Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

#MetroC di Roma: quel frammento esistenziale tra il panico e la gloria


foto Francesco ToiatiIn perfetta linea con l’ultimo articolo che ho scritto su Aleteia sulle implicazioni pratiche dell’enciclica Laudato Si’, con molto piacere (ma anche assecondando un mio profondo senso del dovere) condivido l’esperienza di una amica che racconta la sua avventura nella nuova metro C di Roma.

E’ un’esperienza di panico e di gloria. E’ questo infatti che offre la metro di Roma, sia la A che la B o la C (benvenuta essa sia).

Il panico – che ti avvolge e coinvolge, che ti rapisce e ti punisce, che ti violenta e ti svuota dentro, quanto scendi le scale che portano nelle profondità della terra romana – può avere senso solo se si tiene a mente l’esperienza opposta della gloria che è l’approdo alla meta, l’arrivo quasi insperato, la realizzazione del proprio sogno che sa di conquista.

Approdare nella stazione che – quasi sfidando il destino – ci si è posti come meta, ha il sapore di gloria, di vittoria in battaglia, di sconfitta dei nemici infernali e della conquista di una terra promessa che sconfinata si apre innanzi fertile e ricca.

L’immagine del panico e della gloria sono ben simboleggiate da alcuni binomi che illustrano il dinamismo in una dialettica bene-male sottolineandone il contrasto: sopra-sotto, entrare-uscire, caldo-fresco, tenebre-luce. E’ un assaggio – immaginate: solo un assaggio per quanto significativo! – dell’esperienza della morte e risurrezione dell’essere!

Chi non scende in quella fossa – piena di odori ripugnanti e di esseri sconosciuti la maggior parte brutti e imbronciati – non potrà mai capire fino in fondo cosa significa uscirne, ossia, passare dal sotto al sopra, dal caldo asfissiante al fresco rigenerante, dalle tenebre del tunnel alla luce del sole…

La metro di Roma, non è solo un servizio o disservizio di trasporto pubblico, ma è una scuola di vita, un problema che stimola soluzioni, un guaio cronico un abisso di non senso che forgia, modella, rafforza e forma gli spiriti forti del futuro, quelli che non potranno mai dire come i nostri nonni “ho fatto la guerra” e raccontare quelle gesta ai nipotini, ma potranno ben dire “ho preso la metro a Roma tutti i giorni”. Cari figli, nipoti e bisnipoti: ascoltate il nonno che di storie ne ha vissute.

Alla fine della storia ci renderemo conto che è più il tragitto umano che compiamo grazie ai treni della metro di Roma (quanti incontri, quanti amori ed amicizie nate e finite, quante litigate, quanti libri letti, quante telefonate, quanti articoli o post scritti, quanti pensieri esistenziali sui massimi e i minimi sistemi) che il misero e scomodo percorso urbano tra una piazza e l’altra della capitale.

Alla fine – chissà – ringrazieremo il cielo per la possibilità di percorrere ogni giorno quel tragitto, quel frammento esistenziale, che divide il panico dalla gloria!

p.s. La mia amica vuol rimanere anonima per non divenire agli occhi degli dei, rea di ingratitudine, dopo aver per lunghissimi anni atteso che la sua rispettabilissima zona fosse baciata dalla fortuna e venisse collegata in maniera degna con la Roma-che-conta. Sulla dignità stanno ancora lavorando, il collegamento c’è. Nel frattempo lei ha deciso di ritornare al vecchio tram-45-minuti-di-attesa, solo per qualche giorno. Scoprite perché…

Breve resoconto analitico del tragitto dal panico alla gloria in un giorno come tanti:

– FASE EUFORICA: prendere la nuova metro C che mi porterà in 10 minuti a casa
– FASE RAZIONALE: salire e scoprire che la nuova metro C ha il pilota automatico!
ma si dai… cosa vuoi che succeda??? (MAI porsi simili domande)

– FASE PRE-PANICO: la metro parte: prima ferma… seconda fermata…
La metro si blocca nel bel mezzo della galleria!!
Mi giro di qua, mi giro di là… ma da entrambi i lati c’è solo cemento e cemento… e improvvisamente ripenso al fatto che non ci sia il conducente!!!

– FASE PANICO NON ESTERNATO E A LUME DI CANDELA: salta la corrente…si accendono le luci d’emergenza!
La signora accanto a me dice “soffro un po’ di claustrofobia, ora chiamo mio marito ,così mi calmo!”

– FASE PANICO ESTERNATO E CONDIVISO CON ALTRE 5O PERSONE: “merda il cel non prende!”
Inizio un breve excursus della mia vita …intanto la signora accanto a me comincia a fare dei lunghi e profondi respiri stritolandomi il braccio.

– FASE DI PANICO ASSOLUTO E CRISTIANO: pensieri: “cacchio però morire così, sotto una galleria nuova della metro C… oggi come mi sono comportata? e in questo ultimo periodo? Ho detto ai miei che gli voglio bene? quando mi sono confessata?”
intanto inizio a provare la stessa sensazione che prova chi è monco!

– FASE PRE-MORTE: son passati 5 minuti, sembrano un’ eternità, a lume di candela con altre 50 persone e sto diventando monca, non c’è che dire…

– FASE RESURREZIONE (LA GLORIA): le luci si riaccendono, una vocina squillante chiede scusa dell’inconveniente e un vocione risponde: “Li morta..itua”!!! ( è la cosa più carina che posso ridire).
La metro riparte, la signora si distacca da me, il sangue riprende a circolare nel mio braccio…
La signora si gira e mi dice “grazie per il sostegno”.
Signora, veramente ha fatto tutto da sola con il mio braccio!

– FASE WE ARE THE CHAMPIONS: usciamo dalla metro come dei vincenti, dei sopravvissuti, con facce sconvolte… come se fossimo tornati dall’aldilà…in un certo senso…

– Considerazione finale: rivoglio i 45 minuti di tram…le solite ammucchiate, le solite discussioni, le solite mormorazioni e le solite attese!

 

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