Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Convertiti e sii sottomessa! L’ipotesi di un’Europa convertita e sottomessa.


soumisionNel progetto iniziale il protagonista si converte al cattolicesimo, ma non sono riuscito a scriverlo. L’avanzata islamica mi è parsa più credibile“. Così confessa Michel Houellebecq (al secolo Michel Thomas, classe 1958) in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera a proposito del suo nuovo romanzo “Sottomissione” (che avrebbe voluto intitolare “Conversione”) pubblicato in Francia in concomitanza con le stragi di Parigi al giornale Charlie Hebdo (la traduzione italiana è stata pubblicata da Bompiani).

L’autore del romanzo più chiaccherato del momento, vive sotto scorta e ammette di avere paura. E’ proprio a lui, già incriminato per “islamofobia” dopo alcune esternazioni non esattamente tenere sull’Islam, il giornale satirico francese aveva dedicato l’ultima copertina prima della spedizione punitiva da parte dei terroristi islamici. La vignetta raffigurava lo scrittore francese vestito da mago e il titolo “Le previsioni del mago Houellebecq: Nel 2015 perderò i denti; nel 2022 farò il ramadam”. La prima previsione è legata ai problemi odontoiatrici dello scrittore, evidentemente noti a tutti i transalpini; la seconda previsione si riferisce, invece, all’ultima fatica letteraria di Houellebecq che prospetta una Francia sottomessa all’islam nel non lontano 2022 e un popolo – quello francese – convertito alla religione di Maometto e fedele alla pratica del “ramadam“. Un romanzo che il giornale di Charlie definiva “magnifico, un colpo da maestro”.

Quella di una Francia musulmana dove vige la legge della Sharia è un “idea plausibile” secondo l’autore che racconta la storia di François un professore universitario esperto del filosofo Huysmans che insegna alla Parigi III-Sorbona. Un uomo solo, abituato a distrarsi dallo schema vacuo della vita con superalcolici di qualità e giovani studentesse disposte a riscaldarlo; un professore in crisi di identità che, spinto dalla pressione politica e sociale, sconsolato da continue delusioni amorose, dallo svuotamento di una sessualità disordinata e attratto dall’enorme riscontro economico – di convertirsi all’Islam.  Grazie alla sua conversione, François, avrà “l’opportunità di una nuova vita”: potrà senza problemi praticare la poligamia (diverse donne rigorosamente sottomesse riempiranno i suoi buchi affettivi e la sua sete sessuale), potrà mantenere il posto alla Sorbonne Nouvelle (divenuta nel frattempo l’Università Islamica di Parigi e quindi preclusa ai docenti infedeli) e vedrà triplicare il suo salario grazie alle generose sovvenzioni degli emiri benefattori delle “petromonarchie”.

E’ stato definito un romanzo sulla conversione ma, come precisa il titolo (che suona come un imperativo netto ed inappellabile) più di una conversione si tratta di una sottomissione. Nel 2022 il partito nazionalista di estrema destra di Marine Le Pen viene sconfitto dal nuovo partito della Fraternità Musulmana grazie al sostegno dei partiti di centro, in modo particolare del partito socialista e dei repubblicani, ormai fuori dai giochi per le presidenziali. Il nuovo governo, guidato dal leader Mohamed Ben Abbes (figura simpatica, affascinante e fuori da ogni sospetto), farà della Francia un ricco e potente paese islamico con una nuova legislazione ispirata ai dettami del Corano. Insomma, la previsione non è del tutto irragionevole: in fondo per chi dovrebbero votare i sei (o sette) milioni di musulmani residenti in Francia che non si riconoscono né nei valori della sinistra (matrimoni gay ad esempio) né tanto meno nella destra (che vorrebbe espellerli tutti e subito)?

Il fatto che quello narrato da Houellebecq sia a tutti gli effetti un islam moderato e non un nuovo ISIS, non gli è valsa l’assoluzione per l’accusa di islamofobia. Tutto sommato Houellebecq racconta il trionfo di uno stato islamico moderato che, governando la Francia per via democratica, aspira a ri-costruire un nuovo “Impero Romano” nel vecchio continente ispirando il Belgio a seguire le proprie orme e aiutando il Marocco, la Tunisia e l’Algeria ad entrare nell’Unione Europea. Un islam moderato e aperto che impone la fatwa, l’obbedienza alle leggi di Allah, che invita le donne ad abbandonare gli studi dopo i dodici anni, a coprirsi la testa e a lasciare il lavoro per occuparsi dei lavori domestici e familiari (risolvendo così drasticamente il problema della disoccupazione!). Un islam moderato e rassicurante che (finalmente!) concede agli uomini la possibilità di avere più mogli (anche sotto i sedici anni) regolando la poligamia dal punto di vista giuridico. Un islam moderato e tollerante che provoca l’emigrazione degli ebrei che lasciano la nuova Francia che parla arabo per rifugiarsi in Israele (come fa la famiglia della giovane Myriam del romanzo).

Quello che prospetta Houellebecq, e che aveva già denunciato nei suoi precedenti romanzi (vedi Le particelle elementari) è il collasso di una società – quella Francese, ma facilmente potremmo dire quella Europea –  che srotola il tappeto rosso all’islam dopo aver venduto la propria identità e in valori connessi alle proprie radici cristiane tagliate via con un tratto di penna, in favore del nulla più l’economia. Si tratta d ciò che Eric Zemmour nel suo libro “Le suidice français” (un bestseller in Francia da quando è stato pubblicato in ottobre) ha condannato come una società in macerie dopo la grande rivoluzione del ’68 dove le strutture tradizionali (famiglia, nazione, lavoro, stato, scuola) sono state prese di mira senza un offerta culturale o di senso che fosse quantomeno soddisfacente.

A questo proposito, in seguito agli attentati di Parigi, il cardinale Angelo Bagnasco ha affermato che l’ideologia islamista viene a riempire quel vuoto di contenuti e di senso creatosi in occidente: “la cultura occidentale si sta svuotando sempre di più e laddove la cultura si svuota è l’anima di popoli che si svuota e, allora, ideologie turpi, fanatiche, fondamentaliste e brutali, che disprezzano la vita umana, possono presentarsi in modo suggestivo all’anima di persone vuote”. “L’occidente – continua il cardinale – si è sempre più appiattito verso il nulla e quando c’è il nulla, ideologie forti anche se turpi possono avere buon gioco”.

Alla fine, la predizione del mago (o profeta) Houellebecq è che il grido di “libertà”, ultimo valore sopravvissuto, mal-inteso, mal-trattato nella nostra vecchia e stanca Europa, verrà soffocato da un altro e ben più potente grido: “sottomissione”! Sottomissione delle donne agli uomini e degli uomini ad Allah. E’ ciò che, nel romanzo, afferma il rettore della nuova Università (neo convertito e divulgatore dell’Islam): “Il culmine della felicità umana consiste nella sottomissione più assoluta”.

La prospettiva non sembra felice per nessuno, ma a farne le spese sarà soprattutto il gentil sesso che si vedrà privato dei suoi diritti fondamentali (una questione di “intelligenza” e di “selezione naturale”): l’uguaglianza, l’istruzione, le quote rosa e la patente di guida, la vita sociale e accademica, la scelta del partner…  Tutti diritti conquistati lungo i secoli grazie al faticoso riconoscimento della dignità fondamentale della donna, una battaglia in cui il ruolo del cristianesimo (checché ne dicano i suoi detrattori) è stato, ed è tutt’ora, fondamentale.

Il concetto di sottomissione non e’ nuovo al Cristianesimo. San Paolo chiedeva ai cristiani (in particolare alle mogli e ai mariti) di rimanere sottomessi gli uni agli altri (Ef. 5,21).  La libertà è importante, lo sappiamo, ed ogni donna è libera di scegliere a chi sottomettersi, ma, a ben pensare, sarebbe molto meglio (più liberatorio e realizzante) per una ragazza sottomettesi al proprio marito (cristiano) che vorrà “morire” per lei, che allo stato (islamico) che stabilirà, in maniera democratica e moderata, che a “morire” siano proprio quei diritti conquistati e spesso sbandierati.

Dal canto nostro, noi speriamo (e preghiamo) che le previsioni del mago Houellebecq non si avverino e che il suo romanzo resti un romanzo, senza che mai, in futuro, sia elevato al rango di (catastrofica) profezia. Non per odio verso l’Islam ma per amore verso la nostra Europa, ci auguriamo che, lontano da ogni pensiero o azione violenta, xenofoba o reazionaria, possiamo prendere coscienza della nostra fragilità e possiamo, (prima ancora di combattere i nostri nemici), ri-costruire noi stessi ripartendo da quell’annuncio che ha il potere di cambiare la vita delle persone, l’annuncio di un Dio che si è sottomesso scandalosamente all’uomo (sulla croce) al fine di renderlo libero una volta e per sempre.

Leggi anche:Non sono Charlie! ma la mia religione mi vieta la vendetta

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