Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Papa Francesco, gli armeni e la strage dei cristiani: il silenzio sulle cause


Francesco e Karekin II patriarca armeno. Foto Ansa.

Francesco e Karekin II patriarca armeno. Foto Ansa.

Che papa Francesco parli dei cristiani perseguitati non è più una sorpresa: è ormai da diverse settimane che, nei discorsi e nelle omelie, il Santo Padre denuncia la guerra contro i cristiani perpetuata nelle zone calde del Medio Oriente e dell’Africa. Chi, negli scorsi mesi, aveva accusato Francesco di non curarsi abbastanza della sorte dei martiri cristiani e di farsi complice col suo silenzio, delle disumane violenze commesse contro i suoi correligionari, dovrà ora ricredersi: il papa non ha perso nessuna occasione, specialmente durante la Settimana Santa, per ricordare con dolore il martirio di questi popoli innocenti.

Anche il giornalista Antonio Socci – tra gli intellettuali cattolici più critici nei confronti del pontificato di Francesco – ha parlato recentemente di una “svolta nel pontificato bergogliano” a proposito del genocidio dei cristiani, interpretando (abbastanza liberamente) le parole del papa come un “mea culpa” per il suo silenzio durante i primi mesi di pontificato. Ora – a detta di Socci – il papa avrebbe finalmente capito la gravità della situazione e la necessità, come pastore, di difendere a tutti i costi la vita del gregge a lui affidato.

Sui presunti “silenzi” di papa Francesco a proposito della strage dei cristiani nelle terre dell’Islam, si è recentemente espresso anche Vittorio Messori, che qualche mese fa è stato vittima di una violenta gogna mediatica (dai media cattolici, in primis dall’Avvenire) a causa di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera dove esponeva la sua opinione sull’operato dell’attuale pontefice. A differenza di Socci, Messori non giustifica il rimprovero rivolto a Francesco; il giornalista argomenta la prudenza del papa come frutto di quel “realismo cattolico” che portò Pio XII a firmare accordi con Mussolini o Giovanni XIII scendere a compromessi col Regime Sovietico che massacrava i cristiani (i russi avrebbero mitigato la persecuzione e, in cambio, il Concilio Vaticano II non avrebbe condannato ne fatto nessun riferimento al Comunismo: così si spiega il silenzio della Chiesa sui massacri del Comunismo).

Un silenzio complice, quello di papa Francesco, oppure un atto di prudenza e saggezza diplomatica? La domanda non sembra più avere senso se si leggono i continui messaggi del Santo Padre in favore delle vittime di questa persecuzione. Durante la Via Crucis del Venerdì Santo, Francesco ha parlato dei “fratelli perseguitati, decapitati e crocefissi” denunciando il “silenzio complice” del mondo, delle istituzioni politiche e della comunità internazionale.

Dopo le stragi terroristiche perpetuate nelle chiese di Lahore (in Pakistan), durante l’Angelus (15 marzo 2015), papa Francesco ha affermato perentoriamente: “I cristiani sono perseguitati”; una persecuzione – ha proseguito – che “il mondo cerca di nascondere”. Nella omelia della seconda domenica di Pasqua il papa ha ancora ricordato “tante popolazioni che subiscono la violenza inaudita della discriminazione e della morte, solo perché portano il nome cristiano”. E ancora, lo stesso giorno, incontrando in Vaticano i fedeli di rito Armeno nel centenario del genocidio degli armeni per mano degli ottomani, il papa ha ricordato l’attuale stato di guerra contro i cristiani.

In diverse occasioni ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale ‘a pezzi’, in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi –, oppure costretti ad abbandonare la loro terra.

Anche oggi, così come successe agli armeni nel 1915, le vittime sono cristiani e i carnefici sono musulmani. Forse si tratterà di cattivi cristiani e di cattivi musulmani (come spesso si tende a sottolineare), ma è un dato di fatto statisticamente assodato (e l’ultima brutale strage avvenuta in Kenya dove gli studenti musulmani sono stati liberati e quelli cristiani sgozzati e mutilati, ne è una triste conferma) che i cristiani sono vittime della furia di un particolare gruppo (per nulla minoritario) di fedeli ad Allah e seguaci di Maometto.

Durante il discorso, dal genocidio degli armeni (paragonato alle “tragedie inaudite” del nazismo e dello “stalinismo”) papa Francesco è passato all’odierno genocidio (ha usato proprio questa parola) facendo leva però più sul complice che sul carnefice stesso:

Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: “A me che importa?”; «Sono forse io il custode di mio fratello?»

Una strana frase quella pronunciata da papa, secondo cui la causa dell’attuale genocidio contro i cristiani sarebbe “l’indifferenza generale e collettiva” e il “silenzio complice”. Sebbene Francesco ripetutamente richiamato la comunità internazionale a svegliarsi per prendere atto di questo massacro e abbia segnalato più volte la causa della guerra nel traffico di armi, non era mai successo che il papa addebitasse tutta la responsabilità di questo conflitto al “silenzio complice” dell’Occidente (che proprio perché complice si associa ad un responsabile diverso da sé).

A questo punto sorge una nuova domanda su questo ostinato silenzio a proposito della vera causa della persecuzione contro i cristiani. Nessuna persona, che abbia uso di ragione, può negare che la causa – per citare qualche esempio – dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo (12 morti), dello sgozzamento dei cristiani copti in riva al mare (21 morti), delle stragi di Lahore (78 morti), del massacro del Kenya (148 morti)… risponda al nome di “Islam radicale”, ossia musulmani osservanti (praticanti), credenti in Allah e nel suo profeta Maometto che – al fine di guadagnarsi il paradiso e nell’osservanza delle prescrizioni del Corano – combattono la Jihad (“guerra o sforzo santa”) contro gli infedeli ed, in particolare, contro il “popolo della Croce”.

La domanda che si pone è la seguente: questo ostinato e – a tratti incomprensibile – silenzio sulla causa del massacro, è dovuto al “realismo” che potrebbe portare la Chiesa a stringere accordi di pace, compromessi o concordati con lo Stato Islamico per evitare che un peggioramento della situazione internazionale o è frutto del pensiero e del linguaggio “politicamente corretto” (o “religiosamente corretto”) che vieta perentoriamente di parlare della religione islamica se non per lodarne la bontà e la positività?

Il linguaggio politicamente corretto infatti, quello utilizzato da Obama, da Hollande e dalla maggior parte dei nostri governanti, vieta di parlare in maniera negativa di una religione che non sia il cristianesimo; il cristianesimo può venir tirato in ballo senza nessun problema – politico, diplomatico o religioso – per parlare di eventi storici (come le Crociate, il nazismo, l’Inquisizione…) o di realtà più attuali (come la mafia, gli scandali finanziari, la pedofilia, le discriminazioni o violenze sessuali…) ma nessuna delle altre religioni potrà mai – secondo questa mentalità ipocritamente corretta – venire esplicitamente accusata di qualche errore: in questi casi (nei casi in cui la radice del problema sia una religione diversa dal cristianesimo) si tratterà di “cani sciolti” o di “cattivi fedeli” che nulla hanno a che vedere con il vero spirito di quella comunità religiosa.

Noi speriamo che, nel caso del papa, per cui la causa del genocidio dei cristiani sarebbe da ricercarsi nel traffico di armi (strumento) e nel silenzio (complice), si tratti di prudenza, diplomazia e “realismo cattolico”. Nel discorso pronunciato ai fedeli armeni, tre segnali fanno ben sperare: l’utilizzo della parola “genocidio” che fa infuriare la Turchia “negazionista”, il continuo appello a considerare l’attuale genocidio dei cristiani (pur senza segnalarne le cause) e l’affermazione che “la crudeltà non può mai essere attribuita all’opera di Dio” ne “trovare nel suo Santo Nome alcuna giustificazione”.

“Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti” (Mc 4,9).

Miguel Cuartero

Navigazione ad articolo singolo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: