Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Attenti a quei preti e a quei medici! ovvero quando il serpente non difende la testa.


Cima4Nell’immaginario infantile i preti e i medici hanno qualcosa di grande in comune. Per un bambino entrambe le figure sono accomunate da una sorta di aurea misteriosa che fa di loro dei veri e propri eroi dedicati interamente al bene, al servizio dell’uomo, alla salute, a quella salus che per i latini significava il bene del corpo ma anche dell’anima.

I BAMBINI.

Per i bambini, il prete e il medico sono come dei personaggi fantastici, specialmente quelli in missione nei paesi più poveri o nei quartieri più degradati delle grandi città; sono degli eroi che tengono più alla loro missione che alla propria pelle; sono persone serie, saggie e importanti a cui la gente si rivolge per avere un aiuto, spesso in situazioni di emergenza; in alcuni momenti, quando sono al lavoro, vestono lunghi abiti bianchi e utilizzano strumenti particolari quando devono intervenire; conoscono cose che pochi altri sanno, una scienza o una sapienza particolare, hanno formule e medicine che non tutti posseggono e mantengono segreti ad essi affidati; negli ospedali e nelle chiese tutti si rivolgono a loro con rispetto e riverenza come a delle autorità; spesso, in quel triste momento in cui una persona muore, capita che si incontrino – il prete e il medico – per monitorare assieme la situazione, per accompagnare… ciò infonde sicurezza, tranquillità e pace alle persone care sconvolte dal dolore ma anche al morente stesso. Anche io voglio morire con un medico e un prete vicino, stringerei una mano all’uno e una all’altro, sicuro che avranno fatto il meglio per salvare il mio corpo e la mia anima, prima di proseguire il viaggio da solo.

45Questo è quello che pensano i bambini o, per lo meno, molti di loro. Ma poi i bambini crescono e capiscono che non tutti i medici e non tutti i preti sono brave persone. Questo è come un rito di iniziazione: quando un bambino scopre che noi grandi sbagliamo, che a volte siamo cattivi, che alcuni di noi siamo gelosi, non leali, traditori… capiscono che i sogni sono i sogni ma che la realtà è molto diversa. Da bambini le linee di demarcazione tra bene e male, buoni e cattivi, sono ben definite e capire che le cose sono più sfumate e complicate di quello che sembrano rompe gli schemi idilliaci dell’infanzia.

Ciò che rende ammirevoli i preti e i medici agli occhi dei bambini, non sono tanto i meriti o le capacità tecniche personali quanto la dedizione e la fedeltà alla loro missione. Prima di iniziare la sua missione, il prete promette fedeltà al Papa, alla parola di Dio rivelata nei Vangeli e al depositum fidei di cui la Chiesa Cattolica è custode. Anche il medico, prima di esercitare la professione, fa un giuramento col quale si impegna solennemente di difendere sempre la vita, di non provocare mai la morte tramite somministrazione di veleni, di non provocare mai aborti (“a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”). Si tratta del “Giuramento di Ippocrate“, medico greco nato 400 anni prima di Cristo; un testo che regola la deontologia professionale dei medici, i loro doveri morali.

Ma cosa succederebbe se preti e medici perdessero di vista la loro missione e non fossero più fedeli alle loro promesse e ai loro principi fondamentali?

HippocrateI MEDICI.

A Valladolid, in Spagna, alcuni medici neo-laureati hanno deciso di non prestare giuramento secondo l’antico testo greco ma di sostituirlo con un giuramento più moderno e “aggiornato”. Il giuramento di Ippocrate appare troppo antiquato perché difende la vita e proibisce l’aborto, l’eutanasia e altre pratiche che provochino la morte. Hanno deciso dunque di sostituirlo con un testo più soft  e meno impegnativo, che non impedisca uccidere i pazienti che lo richiedano ne impedisca la somministrazione di veleni abortivi alle mamme in cinta per ucciderne i figli. Il nuovo testo, istituito a Ginevra dalla Associazione Medica Mondiale (nella fredda, imparziale, imperturbabile e moderna Svizzera), stabilisce tra le altre cose che nessun credo religioso debba intromettersi tra il medico e il paziente. C’è infatti una diceria popolare per cui l’aborto sarebbe una pratica contraria alla Chiesa Cattolica più che nociva per l’uomo; in sostanza: ne soffrirebbero di più i vescovi e il papa che i piccoli avvelenati e uccisi (forse qualcuno crede che gli obiettori di coscienza siano pagati dal Vaticano!). Facendo fede a questa leggenda, si pensa che togliendo di mezzo la religione si spiani la strada (srotolando un bel tappeto rosso) ad aborti ed eutanasie, eliminando la feroce censura inquisitoria della Chiesa. Non si sono accorti, però, che l’intenzione di Ippocrate era difendere la vita dei pazienti e non una qualche religione o beneficio ecclesiastico. Inoltre il nuovo codice ha subito nel corso degli anni diversi aggiustamenti che hanno sostituito l’espressione “vita e salute” con “salute” e hanno eliminato frasi come “dal suo concepimento” considerate “confessionali”, non scientifiche o pericolose. La scienza infatti non ha ancora ben capito quando inizi la vita e, nel dubbio, è meglio rimanere sul vago.

valladolid medicosI nuovi medici spagnoli, dunque, rifiutata la tradizione che per secoli ha stabilito i principi fondamentali dell’etica medica, hanno adattato la loro missione alle esigenze, ai gusti e ai bisogni (los antojos rende meglio) degli uomini di oggi. Così facendo i medici perdono un po’ del loro fascino come categoria venendo meno ai principi della loro missione. Il caso dell’eutanasia e dell’aborto insegna a che livello di confusione si può arrivare quando il ruolo del medico non differisce più da quello del sicario, un killer assoldato per eliminare una vita indesiderata (il paragone è del filosofo Fabrice Hadjadj che ha definito l’eutanasia un “omicidio di compassione”).

Catholic priest Alvarez officiates mass while wearing a robe with images of cartoon characters Superman and Batman at the Ojo de Agua church in SaltilloI PRETI.

La stessa cosa succede con alcuni preti: è giusto che aggiornino il loro credo e la loro dottrina – anche se solo in alcuni casi particolari – per andare incontro alle esigenze dei fedeli sempre meno fedeli e sempre più secolarizzati? Sono preti spagnoli, tedeschi, italiani, francesi, latinoamericani… se ne trovano in ogni paese, disposti a tradire la propria madre (in questo caso la Chiesa ma, non mi soprenderei si tradissero anche quella biologica) pur di non scontentare nessuno e di apparire moderni, comprensivi, amorevoli e – soprattutto – misericordiosi (un termine molto di moda). Il rischio è quello di voler diventare più misericordiosi di Gesù (cosa in realtà impossibile perché Lui è Amore, il resto sono solo miseri tentativi, spesso fallimentari). Il risultato è abbastanza confusionario perché quando la dottrina (termine antiquato, lo so) inizia a fare acqua da tutte le parti ognuno può fare e dire ciò che vuole. E’ in nome di un nuovo umanesimo (e cristianesimo) compassionevole, tollerante, buonista, progressista, democratico, politicamente corretto ed estremamente rispettoso, che si finisce per accettare tutto, perdonare tutto, permettere tutto, accogliere tutto, per non scandalizzare nessuno. Dunque dire certe verità, non solo è fuori moda, ma è una mancanza di rispetto! Dunque non serve parlare di valori non negoziabili, o alzare la voce e manifestare contro i matrimoni omosessuali, contro la fecondazione assistita, contro l’eutanasia, tanto meno pregare il rosario “con volti inespressivi” davanti alle cliniche abortiste… tutte esagerazioni! Si rischierebbe di diventare troppo bigotti, irrispettosi, moralisti, dimostrare chiusura mentale e intolleranza. Alcuni di questi preti sono così buoni e misericordiosi che, non solo chiudono un occhio di fronte agli errori dei fedeli (nel senso di errare, girovagare al buio senza una direzione), ma riescono perfino a consigliare comportamenti contrari alla fede della Chiesa: l’aborto può essere una soluzione in alcuni casi gravi, in altre situazioni è bene accedere alla fecondazione assistita, l’omosessualità può, anzi, deve essere accettata e assecondata con serenità, l’eutanasia viene vista come un atto di misericordia, l’apertura alla vita una esagerazione per gruppi cattolici integralisti (qualsiasi riferimento a cammini di fede presenti nelle parrocchie è puramente casuale), risposarsi si può, comunicare pure… tutto infatti è in favore della comunione, ma non di quella Comunione che va poi indiscriminatamente in bocca a tutti. Il tutto con buona pace di duemila e quattordici anni di storia, di tradizione, di magistero, di martiri e di papi che (tonti loro!) hanno difeso il deposito della fede nonostante tutto. Il problema è quando questa visione buonista diviene regola pastorale e, da “stortura” sul filo dell’eresia, diviene “regola” e segno di ortodossia e purezza evangelica. Ciò che è successo recentemente a un parroco italiano (pubblicamente accusato dal suo vescovo perché reo di aver difeso la fede della Chiesa) è un esempio eclatante di ciò che diciamo. Il punto è capire se si vuole servire Dio o servire gli uomini. San Paolo infatti afferma:

E’ forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini non sarei più servitore di Cristo! (Gal. 1,10)

Le cause di questa deriva buonista sono diverse e tra queste c’è sicuramente quella che Antonio Rosmini definiva (già nel 1832) la seconda delle cinque piaghe della Santa Chiesa: “l’insufficiente educazione del clero”, che crede di essere istruito a tal punto da poter prendere decisioni di gran lunga migliori rispetto a ciò che la Chiesa comanda da secoli. Ma c’è un altra piaga che in questo tempo ferisce la Chiesa: quella che per Rosmini era la terza, “la piaga del costato della Santa Chiesa” ossia: “la disunione de’ Vescovi” che in materia di fede e di morale (proprio dove dovrebbe esercitarsi la autorità apostolica con maggiore forza) rimescolano troppo spesso le carte per trovare nuove soluzioni “adatte” ai loro fedeli e alla compiacenza del mondo contemporaneo (basti pensare – un ‘esempio eclatante – al Cardinale Martini e alle sue aperture di natura progressista).

Il caso dei preti è più grave di quello dei medici se pensiamo che qui ci si gioca l’anima e non il corpo e per Socrate (forse a lui daranno retta?) la cura della propria anima rappresentava la più grande (e grave) responsabilità morale per ogni uomo. Disse una volta Jean Guitton (filosofo francese del XX secolo) che gli atei, quando scopriranno Dio, rimprovereranno duramente noi cristiani per non averglielo annunciato con maggiore forza e decisione, ci rinfacceranno il nostro rispetto, la nostra delicatezza e il nostro timore nell’annunciare la verità. Figuriamoci dunque la responsabilità dei preti!

LA TESTA.

Se medici dovrebbero difendere a tutti i costi la vita, i preti dovrebbero con la vita salvaguardare la fede. Se non fanno questo, che medici e che preti sarebbero? Sarebbero come quei pericolosi impostori che, spacciandosi per professionisti, fregano i loro clienti. Il danno non è solamente per loro (che hanno snaturato la loro missione) ma soprattutto per chi si affida alle loro cure, ponendo tutta la propria fiducia nella loro presunta “professionalità”. Dunque attenti a quei medici e attenti a quei preti, perché quando il serpente non difende più la testa finirà per perderla e, senza testa, tutto il corpo muore.

 

Come il serpente abbandona tutto, anche il corpo,
e non si oppone pur di risparmiare la testa,
così anche tu, pur di salvare la fede,
abbandona tutto, i beni, il corpo e la stessa vita.

(S. Giovanni Crisostomo)

© mcs

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Un pensiero su “Attenti a quei preti e a quei medici! ovvero quando il serpente non difende la testa.

  1. Isabel in ha detto:

    buen articulo! y cierto!
    no habia leido lo que pasó con el parroco italiano…en qué mundo vivimos! y sobretodo..en qué mundo le tocará vivir a nuestros hijos!

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