Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

La Casa Bianca diventa Casa Arcobaleno: qualche insegnamento da tenere a mente


casabiancaL’America di Obama è un delirio di colori, si vive un clima di festa nazionale in tutti i 50 stati per lo storico pronunciamento della Corte Suprema: il matrimonio omosessuale è (e deve essere) un diritto costituzionale in tutti gli Stati Uniti d’America!

Per festeggiare questo storico traguardo, che il presidente Obama ha definito “un grande passo avanti nel nostro cammino verso l’uguaglianza”, quella che fino ad oggi era conosciuta come la “Casa Bianca” ha cambiato veste indossando i colori dell’arcobaleno, simbolo dei movimenti LGBT.

La Casa Bianca ha infatti cambiato la sua immagine di profilo sugli account ufficiali di Facebook e di Twitter sostituendola con un’immagine più colorata e divenendo la “Casa Arcobaleno”. Anche l’edificio (quello vero, a Washington) ha subito un mutamento cromatico, anche se temporaneo: la notte della storica decisione è stato illuminato da fasci di luce colorata che hanno impresso l’effetto arcobaleno sulle mura della famosa casa presidenziale.

Al momento non sembra che siano state contattate ditte per ri-pitturare la facciata dell’edificio (non potrei proprio dire “per imbiancare”), forse su questa decisione si pronuncerà più avanti la Corte Suprema; per ora la Casa Bianca resterà bianca, per lo meno di giorno, per lo meno nel nome. Su internet, invece, per qualche giorno sarà la “Casa Arcobaleno” più viva, più colorata, più ugualitaria, più “gaia”.

La presidenza degli Stati Uniti, negli ultimi anni, si è assunta la responsabilità di sponsorizzare il matrimonio omosessuale, “sposando” (matrimoni ovunque!) la causa degli attivisti omosessuali desiderosi di avere un matrimonio e una famiglia come tutti gli altri (con un’unica differenza: un partner dello stesso sesso). Così facendo l’amministrazione Obama ha rinunciato al ruolo super-partes che solitamente dovrebbero ricoprire i governi in una nazione per scendere in campo al fianco degli attivisti gay. Obama e la sua famiglia ora festeggiano per il trionfo dei movimenti omosessuali illuminando la propria casa coi colori LBGT.

gai marriageQuella, dunque, che per secoli fu la casa di tutti gli americani, schierandosi in questa battaglia per la libertà, è diventata oggi la casa dei gay, delle lesbiche, dei transessuali, dei fluidi e degli altri generi di “identità” che in questi hanno si sono moltiplicati (sembra che esistano più di sessanta rispettabilissimi generi) a discapito dell’arcaica e storica diade maschio-femmina ormai considerata desueta e obsoleta.

Chi entrerà nella casa arcobaleno dovrà avere il permesso dei nuovi padroni di casa nella speranza che siano (con una parola che sta entrando prepotentemente nel nostro italiano rinnovato e americanizzato) “etero-friendly”, cioè amici degli eterosessuali la cui bandiera (bianca?) non sventola più sui cieli a stelle e strisce.

Ma a vestire l’arcobaleno non è solo la Casa presidenziale, tutti i più grandi brand americani hanno salutato con entusiasmo il trionfo dell’egualitarismo a stelle e strisce modificando i loro loghi per diventare gay-friendly (neologismo ormai inserito nel neo-linguaggio).

Coca Cola, American Express, Kellogs, Twitter, Google, AmerianAirlines, BuzzFeed, Absolut Vodka, … sono alcuni dei giganti della pubblicità e dell’economia americana che si sono associati alla festa dell’orgoglio omosessuale colorando i propri marchi e condividendo la parola chiave (hashtag) #lovewins, l’amore vince. Si parla di più di 35 aziende.

Dunque la vittoria è condivisa: è la vittoria degli omosessuali che volevano l’omo-matrimonio ma è soprattutto la vittoria di Obama che voleva un’America diversa, la vittoria di Hillary Clinton che raggiante si vede già come la prossima Presidente; è anche la vittoria delle banche e dei grandi marchi internazionali che hanno combattuto sul fronte LGBT, fianco a fianco, per colorare l’america di stelle e strisce colorate.

Un fronte potente, politicamente ed economicamente, che è riuscito perfino a forzare la coscienza del giudice cattolico Anthony Kennedy, l’ottantenne il cui voto ha deciso le sorti del paese più potente e influente del mondo. Che la coscienza fosse forzata è solo un’ipotesi perché nessun uomo può entrare così in fondo ad un’altro uomo per scrutare la sua coscienza: certo è che fino ad oggi il Kennedy non sembrava avere una coscienza lassa o rilassata.

Intanto la CNN ci racconta l’interessante caso dei quartieri gay: i “gayborhood (letteralmente “il vicinato gay”). Si tratta di normali quartieri di città americane che registrano un rapidissimo sviluppo e una notevole rivalutazione non appena diventano quartieri-gay, non appena cioè, un numero considerevole di coppie omosessuali decidono di andarci ad abitare. Il miracoloso effetto-gay fa aumentare di prezzo le case tanto che si parla di un incremento del 23% negli ultimi 36 mesi. Tra le principali ragioni di questa rivalutazione degli immobili c’è la ampia disponibilità economica della maggioranza delle coppie omosessuali. In effetti, le coppie gay hanno meno possibilità di avere figli e (dunque) più possibilità di avere doppio stipendio. Tutto ciò produce effetti paralleli: coppie omosessuali che scelgono quartieri costosi, e quartieri che – vista l’ampia disponibilità dei loro clienti – vedono salire vertiginosamente il loro valore commerciale.

Questa pagina della storia insegna molte cose:

  • che gli ottantenni quando vogliono possono cambiare il mondo,
  • che gli omosessuali non sono poi così soli a combattere le proprie battaglie,
  • che ad essere inascoltate sono piuttosto le voci contrarie che difendono le origini naturali (e fino a ieri, costituzionali) del matrimonio,
  • che i presidenti e i governi non sono poi così neutrali quando si tratta di legiferare sui diritti omosessuali,
  • che tutti gli uomini sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri,
  • che i quartieri LBGT sono più costosi per viverci ma girano abbastanza soldi per metterci su un negozio,
  • che l’Italia guarda l’Europa (e soprattuto all’Irlanda) ma – occhi da falco! –  ora guarda anche l’America (sperando che non si metta anch’essa a chiederci cose),
  • che un cattolico può fare di testa propria ignorando il proprio credo,
  • che la parola ferma e decisa dei vescovi può non contare nulla per la Corte Suprema ma forma le coscienze e difende la verità,
  • che dalle unioni civili si passa al matrimonio, dal matrimonio alle adozioni, dalle adozioni all’utero in affitto,
  • che se l’amore è amore (love is love) e se l’amore vince (love wins) tutto è possibile in nome dell’amore
  • che se l’amore è amore si farà come volevano Sartre, Simone de Beauvoir, Michael Foucalt (veri e propri miti) e – sù, diciamolo – Mario Mieli… si farà l’amore “ognuno come gli va” senza curarsi dell’età.

Teniamo a mente queste cose che – come dicevano i latini – la storia è maestra. Io intanto, mentre i gay festeggiano per i loro matrimoni e corrono a sposarsi (ora si attendono valanghe di “sì” per tutta la vita finché-morte-non-ci-separi), io continuerò a cercare di convincere i miei amici (etero, etero) che sposarsi è bello. O forse aspettano la sentenza della Corte Suprema?

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