Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

“Buon Natale del Signore Gesù” ovvero il linguaggio del Natale


nueva-york-en-navidad-4-515Buon Natale! 

“Buon Natale” e non “Buone Feste”. “Buon Natale” e non semplicemente “Auguri”. Lavorando in un negozio dove in questi giorni (grazie al cielo) i clienti sono tanti, di auguri se ne sentono molti e diversificati.

Per tutto il resto dell’anno ce la caviamo con semplici e biascicate formule di congedo quali “Arrivederci” e “Grazie” o, nel migliore dei casi, con un “Buona giornata” o “Buona serata”, sempre però distratti al punto di lanciare il saluto nell’aria mentre si è già passati ad altre occupazioni, con lo sguardo diretto verso il prodotto appena acquistato dentro la bustina, verso la mano piena di monete per controllare se il resto sia giusto, verso altri libri da comprare eventualmente la prossima volta o verso la strada per controllare che i vigili non stiano già scrivendo inaspettati auguri sul cruscotto della propria macchina in doppia fila.

Nel periodo natalizio, però, il cliente diventa piacevolmente più familiare e sembra quasi voglia chiederti se a Natale andrai a pranzo dai tuoi o dai tuoi suoceri, quale sarà il menù o cosa vorresti ricevere per regalo. Sarà lo sfondo musicale natalizio che ammorbidisce i cuori o che fuori fa freddino e qualche istante in più dentro il negozio fa piacere… Il congedo del cliente, a Natale, dura quindi qualche frazione di secondo in più: il sorriso è un pò più accentuato, lo sguardo rientra nel raggio di un metro dal volto del destinatario del saluto (sì, c’è un destinatario e si evita di lanciare un saluto generico a tutto il locale come al solito, ma ad una persona specifica) e spesso (offerta speciale, solo per il periodo natalizio!) scappa anche una stretta di mano.

velazquez-adoracion-de-los-magosCiò che non va, forse, è nella formula del saluto. Se ci si fa caso ci si renderà conto che molti sono gli “Auguri” e i “Buone feste” generici e privi di riferimenti precisi alla festività. Gli auguri secchi vanno sempre bene: per il compleanno, per la nascita di un figlio, per una laurea, per una promozione, per un esame superato (non da superare perché è di mal-augurio!), per una pronta guarigione. Dipende dal contesto, va bene, d’altronde l’originario senso dell'”augurio” come volere divino favorevole o sfavorevole lo abbiamo dimenticato e non rientra più nel nostro lessico. Anche “Buone feste” è abbastanza generico benché usato spessissimo sotto Natale per l’accavallarsi delle festività e delle ferie… Ma come saluto resta generico e piatto, sa di vago e anonimo. Quali feste? Tutte fino all’epifania? Anche Santo Stefano? Anche per il 25? Perchè, il 25 è più festa delle altre feste oppure è comunque una festa e dunque lo inglobiamo nello stesso pacchetto siamo-in-vacanza-fino-alla-Befana? (Befana?!).

Forse il Natale vale più di qualsiasi altra festa per salutarci con un saluto-jolly! E’ per questo che nel periodo di Pasqua, per cinquanta giorni, i cristiani si salutano con lo specialissimo, particolarissimo e inconfondibile “Cristo è Risorto” che riassume in tre parole il mistero di tutto il cristianesimo senza lasciare nulla di non detto. A Natale non è tradizione dire “Cristo è nato” per salutarci tra cristiani, ma resta il fatto irrefutabile che se esiste il Natale è perché qualcuno è Nato il 25 dicembre ed è un qualcuno così importante che il suo dies natalis è festa per tutti gli uomini del mondo. Allora perché non ricordarlo anche nel saluto? Buon Natale riassume bene il senso degli auguri ma liturgicamente parlando dovremmo dire Buon Natale del Signore. Ma per non dare nulla di scontato e chiarire subito che non parliamo di un qualsiasi Signore, potremmo specificare di che Signore si tratti e dire: “Buon Natale del Signore Gesù”.

Ma questo in libreria è fin troppo lungo. Va bene che siamo tutti più buoni… ma passare da un augurio di cinque sillabe a uno di cinque parole forse è un po’ troppo. Andiamoci piano, un passo alla volta: Buon Natale!

los-reyes-magos

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