Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Il chiarimento del papa: il “cristo-comunista” gli piace e accetta le correzioni!


foto Ansa

foto ©Ansa

A differenza del volo di andata verso l’Ecuador, sul volo di ritorno dallo storico e importante viaggio apostolico in sud America, papa Francesco ha risposto alle domande dei giornalisti che hanno viaggiato col pontefice. Molti i temi toccati dal Papa riguardo all’esperienza vissuta in Ecuador, Bolivia e Paraguay (ecco il testo integrale dell’intervista).

Inevitabile la domanda sulla strana e provocatoria scultura regalata a papa Francesco dal presidente bolivariano Evo Morales. Il papa ha risposto alla domanda della giornalista portoghese Aura Vistas Miguel (Miguel è il cognome!) che gli ha chiesto: “Che cosa ha provato quando ha visto quella falce e martello con Cristo sopra, offerto dal Presidente Morales? E dove è finito questo oggetto?”.

Il Santo Padre ha risposto dettagliatamente con queste parole:

Io – è curioso – non conoscevo questo, e neppure sapevo che Padre Espinal era scultore e poeta anche. L’ho saputo in questi giorni. L’ho visto e per me è stata una sorpresa. Secondo: lo si può qualificare come il genere dell’arte di protesta. Per esempio a Buenos Aires alcuni anni fa è stata fatta una mostra di uno scultore bravo, creativo, argentino. Adesso è morto. Era arte di protesta, e io ricordo un’opera che era un Cristo crocifisso che era su un bombardiere che veniva giù. Era una critica del cristianesimo che è alleato con l’imperialismo che era il bombardiere. Primo punto, quindi, non sapevo, secondo, io lo qualifico come arte di protesta che in alcuni casi può essere offensiva, in alcuni casi. Terzo, in questo caso concreto: Padre Espinal è stato ucciso nell’anno 80. Era un tempo in cui la teologia della liberazione aveva tanti filoni diversi, uno di questi era con l’analisi marxista della realtà, e Padre Espinal era apparteneva a questo. Questo sì, lo sapevo, perché in quel tempo ero rettore della facoltà teologica e si parlava tanto di questo, dei diversi filoni e di quali ne erano i rappresentanti. Nello stesso anno, il Padre Generale della Compagnia  di Gesù, Padre Arrupe, fece una lettera a tutta la Compagnia sull’analisi marxista della realtà teologica, un po’ fermando questo, dicendo: no, non va. Sono cose diverse, non va, non è giusto. E quattro anni dopo, nell’84, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblica il primo volumetto piccolino, la prima dichiarazione sulla Teologia della Liberazione, che critica questo. Poi viene il secondo, che apre prospettive più cristiane. Sto semplificando, no? Facciamo l’ermeneutica di quell’epoca. Espinal è un entusiasta di questa analisi della realtà marxista, ma anche della teologia, usando il marxismo. Da questo è venuta quest’opera. Anche le poesie di Espinal sono di quel genere di protesta, ma era la sua vita, era il suo pensiero, era un uomo speciale, con tanta genialità umana, e che lottava in buona fede. Facendo un’ermeneutica del genere io capisco quest’opera. Per me non è stata un’offesa. Ma ho dovuto dare questa ermeneutica e la dico a voi perché non ci siano opinioni sbagliate. Quest’oggetto ora lo porto con me, viene con me. (…) Il Cristo lo porto con me.

Il papa smentisce così le voci di chi, nel disperato tentativo di gettare un po’ di acqua sul fuoco, assicurava che Francesco avesse lasciato – con un gesto eloquente – il simbolo del “Cristo-Comunista” ai piedi della Vergine di Copacabana per affidare a Lei questo grave problema di confusione tra una dittatura e una filosofia omicida (che prima ha ucciso Dio e poi l’uomo) e il Redentore Gesù Cristo.

In realtà non è stato così perché al papa (che ha rifiutato l’onorificenza, come è il suo solito) la scultura non è dispiaciuta e – dopo aver fatto “l’ermeneutica di quell’epoca” – ha deciso di portare con sé il regalo come ricordo della visita al paese andino. Probabilmente c’è anche la componente affettiva per l’origine gesuita dello strano “crocifisso” che lo lega a quell’oggetto, ma è soprattutto un “ermeneutica” positiva che ha portato il Santo Padre ad apprezzare il dono di Morales.

Affermando per ben due volte che non conosceva tale scultura del padre Espinal, le parole di Francesco potrebbero smentire anche la notizia diffusa dall’agenzia Rome Reports secondo la quale il papa – ricevendo il dono – avrebbe detto a Morales “Eso no está bien” (Questo non va bene). Ma l’audio del video in questione non è chiaro e secondo un’altra versione Francesco avrebbe affermato: “No sabía eso” (Non lo conoscevo): una versione più vicina alla risposta del Santo Padre ai giornalisti.

Nessun rimprovero dunque per Evo Morales, nessun rimprovero per aver unito provocatoriamente cristianesimo e comunismo, nessun chiarimento pubblico su una questione che desta molte perplessità e lascia il campo libero a molte interpretazioni, soprattutto in mezzo al popolo boliviano che vive sotto il regime socialista di Morales: un governo cattolico di chiara ispirazione marxista. Solo una ermeneutica, cioè uno studio del con-testo storico e politico dell’epoca (non di quella attuale ma di quella del P. Espinal) che, in fine dei conti “giustifica” il goffo e imbarazzante – per molti – gesto.

Purtroppo per alcuni commentatori, che hanno voluto (in buona fede) difendere il papa attribuendoli un rifiuto del dono non confermato ne tanto meno ufficializzato, quello che per i vescovi boliviani è stato un gesto provocatorio e che molti cristiani in tutti il mondo, memori dei milioni di morti a causa della furia totalitaria comunista, hanno considerato fuori luogo, Francesco lo ha apprezzato senza problemi, in buona fede e con simpatia.

D’altronde il commento “a caldo” del portavoce della Santa Sede padre Lombardi confermava già la posizione ufficiale del Vaticano che – per forza di cose – non poteva essere diversa da quella del suo Capo di Stato: la scultura è stata considerata un simbolo di apertura e dialogo verso i poveri e gli oppressi dai sistemi di potere economici e politici, “un’immagine di incontro tra le culture”.

Un ultima curiosità: al giornalista tedesco della KNA (Ludwing Ring-Eifel) che gli domandava per quale motivo il papa parlasse solo di ricchi e poveri senza mai considerare la classe media (“la gente che lavora, che paga le tasse, la gente normale…”), il papa ha ringraziato sentitamente per “la bella correzione” considerando la questione un suo sbaglio: “Lei ha ragione, devo pensare un po’, il mondo è polarizzato. La classe media diviene più piccola. La polarizzazione tra ricchi e poveri è grande, questo è vero, e forse questo mi ha portato a non tenere conto di quello (…). Credo che Lei mi dica una cosa che devo fare, devo approfondire di più su questo. La ringrazio per la correzione. La ringrazio per l’aiuto eh?”

Il papa dunque – checché ne dicano i suoi difensori più estremi, acritici moralizzatori e i censori che non digeriscono commenti fuori dalle righe e voci fuori dal coro sul papa (quello argentino!) – possiede una grande umiltà, accetta le correzioni e capisce anche che nella scelta dei temi trattati non possiede infallibilità, figuriamoci nei gesti o nelle preferenze politiche. Lui sì, ha davvero una grande umiltà.

Viva il Papa!

Post Scriptum: Sappiamo per certo che il post sarà considerato da alcuni come una pesante accusa e una grossa offesa al Sommo Pontefice e un “autoescludersi” del sottoscritto dalla comunità ecclesiale. Sarebbe inutile (l’esperienza mi insegna) invitare a leggere questo articolo con una “ermeneutica” diversa. Qui si desidera prende atto di un fatto: che “in un mondo polarizzato”, quando ci sono di mezzo la destra e la sinistra, Francesco – che per vocazione ha scelto Cristo, il Centro – per sensibilità o affinità politica, sceglie la sinistra. Non è necessariamente una colpa (finché la Chiesa vorrà riconoscerlo)! Resta infatti insoluta la questione che nessun giornalista ha avuto il coraggio, o il permesso, di porre: e se si fosse trattato di una svastica?

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