Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivi per il mese di “giugno, 2015”

La Casa Bianca diventa Casa Arcobaleno: qualche insegnamento da tenere a mente

casabiancaL’America di Obama è un delirio di colori, si vive un clima di festa nazionale in tutti i 50 stati per lo storico pronunciamento della Corte Suprema: il matrimonio omosessuale è (e deve essere) un diritto costituzionale in tutti gli Stati Uniti d’America!

Per festeggiare questo storico traguardo, che il presidente Obama ha definito “un grande passo avanti nel nostro cammino verso l’uguaglianza”, quella che fino ad oggi era conosciuta come la “Casa Bianca” ha cambiato veste indossando i colori dell’arcobaleno, simbolo dei movimenti LGBT.

La Casa Bianca ha infatti cambiato la sua immagine di profilo sugli account ufficiali di Facebook e di Twitter sostituendola con un’immagine più colorata e divenendo la “Casa Arcobaleno”. Anche l’edificio (quello vero, a Washington) ha subito un mutamento cromatico, anche se temporaneo: la notte della storica decisione è stato illuminato da fasci di luce colorata che hanno impresso l’effetto arcobaleno sulle mura della famosa casa presidenziale.

Al momento non sembra che siano state contattate ditte per ri-pitturare la facciata dell’edificio (non potrei proprio dire “per imbiancare”), forse su questa decisione si pronuncerà più avanti la Corte Suprema; per ora la Casa Bianca resterà bianca, per lo meno di giorno, per lo meno nel nome. Su internet, invece, per qualche giorno sarà la “Casa Arcobaleno” più viva, più colorata, più ugualitaria, più “gaia”.

La presidenza degli Stati Uniti, negli ultimi anni, si è assunta la responsabilità di sponsorizzare il matrimonio omosessuale, “sposando” (matrimoni ovunque!) la causa degli attivisti omosessuali desiderosi di avere un matrimonio e una famiglia come tutti gli altri (con un’unica differenza: un partner dello stesso sesso). Così facendo l’amministrazione Obama ha rinunciato al ruolo super-partes che solitamente dovrebbero ricoprire i governi in una nazione per scendere in campo al fianco degli attivisti gay. Obama e la sua famiglia ora festeggiano per il trionfo dei movimenti omosessuali illuminando la propria casa coi colori LBGT.

gai marriageQuella, dunque, che per secoli fu la casa di tutti gli americani, schierandosi in questa battaglia per la libertà, è diventata oggi la casa dei gay, delle lesbiche, dei transessuali, dei fluidi e degli altri generi di “identità” che in questi hanno si sono moltiplicati (sembra che esistano più di sessanta rispettabilissimi generi) a discapito dell’arcaica e storica diade maschio-femmina ormai considerata desueta e obsoleta.

Chi entrerà nella casa arcobaleno dovrà avere il permesso dei nuovi padroni di casa nella speranza che siano (con una parola che sta entrando prepotentemente nel nostro italiano rinnovato e americanizzato) “etero-friendly”, cioè amici degli eterosessuali la cui bandiera (bianca?) non sventola più sui cieli a stelle e strisce.

Ma a vestire l’arcobaleno non è solo la Casa presidenziale, tutti i più grandi brand americani hanno salutato con entusiasmo il trionfo dell’egualitarismo a stelle e strisce modificando i loro loghi per diventare gay-friendly (neologismo ormai inserito nel neo-linguaggio).

Coca Cola, American Express, Kellogs, Twitter, Google, AmerianAirlines, BuzzFeed, Absolut Vodka, … sono alcuni dei giganti della pubblicità e dell’economia americana che si sono associati alla festa dell’orgoglio omosessuale colorando i propri marchi e condividendo la parola chiave (hashtag) #lovewins, l’amore vince. Si parla di più di 35 aziende.

Dunque la vittoria è condivisa: è la vittoria degli omosessuali che volevano l’omo-matrimonio ma è soprattutto la vittoria di Obama che voleva un’America diversa, la vittoria di Hillary Clinton che raggiante si vede già come la prossima Presidente; è anche la vittoria delle banche e dei grandi marchi internazionali che hanno combattuto sul fronte LGBT, fianco a fianco, per colorare l’america di stelle e strisce colorate.

Un fronte potente, politicamente ed economicamente, che è riuscito perfino a forzare la coscienza del giudice cattolico Anthony Kennedy, l’ottantenne il cui voto ha deciso le sorti del paese più potente e influente del mondo. Che la coscienza fosse forzata è solo un’ipotesi perché nessun uomo può entrare così in fondo ad un’altro uomo per scrutare la sua coscienza: certo è che fino ad oggi il Kennedy non sembrava avere una coscienza lassa o rilassata.

Intanto la CNN ci racconta l’interessante caso dei quartieri gay: i “gayborhood (letteralmente “il vicinato gay”). Si tratta di normali quartieri di città americane che registrano un rapidissimo sviluppo e una notevole rivalutazione non appena diventano quartieri-gay, non appena cioè, un numero considerevole di coppie omosessuali decidono di andarci ad abitare. Il miracoloso effetto-gay fa aumentare di prezzo le case tanto che si parla di un incremento del 23% negli ultimi 36 mesi. Tra le principali ragioni di questa rivalutazione degli immobili c’è la ampia disponibilità economica della maggioranza delle coppie omosessuali. In effetti, le coppie gay hanno meno possibilità di avere figli e (dunque) più possibilità di avere doppio stipendio. Tutto ciò produce effetti paralleli: coppie omosessuali che scelgono quartieri costosi, e quartieri che – vista l’ampia disponibilità dei loro clienti – vedono salire vertiginosamente il loro valore commerciale.

Questa pagina della storia insegna molte cose:

  • che gli ottantenni quando vogliono possono cambiare il mondo,
  • che gli omosessuali non sono poi così soli a combattere le proprie battaglie,
  • che ad essere inascoltate sono piuttosto le voci contrarie che difendono le origini naturali (e fino a ieri, costituzionali) del matrimonio,
  • che i presidenti e i governi non sono poi così neutrali quando si tratta di legiferare sui diritti omosessuali,
  • che tutti gli uomini sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri,
  • che i quartieri LBGT sono più costosi per viverci ma girano abbastanza soldi per metterci su un negozio,
  • che l’Italia guarda l’Europa (e soprattuto all’Irlanda) ma – occhi da falco! –  ora guarda anche l’America (sperando che non si metta anch’essa a chiederci cose),
  • che un cattolico può fare di testa propria ignorando il proprio credo,
  • che la parola ferma e decisa dei vescovi può non contare nulla per la Corte Suprema ma forma le coscienze e difende la verità,
  • che dalle unioni civili si passa al matrimonio, dal matrimonio alle adozioni, dalle adozioni all’utero in affitto,
  • che se l’amore è amore (love is love) e se l’amore vince (love wins) tutto è possibile in nome dell’amore
  • che se l’amore è amore si farà come volevano Sartre, Simone de Beauvoir, Michael Foucalt (veri e propri miti) e – sù, diciamolo – Mario Mieli… si farà l’amore “ognuno come gli va” senza curarsi dell’età.

Teniamo a mente queste cose che – come dicevano i latini – la storia è maestra. Io intanto, mentre i gay festeggiano per i loro matrimoni e corrono a sposarsi (ora si attendono valanghe di “sì” per tutta la vita finché-morte-non-ci-separi), io continuerò a cercare di convincere i miei amici (etero, etero) che sposarsi è bello. O forse aspettano la sentenza della Corte Suprema?

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Cuando Benedicto XVI condenó la falacia de la “filosofía de género”

Benedetto XVI bambiniEstos días se está hablando mucho de las teorias de género y del intento del estado de introducir estos temas en los programas de instrucción pública.

El papa Francisco ha hablado a menudo de este tema condenando la ideologia de géndero como un “error de la mente umana”, una “colonización ideologia” (…) “que crea tanta confusión”. (palabras pronunciadas en marzo del 2015 en su visita a Napoli y Pompeia).

En el mes de junio, dirigiendose a la Conferencia Episcopal de Puerto Rico, el Pontífice afirmó que “la complementariedad del hombre y la mujer (…) está siendo cuestionada por la llamada ideología de género, en nombre de una sociedad más libre y más justa”.

En la audiencia general del 15 de abril, hablando de la diferencia sexual entre hombre y mujer, el papa Francisco se preguntaba “si la así llamada teoría del gender no sea también expresión de una frustración y de una resignación, orientada a cancelar la diferencia sexual porque ya no sabe confrontarse con la misma”.

Se trata solo de algunos ejemplos de las muchas declaraciones del papa Francisco sobre el tema de las teorías de género y de la “colonización ideologica” a la cual algunos quieren someter nuestros hijos en las escuelas públicas desde muy temprana edad.

Desde diciembre del 2014, en sus habituales audiencias del miercoles, Francisco ha dedicado varias catequesis a la familia, así como es presentada y vivida en la tradición de la Iglesia y de la sociedad Occidental: una unión entre el hombre y la mujer vivida en el amor y en el don de sí mismo; una unión indisoluble, fiel y fecunda – abierta a la vida – capaz de acoger, curar y educar a los hijos que Dios quiera darles.

Estas catequesis sobre la familia se colocan en la linea temporal que une dos asambleas sinodales, ambas dedicadas a la familia: el Sínodo Extraordinario ya concluido (5-19 de octubre 2014) y el Sínodo General Ordinario que tendrá lugar del 4 al 19 de octubre de este año sobre el tema “Jesucristo revela el misterio y la vocación de la familia”.

A pesar que en los ultimos meses, de modo particular durante las reuniones del Sínodo, haya filtrado el miedo de un cambio en la doctrina de la Iglesia sobre la familia, se ha calculado que, desde la clausura del Sínodo Extraordinario hasta mediados de mayo, el Santo Padre ha efectuado más de 40 intervecciónes sobre el tema de la familia, todas en linea con la doctrina y la praxis tradicional en materia familiar; lo que a menudo causa problemas son las noticias difundidas por los medios de comunicación y por la prensa internacional, siempre dispuestos a difundir noticias de posibles y supuestos cambios en la praxis o en la doctrina de la Iglesia, más que ha transmitir el contenido esencial de los mensajes papales.

Sin embargo Francisco no es el primer pontífice que ha publicamente condenado las teorias de género. Es cierto que Juan Pablo II dedicò buena parte de su magisterio a la moral sexual y familiar (la así conocida como “Teología del cuerpo”) hasta merecer el título de “papa de la familia”, péro el primer Papa que habló sobre el “gender” fué Benedicto XVI.

Era el 21 de diciembre del 2012 quando el Santo Padre Benedicto XVI, dirigiendose a la Curia Romana con motivo de las felicitaciones de navidad, condenò firmamente la teoria del género. En el discurso el papa quiso hablar de algunos acontecimientos destacados de su ministerio acaecidos durante el año que estaba terminando. Entre estos acontecimientos recordó su visita pastoral a la archidiócesis de Milan y su participación a la “Fiesta de la familia” (VII Encuentro Mundial de las Familias), en el mes de junio.

Hablando de la familia, de la crisis que la amenaza y de los desafíos que debe enfrentar, el Papa Benedicto citò el Gran Rabino de Francia, Gilles Bernheim y su libro “Matrimonio homosexual, homoparentalidad y la adopción”.

El texto del Rabino Bernheim ha sido definido por Benedicto un “tratado cuidadosamente documentado y profundamente conmovedor” que muestra el atentado que sufre hoy en día la familia. El papa Benedicto hablò de la “nueva filosofía de la sexualidad” que amenaza, no solo la familia, sino el mismo fundamento de “lo que significa ser hombres”.

Como es habitual, Benedicto XVI logra ofrecer en pocas lineas, el significado más profundo del problema, sin que el contenido se sacrifique en favor de la síntesis. En pocas palabras el actual Papa Emerito ha sintetizado el sentido de esta particular “filosofia de la sexualidad” definiendola, sin medios términos, profundamente errónea, falaz.

La falacia profunda de esta teoría y de la revolución antropológica que subyace en ella es evidente. El hombre niega tener una naturaleza preconstituida por su corporeidad, que caracteriza al ser humano. Niega la propia naturaleza y decide que ésta no se le ha dado como hecho preestablecido, sino que es él mismo quien se la debe crear. Según el relato bíblico de la creación, el haber sido creada por Dios como varón y mujer pertenece a la esencia de la criatura humana. Esta dualidad es esencial para el ser humano, tal como Dios la ha dado. Precisamente esta dualidad como dato originario es lo que se impugna. Ya no es válido lo que leemos en el relato de la creación: «Hombre y mujer los creó» (Gn 1,27).

Vale la pena sin embargo, en estos tiempos, entretenerse y leer con atención el texto completo para apreciar toda la anchura del problema y la profundidad de la argumentación magistralmente sintetizada por el pontífice alemán:

La gran alegría con la que se han reunido en Milán familias de todo el mundo ha puesto de manifiesto que, a pesar de las impresiones contrarias, la familia es fuerte y viva también hoy. Sin embargo, es innegable la crisis que la amenaza en sus fundamentos, especialmente en el mundo occidental. Me ha llamado la atención que en el Sínodo se haya subrayado repetidamente la importancia de la familia para la transmisión de la fe como lugar auténtico en el que se transmiten las formas fundamentales del ser persona humana. Se aprenden viviéndolas y también sufriéndolas juntos. Así se ha hecho patente que en el tema de la familia no se trata únicamente de una determinada forma social, sino de la cuestión del hombre mismo; de la cuestión sobre qué es el hombre y sobre lo que es preciso hacer para ser hombres del modo justo. Los desafíos en este contexto son complejos. Tenemos en primer lugar la cuestión sobre la capacidad del hombre de comprometerse, o bien de su carencia de compromisos. ¿Puede el hombre comprometerse para toda la vida? ¿Corresponde esto a su naturaleza? ¿Acaso no contrasta con su libertad y las dimensiones de su autorrealización? El hombre, ¿llega a ser sí mismo permaneciendo autónomo y entrando en contacto con el otro solamente a través de relaciones que puede interrumpir en cualquier momento? Un vínculo para toda la vida ¿está en conflicto con la libertad? El compromiso, ¿merece también que se sufra por él? El rechazo de la vinculación humana, que se difunde cada vez más a causa de una errónea comprensión de la libertad y la autorrealización, y también por eludir el soportar pacientemente el sufrimiento, significa que el hombre permanece encerrado en sí mismo y, en última instancia, conserva el propio «yo» para sí mismo, no lo supera verdaderamente. Pero el hombre sólo logra ser él mismo en la entrega de sí mismo, y sólo abriéndose al otro, a los otros, a los hijos, a la familia; sólo dejándose plasmar en el sufrimiento, descubre la amplitud de ser persona humana. Con el rechazo de estos lazos desaparecen también las figuras fundamentales de la existencia humana: el padre, la madre, el hijo; decaen dimensiones esenciales de la experiencia de ser persona humana.

El gran rabino de Francia, Gilles Bernheim, en un tratado cuidadosamente documentado y profundamente conmovedor, ha mostrado que el atentado, al que hoy estamos expuestos, a la auténtica forma de la familia, compuesta por padre, madre e hijo, tiene una dimensión aún más profunda. Si hasta ahora habíamos visto como causa de la crisis de la familia un malentendido de la esencia de la libertad humana, ahora se ve claro que aquí está en juego la visión del ser mismo, de lo que significa realmente ser hombres. Cita una afirmación que se ha hecho famosa de Simone de Beauvoir: «Mujer no se nace, se hace» (“On ne naît pas femme, on le devient”). En estas palabras se expresa la base de lo que hoy se presenta bajo el lema «gender» como una nueva filosofía de la sexualidad. Según esta filosofía, el sexo ya no es un dato originario de la naturaleza, que el hombre debe aceptar y llenar personalmente de sentido, sino un papel social del que se decide autónomamente, mientras que hasta ahora era la sociedad la que decidía. La falacia profunda de esta teoría y de la revolución antropológica que subyace en ella es evidente. El hombre niega tener una naturaleza preconstituida por su corporeidad, que caracteriza al ser humano. Niega la propia naturaleza y decide que ésta no se le ha dado como hecho preestablecido, sino que es él mismo quien se la debe crear. Según el relato bíblico de la creación, el haber sido creada por Dios como varón y mujer pertenece a la esencia de la criatura humana. Esta dualidad es esencial para el ser humano, tal como Dios la ha dado. Precisamente esta dualidad como dato originario es lo que se impugna. Ya no es válido lo que leemos en el relato de la creación: «Hombre y mujer los creó» (Gn 1,27). No, lo que vale ahora es que no ha sido Él quien los creó varón o mujer, sino que hasta ahora ha sido la sociedad la que lo ha determinado, y ahora somos nosotros mismos quienes hemos de decidir sobre esto. Hombre y mujer como realidad de la creación, como naturaleza de la persona humana, ya no existen. El hombre niega su propia naturaleza. Ahora él es sólo espíritu y voluntad. La manipulación de la naturaleza, que hoy deploramos por lo que se refiere al medio ambiente, se convierte aquí en la opción de fondo del hombre respecto a sí mismo. En la actualidad, existe sólo el hombre en abstracto, que después elije para sí mismo, autónomamente, una u otra cosa como naturaleza suya. Se niega a hombres y mujeres su exigencia creacional de ser formas de la persona humana que se integran mutuamente. Ahora bien, si no existe la dualidad de hombre y mujer como dato de la creación, entonces tampoco existe la familia como realidad preestablecida por la creación. Pero, en este caso, también la prole ha perdido el puesto que hasta ahora le correspondía y la particular dignidad que le es propia. Bernheim muestra cómo ésta, de sujeto jurídico de por sí, se convierte ahora necesariamente en objeto, al cual se tiene derecho y que, como objeto de un derecho, se puede adquirir. Allí donde la libertad de hacer se convierte en libertad de hacerse por uno mismo, se llega necesariamente a negar al Creador mismo y, con ello, también el hombre como criatura de Dios, como imagen de Dios, queda finalmente degradado en la esencia de su ser. En la lucha por la familia está en juego el hombre mismo. Y se hace evidente que, cuando se niega a Dios, se disuelve también la dignidad del hombre. Quien defiende a Dios, defiende al hombre”.

Miguel Cuartero Samperi

Articulo original en Aleteia: “Teoría de género: ¿Qué opinan los papas Francisco y Benedicto XVI?”

Femminicidio: Il linciaggio mediatico contro Kiko Argüello

francesco-kiko2-1024x682Come se non bastasse la tirata d’orecchie da parte del giornale dei Vescovi che accusava Kiko Argüello di seminare zizzania nella Chiesa, a due giorni di distanza dalla grande manifestazione di piazza san Giovanni dedicata alla famiglia, su tutti i giornali è apparsa una nuova e pesante accusa per alcune parole pronunciate da Kiko riguardo al femminicidio durante l’annuncio del Kerygma.

In maniera subdola ma efficace i giornali fanno riferimento al malcontento della Conferenza Episcopale Italiana che, tramite l’Avvenire, ha bacchettato Kiko per aver affermato (“in modo strumentale e non veritiero”) che il segretario della CEI, mons. Galantino, non sembrava appoggiare l’iniziativa mentre, invece, – dice Kiko – “Il papa è con noi”.

La Repubblica, Il Corriere, La Stampa, Il Messaggero, l’Huffington Post, Il Secolo XIX (tutti organi di stampa inchinati alla dittatura del pensiero unico di sinistra), il popolare “Leggo”, così come molti siti del mondo omosex, hanno attaccato Kiko banalizzando, ritagliando, modificando e infine ridicolizzando le sue parole. Un copia/incolla isterico e virale: stesso titolo, stesso contenuto e stessi spezzoni di filmati in tutti i giornali nazionali e in decine e decine di siti internet (basta fare una ricerca su Google per vedere quante volte è stata ripresa la notizia)!

Il risultato? Secondo la stampa italiana Kiko “giustifica il femminicidio” dando la colpa delle donne che non amano gli uomini. E la CEI si arrabbia! (poco importa che sia per un altro motivo).

E’ vero che la stupidità umana non ha limiti, ma è sempre una sgradita sorpresa farne esperienza.

Sappiamo che Kiko, così come il Cammino Neocatecumenale in generale, ha subito accuse e critiche ben più pesanti e importanti (fuoco amico e nemico); sappiamo che non serve armarsi per difendere con parole o comunicati nessuno, che Dio provvede a fare giustizia… ma dispiace vedere snaturata una parola detta in nome di Dio (una catechesi, un annuncio del Kerygma) e trasformata in una banalità di estrema bassezza.

Solo pochi giornali si sono presi il disturbo di dire qualcosa di diverso spiegando cosa è realmente successo e cosa ha veramente detto Kiko in quell’incontro.

Ecco dunque alcuni articoli che cercano di rendere onore alla verità in un mare di disinformazione.

Buona lettura.

To be, or not to be, that is the question
(W. Shakespeare)

Le famiglie in piazza contro la “colonizzazione ideologica” del gender nelle scuole

Un momento della manifestazione 'Difendiamo i nostri figli' contro il ddl Cirinnà, le unioni civili e quelle omosessuali a piazza San Giovanni, Roma, 20 giugno 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

foto ANSA

Dovevano essere quattro gatti (secondo i siti del mondo LGBT) oppure 400 mila (secondo i dati relativi alla mobilità comparsi in mattinata), alla fine sono stati molto di più: si parla di circa un milione di persone che si sono radunate ieri pomeriggio a Roma, in piazza San Giovanni, per manifestare in maniera pacifica ma decisa contro la diffusione delle cosiddette gender theories nelle scuole dell’infanzia (in discussione il DLL Fedeli) e (in maniera meno esplicita) contro il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso (promosso dal Decreto di Legge firmato Monica Cirinnà in discussione al Parlamento). Una mobilitazione massiva, un momento storico, una folla festosa che ha riempito – senza nessun problema di ordine pubblico – la piazza di bambini, di colori, di palloncini e bandiere (quelle della Manif Pour Tous, di Alleanza Cattolica, Identità Cristiana, Giuristi per la Vita, ecc.).

La manifestazione è stata organizzata in tempi record dal comitato “Difendiamo i nostri figli” creato meno di un mese fa (il 2 giugno) e formato da componenti di associazioni e movimenti prolife. A sostenere l’evento sin dall’inizio c’è stato Cammino Neocatecumenale presente in piazza con migliaia di famiglie e di bambini provenienti da tutte le regioni d’Italia e con più trecento volontari impegnati nel servizio d’ordine.

Durante l’organizzazione dell’evento non sono mancate polemiche legate alla diversità di vedute tra alcuni vescovi e tra i diversi movimenti ecclesiali. Che alcuni vescovi non amassero molto questo tipo di manifestazioni pubbliche, che possono creare un ambiente di ostilità, un muro-contro-muro contro il governo, poteva essere abbastanza prevedibile. Eclatante, invece, è stato il categorico “no” espresso da Comunione e Liberazione che ha sorpreso tutti dissociandosi dalla manifestazione preferendo, alla piazza, “un tavolo sul quale porre le proprie ragioni”. Oltre ai figli di Don Giussani, anche il Forum delle Associazioni Familiari ha deciso non aderire all’iniziativa delle famiglie italiane, così come la Comunità di Sant’Egidio, i Focolarini, l’Azione Cattolica e i movimenti Scout.

Benché la Chiesa Italiana non si sia espressa in maniera ufficiale su questo argomento (la CEI e il Vicariato di Roma non si sono sbilanciate lasciando tutto in mano alle famiglie e agli organizzatori), alcuni cardinali e vescovi hanno appoggiato a titolo personale la manifestazione incoraggiando e invitando le famiglie a partecipare all’evento per difendere i diritti dei più piccoli: il cardinale Bagnasco, presidente della CEI, il cardinale Vallini, vicario della città di Roma, mons. Paglia presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, mons. Negri arcivescovo di Ferrara e mons. Crepaldi vescovo di Trieste, sono alcuni pastori che si sono espressi personalmente in modo favorevole. Ad ogni modo, forse a causa del maltempo, nessun vescovo italiano era presente all’incontro in piazza.

E’ stata invece molto significativa la partecipazione di rappresentanti di altre confessioni religiose. Accanto al rappresentante dell’Unione Evangelica Italiana, sul palco era presente anche l’imam della Moschea di Roma, Mohamed Ben Mohamed, che ha rivolto parole molto dure verso “queste ideologie che stanno distruggendo l’uomo e l’umanità”. Anche la comunità ebraica ha mostrato solidarietà alle famiglie in piazza tramite una lettera inviata dal Rabbino Capo della Città di Roma, Riccardo Di Segni.

Dopo il benvenuto del portavoce del comitato organizzatore Massimo Gandolfini e dopo una sintetica presentazione delle teorie del gender da parte del neurochirurgo bresciano, si sono susseguiti diversi interventi: Gianfranco Amato presidente dei Giuristi per la Vita, Simone Pillon, Mario Adinolfi, Costanza Miriano ed Alfredo Mantovano. Tra gli interventi anche le esperienze di due famiglie numerose che hanno raccontato le loro difficoltà legate all’insegnamento delle teorie del genere nelle scuole dei loro figli.

Anche il papa Francesco è stato virtualmente presente: le sue parole all’apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma sono state trasmesse dai maxi schermi ed applaudite dalle famiglie in piazza. Parlando della necessità di un rinnovamento morale e spirituale, Francesco ha affermato che “questo impegno è tanto importante quando parliamo di educazione dei ragazzi e dei giovani, per la quale i primi responsabili siete voi genitori”. Il papa ha definito le teorie gender “idee strane” e “colonizzazioni ideologiche” che “avvelenano l’anima e la famiglia”, che “distruggono la società, il paese e la famiglia” e contro le quali “si deve agire”.

A conclusione dell’incontro, la predicazione di Kiko Argüello, laico spagnolo fondatore del Cammino Neocatecumenale, che ha ricordato che la battaglia, prima ancora che politica, è spirituale: mostrare al mondo l’amore gratuito di Dio, divenendo testimoni della Risurrezione di Cristo dalla morte. “La vera sfida è l’essere – afferma Kiko citando Shakespeare – e noi sappiamo che il nostro essere viene da Dio” mentre nel mondo, come in un teatro, ricopriamo dei ruoli che non corrispondono alla realtà.

Ma i veri protagonisti della giornata sono state le famiglie: papà, mamme e figli, molti figli, accorsi da tutte le regioni italiane. Famiglie che – in brevissimo tempo – si sono organizzate in gruppo o singolarmente, con pullman o macchine, spendendo di tasca propria per partecipare alla manifestazione, per rivendicare i propri diritti sulla educazione dei figli e i diritti dei loro figli ad essere rispettati e non indottrinati dalle scuole. Famiglie che hanno eroicamente affrontato il forte temporale che (per la gioia di molti oppositori che hanno esultato da casa sui social networks) si è abbattuto ferocemente sulla piazza per due ore prima dell’incontro. Ma la famiglie, i bambini, i nonni presenti in piazza sono rimasti ai loro posti e la forte pioggia ha lasciato poi spazio al sole che ha accompagnato l’incontro sino alla fine, asciugando i vestiti e i passeggini e riscaldando i cuori nella speranza che il sacrificio sia utile alla società ed alle generazioni future.

 

Articolo originale su Aleteia.org: “Un popolo si riunisce a San Giovanni” (22/06/2015)

 

Una storia (vera) sulla teoria gender (che non esiste)

gender non esisteDedicato a tutti i dubbiosi, agli indecisi, ai non schierati, ai tiepidi, ai dialoganti, i ciellini, gli scout; agli amici catto- comunisti e a quelli catto-democratici; ai cattolici renziani, grillini, pisapini e marini.

A tutti quelli che “costruiamo ponti non muri”, e a quelli che “fate l’amore e non la guerra”. A quelli che “ce-lo-chiede-l’Europa”.

A tutti quelli che il-gender-non-esiste, a tutti quelli chi-sono-io-per-giudicare?; a quelli che “sono-solo-allarmismi”; ai cattolici verdi, a quelli rossi, a quelli arcobaleno; ai cattolici del futuro; ai cristiani svizzeri, alle guardie svizzere.

A tutti quelli che “papa Francesco sì, la Chiesa no”.

Alle maestre sessansottine delle nostre scuole statali, a quelli che “gli stereotipi ci rovinano la vita”, a quelli che “sii ciò che vuoi”e a quelli che “love is love” e “se l’amore è amore”; a quelli delle edizioni Stampatello; alle signore Fedeli e Cirinnà.

A quelli che affittano uteri, perché un figlio è un diritto.

A quelli di La Republica e L’Espresso e a quelli del Corriere; a quelli che La-chiesa-siamo-noi (e voi non siete un c…).

A quelli che trafugano documenti riservati scritti dal Santo Padre per spiattellarli su internet in anteprima mondiale e a quelli che li difendono.

Ai chierici che stanno lucidando le croci sul petto e in sacrestia e a quelli che stanno pettinando le bambole, a quelli che producono pagine e pagine di strategie pastoriali diocesane; alle suore cuoche, alle suore cantanti e a quelle della Lazzio.

Alla mamma di Bruce e Brian, alla mamma di John Money, alla mamma (sempre in cinta) degli stolti, degli ottusi e a anche – perchennò? – quella dei codardi. Alla mamma degli attivisti LGBTQ erre, esse, tì, u, vu, zeta.

A Simona Ventura, a Vladimiro Lussuria, alla Innocenzi, a Saviano, Oddifreddi e alle Femen;

A quelli che maschietti-col-rossetto e a quelli che vietano la festa del papà e il presepe per dare il cous-cous ai nostri figli.

A tutti quelli che mi conoscono, loro malgrado…

…dedico questo articolo (quello di cui vado piu’ fiero): una storia di non-amore, con un non-lieto fine, basata su una teoria scientifica poco scientifica difesa da un medico dal nome programmatico.

TANTI AUGURI e in bocca al lupo a tutt@ per quello che verrà! (Noi sapremo cavarcela: abbiamo amici altolocati, lassù…)

LEGGI QUI LA STORIA

 

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