Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

L’omelia di Benigni: tra invidiabile passione e imperdonabili amnesie


pinocchio - benigniBenigni parla dei 10 comandamenti e l’Italia si ferma per mettersi ai suoi piedi. I telegiornali, i radiogiornali, i giornali, le agenzie di informazione ne danno notizia, sui gruppi whatsap e nei bar se ne parla con passione. Le opinioni dei cattolici sono abbastanza diversificate anche se la maggioranza lo applaude perdonandogli qualche errore, svista e dimenticanza (compreso il buon padre Livio di Radio Maria).

Benigni: un divo o un demonio? un nuovo Mose’ o un furbo chiacchierone? Un amico cattolico ieri ha detto: “ringrazio Dio per avercelo inviato!”. Un messaggero di Dio dunque, oppure, come ha risposto un altro amico, pur sempre “un comunista!”? D’altronde lo ha detto lui stesso: “o mi arrestano per vilipendio alla religione, o mi fanno cardinale!”. Il giorno dopo, scherza il comico, qualcuno voleva confessarsi… E non sarebbe stato così sorprendente se fosse successo davvero perché, per molti cattolici, il fatto di parlare di Dio in modo rispettoso, poetico, delicato e simpatico, è sufficiente per sentirsi riscaldare il cuore e porgere l’ossequio della fede come se si trattasse di magistero infallibile.

Certo, Benigni è bravissimo, un artista formidabile: sa affrontare argomenti considerati (e spesso lo sono) pesanti e noiosi e trasformarli in racconti appassionanti e credibili. Ed è proprio la sua passione, più che la sua ironia, a dare il tono delle serate. A sentirlo emozionarsi, gesticolare, leggere e commentare schizzando tra il leggio e la platea, viene da stare svegli per seguirlo e capita anche di commuoversi, perché tipi come lui che parlino di Dio con questa forza, non se ne vedono troppi in giro (un appunto sulla forma: si appropria di bellissime citazioni senza segnalarne la fonte, inevitabilmente qualche ignorante già gliene attribuisce la paternità).

Quante omelie abbiamo sentito, e sentiamo ogni domenica, senza un bricciolo di passione? Spesso voci d’oltretomba, provenienti da grossi leggii lontani chilometri, rimbombano da vecchi altoparlanti, ripetendo frasi fatte e rifatte, trite e ritrite che poco o nulla hanno a che vedere con le nostre vite, le nostre situazioni – tristi o gioiose – e le nostre paure quotidiane.

E che dire dei fedeli? quanti cristiani sentiamo piangere ogni giorno sulle loro sciagure, le loro sfighe, le loro sofferenze, le loro delusioni, i loro sogni infranti e speranze defraudate, con musi lunghi e bronci inguardabili, senza mai un minimo di entusiasmo? Ogni domenica le nostre parrocchie si riempiono di cristiani per assistere alla triste liturgia, al funerale settimanale: Gesù è morto e neanche noi ci sentiamo tanto bene. Sembrerebbe, invece, che Benigni abbia sentito l’annuncio che salva e vissuto quella gioia pasquale del Kerigma, ossia che Cristo – dopo che è morto – è anche Risorto! La prima lezione di Benigni è questa: perche’ i cristiani che hanno il segreto della vita e la chiave della felicita’ (che l’artista raccomanda di cercare), che hanno una speranza certa oltre la morte (fisica ed esistenziale), che hanno avuto esperienza dell’amore e che l’amore al nemico (checché ne dica Benigni) e’ possibile con lo spirito di Cristo, che hanno motivi (buoni) per gioire pur nelle tribolazioni, perché, questi cristiani, sono più tristi e disperati di Benigni che a tutto cio’ non crede?

Detto questo, dopo una prima serata tutto sommato bella e piacevole (introduzione e primi tre comandamenti) il secondo giorno Benigni si slaccia la cinta dell’ortodossia e della tradizione per concentrarsi, come nuovo Lutero, sulla sola scriptura e sugli ipssisima verba del Creatore (cosa ha realmente detto, o in questo caso scritto, Dio). Il risultato è che la Chiesa ne esce con qualche osso rotto e chi ha un po’ a cuore sua madre (non lo comanda il 4° comandamento?) se ne è accorto. Altri ci son passati sopra.

La Chiesa, secondo quanto emerge, sarebbe complice di numerosi omicidi visto che le più grandi stragi della storia sono state effettuate “in nome di Dio”. Qui ci sarebbe da fare un minuto di silenzio per ogni vittima delle dittature naziste, per gli sterminati nei campi di concentramento, per le vittime del comunismo (si parla di cifre tra gli 85 e i 100 milioni), quelle morte nel gelo dei Goulag, le vittime del comunismo di Pol Pot in Cambogia, quelle della Terza Repubblica (socialista) in Spagna, per le vittime del genocidio Armeno (2 milioni di vittime) e del genocidio in Rwanda (1 milione di vittime)… per non parlare delle vittime delle persecuzione contro i cristiani nei primi secoli. Tutti uccisi, non in nome di Dio, ma in nome di qualche potere politico e, spesso, in odio al nome di Dio. In nome di Dio ultimamente si uccide molto, moltissimo, troppo (proprio poche ore prima dello spettacolo venivano sterminati dai terroristi islamici più di cento bambini in una scuola Pakistana), ma su questo è meglio sorvolare o parlarne sottovoce, in fondo si tratta dello “stesso dio”. O no? (Applausi!)

E’ sempre la Chiesa poi che ha storpiato e ridefinito il 6°comandamento per evitare che i ragazzi come Robertino si divertissero in gioventù e per vigilare sulla vita intima di milioni e milioni di persone. Benigni invece, che legge il testo originale e ne ricava una esegesi più verace e pura, scopre che la sessualità e il corpo sono una cosa bella, apprezzabile, santa perché voluta da Dio, in una parola: sacra. E qui gli applausi per questa scoperta che finalmente cambia la prospettiva sul sesso che la Chiesa vieta agli altri come “materia grave” e pratica in libertà (“la castità è la virtù che i preti si tramandano di padre in figlio!”). (Applausi!)

Ma è sul 5° comandamento che casca l’asino.: Ho atteso con trepidazione questo comandamento: “Non uccidere”. E’ chiaro, semplice, immediato: una negazione e un verbo. Più chiaro di così? No alle guerre! No alla pena di morte! Giusto, giustissimo. Mi sono però perso la parte sull’aborto perché mio figlio, di dieci mesi, era in una valle di lacrime, piangeva “di sonno” ma anche per i dentini di sopra che stanno uscendo. Piange dunque esiste, piange perché è vivo. Altri, invece, non piangono, ma neanche ridono, perché quel comandamento (il più semplice, immediato, popolare, chiaro e trasparente come l’acqua) viene puntualmente disatteso in tutto il mondo, ogni giorno da milioni di persone, osservanti o meno osservanti, senza che i risultati diventino statistica o facciano notizia. Un miliardo di morti in 40 anni, 400 milioni di morti in un solo paese (la Cina comunista) non sono un genocidio? Non rientrano nella categoria di Crimine contro l’Umanità? Non sono una carneficina che Dio comanda di interrompere tramite questo comandamento? (Applausi!)

E’ evidente che per Benigni (ma figuriamoci se in Rai si è liberi di parlare dell’aborto!) ci sono peccati e peccati. Comandamenti “chiari” e comandamenti che necessitano invece di approfondimenti, di spiegazioni, di sfumature. Ma allora Exodus sine glossa, alla lettera, oppure libera interpretazione? L’importante è avere le idee chiare per non andare dietro a qualsiasi vento di dottrina, per quanto fresco e piacevole sia questo vento, e applaudirlo come dei bambini, senza capacità critica, quando colpisce in pieno sulla pancia.

Nella sua bimillenaria storia, la Chiesa ha sempre dovuto combattere (con mano più o meno dura a seconda dei periodi e dei pontefici) contro i “nuovi venti di dottrina” che dall’interno e dall’esterno si propongono ai fedeli. Oggi molti nuovi maestri si ergono come paladini di un cambiamento e di un progresso che passa sotto il nome di “rinnovamento”, di “riforma” e – brutta parola – di “rivoluzione”. Oggi, spesso, anche preti e vescovi azzardano interpretazioni e soluzioni alle periferie dell’ortodossia (se non proprio eterodosse), che piacciono al mondo e strappano applausi. Non ci scandalizziamo troppo, dunque, se un artista, per altro non credente, commenti la Parola di Dio con i pochi strumenti che possiede.

Nel panorama televisivo del nostro paese, eventi come questo sono perle rare, pur con tutte le sviste e le amnesie del caso. Rimane il fatto che 10 milioni di italiani hanno sentito qualche versetto della parola di Dio, qualche lampo di luce, per questo ringraziamo Benigni, nella speranza che si squarci anche per lui quel velo, che la Verità si sveli e possa incontrare quel Gesù che, inviato da Dio, ha riassunto i 10 comandamenti in una nuova legge e l’ha vissuta fino in fondo – in orizzontale verso gli uomini e in verticale verso Dio – sulla Croce.

Solo allora potrà inchinarsi davanti a Dio e non davanti al mondo, davanti alla Parola di Dio e non (solo) davanti a un bellissimo testo letterario.

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