleghi” non ne resta neanche uno. E io, nel frattempo, – nel (poco) tempo libero tra famiglia, chiesa e libreria – continuo imperterrito a voler diffondere notizie e a commentarle senza essere (ne voler essere, ché l’uva non è buona!) giornalista.

Rimane l’esperienza che fu entusiasmante, stimolante e di grande aiuto per me che all’epoca vantavo orgoglioso solo qualche “nota” su Facebook (firmata sempre P.L.) che sembrava piacere a qualche amico. Nel frattempo arrivò il blog personale per diventare un po’ più libero (passi l’espressione) di lanciare le mie lance, nel deserto, a mio nome (questa volta, ormai, a viso scoperto e senza pseudonimo). Poi iniziò la sporadica ma gratificante collaborazione con Aleteia dove iniziai proprio parlando dei martiri della follia gender. Ma questa è storia di oggi e, se Dio vuole, di domani.

Fine agosto 2013. Esattamente due anni fa – credo fosse il mio terzo articolo inviato a quel giornale – parlavo del signor Elton John. Quel famosissimo cantautore, Cavaliere del Regno Unito, sempre paonazzo, dal sorriso smagliante e coi capelli rossi che si agitano a un metro e mezzo da terra. Parlavo di Elton, del suo compagno David e di Zachary, loro figlio duenne, commissionato in California ad una donna tramite la pratica dell’utero in affitto.

Presi spunto da una loro intervista rilasciata all’emitente Radio Times dove il cantante esternava le sue paterne (o materne) preoccupazioni per le sofferenze che il piccolo si apprestava ad affrontare in un mondo ostile, ancora troppo omofobo, solo per il fatto di non avere una mamma.

elton-john-e-zacharyScrivevo che il sig. John avrebbe fatto bene a pensare alle sofferenze che, anche nel migliore dei mondi possibili (ad esempio in quello immaginato da un altro John – Lennon – senza guerre senza religioni) avrebbe dovuto affrontare: quello della effettiva mancanza della figura materna; perché – osavo – “nessun padre potrà svolgere il ruolo di madre, né – viceversa – nessuna madre può ricoprire il ruolo maschile nell’educazione dei figli”.

Parlavo dei problemi di natura etica legati alla pratica della adozione alle coppie omosessuali e alla fecondazione artificiale e dell’utero in affitto (moralmente illecita sia per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali). Affermavo che il desiderio di avere un figlio non era un diritto, che i figli non possono essere ordinati come si ordina un piatto da un menù o come si sceglie un prodotto in un supermercato per soddisfare il proprio (legittimo, naturale, istintivo, comprensibile, commovente, si!) desiderio di paternità o maternità. La bozza era pronta.

Mi scrisse il capo redattore, fui amichevolmente bacchettato. Così, quell’articolo, non si poteva pubblicare: era duro da digerire (soprattutto quando si parlava di menù), era un po’ troppo cattivo, eccessivamente rozzo e poco delicato. Insomma l’articolo andava addolcito, levigato, “delicato”. Lo “delicai” diligentemente e fu pubblicato. Suscitò qualche commento che gridava allo scandalo, ma insomma, non scrivevo mica sul Corriere.

Agosto 2013. In qualche altro angolo di Roma, davanti a qualche altro computer, un altra persona provava a fare lo scrittore o il giornalista partendo da Elton John, ne venne fuori un libro; fu pubblicato su internet e fu subito un best-seller nazionale; girò l’Italia, diventò scrittore, fondò dei circoli pro-life, diventò giornalista, fondò un quotidiano nazionale, ne diventò direttore, andò in diretta Tv ovunque, difese la fede nella pubblica piazza. Un grande e rispettabile percorso.

Da una parte io a scrivere quell’articoletto semi-censurato e dall’altra parte della città, Mario Adinolfi a scrivere “Voglio la Mamma”. In confronto ai miei “pensierini” quel libro fu una legnata, tosto, crudo, quasi crudele. Squisitamente scorretto. Vero. Si parla della vergognosa pratica dell’utero in affitto, dei diritti (veri) dei bambini, dei (falsi) diritti alla paternità, delle madri abbandonate dai figli, o meglio, che abbandonano i figli in cambio di denaro; di bambini che piangono perché vogliono la mamma, della commercializzazione della maternità come la vergogna del nostro secolo.

Ora il vecchio Elton è tornato a parlare, questa volta in Italia. E’ venuto a bacchettare quella società che, già due anni fa definiva “troppo omofoba” per il piccolo Zac e per il secondogenito Elijah, insultando il sindaco di Venezia (“extremely silly”, “boorishly bigoted”). Il Lord è venuto a dirci cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli affinché i suoi non si sentano esclusi e non abbiano a soffrire sentendosi diversi dagli altri.

Ironia della sorte, la stoccata del Cavaliere della Regina arriva proprio mentre in Italia si discute sul diritto (naturale!) del neonato al “primo abbraccio materno” anche se la madre dovesse essere un mostro come una certa Martina Levato condannata a 14 anni di reclusione. Si alzano le voci di chi, pur approvando la pratica dei figli su commissione, invocano i diritti dei neonati ad avere una mamma, quella che l’ha messo al mondo.

Peccato che Elton John non si sia accorto che dal 2013 ad oggi, in soli 24 mesi, l’Italia è molto più “avanti” di quanto lui avesse potuto sperare. In soli 24 mesi l’Europa (e l’Italia ubbidiente) ha proposto – e a volte imposto – testi scolastici, linee guida, programmi di rieducazione per i nostri figli, per incentivarli ad accettare l’omosessualità, la fluidità, le teorie gender, l’omogenitorialità, le famiglie “omogenitoriali”, l’affitto degli uteri (parole che anche il mio moderno computer continua a sottolineare in rosso nonostante la neo-lingua che stiamo tutti imparando). Forse non sa che nelle nostre scuole vogliono far sparire la festa del papà perché discrimina e confonde i figli delle famiglie omogenitoriali (sottolineato!).

Forse non sa che una spontanea e innocua manifestazione di piazza contro il progetto di legge per le Unioni Civili (legge grazie alla quale lui, in patria, si è potuto “sposare” – dov’era la sposa? – ed ha avuto accesso alla commissione dei bambini) è stata ostacolata perfino da importanti vescovi e blasonati movimenti cattolici noti per la loro carità verso gli indigenti, attivi culturalmente, politicamente e socialmente. Forse non sa che anche sul TG1, il telegiornale nazionale, si è riconosciuto che Zac ed Elijah sono i figli che lui, Elton, ha avuto dal marito David, solo da lui; come hanno fatto non lo si spiega (forse con l’unione dei loro spematozoi più la forza dell’amore, un pizzico di desiderio, una spolverata di fortuna e una manciata di sorrisi?) Insomma, per il Tg nazionale Zac e Elijah una madre non ce l’hanno, non l’hanno mai avuta e non la avranno mai (e neanche una nonna: leggete qui)!

Caro (si fa per dire) signor Elton John, l’Italia è cambiata e va verso la tua direzione, verso il tuo ideale mondo omofilo (non sottolineato!). Aspetta altri 24 mesi e tornerai in Italia a chiedere altre concessioni che, nel frattempo, avremo già provveduto ad elargire alla vostra moderna “comunità”.

E chi ancora pensa che il movimento lgbt non sia una lobby politicamente potente ed economicamente influente, si domandi come facciano sempre a trovare padrini così irraggiungibili come questa star internazionale per fare la guerra a un sindaco italiano qualunque (chi aveva mai sentito parlare di lui?) e scatenare un caso nazionale (visto che di problemi e polemiche, in casa, ne abbiamo poche).

Agosto 2013. Solo un paio di anni fa a me somministravano zollette zuccherate per addolcire le mie posizioni troppo poco inclusive e Adinolfi scriveva cose che sembravano estremamente esagerate; oggi, agosto 2015, lo ricorda sul suo giornale: “Oh, erano appena due anni fa e sembra un secolo”. Quante cose sono cambiate! quanto ci siamo addolciti! quanto si sono inferociti!

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Quando i vescovi intervengono in politica: le polemiche di mons. Galantino.

galantino-cei1Quando i vescovi parlano di politica a nome della Chiesa Cattolica è necessario mantenere un’estrema prudenza e una grande sapienza nei contenuti e nei toni; questo implica avere quella capacità di parlare dopo aver riflettuto sulle possibili conseguenze delle proprie parole e dei propri proclami evitando di inasprire i toni e di salire sul ring dei dibattiti politici e delle polemiche a suon di insulti e irrisioni.

Che la Chiesa alzi la voce per intervenire su temi urgenti che riguardano la dignità dell’uomo e la difesa della vita, è più che mai necessario perché avere a cuore le sorti dell’uomo fa parte della sua vocazione originaria. Nei dibattiti pubblici, spesso inquinati da interessi e guadagni personali o di partito, la Chiesa può – e deve – offrire una visione super partes, con l’unico fine di difendere il bene comune e una qualità di vita umana dignitosa per tutti gli esseri umani.

In questi giorni sono balzati agli onori della cronaca i diversi proclami del presidente della Conferenza Episcopale Italiana sul problema dell’immigrazione di massa che sta preoccupando l’Italia e l’Europa. Le frasi pronunciate da mons. Nunzio Galantino hanno infuocato il dibattito politico gettando legna sul fuoco su un tema che sta spaccando l’opinione pubblica.

Il problema dell’immigrazione ha assunto, negli ultimi mesi, dimensioni senza precedenti: un flusso inarrestabile di migranti provenienti dall’Africa approda ormai giornalmente sulle coste italiane per cercare condizioni di vita più dignitose nel continente europeo.

Per fronteggiare l’emergenza, il governo Italiano ha disposto diverse misure di accoglienza, offrendo soccorso, alloggi ai migranti e richiedendo l’intervento della Comunità Europea. Ma la soluzione, se mai ci sarà, non sarà facile ne immediata, vista l’impossibilità di fermare il flusso migratorio o di offrire accoglienza a tutti gli ospiti richiedenti asilo.

L’emergenza sbarchi, correlata al pericolo del terrorismo islamico, ha provocato un dibattito aspro e violento tra i diversi partiti politici scatenando il malcontento dell’opposizione che accusa il governo di non difendere il proprio territorio con apposite misure di sicurezza. In questi giorni anche il Movimento 5 Stelle (sempre aperto al dialogo e all’accoglienza) ha chiesto misure più severe, controlli serrati e rimpatrio forzato per chi non ha il diritto all’asilo politico.

In questo dibattito è intervenuto mons. Galantino definendo i leader della Lega Nord e del M5S “Piazzisti da quattro soldi che pur di prendere voti, di raccattare voti, dicono cose straordinariamente insulse!“. Tornando sull’argomento con una intervista su Famiglia Cristiana, il vescovo ha rincarato la dose parlando di “piazzisti di fanfaronate da osteria, chiacchiere da bar che rilanciate dai media rischiano di provocare conflitti“. Rispondendo alle accuse della Lega e dei “grillini” ha domandato se Salvini, Zaia e Grillo accolgono i migranti come li accoglie la Chiesa e ha accusato il governo italiano di essere “assente sul tema dell’immigrazione”.

Evidentemente il vescovo, braccio destro di papa Francesco nella Chiesa Italiana, si è reso conto di aver esagerato nei toni (soprattutto nei confronti del Governo del PD con cui mantiene un buon rapporto e convergenza di vedute su altri temi), costringendo immediatamente il direttore della rivista dei paolini ad oscurare l’intervista, a rimediare con un comunicato stampa di mea culpa che ammette che “Sua Eccellenza è stato strumentalizzato” dal giornalista che lo ha intervistato:

In  merito all’intervista con Sua Eccellenza monsignor Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza episcopale italiana, pubblicata sul sito Internet di Famiglia Cristiana, precisiamo, dopo aver parlato con lo stesso monsignor Galantino, che le dichiarazioni a lui attribuite sono state riportate in modo esagerato nei toni all’interno di un colloquio confidenziale con il nostro giornalista.

Nell’intervista mons. Galantino ha giustamente ricordato il faticoso lavoro della Chiesa e della Caritas a favore degli immigrati spendendo soldi “di tasca propria” ed aprendo le proprie strutture, ma i toni assunti dal presidente della Cei e la risonanza mediatica che hanno assunto le sue frasi contro la Lega, il M5s e il governo di Renzi, rischiano di trasformare la posizione della Chiesa Cattolica in materia di immigrazione e di accoglienza in una delle tante posizioni che si aggrovigliano oggi nel confuso panorama politico nazionale. Una voce in più, una strillata in più, un palco in più, e non – come dovrebbe essere – una voce autorevole, super partes e fuori dalle polemiche da bar e dalle bassezze della retorica politica da salotto televisivo.

Nei giorni scorsi papa Francesco si è espresso con estrema chiarezza sul tema dell’immigrazione affermando che “respingere i migranti è un atto di guerra” e ribadendo che la missione della Chiesa è l’accoglienza:

Pensiamo a quei nostri fratelli Rohingya che sono stati cacciati via da un Paese, da un altro, da un altro, vanno sul mare, quando arrivano a un porto, a una spiaggia, gli danno un po’ d’acqua, un po’ da mangiare e li cacciano via sul mare, questo è un conflitto non risolto, questo è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere.

Ma dopo le parole del papa, che delineano l’atteggiamento generale della Chiesa nei confronti dei migranti, le parole di mons. Galantino suonano come una violenta sferzata e una accusa diretta verso il governo e i politici italiani.

galantino peraUna forte tirata d’orecchie a mons. Galantino arriva dal filosofo Marcello Pera, autore del libro “Senza radici” scritto a quattro mani con l’allora cardinale Rantzinger. Secondo l’ex presidente del Senato, le parole di Galantino contengono ed esprimono una “posizione ideologica” non lontana dalla “Teologia della Liberazione” (a cui lo stesso papa Francesco è molto vicino). Quando la Chiesa pretende di “parlare in modo politico” si innesta un tentativo di “reinterpretazione del cristianesimo” come “religione della carità” ed “ideologia dei diritti”,  aprendo una via alla sua “laicizzazione” e trasformando il cristianesimo in “teoria politica dei diritti”. Le posizioni di Galantino, afferma il filosofo, sono le stesse di papa Francesco, ma ammette di non voler discutere col Sommo Pontefice.

Per concludere: la Chiesa ha il diritto e il dovere di impegnarsi per la costruzione di una società più umana e vicina alle necessità dei più deboli, ma senza entrare nel dibattito pubblico come una forza politica che proponga soluzioni o indichi vie pratiche di azione. La dottrina sociale della Chiesa offre a questo riguardo le linee guida di questa sollecitudine per l’uomo, per la verità e per la dimensione pubblica e sociale della vita umana. Così si esprimeva papa Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in Veritate:

La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende «minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati». Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione. (Caritas in Veritate, 9).

E ancora:

Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l’accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della società degli uomini e dei popoli.

E’ strano vedere mons. Galantino all’attacco, lui che ha sempre rifiutato lo scontro in favore dell’incontro e del dialogo, ogni tanto si permette uno strappo alla (sua) regola, scontrandosi contro chi non la pensa esattamente come lui. Lo ha fatto parlando dei movimenti pro-life (i famosi “visi inespressivi”), lo ha fatto lo scorso 20 giugno rifiutando di appoggiare la massiva manifestazione di Piazza San Giovanni in favore della famiglia e lo fa ora attaccando i leader della Lega Nord. Col governo di Renzi, invece, sembrano aperte le porte del dialogo e del confronto, è per questo che l’intervista a FC (contenente la pesante accusa al governo) andava necessariamente silenziata.

Resta la domanda su come sia possibile “esagerare” i toni di una frase pronunciata e poi trascritta. Se le frasi fossero state inventate sarebbe emerso nel comunicato di FC senza lasciare spazio a dubbi. Evidentemente una telefonata in redazione da parte del monsignore ha richiesto una censura parziale di alcune frasi pronunciate con leggerezza nei confronti del governo (amico) di Matteo Renzi.

Resta anche il desiderio che tutta questa veemenza e questo coraggio da parte della Conferenza Episcopale, o meglio, da parte del suo segretario, si manifesti anche quando si affrontano i temi della famiglia, del gender nelle scuole, dell’aborto, dell’eutanasia e dei matrimoni omosessuali, temi su cui la Chiesa avrebbe qualcosa da dire con autorità, mantenendo sempre un clima di mutuo rispetto ed evitando i toni da “piazzisti”.

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