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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Il Sinodo: una questione di amore e di coscienza.


vescovi4Il Sinodo: una questione di amore e di coscienza, ovvero cosa c’entro io con il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia?

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Benvenuti al Sinodo sulla famiglia firmato Bergoglio-Kasper.
Oramai hanno scritto tutti e di tutto, ma anche io vorrei scrivere qualche riga (sono sempre troppe, lo so, abbiate pazienza) su questo evento. Un po’ per sfogarmi, un po’ per condividere il mio pensiero, un po’ per dialogare (va molto di moda e fa shick) con chi mi ha più volte criticato e giudicato (chi sei tu per giudicarmi?) come esageratamente polemico con mia madre la Chiesa; qualcuno mi ha anche chiesto se sono stato inviato al Sinodo visto che commento troppo spesso le questioni in ballo, questioni strettamente riservate ai Padri Sinodali..

Bene, per fortuna non sono stato invitato al Sinodo. Se pure avessi ricevuto un biglietto per parteciparvi, avrei gentilmente declinato l’invito per lasciare spazio a qualche persona più qualificata di me; per esempio avrei lasciato il mio posto – con immenso piacere – a qualche professore dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia (fondato nel 1982 a Roma e presente in tutto il mondo), uno tra Melina, Perez Soba, Granados, Noriega, Kampowski o i coniugi Grygiel definiti nei giorni scorsi da un noto vaticanista come i grandi esclusi che “bussano alla porta del Sinodo”. Avrei declinato il mio invito anche in favore di qualche fondatore di movimenti o comunità che lo spirito del Concilio Vaticano II ha suscitato più di cinquanta anni fa e che ancora lavorano nella vigna del Signore, instancabilmente, nella Nuova Evangelizzazione, nell’annuncio del Vangelo e nella formazione permanente alla fede di milioni di cristiani in tutto il mondo. Forse non tutti i fondatori dei grandi movimenti suscitati dal Concilio (se invitati) avrebbero potuto partecipare l’invito al Synod14 visto che molti di loro (un vero peccato per la Chiesa di oggi) fanno già parte della Chiesa “trionfante” libera da confusioni e incertezze perchè illuminata dalla luce beatifica dell’Agnello (Ap. 21,23 ). Penso a Giussani o a Chiara Lubich. Ma nella Chiesa “militante” (scusate la terminologia arcaica) c’è ancora qualcuno che avrebbe molto da dire al Sinodo, se non altro per l’esperienza di mezzo secolo di lavoro nelle famiglie e il “biglietto da visita” di numerosissimi frutti che Dio ha permesso di raccogliere.

Certamente anche se non sono state invitate, queste persone potranno contribuire al dibattito dall’esterno sapendo però che i Padri Sinodali non li ascolteranno. Non per cattiveria, per carità, sono tutti brave persone fino a prova contraria, ma per l’impossibilità materiale di leggere e ascoltare tutto ciò che si scrive e dice sul Sinodo del secolo, nei media, nelle libreria, nei salotti televisivi, nei convegni, nelle omelie, nei blog e nelle lettere scritte ai diretti interessati. Il lavoro nell’aula del Sinodo è già tanto e le discussioni sono animate perchè non tutti i vescovi e i cardinali sono in linea con lo stile Bergoglio (attenzione si parla di “stile” non di essere contro il papa e contro la Chiesa!) e dei suoi più stretti collaboratori che – da quando emerge (proclami e documenti alla mano) – stanno indirizzando le sorti del Sinodo.

Gli animi sono già bollenti da tempo e il dibattito si è acceso già prima dell’inizio dei lavori con la pubblicazione del libro “Il Vangelo della Famiglia” del cardinale Kasper (evidentemente il teologo preferito da Papa Francesco) e le risposte “a suon di libro” non si sono fatte attendere. Prima “El verdarero evangelio de la familia” (edito da BAC), scritto da due professori del citato Istituto GP2, e poi “Rimanere nella Verità di Cristo” dove hanno scritto – udite udite – ben cinque cardinali per correggere alcune (presunte) affermazioni del cardinale Kasper.

L’accusa fondamentale è quella di creare una Chiesa che piaccia al mondo, e che raccolga l’applauso dei “lontani”. Una chiesa più popolare, meno intransigente, più aperta e accogliente, in una parola: più misericordiosa. Ma, in fondo, è ciò che ha chiesto il Papa Francesco (“Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi”). Molti ricordano il celebre aforisma di Chesterton che affermava: “Non abbiamo bisogno di una Chiesa che si muova col mondo, ma vogliamo una Chiesa che muova il mondo” (G. K. Chesterton, Il profilo della ragionevolezza).

Dopo la prima settimana di lavoro e la pubblicazione della prima relazione sintetica dei lavori (Relatio Post Disceptationem) in molti già alzano la voce perchè a quanto pare (leggere prima di giudicare) il testo può apparire molto bello per chi è fuori dalla Chiesa e vorrebbe che la Chiesa camminasse verso il mondo, ma è abbastanza lacunoso, confusionario e vago su alcuni punti affatto secondari della dottrina sulla famiglia e sull’affettività umana (a parte l’elogio delle persone omosessuali e una veloce analisi sociologica della situazione della famiglia odierna, non si parla di valori, di aborto, di eutanasia, di peccato nè… di famiglia tradizionale: padre-madre-figli da mantenere con fatica). Il documento si appella a una “nuova sensibilità pastorale” che (in modo implicito) si contrapporrebbe a una “sensibilità vecchia” (forse meno misericordiosa) dei precedenti pontificati. Molti cardinali, forse troppi per un documento che avrebbe dovuto raccogliere un minimo di consenso, si sono discostati dalla sintesi sinodale perchè non rispecchia il loro pensiero ne la loro idea di famiglia e di Chiesa. E questo dissentire interno non è cosa buona ne giusta, ma forse era inevitabile visto che Papa Francesco ha chiesto estrema parresía (franchezza) nel dibattito.

Immediate le reazioni di giornalisti e scrittori cattolici (per un testo che di cattolico sembra avere troppo poco) su siti come La Nuova Bussola Quotidiana (vedi l’articolo di Amato sulla “Prima vittima del Sinodo”) e definisce il testo ufficiale ma non definitivo “un pasticcio”, ma anche Il Timone, Radici Cristiane o su altri portali più marcatamente tradizionalisti come Riscossa Cristiana che si domanda: “Dove sia finita la Chiesa Cattolica?“. Altri, più calmi e meno polemici (come se non esserlo fosse una virtù) preferiscono i toni bassi e la fiducia nella Santa Madre, senza però nascondere (troppo bene) dubbi e perplessità sulle capacità dei Padri Sinodali (penso alle grandi e popolari voci del laicato cattolico online come Costanza Miriano, Pippo Corigliano o Mario Adinolfi).

In fondo è una questione di coscienza e di amore. Per amore al Papa e alla Chiesa e nel rispetto della propria coscienza, molti cattolici – buoni, veramente buoni cristiani – preferiscono non parlare, non giudicare, non intervenire nel dibattito sul Sinodo e sui suoi contenuti. Ma sempre per gli stessi motivi, per amore alla Chiesa e al Papa ed in onore alla propria coscienza, molti altri si sentono chiamati a parlare, a giudicare (nel senso critico, non nel senso comune di parlare male) e ad intervenire nel dibattito (e non si tratta solo della comunione ai divorziati). Per questo, anche se non sono stato invitato, mi sentirò libero di dire e scrivere quello che penso pur esponendomi alle accuse dei più e dei meno amici che capiteranno sul blog. Intanto i Padri Sinodali – che il Santo li guidi – sembrano aver già capito che il testo pubblicato dovrà essere modificato e che le questioni dovranno essere chiarite e approfondire, per amore alla Chiesa e al gregge che gli è stato affidato.

mcs

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3 pensieri su “Il Sinodo: una questione di amore e di coscienza.

  1. "abrazados a la VERDAD" in ha detto:

    Perché dici che Kasper è il teologo preferito di Francesco?

  2. Nel suo primo “Angelus” il 17 marzo, il papa ha parlato della misericordia citando il libro di Kasper e definendolo un “buon teologo, un teologo in gamba”. Inoltre lo ha incaricato di scrivere la Relatio al Concistoro sulla famiglia da cui è nato il libro “Il Vangelo della Famiglia”. Se non è il teologo “preferito” è comunque molto vicino e stimato da Francesco e un punto di riferimento…

  3. Pingback: Il Cammino Neocatecumenale, la famiglia e il Sinodo | Testa•del•Serpente

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