Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

La resa della Chiesa tedesca: benedire le unioni omosessuali


cardinale-marx“La chiesa tedesca mette il carro davanti ai buoi”. Così il giornalista italiano Sandro Magister denuncia sul suo blog il ribaltamento della Chiesa tedesca proposto dai suoi stessi vescovi nel recente documento in preparazione del Sinodo Generale sulla famiglia. Raccogliendo le risposte alle domande proposte dalla Santa Sede, i vescovi tedeschi espongono il loro pensiero in un documento pubblicato sul sito ufficiale della Conferenza Episcopale in diverse lingue (qui il testo in italiano). Il documento espone un’analisi della società tedesca riguardo ai temi del matrimoni, convivenze, nuclei monoparentali, unioni omosessuali, denatalità… In questo contesto si situano i cattolici la cui vita e le cui convinzioni sembrano essere sempre più in contrasto con la dottrina plurimillenaria della Chiesa Cattolica in materia e sempre più in linea con il pensiero e la prassi dei non credenti.

Già durante il Sinodo Straordinario sulla famiglia (ottobre 2014) la chiesa tedesca si è esposta in posizioni avanguardiste mostrando una particolare apertura a novità come, ad esempio, la possibilità di concedere la comunione ai divorziati risposati o di modificare la posizione della chiesa riguardo alle unioni tra persone dello stesso sesso. Le proposte si sono sempre basate su esigenze di tipo pastorale, ma dietro ai buoni propositi si cela la speranza di un cambiamento nella dottrina della Chiesa su alcuni temi “caldi” della morale matrimoniale e sessuale. Cambiamenti dottrinali, teologici e liturgici sarebbero dunque giustificati da evidenti necessità pastorali e sostenuti da un atteggiamento di misericordia verso tutti i fedeli.

Il tema della comunione ai divorziati ha suscitato – durante gli incontri del Sinodo Straordinario – un acceso dibattito che ha visto contrapporsi la scuola dei cosiddetti progressisti – capitanati dal cardinale tedesco Walter Kasper assieme ai confratelli tedeschi e l’episcopato sudamericano – e l’ala più conservatrice dei vescovi americani e africani assieme al cardinale tedesco (una voce fuori dal coro) Gerhard Ludwig Müller prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede. L’opposizione tra i due schieramenti si è resa palese con la pubblicazione di saggi destinati a difendere la propria posizione: a “Il Vangelo della Famiglia” del cardinale Kasper (Queriniana 2014), ha risposto infatti il libro “Permanere nella Verità di Cristo” (Cantagalli 2014) dove altri cinque cardinali (Müller, Brandmüller, Caffarra, De Paolis e Burke) ribadiscono l’inamovibilità della dottrina cattolica in materia canonica e sacramentale.

Questo dibattito a colpi di pubblicazioni (altri saggi hanno sostenuto l’una o l’altra posizione) è continuato tramite interviste rilasciate alle agenzie di stampa e discorsi pronunciati o scritti dai diversi cardinali. Qualche mese fa il presidente della conferenza episcopale, il cardinale Marx, ha ribadito l’autonomia della chiesa tedesca in materia di pastorale familiare rispetto alle direttive del Vaticano; in una conferenza stampa, l’arcivescovo di Monaco ha affermato che la chiesa tedesca non è una filiale di Roma e che non sarà il Sinodo a dire ai vescovi tedeschi come comportarsi in materia di morale familiare. Il dibattito sembra ora placato in attesa del prossimo appuntamento, quello del Sinodo Generale (ordinario) del 2015. Ma la calma prima della tempesta è stata infranta dai vescovi tedeschi con la pubblicazione delle risposte al questionario.

La chiesa tedesca, forte di un grande senso di identità nazionale, ribadisce fin dalle prime battute la necessità – per una prassi pastorale – di una previa analisi della situazione socioculturale del territorio. Solo in base alla situazione reale che vive la società e la chiesa locale si potrà intraprendere un discorso pastorale e un piano di azione nei confronti della famiglia e dei temi ad essa collegati. Inoltre critica il questionario preparato per le conferenze episcopali di tutto il mondo: una terminologia teologica lontana dalla vita reale, uno sguardo troppo concentrato sulla realtà cattolica (in un mondo ormai multiculturale e multireligioso), la mancata tematizzazione (?) della vita delle persone omosessuali e la poca attenzione ai metodi anticoncezionali.

Il testo esposto dai porporati tedeschi sembra a tratti un indagine sociologica (per questo, però, sarebbe preferibile leggere qualche buon testo di Zygmunt Bauman, sociologo di mestiere dotato una particolare luce per leggere e interpretare la società), che presenta la chiesa come un centro di ascolto e di sostegno psicologico. In effetti si afferma che la pastorale e la catechesi saranno efficienti per le famiglie quando:

riusciranno ad offrire loro aiuto e sostegno. In questo senso offrono un buon esempio i programmi concepiti per migliorare la comunicazione della coppia “EPL – Ein partnerschaftliches Lernprogramm” e “KEK – konstruktive Ehe und Komunikation”, che insegnano la comunicazione costruttiva nel matrimonio.

Si fa anche riferimento anche all’utilità di pubblicazioni destinate alla famiglia (“Hot Spots des Lebens – spiritualità nella famiglia”) e di iniziative di sostegno spirituale come pellegrinaggi, incontri di preghiera e altre iniziative però non carpiscono l’attenzione delle coppie giovani, quelle più a rischio.

La parola chiave è “gradualità”: la famiglia è sempre in cammino e non si può agire come se non lo fosse. Rispettare le diverse tappe delle maturità (spirituale) della coppia vuol dire non imporre delle regole ma accompagnare e condurre per mano. La teoria sembra buona, sempre che nel rispetto di questi buoni propositi non si perda la capacità e la volontà di offrire una parola autorevole all’uomo, compito irrinunciabile per la Chiesa chiamata ad annunciare la luce in mezzo alle tenebre.

Più che un cambio di dottrina ciò che sembra prospettarsi in un futuro è un cambio di ruolo della Chiesa (e dunque dei suoi vescovi): non più un padre che corregge e guida, ma una madre che perdona e accompagna, che asseconda e che approva per non turbare la prole e per accontentarla. Una chiesa-mamma  che – accantonati i concetti di colpa e di peccato – rinuncia al ruolo di indicare la via per mettersi dietro all’uomo, in silenzio, al fine di seguirlo lungo il cammino, aspettando che si giri per chiedere un aiuto; in caso contrario (nel caso che l’uomo non chieda mai un aiuto, che d’altronde non può essere imposto), la chiesa assisterà, in ossequioso silenzio, allo sfracello di uomini senza meta e senza altra luce e guida che il proprio senso di “autodeterminazione”. In questo modo la chiesa avrà perso ogni motivo per esistere e potrà dissolversi in una associazione di pie intenzioni umanitarie senza che nessuno ne reclami più l’esistenza come “barca” di salvezza, “luce del mondo” o “sale della terra”.

Il cambio di rotta si può osservare in diversi paragrafi del documento scritto dalla conferenza episcopale tedesca. Ma a questo riguardo è esemplare il paragrafo dedicato alle coppie omosessuali dove si chiede alla Chiesa Cattolica di accettare ogni persona “indipendentemente dal suo orientamento sessuale” e di creare un “clima di stima” verso tutti (se si chiede è perché si presuppone che non ci sia). Inoltre si insinua – girando la responsabilità della affermazione alle risposte delle singole diocesi o gruppi interpellati – che la Chiesa sbagli nella determinazione della omosessualità perché le scienze umane certificano che “l’orientamento sessuale è una disposizione immutabile e non scelta dal singolo”. Solo pochissime persone, si afferma, si oppongono alle relazioni omosessuali perché peccaminose (il sensus fidei ha sentenziato la fine del peccato?) e “quasi tutti i cattolici accettano i rapporti omosessuali” se vissuti con amore, fedeltà, responsabilità e affidabilità (il sensus fidei ha sdoganato l’omosessualità?); è per questo che alcuni propongono di “benedire” (dire-bene) queste unioni. Per ben tre volte in un solo paragrafo si fa riferimento alle scienze umane (medicina, psicologia o scienze in generale) in opposizione alla posizione della Chiesa Cattolica. Ecco il paragrafo in questione:

I fedeli si aspettano che ogni persona, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, venga accettata dalla Chiesa come dalla società e che nelle parrocchie venga creato un clima di stima nei confronti di ogni persona. Quasi tutte le risposte concordano con il giudizio provato dalle scienze umane (medicina, psicologia) che l’orientamento sessuale è una diposizione immutabile e non scelta dal singolo. Per questo motivo irrita il discorso delle “tendenze omosessuali” citate nel questionario e viene percepito come discriminante. Solo singoli interpellati rifiutano in linea di principio rapporti omosessuali perché gravemente peccaminosi. La maggioranza si aspetta dalla Chiesa una valutazione più differenziata basata sulla teologia morale, che tenga conto delle esperienze pastorali e delle conoscenze scientifiche. Quasi tutti i cattolici accettano rapporti omosessuali se i partner vivono valori come amore, fedeltà, responsabilità reciproca e affidabilità, senza per questo mettere le convivenze omosessuali sullo stesso piano del matrimonio. Si tratta di accettarle pur affermandone contemporaneamente la diversità. Alcune posizioni si pronunciano anche a favore di una benedizione di queste convivenze, differente rispetto al matrimonio. Una pastorale che accetta persone omosessuali esige una maturazione della morale sessuale religiosa, che tenga conto delle più avanzate conoscenze scientifiche, antropologiche, esegetiche e teologiche.

Se i vescovi tedeschi non hanno messo il carro davanti ai buoi, possiamo almeno dire che hanno l’intenzione di tirare i remi in barca. Speriamo in un rapido ripensamento perché la bonaccia è un miraggio e la tempesta imperversa, mentre la confusione regna sovrana. “Maestro, non ti importa che moriamo?” (Mc 4,38)

Miguel Cuartero

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