Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Magdi Allam, San Francesco e Lutero


lutero-francescoC’era una volta un giovane ricco, italiano, erede di una grande fortuna, allegro cavaliere dell’esercito di Assisi. La sua vita fu segnata da un incontro faccia a faccia con un crocifisso che gli disse: “Francesco, va’, ripara la mia chiesa che tutta si distrugge”. Decise allora di ricostruire una cappella, ma si rese conto che la Sua opera era molto più grande. Fu così che dedicò la sua vita al servizio e imitò, in tutto ciò che poté  Colui che era nato povero tra i poveri 1200 anni prima in Giudea. Fece della sua Assisi una nuova Betlemme, “casa del Pane” che è Cristo. Si spense coi segni di Gesù sulle mani e sui piedi, lui si spense e si accese una luce che oggi illumina (e guida) la Chiesa. Povertà fu la sua regola, obbedienza il suo metodo.

C’era una volta un monaco tedesco che, esasperato dai peccati della Chiesa e dei suoi uomini, scandalizzato dalla distanza tra la Chiesa e il Vangelo, dalla sete di potere e di denaro, dal relativismo dilagante (in fede e morale), decise di migliorare la Chiesa condannandola; decise di riformarla criticandola, di salvarla bastonandola, di correggerla sculacciandola, deridendola e – infine – abbandonandola. Ne risultò uno scisma, una divisione, secoli di guerre, un’opera diabolica nel senso più pieno del termine (diabolos: divisore).  Trecento anni dopo Francesco, la Chiesa era ancora da ricostruire, ancora “tutta si distrugge”; ma Lutero non ricostruì, calpestò a terra il moribondo corpo di Cristo per distruggerlo.

Una cosa accomunò i due, un sentimento: entrambi amarono Dio con fervore e dedizione: con tutte le forze (fisiche), con tutta la mente (l’intelletto), con tutto il cuore (il sentimento). Vissero, si dedicarono e si consumarono per servire Dio. Ma arrivarono a un punto in cui dovettero decidere se servire il proprio progetto o quello di Dio.

Una cosa li distinse: la riforma. Il primo – il giovane ricco – predicò il ritorno alle origini, alla semplicità e povertà evangelica; lo fece servendo i poveri, incarnando per primo ciò che predicava e, soprattutto, agendo sempre in obbedienza alla Chiesa e al Papa . Il secondo – l’anziano monaco – predicò il ritorno alla semplicità e alla purezza evangelica ma mise prima un piede e poi l’altro fuori dalla Chiesa Cattolica; si allontanò dal Papa, dalla Tradizione (apostolica) e infine smise di compiere ciò che predicava. Assieme a lui, milioni di cattolici si allontanarono dalla Chiesa.

I risultati furono opposti.  Francesco, il poverello, riformò la Chiesa. Martino, il monaco, la divise, frantumò, infuocò. Dai loro frutti si riconoscono le loro opere. Furono opere di Dio o gesta personali? La Chiesa tedesca si chiama Luterana perché fondata da Lutero, la Chiesa di Roma invece si chiama Cattolica, che significa “universale”, perchè fondata da Cristo, che è Dio. Se si chiamasse “Chiesa Francescana” vorrebbe dire che qualcosa è andato storto. La Chiesa è Cattolica. E il papa, oggi, si chiama Francesco.

magdi-allam-1C’era una volta un egiziano nato mussulmano nel 1952, diventato italiano e – nel 2008 – Cristiano. La sua conversione culminò in uno scenario spettacolare, nella Santa Notte a san Pietro in cui Benedetto XVI lo battezzò. Fu l’inizio di una nuova vita che egli stesso definisce “cinque anni di passione”. Poi il ripensamento, la crisi di identità (cristiana), la crisi di coscienza, l’annuncio scioccante: “me ne vado”. E fu così che colui che difese con invidiabile fervore le ragioni della Chiesa, ora, come in un delirante vaticinio notturno, attacca e abbandona la Madre che lo aveva (ri)generato. Incapace di coniugare (come predicava) ragione e fede, cercherà altrove quella Verità che già una volta per tutte si svelò e si rese tangibile.

Cosa insegnano questi tre profili se non che l’amore senza umiltà non è che passione?

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