Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Il Natale e la festa della Famiglia: l’esempio di Nazaret


sgda familia

CEE, Locandina per la Giornata della Sacra Famiglia 2014

Ogni anno, durante l’ottava di Natale, la Chiesa Cattolica celebra la Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. E’ una festa importante nel calendario liturgico, da sempre celebrata in prossimità del Natale (seppure la data della celebrazione abbia subito, lungo la storia, alcune modifiche in base alle riforme del calendario o ai diversi riti). Dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, si è deciso di celebrare questa festa nella prima domenica dopo il Natale.

La festa della Santa Famiglia di Nazareth è evidentemente in stretta relazione col Natale: Gesù, il Figlio di Dio inviato nel mondo, si è incarnato in una famiglia umana. Con la nascita di Gesù, il Dio creatore è entrato nel mondo inserendosi in determinate coordinate storiche e geografiche.

I racconti della nascita di Gesù, tramandati dagli evangelisti, tengono a sottolineare queste coordinate con alcune indicazioni precise. Ciò accade, ad esempio, quando l’evangelista Luca ci dice che, nei giorni in cui nacque Gesù, ci fu un censimento, voluto da Cesare Augusto e che questo avvenne “quando Quirinio era governatore della Siria” (Lc 2,2); allo stesso modo l’evangelista Matteo precisa che Gesù nacque “a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode” (Mt 2,1). Benedetto XVI, nel suo libro L’infanzia di Gesù osserva che “Gesù appartiene ad un tempo esattamente databile e ad un ambiente geografico esattamente indicato” e, secondo le fonti, è chiaro che “Gesù è nato a Betlemme ed è cresciuto a Nazaret”.

Dio, dunque, ha deciso di entrare nel mondo per salvare gli uomini, proprio attraverso una famiglia umana. Gesù è nato da una donna, Maria,  promessa sposa di Giuseppe, un giudeo della “casa di Davide” (Lc 1,27; 2,4). Giuseppe e Maria vivono come ogni famiglia dell’epoca, secondo le tradizioni, i riti e la fede della propria gente. Osservando la legge di Mosè, Gesù viene circonciso (Lc 2,21) e presentato al Tempio di Gerusalemme (Lc 2,22-38). I suoi genitori “si recavano ogni anno a Gerusalemme” per celebrare la Pasqua (Lc 2,41). Giuseppe assicura protezione alla famiglia nella vita quotidiana e, soprattutto, nei momenti di maggiore difficoltà (cfr. Mt 2,13-23); provvede al sostentamento familiare col lavoro di falegname (Mt 13,55; Mc 6,3); la madre si occupa delle faccende domestiche e della cura dei figli, come in tutte le famiglia dell’epoca.

All’interno della famiglia, Gesù viene iniziato alla fede dei padri ricevendo dai genitori gli insegnamenti fondamentali della religione ebraica: la storia di un popolo eletto da Dio, liberato dalla schiavitù dell’Egitto, condotto alla terra promessa ad Abramo e depositario di una alleanza stipulata col Dio dei patriarchi sul monte Sinai. Giuseppe “sicuramente ha educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria (…); Lui, in particolare, lo avrà portato con sé alla sinagoga, nei riti del sabato, come pure a Gerusalemme” (Benedetto XVI, Udienza 28/12/2011). Così Gesù “cresceva in età, sapienza e grazia” (Lc 2,52) stando sottomesso ai suoi genitori (Lc 2,51)

La famiglia di Nazaret è la prima cellula evangelizzatrice, la prima comunità in missione, della storia; chi prima di questa umile famiglia aveva portato agli uomini il Messia promesso da Dio ed annunziato dai profeti? Il papa Paolo VI, durante la sua visita a Nazaret nel 1964, affermava che “La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo”. E proprio guardando alla sua famiglia che iniziamo a conoscere Gesù e ad amarlo. “Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo”.

Simone Valariano, Riposo durante la fuga in Egitto.

Simone Valariano, “Riposo durante la fuga in Egitto”

La famiglia di Nazaret, continuava poi papa Montini, è modello e guida per ogni famiglia umana: “Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale”.

E’ dunque necessario che le nostre famiglie volgano il proprio sguardo e il proprio cuore alla casa di Nazaret, alla Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria. E’ più che mai urgente nel periodo che stiamo vivendo, in cui la famiglia, perno fondamentale su cui si è fondata la storia della società umana, viene attaccata da diverse parti subendo, in alcuni casi, conseguenze devastanti. La cultura contemporanea sembra aver dimenticato l’importanza dell’istituzione familiare con i valori ad essa collegati, per aprire il campo a un individualismo estremo che offusca la bellezza e la grandezza della famiglia.

Nella società post-moderna caratterizzata dallo sgretolarsi dei legami stabili e dei rapporti duraturi, la famiglia vive una sfida fondamentale: quella di rimanere come punto di riferimento solido, stabile e accogliente per ogni uomo e di rispondere alla alta vocazione di essere immagine della Trinità, segno visibile dell’amore fecondo e della provvidenza di Dio per ogni uomo. Il dramma del divorzio, l’aborto, l’eutanasia e le fecondazioni in vitro, sono alcune ferite profonde che lasciano un segno indelebile che minano la stabilità e la salute fisica e spirituale della famiglia. La equiparazione delle unioni omosessuali alla famiglia tradizionale nonché il tentativo di decostruzione della struttura portante della famiglia con l’attacco alle figure del padre e della madre, sono altrettante sfide che oggi la famiglia deve affrontare con serenità, coraggio e decisione.

E’ per questo che la Chiesa, di fronte alla crisi dell’istituzione familiare, ha deciso di dedicare due Sinodi nel biennio 2014-2015 (un Sinodo Straordinario e un Sinodo Generale) per riflettere sulla situazione attuale, sulla missione e sul progetto di Dio per la famiglia, un percorso che, sotto la guida dello Spirito Santo, vuole essere “un cammino di discernimento spirituale e pastorale” (cfr. Relatio Sinody 2014).

Kiko Argüello Wirtz, Sacra Famiglia, 1997.

Kiko Argüello Wirtz, Sacra Famiglia, 1997.

La recente canonizzazione del papa Giovanni Paolo II, ricordato come “il papa della Famiglia”, e la beatificazione del papa Paolo VI, il papa dell’Humanae Vitae“, hanno segnato un nuovo impulso spirituale alla causa della famiglia, assicurando la speciale protezione di questi due pontefici che, col loro magistero, hanno lasciato una eredità spirituale di altissimo valore per la famiglia. Il magistero di san Giovanni Paolo II ha dedicato molto spazio ai temi del matrimonio, della sessualità umana, del valore della donna e della vita umana; resta anche un ciclo di catechesi sulla “teologia del corpo” che, ancora oggi, rimane un patrimonio di inestimabile valore. Durante il suo pontificato è stata riconosciuta la santità di diversi coniugi, indicando così un cammino da percorrere per molte famiglie cristiane del mondo. L’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio firmata dal papa polacco dopo il Sinodo del 1980 sui compiti della famiglia cristiana, è un documento di grandissima profondità teologica e spirituale che ogni famiglia dovrebbe leggere per riflettere sulla propria vocazione.

Nel settembre del 2015 la città di Philadelphia (USA) ospiterà il’VIII Incontro Mondiale delle Famiglie, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il tema della giornata sarà: “L’amore è la nostra missione. La famiglia pienamente viva”. Il papa Francesco, nella lettera scritta per questo raduno internazionale, ha affermato che “La missione della famiglia cristiana, oggi come ieri, è quella di annunciare al mondo, con la forza del Sacramento nuziale, l’amore di Dio”.

Dopo il Natale, dunque, siamo invitati a gioire nel ricordo della Santa Famiglia di Nazaret e, assieme ad essa, a festeggiare anche la nostra famiglia che, pur con tutti i difetti e le difficoltà di una istituzione umana fatta di uomini e donne deboli e peccatori, è chiamata da Dio alla santità, ad essere luce del mondo e sale della terra. Siamo invitati a fare festa assieme, a stare in comunione, e a ringraziare il Signore per la nostra famiglia consapevoli che, come scrisse san Giovanni Paolo II, “il matrimonio e la famiglia costituiscono uno dei beni più preziosi dell’umanità” (Familiaris Consortio, 1) e che proprio lì, nella nostra realtà famigliare, Dio è voluto farsi presente attraverso il suo Figlio, nato a Betlemme da Maria, sposa di Giuseppe.

Ps. Papa Francesco ha predisposto che in ogni preghiera eucaristica si pronunci il nome di San Giuseppe, padre terreno di Gesù. Con un decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti si è disposta la menzione del nome di san Giuseppe nel Messale Romano dopo la Beata Vergine Maria.

Di: Miguel Cuartero
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