Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Guerra ai cristiani: come e perché parlarne.


christiansLa situazione delle minoranze cristiane nel mondo, col passare degli anni, si inasprisce sempre di più. Le statistiche segnalano un incremento nel numero delle vittime e nella brutalità delle aggressioni. Esistono delle zone calde, intere regioni dell’Asia e dell’Africa, dove la vita dei cristiani è costantemente in pericolo. Nella maggior parte dei casi si tratta di paesi a islamici dove i cristiani sono vittime del disprezzo etnico e religioso, considerati appartenenti ad una razza inferiore e destinati alla completa assimilazione (conversione o sottomissione), all’esilio o alla morte.

Senza dubbio si può parlare di una vera e propria guerra contro i cristiani, una guerra dalle dimensioni gigantesche paragonabile ai peggiori genocidi avvenuti lungo la storia. Una situazione di questo genere non si verificava dall’epoca in cui, nell’Impero Romano, i primi cristiani venivano fatti massacrare dalle bestie con l’accusa di sovvertire l’ordine sociale e di disattendere le leggi e la religione imperiale. Oggi, con la nascita dello stato islamico e la paranoia jihadista, il numero dei cristiani uccisi per il solo fatto di essere cristiani si è quadruplicato.

Ma la strage dei cristiani non sembra preoccupare troppo l’Occidente la cui unica paura è che questa sanguinosa e crudele guerra varchi il Mediterraneo e si installi all’interno delle nostre frontiere. E’ per questo che la strage dell’11 settembre a New York, l’attentato dell’11 marzo 2004 a Madrid e – in ultimo – il massacro di Parigi negli uffici di Charlie Hebdo, hanno sconvolto il mondo più di quanto lo facciano le centinaia di migliaia di cristiani che ogni mese vengono massacrati senza motivo in paesi non molto lontani ma che rimangono comunque fuori dal nostro raggio d’attenzione. Dati alla mano, il cristianesimo è gruppo sociale più martoriato della storia: dai tempi di Gesù si calcolano circa 70 milioni di martiri, 45 milioni dei quali nel XX secolo (cfr. J. Allen, Global War on Christians, pp. 32-33).

Qualche tempo fa, dopo l’ennesimo eccidio perpetuato in due chiese di Lahore (Pakistan), papa Francesco ha manifestato il proprio cordoglio chiedendo che “la persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca”.

cristianiIl giorno seguente, il direttore di un giornale cattolico italiano, vantava orgogliosamente di essere l’unico quotidiano a parlare della persecuzione contro i cristiani: l’unico ad onorare la memoria dei nuovi martiri e l’unico a raccogliere l’appello del papa che denunciava il silenzio complice della comunità internazionale.

La situazione reale, però, è un po’ diversa, e non ce ne voglia il direttore in questione, a cui va il merito di parlare di qualcosa di cui un giornale cattolico dovrebbe – per obbligo morale – parlare ogni giorno, investendo tutte le proprie forze, senza tregua. Se la missione di un giornale è quella di diffondere notizie vere, un giornale ufficialmente cattolico che non parli della guerra ai cristiani commetterebbe un doppio (e clamoroso) tradimento, venendo meno, in una sola volta e due principali missioni: come giornale e come giornale cattolico.

Dunque, a dire il vero, un giornale cattolico che vanti – come qualcosa di straordinario – di trasmettere la verità sui cristiani è come una stazione radio dedicata alla squadra di calcio della propria città che si vanti di essere l’unica radio a dedicarsi al propri beniamini, mentre le altre frequenze si perdono in musica e chiacchiere.  Ma c’è dell’altro. Non è del tutto esatto affermare che i media non si occupano delle stragi dei cristiani: spesso e nei casi più eclatanti (come per i recenti kamikaze di Lahore) i quotidiani nazionali ne hanno dato la notizia con ampio risalto: basta sfogliare, non solo i quotidiani cattolici come l’Osservatore Romano e l’Avvenire, ma anche La Stampa, Il Messaggero, Il Giornale, Libero, nonché gli organi ufficiali del pensiero unico laicista come Il Corriere della Sera o La Repubblica che, nelle centinaia di pagine pubblicate ogni giorno, riservano periodicamente qualche articolo a questa drammatica guerra.

Il punto è che, come ha fatto notare recentemente la giornalista de La Stampa Francesca Paci (autrice del libro Dove muoiono i cristiani), dei cristiani perseguitati si parla, ma dopo le breaking news, cala nuovamente il sipario e cristiani tornano “nell’angolo cieco della nostra visuale del mondo” (citando l’intellettuale Régis Debray): “troppo” cristiani per i terzomondisti e “troppo” esotici per l’Occidente.

Se ne parli dunque e se ne parli sempre soprattutto nei giornali cattolici perchè se nostro fratello fosse in pericolo di morte muoveremmo mari e monti affinché qualcuno ci aiuti a salvarlo. Se non ne parliamo metteremo in dubbio la nostra fratellanza oppure la reale gravità della situazione. Ma la situazione è grave e noi siamo fratelli.

Se ne parli dunque perché, se papa Francesco ha affermato che il mondo vuole nascondere questa strage, non è perché i giornali non ne parlino mai ma perché queste atrocità, appetibili solo per i nostri occhi mai sazi di sangue, non ci toccano più il cuore, e non toccano più il cuore della comunità internazionale, degli USA, dell’Europa, dell’ONU, sempre pronti ad intervenire per difendere i diritti delle minoranze offrendo sostegno e aiuto a categorie di persone che – seppur necessitate – non rischiano la vita come i nostri fratelli dell’oriente e del sud del mondo.

 Miguel Cuartero

Per approfondire: su questo argomento abbiamo pubblicato sul sito Romagiornale un articolo con un’interessante lista bibliografica di saggi sulla persecuzione ai cristiani (clicca qui).

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