Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Islam: il grande inganno. Riflessioni religiosamente scorrette (parte 2).


Leggi la parte 1

L’Europa, e in generale tutto il mondo occidentale, vive in un pericolosissimo inganno: quello di pensare che l’Islam sia una religione, non solo amica, ma “sorella” del cristianesimo; che il dio dell’Islam sia, in fin dei conti, lo stesso Dio di Israele e di Gesù; che Maometto e Cristo siano ambedue profeti annunciatori di uno stesso messaggio d’amore; che i fedeli cristiani e quelli musulmani siano comunque fedeli, religiosi, amici di dio e degli uomini e che debbano condividere le stesse visioni sul mondo, su dio e sugli uomini; che le differenze che ci dividono siano solamente linguistiche e rituali ma che sostanzialmente siamo (dobbiamo essere!) veramente ed essenzialmente fratelli impegnati in una unica grande religione dell’amore e della fraternità universale che eleva un’unica preghiera allo stesso dio. Ma può un dio – onnipotente e misericordioso quanto vogliamo – dire cose così diverse a due gruppi differenti, creando due filoni religiosi così separati? O meglio, può un dio che si rispetti contraddirsi in questo modo? Può un dio buono decidere di rivelare il Verbo e di incarnarsi per gli uni e di rimanere nascosto e trascendente per gli altri? siriaQuesto inganno in cui viviamo, oltre a rappresentare un grave debito nei confronti della verità, rappresenta un grosso danno per le nostre giovani generazioni. E’ facile trovare ragazze occidentali che, invase dallo spirito buonista di matrice progressista in cui galleggiamo, pensano ancora che sposare un musulmano sia bere un bicchiere d’acqua e che un futuro radioso le attenda col loro emiro. Pensando che una vita comune con un musulmano sia decisamente più felice che sposare un cattolico convinto della propria fede, ignorano ciò che può succederle nel momento in cui diventano proprietà del loro maomettiano. Donne nordamericane, sudamericane, europee, spose di musulmani, hanno dovuto rinunciare a libertà di pensiero, di vestito, di religione, trasferirsi in un mondo nuovo per diventare oggetto di proprietà privata e veder frustrati i sogni di libertà e ogni speranza di vita felice. Cambiare nome, lingua, modo di vestire, tagliare ogni contatto con la famiglia, Consiglio a questo proposito il breve libro “Siria mon amour” dove una ragazza siriana, residente in Italia, prova a spiegare come funzionano i matrimoni combinati con il libretto degli assegni in mano e senza consultare la futura sposa. Un vero e proprio delitto, un attentato contro la libertà, raccontato dal punto di vista della vittima che ha sperimentato sulla propria pelle cosa significhi essere trattata come una schiava sequestrata dai propri parenti. Molti europei, accecati dall’epidemica islamofilia che caratterizza sempre di più l’uomo occidentale, credono forse che la libertà di pensiero e di religione sia un concetto noto ai musulmani e che la loro sia una cultura e una religione improntata sul rispetto e il dialogo. A questi direi di leggere il libro di J. Fadelle, Le prix a payer, (Il prezzo da pagare) che narra il dramma di un iracheno convertito dall’Islam al cristianesimo costretto a scappare dai suoi parenti che cercavano di uccidere lui e tutta la sua famiglia. Ma l’Europa sorride, strizza l’occhio, stringe la mano, propone un incontro di culture e una amicizia che a pochi interessa coltivare, un integrazione inopportuna, una fratellanza che – in termini filosofici, antropologici e teologici – non esiste. Troppo spesso dimentichiamo tutti gli attacchi ricevuto, le offese, gli omicidi, i sequestri, il sangue innocente versato dalla furia islamica. A questa grande contraddizione ha contribuito notevolmente (e continua a farlo) una cultura progressista di matrice socialista che poggia le sue basi sulle macerie di un comunismo mai del tutto estinto teoricamente. L’appiattimento delle differenze per formare un popolo veramente unito e una società egualitaria (un unico blocco si controlla meglio), il grande sogno della distruzione del cristianesimo e l’opzione per l’Islam come segno di apertura all’esotico “altro” (che può aiutare a sconfiggere il cristianesimo), sono i cavalli di una battaglia culturale, sociale e politica della sinistra più progressita. islam_europeDimentichiamo i martiri dell’Uganda trucidati dal re musulmano Mwanga II per non acconsentire ai suoi desideri omosessuali. Dimentichiamo il massacro dei cristiani in Turchia meglio conosciuto come Genocidio Armeno ad opera dei “Giovani Turchi” dove un milione e mezzo di cristiani furono letteralmente torturati per creare uno stato islamico puro (non guardate queste foto se vi impressionate facilmente). Dimentichiamo, tornando ai nostri giorni, i cristiani crocifissi nel 2009 in Sudan,  i cristiani uccisi in Nigeria dai fanatici islamici di Boko Haram (letteralmente “tutto ciò che è occidente è cattivo”), uccisi mentre pregavano o celebravano il natale. Dimentichiamo l’assassinio di don Andrea Santoro, parroco romano ucciso in Turchia al grido “Allà è grande”. Dimentichiamo Asia Bibi e tutte le donne uccise a sassate per colpe futili o senza colpe. Dimentichiamo Shahbaz Bhatti e tutti i cristiani uccisi per voler difendere la giustizia. Dimentichiamo tutti i sequestri di persone civili, i numerosi attentati alle nostre ambasciate, le bombe Kamikaze, gli attentati nelle metro di Madrid (2004. 191 morti e più di 2000 feriti) e di Londra (2005. 55 morti e 700 feriti). Dimentichiamo tutte le ragazze uccise in nome di una legge religiosa che non permette matrimoni misti. Dimentichiamo i martiri di Tibhirine (Algeria), sette monaci trappisti giustiziati da un gruppo islamico armato nel 1996, i cui corpi non sono stati mai ritrovati. Dimentichiamo la piccola sposa Rawan e tutte le bambine spose costrette alla prostituzione legalizzata. Dimentichiamo le chiese bruciate, le donne violentate in Siria e in tutti quei paesi dove nascere donne rappresenta una immensa sfortuna. Dimentichiamo il padre gesuita Paolo Dall’Oglio sequestrato dai ribelli siriani (islamici vicini ad al-Qaida) mentre trattava per liberare altri ostaggi e di cui ancora non sappiamo nulla mentre appoggiamo i suoi aguzzini. shariaLa storia, a noi, sembra non insegnare nulla. Ed è per questo che spalanchiamo le porte dei nostri paesi ai musulmani, gli costruiamo le mosche e offriamo cous-cous ai nostri figli nelle mense scolastiche, togliamo i presepi dai luoghi pubblici per non offendere chi non ci crede ed evitiamo di parlare di Gesù ai bambini per non discriminare chi pensa che Gesù non sia mai esistito. Provassimo noi a farlo a casa loro dove le, ormai poche, chiese che abbiamo ci cascano in testa mentre preghiamo, dove qualsiasi sospetto di eresia occidentalista è punito con le rigide (un eufemismo) regole della Sharia che impedisce, tra le tantissime altre cose, di credere in un altro dio che non sia il loro, pena – nel migliore dei casi – la morte. Se provassimo a farlo anche noi nei loro paesi forse, forse, ci renderemo conto del male che ci facciamo. Secondo la Sharia qualsiasi persona che parli contro loro dio dovrà subire la pena di morte e le offese possono essere di molteplice tipo, anche solo il rifiuto di adorarlo. Per questo, quando nel 2005 apparvero su un giornale danese delle vignette su Maometto, considerate offensive, ci furono rappresaglie con atti terroristici in tutto il mondo arabo contro le ambasciate occidentali e le chiese cristiane: l’offesa fu vendicata col sangue in Turchia, Siria, Somalia, Pakistan, Afghanistan, Nigeria… Di fronte a chi afferma che queste macabre e deplorevoli azioni sono da attribuire, non all’islam, ma agli islamici estremisti, mi domando sinceramente: come mai, mentre i musulmani estremisti sono temibili e pericolosi terroristi, i cristiani più radicali ed estremisti sono invece uomini e donne sante? Perchè l’islam radicale è violenza e oppressione mentre il cristianesimo radicale è amore e dono completo di sé? Forse qualcosa non va nelle strutture ontologiche più profonde della religione in questione? O forse c’è qualcosa di potenzialmente pericoloso proprio nel loro Libro? islamici armatiCosa possiamo fare di fronte a questa situazione? Non una guerra per abbassarci a diventare violenti come loro. Non uno sterminio per pagarli con la stessa moneta. Certamente una critica seria e documentata non implica né giustifica una reazione violenta ma aiuta a non continuare a coltivare false illusioni di una facile e placida convivenza civile multiculturale. Dobbiamo essere cristiani radicali e quindi perdonarli, ancora di più, amarli così come sono, accettarli con cuore aperto e spirito evangelico. Ma, se veramente vogliamo essere “astuti come serpenti”, non dobbiamo scendere a compromessi con il male; non possiamo tradire noi stessi, quello che siamo, la nostra identità più profonda, dicendo che siamo tutti uguali, che abbiamo lo stesso dio; non dobbiamo essere fessi mentre loro, a loro modo astuti, cercano di promuovere la loro causa con ogni mezzo, sottile come un ragionamento politico o rumoroso come un’auto bomba in piena città. Il nostro sfogo può essere considerato polemica sterile, ma quanto può essere ancora più sterile un dialogo univoco che dura il tempo di una conferenza o di un confronto pubblico tra le parti, per poi lasciare i cristiani in terre dell’Islam in balia alle passioni dei loro dominatori? Ma noi, oggi, alle loro offese, ai loro attacchi terroristici, alla loro infame e sanguinosa cristianofobia rispondiamo con sorrisi, bontà, accoglienza, dialogo. Forse un giorno avremo modo di renderci conto che, difronte a tutto ciò, avremmo dovuto gridare e unirci al coro dei martiri innocenti il cui sangue grida già ora verso il cielo.

mcs

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